Il progetto della Marcia su Roma pensato da Gabriele D’Annunzio

http://www.larchivio.org/xoom/dannunziomarcia.htm

settembre – ottobre 1920

a) Primo schema dannunziano.

1. La situazione politico sociale dell’Italia, guardata obbiettivamente può essere riassunta in questi termini:
l’ordine vecchio è logoro ed inetto a garantire la disciplina nazionale;
l’ordine nuovo annunciato dai partiti che si dicono rivoluzionari diventa sempre piú incapace di definirsi e perciò non riesce a costituirsi.

2. Conseguenza evidente: L’Italia va verso una inevitabile rovina, se non si presenta un elemento che polarizzi tutte le energie sane del paese su di un programma d’azione immediata, intese a ristabilire ad ogni costo la disciplina nazionale al di sopra degli interessi contrastanti delle classi e dei dogmi di partiti.

3. Questo elemento esiste e l’Italia ne ha la sensazione sempre piú precisa. Un nome corre già su molte bocche: Gabriele d’Annunzio. Esso è oggi il solo che possa diventare il punto di convergenza di forze senza numero la cui debolezza attuale consiste principalmente nell’essere frazionate, disperse ed ignare di se stesse. D’altra parte è ben chiaro che se l’Italia ha bisogno di d’Annunzio per salvarsi, l’impresa fiumana ha bisogno dell’Italia per essere condotta a compimento sicuro. Nessun eroismo potrebbe evitare la rovina dell’impresa quando fosse rovinata l’Italia. Di qui la reciproca necessità – per l’Italia e per Fiume – di un intervento di D’Annunzio.

4. Al nome di Gabriele d’Annunzio bisogna aggiungere un concetto direttivo semplice, chiaro ed onesto. Si deve affermare nettamente che un intervento fiumano in Italia non può essere un fenomeno di reazione bianca. D’Annunzio non è confondibile con Koltciak. Nessuna intenzione di ritogliere ai lavoratori le loro conquiste economiche, di restringere le libertà politiche dei cittadini, di restaurare il passato. Decisa volontà, invece, di stabilire quell’ordine nuovo che i sedicenti rivoluzionari non sanno attuare, offrendo ai cittadini le piú larghe garanzie della democrazia diretta, ai produttori il primo posto nella gestione dello stato, alle regioni l’invocata autonomia. Al tempo istesso e sopra ogni altra cosa la dignità nazionale con la valorizzazione della vittoria e de’ suoi artefici: i combattenti. La Costituzione fiumana contiene tutti questi concetti e dev’essere la traccia della nostra azione politico sociale. Essa definisce con precisa parola i nostri intendimenti. Come nel ’21 i moti liberali furono fatti al grido di W la Costituzione di Spagna; cosí ora il nostro movimento deve avere per grido di guerra: W la Costituzione di Fiume!
Non si sottilizzi troppo sulla integrale applicabilità della Costituzione fiumana all’Italia. A questo si penserà poi. Oggi occorre riassumere il nostro concetto in una formula semplice e breve, che abbia la forza suggestiva di un mito. Le masse non afferrano le idee complicate espresse con molti ragionamenti che non hanno alcuna forza d’attrazione su di esse. Quando si vuole agire, è necessario mettere di parte ed i “distinguo” sintetizzando in un motto che sia come una parola d’ordine ed una bandiera la meta ideale che si vuol raggiungere. Chi nell’ora dell’azione si perde in critiche, anche giuste, mirando a togliere o ad aggiungere qualche cosa di suo personale al programma, nuoce alla chiarezza e tradisce la Causa.

5. I vari aggruppamenti politici, economici, militari che riconoscono la necessità dell’intervento fiumano in Italia ed accettano le basi dell’intervento stesso esposto sopra, devono riorganizzare le loro forze con un criterio di larga autonomia; ma bisogna che riconoscano senza riserve che la direzione tattica e strategica delle forze stesse dev’essere riserbata al Comandante, con pieni poteri dittatoriali per quanto riguarda i modi dell’azione e la scelta del momento.
Ciascun aggruppamento terrà quindi al corrente il Comandante della entità reale delle forze di cui dispone e del loro spirito, località per località. Il Comandante, a sua volta, comunicherà le direttive momentanee dell’azione per mezzo di istruzioni precise, cui gli aderenti dovranno attenersi senza discussione. La piú assoluta obbedienza è condizione indispensabile per il successo.

b) Secondo schema dannunziano.

1. La situazione politico-sociale italiana, guardata obbiettivamente può essere riassunta in questi due termini:
l’ordine vecchio è logoro ed inetto a mantenere la disciplina nazionale;
l’ordine nuovo annunciato dai sedicenti rivoluzionari- si dimostra sempre piú incapace di definirsi e perciò non riesce a costituirsi.

2. Conseguenza evidente: l’Italia va verso una inevitabile rovina, se non si presente un elemento che polarizzi tutte le energie sane del paese su di un programma d’azione immediata, inteso a ristabilire ad ogni costo la disciplina nazionale al di sopra degli interessi contrastanti delle classi e dei dogmi di partiti.

3. Questo elemento esiste e l’Italia ne ha la sensazione sempre piú precisa. Un nome corre già su molte bocche: Gabriele d’Annunzio. Esso è oggi il solo che possa diventare il punto di convergenza di forze senza numero la cui debolezza attuale consiste esclusivamente nell’essere frazionate e disperse. D’altra parte è ben chiaro che se l’Italia ha bisogno di d’Annunzio per salvarsi, l’impresa fiumana ha bisogno dell’Italia per essere condotta a compimento sicuro. Nessun eroismo potrebbe evitare la rovina dell’impresa quando fosse rovinata l’Italia.

4. Al nome di Gabriele d’Annunzio bisogna aggiungere un concetto direttivo semplice, chiaro ed onesto. Si deve affermare nettamente che un intervento fiumano in Italia non può essere un fenomeno di reazione bianca. D’Annunzio non è confondibile con Koltciak. Nessuna intenzione di ritogliere ai lavoratori le loro conquiste economiche, di restringere le libertà politiche dei cittadini, di restaurare il passato. Decisa volontà, invece, di stabilire quell’ordine nuovo che i sedicenti rivoluzionari non sanno attuare, offrendo ai cittadini le piú larghe garanzie della democrazia diretta, ai produttori il primo posto nella gestione dello stato, alle regioni l’invocata autonomia. Al tempo istesso e sopra ogni altra cosa la dignità nazionale con la valorizzazione della vittoria e de’ suoi veri artefici. La Costituzione fiumana contiene tutti questi concetti e dev’essere la traccia della nostra azione politico-sociale. Essa definisce con precisa parola i nostri intendimenti. Come nel 21 i moti liberali furono fatti al grido W la Costituzione di Spagna; cosí ora il nostro movimento deve avere per grido di guerra: W la Costituzione di Fiume! Non si sottilizzi troppo sulle integrali applicabilità della Costituzione fiumana all’Italia. A questo si penserà poi. Oggi occorre riassumere il nostro concetto in una formula semplice e breve, che abbia la forza suggestiva di un mito. Le masse non afferrano le idee complicate, che non hanno perciò nessuna forza d’attrazione su di esse. Quando si vuole agire è necessario mettere da parte le riserve ed i dubbi.

5. Perché l’intervento sia con maggiore certezza vittorioso occorre una congrua organizzazione di forze pronte in ogni ora a combattere come milizie volontarie cittadine. Questa organizzazione può essere compito del Comitato Centrale dei Fasci di Combattimento, che hanno già una base in molti centri principali dell’Italia.

6. Affidando ai Fasci la parte organica del movimento bisogna che questi riconoscano senza riserve che la direzione tattica e strategica delle forze è riserbata al Comandante, con poteri assoluti per quanto riguarda i modi dell’azione e scelta del momento.

7. Fra il Comitato Centrale, i centri organici piú importanti e il Comando di Fiume dev’essere stabilito un collegamento strettissimo e continuo sulle seguenti basi:
a) Il C. C. terrà sempre al corrente il Comitato della entità reale delle forze di cui dispone e dello spirito loro località per località;
b) il Comando, a sua volta, stabilirà le direttive momentanee di azione, comunicandole al C. C. che le diramerà ai Fasci dipendenti;
c) il C. C. fornirà al Comando l’indicazione di un fiduciario centrale ed una lista di suoi fiduciarii locali (uomini sui quali si possa assolutamente contate) per le comunicazioni. dirette che possono occorrere. Analogamente il Comando indicherà un suo fiduciario centrale ed i fiduciari inviati in Italia. Sarà opportuno fare una o piú riunioni di fiduciari per stabilite gli accordi indispensabili.

Allegato n. 1.

1. È aperto un arruolamento volontario alle “Legioni territoriali fiumane” agli ordini dei Comandante d’Annunzio.

2. Potranno concorrere all’iscrizione nelle Liste d’arruolamento tutti i cittadini italiani dai 17 ai 60 anni di età che, pur volendo dire effettivo aiuto alla Causa Nazionale, per le loro personali condizioni non possono allontanarsi dal luogo nel quale risiedono per prestare servizio militare in Fiume.

3. Le domande di cittadini stranieri e di cittadini italiani di età inferiore ai 17 o superiore ai 60 potranno essere prese in considerazione, caso per caso, quando coloro che le presentino offrano le necessarie prove di consapevole devozione alla Causa e di sufficiente resistenza fisica.

4. I Comitati di reclutamento hanno facoltà di escludere dalle liste di arruolamento le domande di volontari che, pur rispondendo alle condizioni di cui all’art.
2, non diano sufficiente affidamento dal punto di vista politico e morale.

OBBLIGHI E DIRITTI DEI LEGIONARI

5. Pel fatto stesso d’inoltrare domanda d’arruolamento, ogni volontario s’impegna di prestare servizio fino al giorno in cui non verrà dichiarato lo scioglimento delle “Legioni territoriali fiumane”.

6. Il servizio sarà normalmente prestato nella località prescelta dal Legionario, ma in caso di necessità, quando lo ordini il Comando di Fiume, la Legione potrà essere dislocata altrove ed ogni legionario dovrà seguirne le sorti.

7. All’atto dell’arruolamento ogni volontario dovrà prestare giuramento, del quale la formula è la seguente:
“Giuro di servire con tutte le mie forze ed intera lealtà, fino al sacrifizio della vita, la Causa Nazionale secondo lo spirito della Costituzione fiumana che deve diventare la Costituzione Italiana. E giuro di obbedire agli ordini ed alle direttive del Comandante Gabriele d’Annunzio, che eleggo mio Capo, fino al compimento dell’impresa”.

8. L’organizzazione delle Legioni territoriali sarà modellata, per quanto è possibile, sull’organizzazione dell’Esercito Legionario di Fiume. Un apposito regolamento faciliterà l’opera e definirà con precisione i doveri militari dei Legionari Territoriali.

9. L’arruolamento non dà diritto a gradi. Ognuno deve intendersi arruolato come soldato semplice. I volontari che abbiano documenti comprovanti ch’essi avevano dei gradi mentre prestavano il servizio militare nell’esercito regolare od in altri eserciti volontari potranno presentarli all’atto dell’incorporazione e di tali titoli sarà tenuto conto, nell’interesse dell’impresa, senza però ch’essi costituiscano in alcun caso un diritto per il Legionario di essere insignito del grado relativo.

10. I Legionari non hanno alcun soldo; ma ai bisognosi potranno essere accordate indennità corrispondenti alle spese fatte per l’equipaggiamento ed al diminuito guadagno per servizio prestato.

 

Allegato n. 2.
istruzioni generali per i comitati di reclutamento

1. Il Reclutamento dei Legionari territoriali fiumani è affidato [ad] appositi Comitati locali, che riceveranno ordini ed istruzioni dal Comitato Nazionale.

2. I Comitati locali di reclutamento hanno il compito:
a) di fare attiva propaganda per gli arruolamenti;
b) di procedere all’esame delle domande ed esclusioni di cui all’art. 4 del Bando;
c) di raccogliere i fondi per il funzionamento del proprio ufficio e della legione locale;
d) di compilare le liste degli arruolati e trasmetterne copia al Comitato Nazionale.

3. I Comitati di arruolamento devono tenere per norma principalissima che interessa, piú che la quantità dei volontari, la loro qualità. Occorre dunque che siano senz’altro scartati tutti gli elementi dubbi, specie coloro che non risultano pienamente e spontaneamente convinti dell’atto che compiono e dei doveri che s’impegnano di riconoscere.

4. Il funzionamento dei Comitati d’arruolamento dev’essere riservatissimo, pur senza inutile apparato cospiratorio. La riuscita dell’impresa è affidata alla discrezione ed al senso di responsabilità dei singoli componenti dei Comitati.

5. Il Comitato Nazionale comunicherà ai Comitati d’arruolamento le sue ulteriori istruzioni per mezzo d’appositi fiduciari muniti di documenti precisi e sicuri. I Comitati dovranno attenersi scrupolosamente alle istruzioni recate da questi fiduciari, ricusando di riconoscere chiunque altro si presenti a qualsiasi titolo.
compilazione delle liste d’arruolamento

6. Il Bando d’arruolamento dovrà essere tenuto sempre a disposizione dei volontari nella sede di ciascun Comitato di reclutamento. Il Comitato Nazionale di reclutamento ne farà numerose riproduzioni su foglietti volanti, che saranno affidati ai Comitati regionali per un’opportuna ed oculata diffusione.

7. Le liste d’arruolamento saranno compilate dai Comitati regionali di reclutamento su modulo apposito che verrà loro spedito dal Comitato Nazionale.

 

Allegato n. 3.

1. Propaganda assidua e tenace della Costituzione fiumana, che dev’essere illustrata e volgarizzata in ogni forma, mediante opuscoli, volantini, conferenze, conversazioni, ecc. di modo che essa divenga famigliare anzitutto agli amici della Causa fiumana, poi agli indifferenti e agli stessi avversari.

2. Bisogna far intendere aglioperai che non siamo contro le loro legittime rivendicazioni: la Costituzione fiumana “magna charta” del nostro movimento – è dal punto di vista dell’affermazione di principio e dal punto di vista pratico, la legge più favorevole alle classi produttive che finora sia stata mai promulgata.

3. I tecnici, gli impiegati amministrativi, i professionisti devono essere edotti dell’alto riconoscimento che la Costituzione tributa all’opera loro, conferendo una cospicua rappresentanza nel Consiglio dei provvisori alle loro corporazioni.

4. Agli intellettuali produttivi, agli insegnanti, agli studenti, agli artisti vanno segnalati i capitoli “Dell’istruzione pubblica”, “Della Edilità” e “Della musica”, nonché i diritti stabiliti per la sesta corporazione nei capitoli “Delle Corporazioni” e “Del potere legislativo”.

5. Alle donne bisogna far presente che la Costituzione Fiumana riconosce ad esse diritti pari a quelli degli uomini, con una liberalità non superata da alcuna altra legge.

6. Agli autonomisti, il cui movimento è particolarmente vivace in Sardegna ed in Sicilia, si deve far notare come l’organizzazione comunalistica che è una delle basi della Costituzione, risponda pienamente alle loro idee.

7. Propaganda sistematica ed energica nell’esercito, specialmente fra gli ufficiali e sottufficiali, cercando di sceverare gli elementi che hanno piú vivo il sentimento nazionale e di personale dignità, eccitandone la spontanea ribellione contro le offese atroci d’ogni genere che vengono inflitte continuamente dai partiti antinazionali e contro il governo che tali offese lascia compiere senza sanzione. Si dovrà far loro intendere che noi non vogliamo instaurare nessun privilegio militaristico; ma noi intendiamo che la divisa di chi difende la nazione sia rispettata ad ogni costo e con ogni mezzo.

8. La stessa propaganda dev’essere fatta fra gli ex-combattenti, i mutilati di guerra e gli ufficiali in congedo, mettendoli in guardia contro gli imboscati ch’essi salvarono a prezzo del loro sangue dal bastone tedesco e che oggi vorrebbero sfruttarli ancora, salvo a trattarli domani, se trionfassero, come la Russia di Lenin tratta i superstiti della guerra che lascia morire di fame.

9. Lotta senza quartiere contro i partiti che si affermano comunque antinazionali, ed anche contro i gruppi che – pur movendosi sul terreno nazionale – indulgono, per spirito demagogico o per viltà, verso i primi.

10. Smascherare senza pietà i falsi patriotti, che vedono nella patria soltanto la garanzia dei loro privilegi, ma negano ogni aiuto finanziario ed ogni sacrifizio personale alla Causa. Costoro sono in realtà i peggiori nemici della Nazione, poiché autorizzano gli elementi antinazionali a denigrare l’Italia come “la patria di lor signori”: Bisogna che essi sappiano che la vittoria nostra sarà il loro castigo inesorabile. Prepararne quindi le liste con molta precisione per servirsene al momento opportuno.

11. Ogni deputato, ogni uomo politico dev’essere messo nell’obbligo di pronunziarsi apertamente per Fiume o contro Fiume. Intendendosi con questo il complesso del pensiero e dell’azione nostra: dalla notte di Ronchi alla proclamazione della Costituzione fiumana, senza riserve ed eccezioni. Chi dice di essere per Fiume, ma contro d’Annunzio è un ipocrita od un idiota. Senza l’impresa di Ronchi e senza la permanenza di d’Annunzio, Fiume sarebbe oggi o jugoslava o un simulacro di Stato libero, amputato del porto e della ferrovia, giocattolo senza vita in mano alla plutocrazia occidentale. Il deputato, l’uomo politico che questo non vuol riconoscere deve essere riguardato e trattato come un nemico, tanto piú nocivo e spregevole quanto piú nasconde la sua qualità giocando sull’equivoco.

12. I giornali che si dicono amici della Causa devono pubblicare integralmente tutti i documenti ed i comunicati diramati dal Gabinetto del Comandante. I giornali che non fanno questo, accampando pretesti di spazio o di tempestività giornalistica, non possono essere considerati come amici e devono venire boicottati.

13. Gli esitanti, i dubitosi, gli ipercritici devono essere eliminati senza indugio dalla direzione dei gruppi che simpatizzano con la Causa fiumana e sostituiti con elementi attivi ed entusiasti, anche se meno conosciuti e meno pratici.

14. I gruppi che vogliono essere con noi devono riconoscere apertamente la bontà della Causa fiumana e la necessità dell’intervento di D’Annunzio in Italia, nell’ora e nelle forme che egli crederà. Chi non è con noi è contro di noi.

15. Appoggio, non solo a parole ma a fatti, a qualunque azione, anche occasionale, iniziata dal Comandante d’Annunzio.

16. Attività fiumana in ogni organismo di cui ciascun nostro aderente faccia parte, sia che si tratti di associazioni politiche, culturali, economiche, professionali, di beneficenza, enti pubblici, ecc. Entro a questi organismi è necessario organizzare cellule fiumane che siano completamente subordinate al movimento nostro e cerchino di guadagnare alla Causa gli organismi stessi con un lavoro persistente e tenace.

17. Raccogliere sempre ed in ogni circostanza fondi per la Causa da mettere a disposizione del Comandante d’Annunzio. Le sottoscrizioni fatte a scopi particolari di beneficenza sono senza dubbio utili, ma denotano mancanza di coraggio negli iniziatori, che vogliono dimostrarsi favorevoli a Fiume senza però compromettersi troppo e perciò velano la loro adesione con pretesti filantropici. Questi amici tiepidi e timidi non giovano alla Causa. Anche per l’impiego dei fondi dev’essere riconosciuta al Comandante d’Annunzio piena ed assoluta facoltà, nella certezza ch’egli saprà adoprarli nel miglior modo anche per la necessaria opera di beneficenza.

18. Avvicinandosi la fase decisiva della lotta, nessuno deve farsi illusione che sia da escludere a priori la possibilità di un periodo di guerra civile, e perciò è necessario creare da per tutti dei corpi volontari armati e militarmente disciplinati, che al momento opportuno possano costituire i primi nuclei di milizie cittadine, pronti a prestare aiuto alle forze dell’intervento fiumano.

19. Costituire dovunque è possibile Comitati d’arruolamento dei volontari fiumani. I giovani che vogliono farlo dovranno essere avviati a Fiume. I meno giovani, e coloro che per le loro speciali condizioni non possono venire a Fiume siano inscritti in legioni territoriali con impegni formali e precisi.
c) Risposta di Mussolini al secondo schema dannunziono*.

*Le parole tra parentesi quadra non figurano nel testo pubblicato nel 1944 e riprodotto nell’Opera Omnia di B.Mussolini

[Pregiudiziale].

Il colpo di Stato dev’essere in chiara relazione di causa e d’effetti con una soluzione iniqua del problema adriatico. Altrimenti potrà apparire come una specie di risposta all’agitazione vittoriosa dei metallurgici (vedi manovre della stampa rinunciataria). Il che può essere. Si delineano quindi tre tempi:

1. Occupazione o mantenimento dell’occupazione nei territori rinunciati;

2. Attesa per vedere l’atteggiamento di Roma – che potrebbe applicare il patto di Londra – di Belgrado, di Londra;

3. Marcia su Roma.

 

[Rapporto sulla situazione].

Premesse fondamentali.

1. Concordiamo nell’affermazione che l'”ordine vecchio” è in Italia logoro e inetto a mantenere la disciplina nazionale. Né giova la scusante della mancanza di forze materiali. E d’altronde si è visto che la debolezza trae la sua origine da cause di natura essenzialmente morali. Appare evidente che anche raddoppiando o triplicando i contingenti numerici attuali di PS mancherebbe il coraggio di adoperarli in caso di bisogno.

2. Concordiamo nella seconda affermazione che, cioè, l’ordine nuovo annunziato dai sedicenti rivoluzionari, si dimostra sempre piú incapace di definirsi e perciò non riesce a costituirsi. Crediamo però opportuno di aggiungere che se riuscisse a costituirsi, dati i suoi obiettivi bolscevichi, sarebbe una catastrofe nazionale.

3. Aggiungiamo che esaurito l’esperimento Giolitti, il Parlamento non offre altri uomini che possano reggere il timone dello Stato, da cui l’ineluttabilità di un fatto nuovo che riallarghi la possibilità politica nella vita nazionale.

4. Concordiamo pienamente nel secondo accapo del pro-memoria e che cioè l’Italia va fatalmente verso la totale rovina, se non si presenta un elemento che polarizzi tutte le energie sane del paese su di un programma d’azione immediata, inteso a ristabilire a ogni costo la disciplina nazionale al di sopra degli interessi contrastanti delle parti e dei dogmi dei partiti.

5. Crediamo fermamente che l’uomo della situazione di domani può essere Gabriele d’Annunzio.
Condizioni per il colpo di Stato.

1. Perché il colpo di Stato dannunziano riesca è necessario, oltre alle condizioni materiali di preparazione di cui si parlerà in seguito, che si verifichi l’uno o l’altro di questi eventi nella politica interna o nella politica estera: un compromesso vergognoso nella conclusione della pace adriatica; un’ulteriore ed irreparabile dissoluzione delle attuali forze statali.

2. [Prima ipotesi]. Le trattative italo-jugoslave, com’è assai probabile, falliscono, ed allora possono darsi i seguenti casi, o l’Italia ufficiale si decide finalmente ad applicare il patto di Londra, disinteressandosi della Reggenza fiumana; o si protrae l’attuale condizione di cose nelle terre occupate. Verificandosi la prima ipotesi, è chiaro che mancherebbe a noi uno dei motivi piú gravi per muovere all’assalto del regime, anche per le favorevoli condizioni psicologiche che tale fatto avrebbe nell’opinione nazionale. Nel caso poi di una mossa jugoslava contro l’applicazione del patto di Londra, è chiaro che il nostro posto sarebbe a lato di quel Governo che avesse avuto il coraggio di troncare gli indugi e di affrontare le responsabilità conseguenziali dell’applicazione del patto di Londra.

3. L’ipotesi, invece, di un compromesso bastardo ci metterebbe nella necessità di assalire il regime. È chiaro che le rinunzie sforzesche rimarrebbero sulla carta. Firmato il protocollo, si vedrebbe che non sarebbe applicato. D’Annunzio rimarrebbe a Fiume o condurrebbe i suoi legionari sul Nevoso; Millo non abbandonerebbe la Dalmazia. Appare evidente che la rivolta adriatica contro il compromesso bastardo non potrebbe in un terzo tempo rimanere periferica. Essa dovrebbe mirare a Roma: a) per disperdere i responsabili del compromesso stesso; b) per impedire eventuali rappresaglie tipo Aspromonte da parte dei regi; c) per avere le forze nazionali sufficienti ad impedire un attacco della Jugoslavia inteso a realizzare le eventuali rinunzie italiane.
Il colpo di Stato ha quindi la sua genesi e le sue ragioni nella politica estera che sarà fatta dal Governo e non, per il momento, in ragioni di politica interna, anche perché, liquidata l’agitazione metallurgica, vaste zone della popolazione sperano, più o meno fondatamente, in una détente. Per cui il colpo di Stato, per ragioni interne, oggi troverebbe un ambiente psicologico ostile o passivo.
Basi programmatiche.

1. Il colpo di Stato dannunziano non dev’essere e non deve apparire reazionario. Ma perciò è necessario che sin dall’inizio batta apertamente bandiera repubblicana. Quanto al programma, noi accettiamo, in massima, quello incarnato nella costituzione della Reggenza. Non si parli, però, di autonomie, in una nazione avvelenata dal municipalismo e dal campanilismo come la nostra. Decentramento amministrativo.

2. Per concretare: noi pensiamo che, dichiarata decaduta la monarchia e trasportata la famiglia reale in un’isola remota, la somma dei poteri dovrebbe essere assunta da Gabriele d’Annunzio e un triunivirato politico. Guardarsi da brutalità contro le persone della famiglia reale.

3. Sciolti la Camera e il Senato, l’amministrazione nazionale dovrebbe essere assunta da una Commissione straordinaria amministrativa, corrispondente all’attuale Consiglio dei ministri. Nello stesso tempo, dovrebbero, nel termine di due mesi, essere convocate le elezioni per la Costituente del nuovo Stato. Basi della repubblica: un Parlamento politico, un Parlamento economico, un Consiglio dei ministri, con poteri per un quinquennio. Abolite le Provincie, le Regioni, con Diete regionali, potrebbero, insieme coi Comuni, essere gli organi sussidiari dell’amministrazione centrale.
Elementi di fatto. I partiti.

1. Il colpo di Stato dannunziano avrà contro di sé il Partito Socialista in quasi tutte le sue tendenze. Perché l’opposizione di questo Partito non sia pregiudizievole al movimento, bisogna attendere che il Partito stesso si divida; il che lo indebolirà nell’opera di resistenza e di offesa contro di noi.

2. Malgrado certe manifestazioni rinunciatarie, i repubblicani guarderanno con simpatia il movimento. Non vale la pena di occuparsi dei socialisti riformisti, la cui influenza è ridotta ai minimi termini. Se i nazionalisti non appoggeranno il movimento, non lo osteggeranno nemmeno, data la loro origine nazionale. In ogni caso si può tentare l’accordo. I Partiti conservatori saranno passivi. Si può contare sulla simpatia, piú o meno attiva, dei frammenti dei vari Partiti democratici. Dei fascisti e della loro azione parleremo in seguito.

3. Un partito che bisognerà conciliarsi fin da principio – per ragioni ovvie – è il Partito Popolare Italiano. Bisognerà dichiarare e dare garanzie, se necessario, che il movimento non sarà anti-religioso, nemmeno anti-clericale, e che il Vaticano, come centro di una fede universale, sarà rispettato. Io penso che il cattolicismo possa essere utilizzato come una delle nostre piú grandi forze nazionali per l’espansione italiana nel mondo.
Organizzazioni economiche.

1. L’esperienza recente ci mostra che un colpo di Stato può essere salutato da uno sciopero generale. Bisogna dunque fare il possibile perché la fulminea marcia su Roma non sia complicata da uno sciopero generale. Bisogna ridurre al minimo di durata la paralisi inevitabile della vita nazionale. Ora, per evitare lo Sciopero generale o analoghi movimenti di masse e per non essere costretti a reprimerli, occorre, se non convincere i capi, dividerli: il che disorienterà le masse stesse. Non si può contare sulla Unione sindacale italiana, ma si può contare, sino a un certo punto, sulla Confederazione Generale dei Lavoro, invitando immediatamente alcuni suoi uomini migliori a fare parte della Commissione straordinaria amministrativa che reggerà la nazione nell’intervallo fra decadenza del regime ed elezioni per la Costituente. L’Unione Italiana del Lavoro non osteggerà e d’altronde le sue forze sono modeste. La Confederazione Generale dei lavoratori seguirà l’atteggiamento del Partito Popolare, che dovrà essere convenientemente lavorato in precedenza. Si può fare qualche assegnamento sulla Federazione dei lavoratori del mare e dei porti. È evidente che se due organizzazioni nazionali operaie si schierassero con D’Annunzio, un movimento sabotatore delle masse sarebbe a sua volta sabotato o disorientato, quindi meno temibile.

Altri elementi.

Si può fare assegnamento sicuro:

1. Sulla gioventú delle università e delle scuole medie. Si tratta di parecchie decine di migliaia di giovani, la cui adesione al colpo di Stato ne favorirebbe il successo e la stabilità.

2. Sugli ufficiali smobilitati e mobilitati.

3. Su gran parte dei sottufficiali. Tutti costoro dovrebbero costituire immediatamente le forze militari al servizio della repubblica.

4. Altri elementi che dovrebbero immediatamente, con opportune misure, essere raccolti attorno al regime, sono i mutilati, i combattenti in genere e specialmente gli arditi, i quali dovrebbero costituire il corpo di guardia della nuova repubblica.

Le regioni.

Un esame obiettivo ci conduce a prospettare la situazione in questi termini: regione adriatica sino al Tagliamento ottimo terreno. Altrettanto dicasi per le Romagne, le Marche, gli Abruzzi, l’Umbria. Incerta la valle Padana, salvo Parma. Possibilità di dominare la Lombardia. Difficoltà per la Toscana, la Liguria e specialmente il Piemonte. La mobilitazione dei carbonari, dei repubblicani, dei combattenti, dei fascisti, renderà favorevole l’ambiente romano. Da Roma in giú, sino alle isole, il colpo di Stato non incontrerà opposizioni pericolose. Dovunque tali opposizioni si manifesteranno, bisognerà procedere con implacabile energia. I giornali avversi saranno sospesi. Particolare cura deve essere dedicata alla Venezia Giulia, perché sugli inizi il moto non deve incontrare ostacoli di sorta, ma deve dare l’impressione di una marcia trionfale.

Forze Armate.

1. Bisogna lavorare la Guardia Regia, il cui spirito è qua e là frondista. Si tratta in gran parte di combattenti che possono marciare al nostro fianco.

2. Bisogna lavorare anche i carabinieri. Bisogna evitare in modo assoluto la totale disgregazione delle forze armate di Pubblica Sicurezza per evitare disordini, saccheggi ed una esplosione di delinquenza comune.

3. Se la colonna marciante sarà, come dev’essere, composta di truppe regolari, l’esercito passerà in gran parte al nuovo regime. La Marina deve giocare un ruolo di primo ordine a Spezia e a Taranto.
Questa parte del progetto rientra nel piano di esecuzione che dovrà essere studiato a fondo in separata sede.

I fascisti.

1. L’organizzazione dei fascisti è buona, ma non ha ancora raggiunto un grado massimo di omogeneità. Bisogna aumentare il numero dei Fasci soprattutto nella Venezia Giulia e nel resto d’Italia.

2. Per costituire le milizie volontarie cittadine occorre che il Comando di Fiume ci fornisca fucili e mitragliatrici.

Rapporti fra comando e fascisti.

1. I Fasci accettano che la direzione tattica e strategica sia riservata al Comandante, ma desiderano di essere interpellati circa “i modi dell’azione e la scelta dei momento”, che, secondo noi, non può essere che nella primavera del 1921. L’inverno prossimo si annuncia con una crisi finanziaria formidabile, che il colpo di Stato potrebbe aggravare.

Circa il collegamento.

1. Accettiamo la formula del “collegamento strettissimo” fra Comando e C. C. dei Fasci a mezzo avv. Marsich.

2. Sta bene per il comma A., che cioè il Comando dovrà essere informato sull’entità reale delle forze fasciste e del loro spirito località per località.

3. Sta bene anche per il comma B. circa le direttive che il Comandante potrà segnare ai Fasci nei singoli momenti.
Ripercussioni ai confini ed all’estero. Bisogna preoccuparsi delle ripercussioni che il colpo di Stato potrebbe avere fra gli allogeni incorporati all’Italia. Allegasi un promemoria vergato da un conoscitore acuto dell’Alto Adige (Ciarlantini).
Quanto all’estero c’è da domandarsi: sarebbe riconosciuto da Inghilterra Francia, Stati Uniti un colpo di Stato che sarebbe diretto anche contro la loro cattiva volontà anti-italiana? Quali le conseguenze economiche e politiche di un riconoscimento e anche di una ostilità diplomatica? L’atteggiamento dell’Intesa determinerebbe quello della Jugoslavia. Nel caso di una ostilità da parte dell’Intesa bisognerebbe rivolgersi alla Germania, all’Ungheria, alla Bulgaria e alla Turchia e scatenare la rivolta anti-inglese e anti-francese nel Mediterraneo. Questa minaccia potrebbe indurre a miti consigli tanto la Francia come l’Inghilterra. A ogni modo questo è il dato formidabile del problema.
Proposta concreta. Si propone che entro ottobre tre emissari del C. C. si rechino a Fiume per approfondire insieme col Comandante questo memoriale.
La situazione politica dell’Alto Adige*. La situazione politica dell’Alto Adige è tuttora quella di un paese che sottosta alla dominazione formale del regno d’Italia, unicamente perché non crede che questa potrà durare, in parte per le mille prove di debolezza e un po’ anche di viltà date dal nostro Governo e in parte per la grande fede che gli allogeni tedeschi hanno nel pieno e imminente rifluire della potenza germanica.
Ciò premesso è facile arguire quello che avverrebbe nella nuova provincia in caso di radicali sommovimenti nazionali.

Facciamo due ipotesi diverse per definire meglio nei singoli casi l’atteggiamento dei tedeschi alto-atesini.

1. I comunisti e i socialisti italiani dànno la scalata al potere con violenza e sono costretti ad assumere la direzione dello Stato per la abdicazione della classe borghese. I tedeschi, come sono diventati repubblicani, anche se intimamente absburgici a Vienna e a Innsbruck per parare le conseguenze della catastrofe bellica, diventeranno fautori delle piú sconfinate libertà – dal socialista Krenn al clericale Reuth-Nicolussi, dal social-democratico Tappeiner al pangermanista Perathoner – nell’unico intento di ottenere l’autonomia e il diritto di immediata autodecisione per annettersi al Tirolo del nord e, subito dopo, alla Germania. In tal caso, le nostre truppe, già permeate di spiriti ultra-rinunziatari e mezzo bolscevizzate dalla propaganda social-comunista, si sgretoleranno e si sbanderanno, parte in Italia e parte oltre il confine, per amor di quieto vivere.

2. Combattenti e spiriti nuovi, desiderosi di disciplinare la nazione salvandola dall’abbiezione in cui sta per precipitare, fanno un colpo di Stato e conquistano il potere. Se avranno la totale devozione dell’esercito e antecedente assicurazione che tutto risponderà a perfezione all’ora voluta, l’Alto Adige seguirà, malgrado l’opposto volere della maggior parte dei suoi abitanti, il destino della nazione.
Se il movimento sorgesse disgregato, frammentario, incerto, senza la simultaneità delle iniziative pensate e misurate fin nei loro minimi particolari, i concittadini di Andreas Hofer, subornati continuamente dai partiti pangermanisti d’oltre Brennero e armati come sono, si sbarazzeranno d’ogni benché minima resistenza italiana e ci cacceranno, militari e civili, oltre la stretta di Salorno, compiendo ogni sorta di violenza e di rappresaglia contro tutto ciò che d’italiano esiste e sta per affermarsi sul posto.
La prova generale fatta in occasione della festa del Sacro Cuore di Gesú sta a provare che i tedeschi alto-atesini sono bene armati e munizionati e decisi a non lasciare passare nessuna occasione per sfogare il loro insopprimibile odio contro l’Italia.
Per la riuscita di qualsiasi movimento nazionale, restauratore dell’ordine e incubatore della nostra grandezza avvenire, è quindi pregiudiziale assicurarsi la fedeltà incondizionata delle truppe che presidiano il confine nord, e avere sul luogo emissari autorevoli e scaltrissimi, capaci di mantenere il collegamento col resto del paese in ogni evenienza.

* Questa parte del documento, sino alla fine, non risulta nel testo dell’Archivio De Ambris; si deve trattatare del pro-memoria Ciarlantini

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Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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