LA CHIESA ROMANA E IL FASCISMO

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI ROMA
“LA SAPIENZA”

Facoltà di Lettere e Filosofia
Corso di Laurea in Lettere

TESI DI LAUREA

LA CHIESA ROMANA
E IL FASCISMO

ASPETTI DELLO “SPIRITO PUBBLICO” A ROMA
1930-1939

RELATORE
Prof. Luciano Marrocu
LAUREANDO
Nicola Bertini
Matr. n° 10079333
CORRELATORE
Prof. Franco De Felice

ANNO ACCADEMICO 1993/1994

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LA CHIESA ROMANA E IL FASCISMO

Premessa

Il tentativo di restare sulla linea metodologica tracciata nei capitoli precedenti – ovvero l’utilizzazione della segnalazioni fiduciarie, depositate presso l’Archivio Centrale dello Stato, per cercare di scoprire, al di là di ogni dichiarazione o manifestazione pubblica, se realmente fu così totale il consenso riscosso dal fascismo, per lo meno tra i romani – non ha avuto esito positivo per il semplice fatto che non sono rubricate tra le carte del Ministero dell’Interno o del Partito Nazionale Fascista categorie, e quindi buste e fascicoli, riguardanti la base cattolica.
D’altro canto, come é ovvio, le gerarchie ecclesiastiche e le associazioni dipendenti dalla S.Sede si trovavano sotto uno stretto controllo da parte degli organi di polizia, per cui avrei avuto la possibilità di utilizzare una grande messe di rapporti. Questi rapporti che mi avrebbero portato a fare la storia di apparati o di associazioni, in alcuni casi elitarie ( come, per esempio, la Federazione Universitaria Cattolica Italiana o i Laureati Cattolici ), oltre a contrastare con lo scopo della mia ricerca – indirizzata alla scoperta delle “opinioni informali, personali, non pubbliche” – non sono attualmente in consultazione presso l’Archivio Centrale dello Stato poichè in fase di riordinamento1. Non avendo a disposizione fonti archivistiche ( se non nei limiti già detti ), ci si é orientati allo spoglio della rivista ufficiale del Vicariato, il “Bollettino del Clero Romano”.
Questo genere di fonte, non ci restituisce certo le idee e gli umori dei fedeli ma può mostrarci quale direttive e quali valori la gerarchia diocesana – in questo caso il Cardinal Vicario – desiderava trasmettere ai propri fedeli.
L’idea di utilizzare il “Bollettino” é scaturita da un articolo di Sergio Soave e Pier Giorgio Zunino2, i quali vedono nell’analisi dei periodici cattolici delle varie diocesi il mezzo per esplorare il tema dei rapporti tra Chiesa cattolica e fascismo3. I due studiosi affermano che <<…in primo luogo il giornale diocesano, come strumento puntuale di orientamento del “gregge”, contiene proprio quegli elementi di analisi e di giudizio che la gerarchia vuole che siano alla base del comportamento del fedele, informino la sua visione del mondo e, più in particolare, orientino il suo giudizio nei confronti del potere politico; in secondo luogo, perchè quella é l’unica voce “diversa” e tollerata dal regime, l’unica dalla quale, eventualmente, possano trasparire elementi di perplessità, se non di critica aperta >>4.
Il “Bollettino del Clero Romano”, edito a cura della Pia Unione di S.Paolo Apostolo fra i sacerdoti del Clero secolare di Roma, non rispondeva esattamente alle caratteristiche di un normale periodico cattolico, non avendo la possibilità di influire direttamente sulle scelte della comunità dei credenti. L’influenza si esercitava solamente in modo indiretto, poichè il “Bollettino” istruiva il clero romano che a sua volta, in ciascuna chiesa, nella prediche, nei confessionali e in ogni contatto con il “gregge”, trasmetteva, spiegava, propagandava le “idee guida” provenienti dal Vicariato. E se in alcune diocesi, magari più periferiche, l’atteggiamento dei cattolici verso le autorità poteva essere condizionato da particolari situazioni locali, o da personali convincimenti del Vescovo, a Roma questo non poteva assolutamente avvenire. Qui le idee della diocesi riportavano direttamente alla curia vaticana e al Pontefice.
La stessa composizione della Pia Unione di S.Paolo Apostolo, editrice del “Bollettino”, mostra l’importanza e l’autorevolezza delle cose scritte sul mensile del Vicariato. In un articolo comparso nell’aprile 1936, a commento dell’udienza concessa dal Papa alla Pia Unione, si ricordava che:

Questa associazione é oggi fiorente di 200 soci, e conta, come soci d’onore, otto Eminentissimi Signori Cardinali; quattordici soci sono insigniti del carattere episcopale, e molti altri occupano nella Curia Romana uffici di particolare importanza…

L’articolo continuava ricordando i campi di azione dell’Unione:

…esplica la sua attività nel campo della cultura sacra con la pubblicazione del ‘Bollettino del Clero’, con la discussione del caso morale per il clero diocesano, e con premi e borse di studio assegnate a studenti della sacra teologia, e a distinti scrittori ecclesiastici5.

Questa “vicinanza” alle alte sfere vaticane, se da una parte concede al “Bollettino” una patina di ufficialità e quindi diviene una cartina tornasole dei rapporti tra Vaticano e regime ed anche tra fedeli ed autorità, dall’altra gli fa perdere molta spontaneità e spregiudicatezza. La lettura é stata estremamente attenta ad ogni sfumatura del linguaggio, ad ogni variazione del tono, generalmente quasi liturgico usato per ogni argomento, ed alla fine qualche interessante accenno – anche se i silenzi e le reticenze hanno ugualmente importanza – alla situazione interna ed internazionale, a problemi di costume, al pericolo rappresentato dalla propaganda acattolica sono riuscito a trovarlo.
Quello che Andrea Riccardi ha scritto sulla delicata posizione del Cardinal Vicario6, si adatta perfettamente anche al ruolo e al compito avuti dal “Bollettino” negli anni Trenta:<< Il Card.Marchetti intendeva mantenere un atteggiamento di riserbo pubblico nei confronti del regime, anche in considerazione dei legami tra il Vicariato e la S.Sede e della particolare rappresentatività della figura del Card. Vicario, delegato del papa per reggere la diocesi di Roma e quindi interprete autorevole della linea pastorale del pontefice verso la Chiesa romana>>7.
Il “Bollettino del Clero Romano” pubblicava una serie di rubriche fisse d’informazione sugli atti della S.Sede ( convocazione di concili eucaristici, nomine di nuovi vescovi, creazioni di nuove diocesi, ecc.), sugli atti delle SS.Congregazioni ( tra gli altri venivano pubblicati i decreti del S.Offizio con la messa all’Indice dei libri ritenuti pericolosi ), e su tutta una serie di Collegi, Pie istituzioni, Commissioni che avevano sede in Roma. Inoltre svolgeva un’importante funzione di studio e divulgazione di questioni teologiche e liturgiche: ogni numero era in gran parte dedicato alle due rubriche “Questio Moralis” e “Questio Liturgica”, nella forma di domanda e risposta, completamente in latino il caso morale, con le domande in latino e le risposte in italiano il caso liturgico. Nelle pagine finali veniva pubblicata anche una piccola guida bibliografica ( i buoni libri da leggere dopo aver sconsigliato nelle precedenti pagine i cattivi libri messi all’Indice ) e una serie di necrologi (“In pace Christi”) di religiosi e laici.
Come é facile intuire, é scarso l’interesse di questa parte del mensile, mancando ogni riferimento, seppur velato, al mondo politico e agli avvenimenti italiani ed internazionali, che invece si trova, sempre in modo molto implicito, nelle rubriche attinenti la vita diocesana (“Vicariato di Roma”, “Cose Nostre”, “Commissione Catechistica diocesana”) e nei commenti, che il più delle volte erano pure e semplici trascrizioni, dei messaggi, delle udienze e delle encicliche del Papa.

Lo sviluppo edilizio

I primi anni Trenta videro il risveglio della vita religiosa a Roma, provocato dal nuovo clima di speranza e quasi di “restituzione” della città al Papa seguito alla Conciliazione.
Dopo il forzato disinteresse durato per sessant’anni verso quella che, usando una ricorrente formula ecclesiale, era “la nostra Alma città”, il Vaticano attraverso il Vicariato progettò, e realizzò, un vasto piano di sviluppo dell’edilizia sacra affinchè permettesse, oltre a tenere testa all’espansione abitativa e territoriale di Roma, anche di esercitare un’influenza su tutti gli aspetti del vivere comune, quindi su abitudini, divertimenti, educazione giovanile, in una parola sulla “pubblica moralità”.
Il punto di partenza di tutta la riforma fu il rinnovato vigore instillato nell’Opera per la Preservazione della Fede da Pio XI. L’Opera oltre ad assumere ampie competenze in fatto di costruzione di nuove chiese e di riordino dei confini delle varie parrocchie8, beneficiò anche della nomina a presidente del Cardinal Marchetti-Selvaggini, in sostituzione del vecchio Cardinal Vicario Pompilj, interrompendo la tradizione che voleva le due cariche ricoperte dal Vicario ( quindi prefigurando la nomina di Marchetti-Selvaggini a Vicario ). Inoltre il Vaticano si servì dell’Opera per salvaguardare il proprio cospicuo capitale immobiliare, affinchè nella furia distruttiva dei grandi sventramenti (“sua maestà il piccone”) decisi da Mussolini negli anni Trenta non ne facessero le spese le proprietà della Chiesa. Il riassetto dell’Opera per la Preservazione della Fede le diede – ha scritto Riccardi <<…un controllo assoluto su tutti gli edifici della Chiesa a Roma, nel timore che qualche trasformazione urbanistica fosse lesiva della situazione immobiliare della Chiesa. In questo modo s’impediva che i singoli istituti religiosi potessero gestire autonomamente i loro interessi immobiliari, ma anche si faceva di un ente della S.Sede l’unico interlocutore con cui l’amministrazione italiana avrebbe dovuto trattare nell’eventualità di problemi suscitati dal riassetto voluto dal fascismo >>9.
Questo non significa che avvenne un’intromissione del Vaticano nella politica urbanistica del regime ma che l’azione dell’Opera si fece sentire nella richiesta di spazi e di finanziamenti per l’edificazione di nuove chiese nei quartieri di nuova costruzione.
La stessa demolizione di chiese antiche per l’apertura di nuove arterie il più delle volte provocavano sulle pagine del “Bollettino” semplici articoli commemorativi di una Roma che andava scomparendo:

E’ doloroso, specie per noi vecchi romani, veder sparire sotto il piccone demolitore, pel rinnovamento edilizio urbano, tante care e vereconde memorie religiose…Noi ripensiamo con rimpianto nostalgico a quella vecchia Roma pur tanto suggestiva da ispirare poeti e storici, come il protestante Gregorovius, che, intesone tutto il fascino, s’indusse ascrivere la storia di <<Roma nel medioevo>>. E le demolizioni si succedono…10

Ma subito dopo questo genere di articoli, si presentavano le nuove chiese, si raccontavano i nuovi traguardi raggiunti dalla fede, si esaltavano gli sforzi del Vicariato e del Pontefice, in modo che il bilancio risultante, tra abbattimenti e costruzioni, fosse ampiamente positivo. Un breve esempio:

Mentre nel centro di Roma vengono demolite alcune chiese, altre se ne vengono fabbricando alla periferia per i bisogni della popolazione…11

E lo sforzo fu realmente imponente. Nel decennio 1930-1940 furono edificate ex novo ben 98 chiese, inoltre 71 istituti religiosi aprirono nuovi centri assistenziali per far fronte agli episodi di depauperamento e di sradicamento provocati dal violento inurbamento di masse contadine e dallo sfratto dal centro storico verso le periferie di romani di antica data.

Tra il fenomeno impressionante e tutt’altro che consolante dell’urbanesimo, questo moltiplicarsi d’istituti religiosi nella Città Eterna – dei quali vari vi pervengono la prima volta – é fatto provvidenziale, che, mentre asseconda gl’intenti specifici della Pontificia Opera, prelude a nuovi sviluppi degli Istituti medesimi e amplia e intensifica la potenzialità formatrice e creatrice di Roma, centro e capo del mondo cattolico12.

Inoltre, cosa ancor più importante, le parrocchie passarono da 64 a 103 nel tentativo, riuscito, di non far perdere a nessuno dei vecchi e nuovi romani il contatto con questi centri di vita religiosa, unici punti di incontro e di riunione al di fuori delle organizzazioni di Partito. Dicevo tentativo riuscito, essendo scesa la media di abitanti per parrocchia da 13067 del 1929 a 12485 di dieci anni dopo, malgrado che nel frattempo l’aumento della popolazione totale di Roma fosse stata di ben più di 400mila unità13.
Questa centralità della parrocchia per la vita religiosa della città é continuamente ribadita nelle varie rubriche del “Bollettino”. Dall’articolo appena citato si affermava esplicitamente:

La nostra rassegna doveva cominciare dalla Parrocchia, che é pernio e centro della vita religiosa…14

Ma la parrocchia non era, solamente la chiesa, il luogo di culto, ma una cittadella all’interno del quartiere, la quale con i suoi campi sportivi, i suoi locali per ogni genere di attività, con tutta una serie di servizi erogati si poneva in alternativa, anche se non in competizione, all’organizzazione del tempo libero del regime.
La rivista del clero romano sottolineava l’importanza di questi servizi non religiosi, ma anche le difficoltà che si incontravano, paradossalmente, nelle parrocchie di più antica fondazione:

Abbiamo accennato a mezzi materiali che favoriscono la vita parrocchiale. Questi sono specialmente i locali che ogni parrocchia dovrebbe avere nelle sue adiacenze per tutte quelle opere collaterali che non potrebbero trovare sede idonea nella Chiesa…
Le parrocchie antiche, costrette da necessità urbanistiche, ebbero a faticare non poco per crearsi i locali necessari…
Per le parrocchie nuove la cosa é stata più facile, in quanto queste vengono sorgendo su area ancora libera; e quindi il loro progetto viene studiato in modo che con la Chiesa si costruisce contemporaneamente quel complesso di ausiliari edifici che sono oramai indispensabili alla vita parrocchiale moderna15.

L’importanza della presenza “sul territorio” di edifici e costruzioni, che andavano oltre la loro utilizzazione pratica ma segnavano simbo-licamente l’appartenenza ad una fede di una comunità di persone, fu colta anche dalle gerarchie fasciste che proprio in quegli anni stavano costruendo quella che Emilio Gentile ha definito una “religione laica”. << Nel 1932 – ha scritto lo stesso Gentile – Starace volle rendere, per così dire, più risonante la presenza simbolica del Partito, come centro spirituale del regime, decretando che ogni Casa del Fascio doveva avere una “torre littoria” munita di campane, da suonare in occasione dei riti del regime. Ancora una volta, all’origine di una iniziativa rituale del partito, si trova il pungolo dell’emulazione della tradizione cattolica >>16.
Naturalmente questo imponente sforzo del Vicariato, fatto per rimanere al passo con lo sviluppo della città, non era fine a se stesso, ma doveva servire ad amplificare la voce della gerarchia ecclesiastica, e del suo capo, tanto da raggiungere tutti i fedeli ed eventualmente convertire gli altri.
Questa voce, che si faceva udire attraverso il “Bollettino”, puntava su pochi e ben precisi obiettivi: la denuncia del decadere della moralità pubblica, la lotta senza quartiere contro la “infezione protestante”, la condanna senza appello del comunismo.

L’immoralità pubblica

Nel numero del marzo 1931 del “Bollettino” si diede notizia dell’udienza concessa da Pio XI ai parroci e ai predicatori della Quaresima. In questa udienza,

venivano con dolore segnalati tre mali, dai quali deriva un immenso danno per le anime fedeli e, sopratutto, per le anime giovanili, vale a dire, il dilagare della stampa immorale, e talora anche sacrilega; il cinematografo con l’aggiunta degli spettacoli detti del <varietà>; la continua e persistente trasgressione della legge sul riposo festivo17.

A conferma di come queste esortazioni del Papa, riprese dal “Bollettino”, venissero prese in considerazione da tutto il clero romano, posso citare un rapporto fiduciario, sfortunatamente uno dei pochi, proprio sulla propaganda contraria ai locali pubblici fatta da un predicatore quaresimale:

Le prediche quaresimali del Gesuita Padre Venturini richiamano uno stragrande numero di ascoltatori che assommano a migliaia. Si dice che tanto pubblico più che dalla fecondia dell’operatore sia richiamato da certe punte ironiche che egli intercalerebbe nelle sue prediche contro il Fascismo. Ad esempio più giorni or sono egli parlò contro certi ritrovi pubblici DANCING VARIETES ecc., prospettando come si facesse scempio della morale. E ad un dato punto avrebbe soggiunto “ma bisogna dire che in Italia tutto va bene, tutto procede in ordine!”…18

Una tale battaglia, o meglio crociata, venne combattuta adottando i mezzi propri della Chiesa, contrapponendo stampa a stampa e cinema a cinema, e inoltre attraverso una << costante opera di vigilanza e di moralizzazione sulla produzione cinematografica per uniformarla ai “principi di una sana morale cattolica”>>19. Inoltre venne svolta una più generale e continua sollecitazione sulle autorità civili, affinchè reprimessero le “sconcezze”.
Pur non disponendo di dati relativi alla situazione romana, le cifre relative alla diffusione su tutto il territorio nazionale di quella che era chiamata la “buona stampa”, ci può dare un’indicazione sulla capacità della Chiesa di contrapporsi alla stampa “immorale”. Questi dati, forniti in occasione della Mostra mondiale della stampa cattolica tenutasi nel 1936, sono di per sè eloquenti: 927 riviste religiose, 187 periodici di cultura, 117 settimanali o plurisettimanali, 67 periodici organi dell’associazionismo cattolico e circa 5000 bollettini parrocchiali20.
Se alla “buona stampa” si aggiunge la rete di cinema e teatri oratoriali21, si intuisce la capacità della Chiesa di penetrare nella società in generale, e tra le classi subalterne in particolare: tra quelle categorie cioè che il regime aveva più difficoltà a raggiungere con i suoi messaggi. Stefano Pivato ha osservato come le idee propagandate dalla Chiesa – ovvero << l’esaltazione di modelli tradizionali legati ad una società patriarcale, alla famiglia, alla donna del focolare, riflettevano una religiosità priva di inquietudini spirituali, preoccupata di moralizzare, di preservare l’ordine sociale a tutti i costi >>22 – non potevano non essere un terreno oggettivo d’incontro con un regime fascista approdato alla svolta reazionaria degli anni Trenta, suggellata dalla politica autarchica e da quella demografica, pienamente ed entusiasticamente appoggiate dalla Chiesa ad ogni livello gerarchico.
Questo appoggio vicendevole, per indirizzare la società italiana verso la direzione sperata, é messo in luce da vari articoli apparsi sul “Bollettino”, a partire dallo stesso intervento papale prima citato, nel quale il Papa sempre rivolgendosi ai parroci

li esortava a fortemente insistere, pur con tutti i modi e le dovute prudenze, con tutti i debiti riguardi quando si tratti delle autorità, servendosi anche della cooperazione dei padri e delle madri di famiglia23.

Allo stesso modo il vescovo di Ostia invocava l’intervento delle autorità per far terminare lo spettacolo inverecondo di donne “in atteggiamenti vergognosamente procaci” sulla spiaggia della cittadina:

Le autorità civili, con intelligenza lungimirante, hanno fatto tesoro di quello che Iddio ha generosamente concesso a questa località, valorizzando mirabilmente, come é risaputo, e arricchendo di tutte quelle comodità, lusso ed agevolazioni che l’odierno sviluppo materiale sa dare; non nascondendo neppure la loro ferma volontà, e lodevole ambizione, di fare di Ostia una spiaggia balneare ideale nel tempo stesso che il <grande porto di mare> di Roma.
Il Vescovo di Ostia però, mentre si compiace e gode di tutte queste prerogative della magnifica spiaggia, non può non preoccuparsi vivamente della relativa questione morale…Non v’é bisogno di ricordare qui le tante scorrettezze pubbliche, deplorate già da tutti i bravi, da tutti gli onesti, in fatto di moralità alla nostra bella spiaggia…donne e signore di notissime famiglie che passeggiavano o stavano sdraiate sulla spiaggia in atteggiamenti vergognosamente procaci.
Il dovere e lo zelo per il bene spirituale di tutti, per la tutela della virtù, per il decoro e l’onore del costume religioso e civile della Patria nostra mi muove perciò, ad invitare lo stuolo dei bagnanti che vengono ad Ostia a voler evitare qualunque eccesso di libertà di costumi, come quella che, oltre a offender gravemente Iddio, concorre a diminuire l’affluenza di gente onesta…In modo particolare mi rivolgo al ceto femminile…
Mi rivolgo poi con fiducia anche a tutte le Autorità competenti perchè, avendo a loro favore e sostegno le vigenti leggi sulla moralità pubblica, vogliano con più zelo curarne la rigorosa osservanza24.

Ho citato diffusamente questo articolo poiché, mi sembra, vi si possano cogliere spunti interessanti oltre alla già notata richiesta d’aiuto alle autorità civili per la salvaguardia della moralità dei costumi.
Per primo la curiosa veste di operatore turistico del vescovo, che si prodiga in elogi per le spiagge e gli stabilimenti della sua cittadina, e poi l’attribuzione esclusivamente alle donne del ruolo di perturbatrici della moralità e di corruttrici dei costumi, secondo lo stereotipo della donna “o santa o poco di buono”.
Anche Stefania Portaccio, in un saggio sull’immagine della donna come appariva su “Famiglia cristiana” in quegli stessi anni ( il giornale fu fondato nel 1931 ), arriva ad una conclusione non dissimile:<< Cos’é insomma la donna? La risposta che il clero si dà e che attraverso il giornale arriva nelle famiglie é che, al di fuori dei ruoli tradizionali, la donna é sessualità, cioè il male peggiore, la fonte di ogni altro male >>25.
Del resto quale allontanamento dai ruoli tradizionali può essere maggiore di donne poco vestite, mollemente distese a prendere il sole, ad imitazione di mode provenienti da paesi esteri?
Per scongiurare l’affermarsi di un tale pericolo ecco il “Bollettino” pubblicare una “Istruzione agli Ordinari circa il disonesto modo di vestire delle donne” affinchè, come si legge nel primo dei dodici punti in cui si divide il precetto:

I parroci e segnatamente i predicatori, offrendosene l’occasione…insistano, riprendano, correggano, esortino affinchè le donne portino abiti con spirito verecondo che siano ornamento e difesa della virtù; e ammoniscano i genitori, che non permettano alle figliole di portare vesti indecorose26.

Nei successivi punti é un susseguirsi di divieti e di obblighi per le giovinette più “scollacciate”. Si esortano i genitori ad “allontanare le figliole dai pubblici esercizi e concorsi ginnastici”27; le direttrici dei collegi e le maestre di scuole a non ammettere “le fanciulle che indossino abiti non onesti”; così come “le religiose nei loro collegi, scuole, oratori, ricreatori non ammettano le fanciulle che non osservino la correttezza cristiana nel vestire”; addirittura si arriva a minacciare di allontanarle “dalla S.Comunione e dall’ufficio di madrine nei sacramenti del Battesimo e della Cresima, e, nel caso, si impedisca loro anche l’ingresso alla chiesa”28.
Ma la cosa più inaspettata in questa crociata contro l’immoralità nascosta nei locali pubblici, sono i frequenti richiami del Vicariato esortanti i religiosi stessi a disertare quel genere di attrazioni.
Si comincia con questo richiamo del dicembre 1931:
Si ricorda ai Superiori di case religiose e di collegi di vigilare strettamente perchè i loro sudditi non si rechino a pubblici spettacoli, come rappresentazioni teatrali, cinematografiche, di circhi equestri e simili. La stessa proibizione é naturalmente estesa al clero secolare e regolare…29

Si prosegue nel febbraio 1938 con una ben più vigorosa “Disposizione in ordine alle rappresentazioni teatrali, cinematografiche,ecc.”:

Essendoci noto come non sempre nè da tutti gli Ecclesiastici dell’uno e dell’altro Clero siano osservate le disposizioni in materia di pubblici spettacoli…disponiamo quanto segue:
1) E’ severamente proibito ai membri del Clero, tanto regolare quanto secolare, come pure agli alunni dei Seminari e Collegi Ecclesiastici, di assistere a pubbliche rappresentazioni teatrali e cinematografiche, ancorchè di soggetto sacro, panoramico o scientifico, e a qualsiasi altro pubblico spettacolo, come ad esempio circhi equestri, esibizioni atletiche, e simili.
2) E’ anche vietato ai membri del Clero…di intervenire a rappresentazioni teatrali, cinematografiche, e a saggi ginnici, negli istituti femminili e simili; come pure a qualunque rappresentazione mista…
Contro i trasgressori procederemo con le pene canoniche, non esclusa la sospensione a divinis…30

Per poi concludere, ancor più insospettatamente, con un richiamo addirittura alle religiose

E’ severamente vietato a tutte le Religiose di assistere a pubbliche rappresentazioni, teatrali e cinematografiche, ancorchè di soggetto sacro, panoramico o scientifico, e a qualsiasi altro pubblico spettacolo, come ad esempio circhi equestri, esibizioni atletiche, e simili; ed é loro vietato di accompagnarvi le donne dei loro collegi e istituti…31

La propaganda protestante

Di fronte a questa rilassatezza dei costumi ed all’allontanamento dalla religione di ampie frange di popolazione abitante specialmente in periferia – ma che Riccardi, ricorrendo alla media annuale delle comunioni dei fedeli in ogni parrocchia, mostra non essere stata limitata a queste zone marginali, ma capace di coinvolgere parrocchie e quartieri del centro di Roma32 – si sarebbe potuto e dovuto, da parte della Chiesa romana, trarre delle conclusioni dolorose: ovvero si sarebbe dovuto aprire – usando ancora le parole di Riccardi – <<…lo spazio ad una critica alla fiducia eccessiva nella cristianità romana e nella incrollabilità religiosa della città sacra >>33.
Ma una riflessione approfondita non si volle fare e si scelse la strada più comoda, ma meno capace di portare lontano, dell’accusa verso il nemico, della denuncia del perturbatore di anime, della mela marcia tra le buone: il protestante con la sua propaganda.
Le grida di dolore e di sdegno per il fatto che potesse avvenire un simile affronto a Roma, la città sede del Pontefice, si susseguono sul “Bollettino”, paventando quasi una nuova discesa dei Lanzichenecchi:

…Voleva poi il S.Padre richiamare l’attenzione di tutti sopra un altro grave male e pericolo, il proselitismo protestante che ovunque in Italia ma in modo particolare in Roma si sviluppa con protervia provocante…34

…In fatto di Religione, anche l’Italia ha le sue prove, che le vengono dal proselitismo protestante, ora subdolo, ora sfrontato…35

…E un altro pericolo, tanto più grave e minaccioso quanto più insidioso e meno avvertito – e questo anche intorno a Lui, vicinissimo a Lui – é il proselitismo acattolico e anticattolico36.

Malgrado una presenza protestante estremamente ridotta, circoscritta per lo più a minoranze nazionali, la reazione cattolica fu veemente in particolar modo a partire dal 1929, ovvero dopo la firma del Concordato, che doveva rappresentare, secondo l’interpretazione della Chiesa cattolica, il ritorno allo Stato confessionale cattolico. E proprio questa interpretazione estensiva data ai Patti fece sì che le autorità fasciste non si sbilanciassero troppo nel ruolo di persecutori delle minoranze religiose, tenendo a riaffermare l’autorità e la sovranità dello Stato totalitario fascista. Si ebbe, quindi, la paradossale situazione, colta da Pietro Scoppola, per cui di fronte alla <<… pesante interferenza cattolica sulle pubbliche autorità in senso ostile agli evange-lici…l’amministrazione civile assume la funzione di garante delle minoranze religiose contro le pressioni degli ambienti cattolici >>37.
L’azione antiprotestante non si limitava solamente alle denunzie, alle prediche, alle spiate ma inaspettatamente procedeva anche attraverso lo scontro fisico diretto, ovviamente non di vecchi prelati, ma – come testimonia questa nota fiduciaria – da parte dei giovani della Gioventù cattolica di A.C.:

Nella sede della gioventù cattolica, sita in Roma in via della Scrofa 70, in occasione dell’inizio della settimana sociale, l’Avv. P.Pericoli tenne un lungo discorso in cui esortò i giovani a stringersi sempre più intorno al vessillo cattolico e dichiarare esplicitamente che se il Governo non prenderà provvedimenti contro la propaganda protestante la gioventù cattolica scenderà in piazza da sè. Alla fine della conferenza alcuni gruppi della gioventù cattolica tentarono di entrare nella chiesa protestante in via della Scrofa…38

Forse proprio per questa riluttanza del regime ad opprimere e discriminare – almeno fino al 1939, anno in cui, con lo scoppio della guerra e l’avvicinarsi dell’entrata dell’Italia nel conflitto, si iniziarono a vedere legami tra le comunità evangeliche e mondo anglosassone e, soprattutto, non vennero più tollerati culti apertamente antimilitaristi come i Pentecostali ( o Tremolanti ) – che sul “Bollettino” si tentò di accreditare l’ipotesi dell’infiltrazione straniera, di comunità protestanti lautamente sovvenzionate da governi stranieri, quasi una testa di ponte per dividere, prima religiosamente poi chissà come, l’Italia:

Se i figli dell’orrore e delle tenebre compiono sforzi inauditi per far trionfare i loro perversi disegni, cosa non dobbiamo fare noi, figli della verità e della luce? Le Missioni protestanti sono largamente sussidiate dall’oro che viene ad esse fornito da ogni parte con una solidarietà impressionante…39

“Salvatore del mondo, Salvate la Russia”

Con la fine del 1934 non vennero più portati sul “Bollettino del Clero Romano” attacchi ai protestanti. Era il segno di un cambiamento di tattica avvenuto presso il Vaticano, un cambiamento che però non venne colto ai livelli più bassi del clero. Infatti, malgrado la riluttanza del regime a diventare il “braccio armato” dell’antiprotestantesimo, si creò una sorta di alleanza tra piccolo funzionario di polizia e prete di parrocchia, di cui ne fecero le spese gli evangelici: continuarono così le richieste d’aiuto e le spiate del clero alla polizia e continuò l’assidua sorveglianza svolta dalla P.S., anche per mezzo dei fiduciari, a cui seguiva spesso la chiusura dei locali dove i protestanti si riunivano40.
Le alte gerarchie vaticane si erano probabilmente rese conto della reale pochezza numerica degli evangelici. Avevano inoltre preso atto di un certo risveglio della religiosità a Roma, realizzato grazie all’impegno del Card.Marchetti-Selvaggini nel “riconquistare” metro per metro la città con l’imponente piano di costruzione di edifici sacri di cui si é detto e che nella metà degli anni Trenta era ormai ben avviato.
Ma se dalla lettura del mensile del Vicariato, si può individuare il motivo dell’affievolirsi della campagna antiprotestante, questo é, a mio parere, vista la quantità di articoli, accenni, richiami, la paura del comunismo. La battaglia anticomunista, in effetti fece passare in subordine tutti gli altri temi.
Non bisogna certo attendere la metà degli anni Trenta per avere la condanna del comunismo da parte della Chiesa, e non mancano neppure, nei numeri del “Bollettino” precedenti a questa svolta, denunzie gravi e solenni del comunismo, insieme a condanne dei paesi dove si era ( o si supponeva si fosse ) imposto, quali URSS e Messico.
Il primo articolo di questa rinnovata campagna é dei primi mesi del 1930, con un titolo che lascia pochi dubbi sul giudizio della Chiesa: “Salvatore del mondo, Salvate la Russia”. L’articolo ( in realtà una lettera del Papa indirizzata al Cardinal Vicario Pompilj ) signifi-cativamente esordisce così:

Ci commuovono profondamente le orribili e sacrileghe scelleratezze che si ripetono e si aggravano ogni giorno contro Dio e contro le anime nelle innumerevoli popolazioni della Russia…41

Nell’aprile si ricordano le offese alla religione avvenute in Russia. Le si accomuna alle sventure patite dal Messico e dalla Spagna. Il governo repubblicano spagnolo, succeduto ad Alfonso XIII, a causa di una legislazione anticlericale emanata nei primi anni Trenta si era infatti attirato le ire della S.Sede.
Tra le note internazionali “triste e minacciose” vengono poste:

…le condizioni dolorose della religione nella Russia, nella Spagna, nel Messico, terre nelle quali impera la violenza e imperversa la persecuzione e la profanazione di ogni cosa più santa, con gravi danni non solo religiosi, ma anche civili e persino materiali…42

Ma é dal 1936 l’aumento impressionante di richiami contro il comunismo. La scansione temporale é importante; partiamo dal giugno:

…il Vicario di Gesù Cristo segnalava il più grande e più generale pericolo dei tempi attuali: il comunismo in tutte le sue forme e gradazioni. << Tutto esso minaccia e apertamente impugna o copertamente insidia: la dignità individuale, la santità della famiglia, l’ordine e la sicurezza del civile consorzio e sopratutto la religione fino all’aperta e organizzata negazione e impugnazione di Dio, e più segnatamente la Religione Cattolica e la Cattolica Chiesa…il Vicario di Cristo, profondamente preoccupato e addolorato di questo massimo pericolo che minaccia tutto il mondo e che già in parecchie parti reca danni gravissimi, e più specialmente nel mondo europeo >>43.

Sempre mimetizzato all’interno di articoli trattanti di altro, in un “Invito Sacro” sulla preparazione al Natale, leggiamo nel numero di novembre:

Non mai come oggi sentiamo il bisogno della Redenzione di Cristo, oggi che l’umana società é in tante parti minacciata, e turbata e sconvolta nelle sue istituzioni e nelle stesse sue basi; oggi che dilaga nel mondo la corruzione dei costumi, e in vaste regioni freme l’empietà degli spiriti e avvampa la lotta fra le classi sociali e fra i cittadini di uno stesso paese44.

Successivamente il “Bollettino” esce ancor più allo scoperto. Si veda il primo numero del 1937 sul quale é chiaramente detto:

…il cuore del Papa é afflitto da acerbi dolori…sono << gli orrori, gli odii, le stragi, le distruzioni, la guerra civile >> da cui é devastata la Spagna, per opera di quel comunismo che tante altre volte il Papa ha denunciato come empio nei suoi principi e terribilmente funesto nelle sue conseguenze. Contro il comunismo dunque il Papa spende ancora una accorata parola, mettendo in guardia i fedeli dal pericolo di combatterlo forse per vie non rette: solo la Chiesa di Roma é Maestra infallibile: a questa si guardi, da questa si prenda la norma di agire45.

Era stata la guerra di Spagna a provocare questa discesa decisa in campo e a fare abbandonare ogni altra polemica per compattare il campo dell’anticomunismo. L’uccisione di migliaia di religiosi e la distruzione di centinaia di chiese da parte dei repubblicani fecero in modo che – dice lucidamente Giovanni Miccoli – la S.Sede si schierasse <<…nettamente a sostegno dei nazionalisti di Franco, senza sapere o volere avvertire quanto pesava, in quelle violenze, la situazione spagnola, dove almeno le alte gerarchie si presentavano generalmente alleate del più pesante conservatorismo, e le violenze antiecclesiastiche erano tradizionale espressione di un incontrollato anarchismo >>46.
Inoltre dalla lettura del passo si evince che il ruolo della Chiesa in quel frangente doveva andare ben oltre un generico appoggio morale ai nazionalisti, ma si prefigurava un fronte anticomunista sotto la guida dottrinale della Chiesa cattolica. Non altrimenti si spiega la cessazione di ogni attacco alle comunità protestanti e anche la mancanza di ogni riferimento, o di semplici accenni, al nazismo, perlomeno – a mio parere – altrettanto “empio nei suoi principi e funesto nelle sue conseguenze”47.
Atto finale della proclamazione di questa guerra santa non poteva che essere la pubblicazione di un’enciclica. Essa fu la “Divini Redemptoris”, sul comunismo ateo, riportata e spiegata lungamente sul numero dell’aprile 1937 ( l’enciclica é del 19 marzo ) e ripresa nuovamente il mese successivo con la pubblicazione di altre parti e l’esortazione ai parroci della città a lasciare ogni altra preoccupazione e lottare casa per casa contro il comunismo:

Come, quando la patria é in pericolo, tutto ciò che non é strettamente necessario…passa in seconda linea; così anche nel caso nostro, ogni altra opera, per quanto bella e buona, deve cedere il passo alla vitale necessità di salvare le basi della fede e civiltà cristiana. E quindi nelle parrocchie i sacerdoti, pur dando naturalmente ciò che é necessario alla cura ordinaria dei fedeli, riservino il più e il meglio delle forze e delle loro attività a riguadagnare le masse dei lavoratori a Cristo e a far penetrare lo spirito cristiano negli ambienti che ne sono più alieni48.

Tutto ciò può essere letto come testimonianza di un “fermento” nella società romana, soprattutto tra i ceti popolari, quegli stessi che il fascismo aveva più difficoltà a coinvolgere completamente. Su questo terreno avvenne l’incontro tra Chiesa e fascismo. Il medesimo fine di una società “paralizzata” socialmente e religiosamente poteva essere perseguito sfruttando sia l’azione capillare dei parroci che la capacità di aggregazione della religione ma anche la difficoltà da parte dei singoli di “esser contro” in ambienti sociali, quartieri o nella stessa propria famiglia, tradizionalmente legati da vincoli religiosi. D’altra parte l’azione della Chiesa in campo sociale, non prevedeva lo scontro frontale ma la comprensione: erano le sfortunate situazioni personali, la povertà, il disagio, la mancanza di un’educazione cristiana a portare la gente nell’errore comunista e quindi, rimuovendo queste cause, era possibile ricondurla sulla retta vita:

Anche nella società ci sono – e in ogni società – gli elementi tentati ad essere, e talvolta trascinati ad essere, i senza pace e senza amore, i seminatori di odio. Occasione ordinaria la povertà, la miseria, l’umiliazione e l’angoscia che ne derivano. Ma ai piedi dell’altare si ha la riabilitazione del povero, ospitato, trattato come il ricco, educato a speranze di privilegio per l’eternità, a fiducia nell’amore divino per il tempo.
Occasione di rinnegare la pace é talvolta il pervertimento mentale e morale prodotto dalle ingiustizie e corruzioni della società, e che spinge a movimenti anarcoidi. Gesù Eucarista, chiamando a sè ugualmente privilegiati e derelitti, oppressi e oppressori, li riconcilia nella fraternità, li anima del suo precetto49.

Tutto veniva rimandato ad una vita ultraterrena; ma al riguardo della società attuale – rileva Raimondo Manzini, direttore dell’ “Avvenire d’Italia”:

…la sua virtù caratteristica é l’ordine, cioé la disciplina, la dipendenza, il riconoscimento dell’autorità, la solidarietà e il compatimento, virtù in funzione di una visione religiosa e soprannaturale dell’ordine umano50.

Note

1 Tutti i rapporti depositati nel fondo Ministero dell’Interno, Direzione Generale di Pubblica Sicurezza, Divisione Affari Generali e Riservati, Categorie permanenti, Associazioni (G1) 1912-1945, fascicoli relativi a Roma – ovvero le associazioni, circoli, sodalizi, partiti, ecc. con sede in Roma – non sono disponibili. I rapporti che proporrò in seguito, seppur provenienti dallo stesso fondo (G1 Associazioni), sono archiviati in buste relative all’associazione stessa – quindi Fuci, AC, Gioventù Cattolica, ecc.- nelle quali si trovano rapporti provenienti da tutte le provincie d’Italia e quindi, una piccola parte, anche da Roma, particolarmente se trattano di problemi di interesse nazionale.

2 Sergio Soave, Pier Giorgio Zunino, La Chiesa e i cattolici nell’autunno del regime fascista in “Studi Storici”, 1977 n°3, pp 69-95.

3 Soave e Zunino si pongono in alternativa a tutta la storiografia di parte cattolica, confutando, sulla base dello spoglio di giornali diocesani piemontesi,
l’ipotesi di una reale rottura del “blocco di potere”, dominante in Italia per tutto il ventennio, intorno agli anni 1937-1938,<<…si direbbe che una volta insufflata di spirito vitale questa tesi abbia preso a vivere di vita proprio indipendentemente da un effettivo processo di riscontro documentario…>>, ibidem pag.73.

4 ibidem, pag.78.

5 “Bollettino del Clero Romano”, anno XVII, fasc.IV, aprile 1936, pp.49-50.

6Andrea Riccardi, Roma <<città sacra>>? Dalla conciliazione all’operazione Sturzo, Milano, Vita e Pensiero, 1979, pp.120-124.

7 ibidem, pag.122.

8 ibidem, pp.81-82 e anche 88-91.

9 ibidem, pag.91.

10 “Bollettino”, cit. , aprile 1933, pag.61.

11 ibidem, ottobre 1932, pag.141.

12 ibidem, gennaio 1935, pag.15.

13 Tutti i dati sono tratti da A.Riccardi, Roma città sacra?, cit., pp.91-92.

14 “Bollettino”, cit.,pag.15.

15 ibidem, novembre 1936, pag.156.

16 Emilio Gentile, Il culto del littorio, Bari-Roma, Laterza, 1993, pag.135.

17 “Bollettino”, cit., marzo 1931, pag.44.

18 Archivio Centrale dello Stato, Partito Nazionale Fascista, situazione politica ed economica delle provincie, busta 19 (Roma). Segnalazione fiduciaria in data 10 marzo 1931.

19 Stefano Pivato, L’organizzazione cattolica della cultura di massa durante il fascismo in “Italia Contemporanea”, n°132, lug-set 1978, pag.17.
A conferma di quest’opera di vigilanza e di indirizzo sul cinema svolto dai cattolici, posso disporre di questo rapporto fiduciario, in data 17 aprile 1935 :<<…Sempre in via fiduciaria viene confermato che nel campo dei sostenitori dl Cinema educativo cattolico si lamenterebbe che la Censura non é sufficientemente severa e più ancora che nella Stampa Cinematografica svolgerebbero la loro attività anche persone poco raccomandabili…>>. ACS, Ministero dell’Interno, Divisione Affari Generali e Riservati, Categorie permanenti (G1), Associazioni 1912-1945, busta 10 (f.Azione Cattolica).

20 S.Pivato, L’organizzazione cattolica, cit., pag.9.

21 S.Pivato, ibidem, pp.17-18, per quanto riguarda i cinema, riporta due dati discordi: 1600 secondo il giornale cattolico <<Rivista del Cinematografo>>, 537 secondo la SIAE.
A.Riccardi, Roma città sacra?, cit., pag.128, riporta il dato delle sale cinematografiche annesse alle parrocchie di Roma: 32 su 71 ( dato del 1932 ).

22 S.Pivato, L’organizzazione cattolica , cit., pag.11.

23 “Bollettino”, cit., marzo 1931, pp.44-45.

24 ibidem, giugno 1931, pp.94-95.

25 Stefania Portaccio, La donna nella stampa popolare cattolica. <<Famiglia cristiana>> 1931-1945 in “Italia Contemporanea”, n°143, apr-giu 1981, pag.55.

26 “Bollettino”, cit., marzo 1930, pag.39.

27 La polemica tra fascismo e Chiesa sulla partecipazione delle ragazze ai saggi ginnici fu tra le più accese. Uno dei rapporti fiduciari trovati mostra il presidente nazionale dell’Azione Cattolica, Augusto Ciriaci, addirittura imbestialito da una simile situazione:<< Il Comm. Ciriaci, che nulla trascura per denigrare ogni esplicazione fascista, é idrofobo contro la ginnastica femminile fascista che dice e scrive anche all’estero essere invereconda all’educazione morale. Egli grida a pieno fiato che bisogna arrivare, con l’appoggio del Papa, all’esclusione delle donne dagli stadi…>>. ACS, Min. Int., Dir. Gen. PS, Div. AAGGRR, G1 Associazioni, b.9 (Azione Cattolica – Movimento Laureati Cattolici). S.F. 15 dicembre 1933.
Anche nel successivo, si rileva soddisfazione, sempre negli ambienti di A.C., per la sostituzione del direttore del CONI, che prefigurerebbe un cambiamento di rotta su questo spinoso problema:<< Un altra notizia é stata accolta con evidente soddisfazione…negli ambienti di Azione Cattolica e cioè quella che S.E. Arpinati ha assunto la Direzione del ‘CONI’ tenuta finora dall’On.Ito Bacci.
Sono note le lamentele parrocchiane, che facevano poi capo in Segreteria di Stato, per gli esercizi femminili in pubblico, dei quali più volte si dovette interessare l’Osservatore Romano…>>. ACS, PNF, b.19. Segnalazione fiduciaria proveniente dalla Città del Vaticano in data 12 dicembre 1931.

28 “Bollettino”, cit., marzo 1930, pp.39-40.

29 ibidem, dicembre 1931, pag.163.

30 ibidem, febbraio 1938, pp.20-21.

31 ibidem, marzo 1938, pag.27.

32 A.Riccardi, Roma città sacra?, cit., pp.127-128.

33 ibidem, pag.108.

34 “Bollettino”, cit., marzo 1931, pag.45.

35 ibidem, aprile 1933, pag.59.

36 ibidem, luglio-agosto 1934, pag.101.

37 Pietro Scoppola, Il fascismo e la minoranze evangeliche in “Il fascismo e le autonomie locali” a cura di Sandro Fontana, Bologna, il Mulino, 1973, pp.336-338.

38 ACS, Min. Int., Dir. Gen. PS, Div. AAGGRR, G1 Associazioni, b.23 (Gioventù Cattolica Italiana). S.F. 18 marzo 1931.

39 “Bollettino”, cit., settembre 1934, pag.126.

40 Per le notizie riguardanti i soprusi patiti dai protestanti si veda A.Riccardi, Roma città sacra, cit., pp.103-119 e P.Scoppola, Il fascismo e le minoranze, cit., pp.331-396.

41 “Bollettino”, cit., marzo 1930, pag.33.

42 ibidem, aprile 1933, pag.59.

43 ibidem, giugno 1936, pag.83.

44 ibidem, novembre 1936, pp.147-148.

45 ibidem, gennaio 1937, pag.29.

46 Giovanni Miccoli, La Chiesa e il fascismo in “Fascismo e società italiana” a cura di Guido Quazza, Torino, Einaudi, 1973, pag.204.

47 Non a caso anche i rari attacchi al nazismo, mai espliciti, ma usando la categoria del neopaganesimo, furono portati in periodi antecedenti a questo. “Bollettino”, cit., luglio-agosto 1934 e gennaio 1935.

48 ibidem, maggio1937, pag.69.

49 ibidem, giugno 1934, pag.91.

50 ibidem, giugno 1934, pp.88-89.

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Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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