Italia, federalismo e democrazia: alcune precisazioni

Da molto tempo in Italia si sente parlare di Federalismo. Verso la fine degli anni 80’ si formò persino un movimento politico, la Lega Nord, col fine di risolvere la questione settentrionale proprio con il Federalismo.

Ma che cos è il federalismo? Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

La causa del federalismo è portata avanti dalla teoria federalista, la quale asserisce che il federalismo implichi un sistema costituzionale robusto che ancori la democrazia pluralista e che incentivi la partecipazione democratica tramite una cittadinanza duale in una repubblica composta.

Da molti politologi è stato asserito che nelle più piccole unità politiche gli individui possono partecipare più direttamente rispetto ad un governo monolitico e unitario. Gli stessi politologi ci ricordano che sistemi di democrazia diretta o forme di autogoverno simili a quelle sperimentate in età classica sarebbero oggi impraticabili visti i milioni di persone che compongono gli Stati odierni, solamente un sistema politico decentrato e piccolo potrebbe dare la possibilità di sperimentare nuovamente forme dirette di democrazia.

Il decentramento territoriale dei poteri garantirebbe quindi un maggior rapporto fra il cittadino e la sua amministrazione. Ma facciamo un excursus storico..

La prima Repubblica in età contemporanea nacque negli USA, e adottò per la sua forma di stato un sistema politico federale. Questa Repubblica federale fu ideata dai suo padri fondatori, tutti federalisti, che a loro volta si ispirarono alla prima Repubblica della storia umana: la Res Pvblica Romana.

La Repubblica Romana, a differenza delle democrazie liberali odierne, adottò un sistema politico organico e oligarchico, senza però mai scadere nell’integralismo. Essa fu la fonte di ispirazione dei padri costituenti americani poiché poté sempre garantire il pluralismo grazie proprio ai suoi pesi e contrappesi e alla sua forma di federalismo municipale; si trattò infatti di una Repubblica delle città(Res Pvblica delle Poleis), dove un apparato centrale(Roma) gestiva il potere politico, ma che a sua volta delegava a livello locale(singoli comuni) la formazione delle singole leggi, il sistema fiscale, la possibilità di votare formando singoli comizi locali e addirittura di emettere moneta. Secoli dopo molti comuni italiani ed europei si ispireranno al “federalismo municipale romano” istituendo dei veri e propri patti “federali” fra la propria municipalità e il proprio Regno o Impero di appartenenza. Durante il sistema feudale in Europa si iniziò a praticare queste forme di autonomia legislativa anche per delle aree più grosse delle singole città: le regioni. Nacque così un modello di Federalismo più simile a quello che intendiamo noi oggi: il Federalismo delle regioni.

Anche il Risorgimento italiano fu animato da ideali federalisti. Come non ricordare il torinese neoguelfo Vincenzo Gioberti. Ne “Il primato morale e civile degli Italiani” Gioberti rivela il suo pensiero politico basato su un progetto riformistico e moderato facente leva sugli antichi valori cristiani, che a suo giudizio hanno da sempre accomunato tutti gli italiani, il cui obiettivo era la creazione di una federazione nazionale dei vari stati della penisola sotto la presidenza del Pontefice Romano.

L’opera di Gioberti divenne presto il fondamento del neoguelfismo federale, ebbe un grande successo e da essa nacque il cosiddetto partito neoguelfo che ispirerà poi la partecipazione di vari stati cattolici italiani alla prima guerra di indipendenza.

Sul versante repubblicano e positivista invece vi era il milanese Carlo Cattaneo, il quale viene ricordato per le sue idee federaliste impostate su un forte pensiero liberale e laico: dopo il 1860 acquisterà prospettive ideali vicine al nascente movimento operaio-socialista. All’alba dell’Unificazione italiana, Cattaneo era fautore di un sistema politico basato su una confederazione di stati italiani sullo stile della Svizzera. Egli, infatti, avendo stretto amicizia di vecchia data con politici ticinesi come Stefano Franscini, aveva ammirato nei suoi viaggi l’organizzazione e lo sviluppo economico della Svizzera interna che imputava proprio a questa forma di governo.

Oggi in Italia l’unica forza che promuove il Federalismo regionale è la Lega Nord. Quest’ultima però è spesso costretta a ritrattare le sue posizione per far fede all’art.1 del suo statuto: il Secessionismo.

Vista l’ambiguità delle posizioni di quest’ultima, e visti i numerosi sprechi che hanno le regioni italiane, pare che un Federalismo regionale improntato sugli esempi delle grandi Repubbliche federali occidentali ed euroasiatiche sia molto lontano dal realizzarsi, almeno nel breve termine.

Altrettanto interessante sembra essere invece la proposta fatta nel Programma elettorale di Fratelli d’Italia, il quale, spinto dall’idea di due suoi ex dirigenti nazionali, Crosetto e Alemanno, proponevano un Federalismo fiscale municipale armonizzato allo Stato centrale; prevedendo di dare maggior potere ai sindaci sia in termini esattoriali che gestionali(il 70% delle tasse rimarrebbe nell’area metropolitana), in tal modo oltre a garantire un rapporto più diretto fra cittadino e amministrazione pubblica ci sarebbe anche una semplificazione sul prelievo delle imposte, dove la lista delle persone atte al controllo per evasione fiscale sarebbero ridotte al numero di persone residenti nel proprio comune.

Purtroppo anche questa iniziativa è stata velocemente accantonata nel dimenticatoio dagli stessi dirigenti di Fratelli d’Italia per far spazio alla triste retorica d’opposizione “filo-salviniana” vertente su migranti, rom e possibile pericolo islamico. Al momento, in Italia, nonostante i buoni presupposti iniziali, gli unici movimenti federalisti sembrano essersi attestati su posizioni estremiste e incoerenti, senza una chiara visione del futuro. Attenderemo i risvolti politici in vista di un futuro movimento che ponga al centro del dibattito una chiara riforma nazionale in senso federale.

Cola de Rienzi

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Giorgia Meloni e l’estinzione della destra italiana

Esiste ormai da un po’ di anni una sedicente destra “sociale e identitaria”, una destra apparentemente anti-sistema, che nei fatti ne risulta completamente allineata. Precisiamolo: parliamo di problema anche endemico di ogni formazione che, in Italia, aspiri ad obiettivi anche solo vagamente patriottici ed identitari, ben presto apostrofati come “fascisti” da una cultura mediatico-istituzionale oppressiva che, in pratica, inibisce qualunque soggetto politico abbia questa impostazione.

Comunque, se qualcuno non l’avesse ancora capito stiamo parlando di Fratelli d’Italia, partito nato dalle ceneri di quel conglomerato politico che fu il Popolo delle Libertà e composto sostanzialmente da nostalgici di Alleanza Nazionale e del fu Movimento Sociale Italiano.

Il tutto è capeggiato da Giorgia Meloni, la nuova eroina “almirantiana” di un movimento che non solo non ha mai avuto a che fare con l’eredità reale del fascismo, ma che ben si discosta dai risultati elettorali storici di partiti di massa e di governo come il MSI-AN.

La genesi del partito si può ritrovare nei mesi finali dell’ultimo governo Berlusconi, quando il Cavaliere venne costretto alle dimissioni a seguito delle difficili condizioni economiche del Paese e da pressioni finanziarie internazionali. La confusione che domina il 2012 è forse il punto più basso mai raggiunto dal centrodestra dal secondo dopoguerra ad oggi: Lega Nord entrò nel panico dopo l’arresto per peculato del tesoriere Belsito e di Rosy Mauro, che portarono alle dimissioni di Bossi dalla carica ventennale di Segretario del Carroccio; Berlusconi distrusse il partito per rimettere in piedi Forza Italia dopo la scissione con Alfano; quest’ultimo, da buon politico di professione, si presta oggi a sostenere il governo Renzi.

FdI nasce quindi in questa convergenza, grazie alla volontà di Guido Crosetto (ex Sottosegretario di Stato del Ministero della difesa nell’ultimo governo Berlusconi) che insieme a Giorgia Meloni (ultimo leader dell’organizzazione giovanile di An, Azione Giovani) e ad Ignazio La Russa (ex coordinatore Pdl e Ministro della Difesa) lo fondano, con tante belle speranze nel proporsi come forza contraria al governo Monti ed alternativa al Cavaliere.

Ben presto iniziano le prime defezioni. Crosetto è costretto a lasciare vista la sua posizione di segretario pro tempore e la gestione del partito passa nelle mani di Ignazio La Russa prima e Giorgia Meloni poi. Il progetto politico si limita a una riedizione riscaldata e ridicola di quella che fu Alleanza Nazionale, tanto da riprenderne il simbolo (il che fece infuriare non poco Francesco Storace, insieme a Gianfranco Fini uno dei fondatori del partito e dei protagonisti della cosiddetta “Svolta di Fiuggi”, quando dalle ceneri del Msi si consolidò definitivamente la nuova realtà politica).

Le matrioske non piacciono a nessuno, specie se fanno ricordare con nostalgia agli elettori i partiti migliori. Questo bell’amalgama  non supererà lo sbarramento alle europee dell’anno successivo, non eleggendo nessun deputato e raccattando piazzamenti deludenti.

Le posizioni del partito sono tra le più disparate possibili: inizialmente si proponeva, come alternativa alle politiche di austerità imposte dal governo Monti, il liberismo sfrenato di Oscar Giannino (sic!), poi il passaggio improvviso all’euroscetticismo e lepenismo (quando essere lepenisti sembrava essere diventata la moda del momento), infine critici del Partito Popolare Europeo e di Berlusconi, che avevano sostenuto fino al giorno prima.

Da qui in poi inizia una corsa disperata all’inseguimento di Salvini sugli stessi slogan e sulle stesse battaglie, atteggiamento tipico di una destra priva di idee e capace solamente di cimentarsi nell’antica ma mai purtroppo abbandonata arte dello “sbraitare e caso”.

Salvini in qualche modo è riuscito a presentarsi come forza alternativa all’europeismo, seppure di dubbia efficacia e dalle prospettive pesantemente incerte, mentre Fdi non è riuscito neanche in questo, nonostante il legame storico e privilegiato che intercorreva fra il padre di Marine e la destra missina.

Un insuccesso elettorale dopo l’altro porta Fdi ad essere un partito prettamente romano-centrico, con nessuna ambizione e vocazione di Governo. D’altronde, quando la gente vede chi c’è ai vertici del “partito”, o scappa o si lascia scappare la battuta sarcastica. Il volto giovanile della Meloni forse rappresentava un’utile strategia per “ripulire” la propria immagine, riciclandosi e rendendosi più appetibili alle masse di elettori stanchi della “casta”: anche questo si è rivelato un insuccesso, visto che la maggior parte degli elettori potenziali erano già stati fagocitati dalla nuova Lega Nord salviniana e dal M5s.

Non ha certamente aiutato la confusione creatasi alle comunali di Roma, dove la Meloni, con una presentazione schizofrenica ad intermittenza fra la propria candidatura e il proprio status di donna incinta, aveva la possibilità di mettere a segno un colpo importante per lei e per il partito che, di nuovo, non è andato a segno.

Sappiamo che molte volte gli elettori non fanno ragionamenti complessi nello scegliere chi votare, e questo dovrebbe far riflettere i quadri del partito. Cosa offre Fdi di diverso rispetto agli altri partiti antisistema? Molto poco, se si pensa a come Lega e M5s la surclassano quando si tratta di andare contro il governo, l’Europa e la crisi economica.

Forse una maggior enfasi sulla famiglia e i “valori tradizionali”; Fdi è sempre stata in prima linea quando si trattava di votare contro le unioni civili: del resto con una percentuale 4% non c’è nulla da perdere e si fa felice la propria base. Quando però ciò che si offre è tanto limitato, mal assemblato e neanche tanto originale, gli elettori o vanno da qualche altra parte o scelgono per l’ “usato sicuro” (ovvero partiti di massa già ben consolidati).

L’inutilità politica di Fratelli d’Italia diventa così evidente: fra microscissioni e lotte interne, fra correnti di un partito già di per sé minuscolo, continui cambi di rotta sia sul piano politico-ideologico che programmatico, lotte intestine per simboli e eredità della Fondazione An, epurazioni spietate a livello territoriale per far posto a nomine imposte dall’alto, e l’attacco da parte dei quadri a uno degli intellettuali comunque più amati fra l’elettorato di destra, Pietrangelo Buttafuoco, colpevole di essere un potenziale candidato musulmano per la Regione Sicilia (siamo sicuri che queste siano politiche identitarie?).

A queste manchevolezze si aggiunge il vecchio e logoro anticomunismo da guerra fredda, sbandierato da Meloni, La Russa e i suoi accoliti col fine forse di raccattare qualche voto in qualche ospizio composto da anziani nostalgici degli anni di piombo.

FdI sostiene di rifarsi alla tradizione della “Destra” MSI-An. Ora, rammentiamo che per quanto il MSI avesse dei difetti era un partito ben strutturato territorialmente. Il confronto non regge nemmeno con AN, che comunque era una formazione di massa e di governo. FdI, purtroppo o per fortuna, rappresenta solamente la versione grottesca e caricaturale della sua storia. A questi riscontri strutturali si sommano dei problemi identitari e ideologici intrinsechi nell’animo della destra missina e post-fascista italiana.

Ancora oggi l’eredità missina, esattamente come quella di Salò, appare fortemente contraddittoria sia sul piano ideologico che valoriale, e in un momento nel quale le destre sovraniste e nazionali trovano in Europa un loro momento d’oro, forse è il caso di farsi qualche domanda sui tristi destini di un partito come quello meloniano, che per troppo tempo sta continuando a vegetare ai margini della visibilità e della consistenza politica.

(di Enrico Montanari e Cola de Rienzi)

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Geopolitica e Realismo

Cola de Rienzi

Che chè ne dicano i fan del bipolarismo post-guerra Fredda; la Russia non è mai stata nemica dell’Occidente, benché meno degli Stati Uniti d’America. La Fed. Russa nasce sotto spinta occidentale USA , come potrebbe essere altrimenti !? C’è America e “america”.. così come c’è Russia e “russia”, non esistono governi che esprimono in toto un paese così come non esistono opposizioni che lo rappresentano, essi semmai rappresentano gruppi di potere, più o meno legittimi, delle volte contrastanti fra di loro.. Forse questa potrebbe essere una chiave di lettura più vicina alla realtà rispetto ad una “certa” fantapolitica che immagina un mondo rimasto fermo alle guerre territoriali di primo 900′.mu151g psdi_1951 Alain de Benoist : il problema della democrazia L' Italia come volontà di potenza Anomalia geopolitica italiana

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J’accuse Evola e Marcuse

Nonostante siano intellettuali da me numerose volte apprezzati e letti, in particolare le critiche al modernismo e ad un culto del “progresso” smisurato, scritte da Julius Evola, e l’interessante analisi anticonsumistica dell’Homo unidimensionale di Marcuse.. Ebbene si! I distruttori delle diversissime, ma altrettanto pure, ideologie comuniste e fasciste… sono proprio loro, Evola e Marcuse! Si, loro, che con le loro teorie strampalate e antimoderne hanno messo in discussione le stesse ideologie a cui si ispiravano; di cui i rappresentanti delle rispettive ideologie hanno preso a modello questi due pensatori, come se fossero il verbo e la legge di quella nuova generazione di ribellione che doveva creare a cotanta novità una teoria ideologica al passo coi tempi; tempi senza rigole e con un nemico da combattere, il fantomatico “Sistema”.

Il libertarismo insomma! ED ecco che abbiamo sia fascisti che comunisti totalmente liberalizzati, individualisti anarchici, entrambi figli non più della loro rispettiva Dottrina. non più UNITI da un unico ideale, ma agitatori e portatori MALsani di quel sacro teppismo borghese da stadio, da Ultras(non a caso è un’ altra cultura nata nel 68′) che continuamente punta allo scontro fra le fazioni avversarie, fra “tifosi” che amano solo distruggere e far baccano, la cui unica cosa che li accomuna sono l’ignoranza, la delinquenza e l’avversità verso dei lavoratori in divisa, la cui unica colpa sembrerebbe servire lo Stato.. quello stesso Stato che le Dottrine originarie marxiste e  fasciste volevano potenziare dandolo in mano al proletariato il primo(comunismo) e alle categorie produttive il secondo(il Fascismo).

Il 68′, Annus Horribilis !

Seppur in forme differenti, le frange di quell’universo che in Italia viene considerato come la sinistra socialista e comunista, da un lato, e neofascista e missina dall’altro,  si sono trasformate, durante il 68′, in una nuova veste… sposando il mito dell’anti-modernità, il ritorno ad una fantomatica età dell’oro(e della Preistoria)! L’attacco alla Rivoluzione borghese francese e americana, che aveva prodotto la modernità, quella stessa modernità che aveva generato le società di massa, i partiti, i sindacati, e le grandi ideologie.. (compresa quella fascista e comunista).. quelle stesse ideologie che decenni dopo, negli anni 70′ , abbandoneranno, buttando “giù dalla rube” il loro “nonno contemporaneo”(Marx e Gentile), reputato troppo vetusto per i tempi odierni, per riabbracciare il “nemico di famiglia” di sempre, la prepotenza e l’arroganza dell’ingiusto mondo dell’Antico Regime.

Le destre neofasciste arriveranno persino a sostenere uno squallido razzismo biologico improntato sul nazionalismo etnico, “buttando a mare” lo Stato Etico e Organico dei Neoplatonici e degli Idealisti. Lo sconvolgimento delle dottrine originarie ha fatto si che destra e sinistra si somigliassero sempre più come parti opposte, ma complementari, di uno stesso sistema. Sempre più “americanizzate” e “europeizzate”.. aventi un buonismo incentrato sulla tolleranza libertaria l’uno(la sinistra socialcomunista) e un razzismo da 4 soldi l’altro (la destra neo e post-fascista). Entrambi costituzionalmente alternativi, ma accettati dal Sistema. Atti a dare un’immagine distorta e denigratoria di quelle ideologie che un tempo forse si.. erano realmente alternative al capitale.

Cola de Rienzi

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Status et Ecclesia

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Deus Meusque Ius – Dieu et mon droit

13055510_1771201749781371_3083267408400122736_nVersus le laic supporters de separation inter status et Ecclesia Catholic ego demanda: Proque le monarchia anglese pote esser a le mesme tempore chef de status in UK, chef de Ecclesia Anglicana et chef de Masoneria Universal(Rito de York, Emulation), dum le Ecclesia Catholic debe esser relegate a symbol de austerity et de pauperism tertiemundiste? Non se pote far como in Uk? Cristos esseva povre solmente pro le Ecclesia catholic ?

Como in Regno Unite(Uk) anque in Italia et in Europa si pote haber un Monarchia Constitutional, ubi le Pontifex es un Rege constitutional solmente pro forma institutional, con potentia politic limitate. Proque no?

Pro le Historia, le Pontifex Roman es le solo que si pote considerar unic et legitime Rex Italiae, Europae et Occidental(al minus de la fin de exarchate byzantine in Italia).

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Cola de Rienzi

 

 

 

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Pro Que Io Scribe in Interlingua

Ego habe decise de scriber in Interlingua pro que le mie blog es visitate quotidianmente da toto le mundo.

In Addiction, es un lingua facil et simple a comprehender pro un italian, espaniol et portugese, et in ultra, es optime pro qui vole aprehender et studiar un lingua neolatin.

Un texto in Interlingua es comprensibile a prime vista de multe populos neolatin, in particular de un italian, espaniol et portugese. In vice de un francese qui comprende un texto solmente a un 40-50% maximo, o respect a un anglese que pote haber plus difficultate ad apprender un texto scripto in iste lingua(maximo le 30% si es culte).

Totevia, in general le Interlingua es facil a aprehender da un persona culte occidental , pro que il es state facta prendente a le terminos neolatin et grec commun al le lingue anglese, francese, espaniol, italian et portugese. Ella habe un potential abnorme.

Interlingua poterea esser le lingua del futur. Le nova lingua Latina Universal. Poterea esser le futur idioma de un nova Res Pvblica Romana Occidental.

Interlingua poterea esser utilisate in toto le scholas de pais neolatin et in campo scientific international. Secundo me deberea esser sponsorisate et financiate de le major parte de pais occidental, pro meliorar le nostre communication inter populos occidental.

Cola de Rienzi

 

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Repubblichina di qualcuno, non Res Pvblica di tutti

Alain de Benoist : il problema della democrazia La Sinistra FascistaIl termine fascista oggi, a seguito della vulgata antifascista e liberale ha un’ accezione negativa e antistorica. Da amante del pensiero di Giovanni Gentile, ritengo che battersi per una totale riconciliazione nazionale sia una battaglia di libertà, oltre che di correttezza ideologica. Credo sia dovere di ogni libero pensatore, anche non fascista, quello di battersi affinché il diritto di libertà di pensiero e di espressione valga per tutti e non solo per i “vincitori” della Seconda Guerra Mondiale. L’idea che un comunista possa rifarsi a Marx prendendo le distanze dalle storture dei socialismi reali, agli occhi della “nostra” repubblica basta per giustificarne il pensiero e la creazione di un partito politico.. dispiace che lo stesso procedimento mentale e giuridico non si possa attuare per chi si riconosce nel pensiero di Giovanni Gentile pur prendendo le distanze da alcune storture ideologiche attuate da numerosi regimi nazi-fascisti(razzismo, squadrismo, deportazioni ecc..). Fin quando ci sarà questa incoerenza di fondo reputo la nostra repubblica una “repubblichina” illegittima, ipocrita e venduta allo potenze straniere. La nostra civiltà è classica e umanista; una Civiltà che mai avrebbe tollerato la negazione della libertà di pensiero, mai avrebbe condannato nessuna apologia. Il tempio dei Romani era il Pantheon, il tempio di tutte le fedi, nessuna esclusa.

Cola de Riezi

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