Il nazionalbolscevico nemico del Reich, di Ernst Nolte

Ernst Niekisch, nato nel 1889 in una piccola località della Slesia, trascorse la sua infanzia e la sua gioventù in Baviera dopo che suo padre ebbe acquistato un piccolo negozio nella città di Nördlingen. (…)
Egli sentiva una forte avversione contro l’haute volée della città, i commercianti ricchi e agiati; lo infastidivano il domenicale andare in chiesa e, in base a quanto egli stesso affermava, il dover obbedire agli ordini altrui. (…)

L’influsso decisivo dei russi
La rivoluzione russa ebbe su di lui un’influenza decisiva e positiva, tanto che gli fu chiaro che l’inquietudine interiore che aveva provato fino ad allora era da indirizzarsi principalmente contro la dominante condizione politico-borghese. Poco dopo la fine della guerra divenne presidente del consiglio dei militari e degli operai di Augsburg e, all’inizio del 1919, fu per diverse settimane presidente dei consigli degli operai, dei contadini e dei soldati di Baviera, ma non aderì alla Repubblica dei consigli comunista. Nonostante ciò, nel 1919, fu condannato a due anni di detenzione per concorso in alto tradimento. (…)
A poco più di trent’anni, si ritrovò ad aver già alle sue spalle una considerevole carriera politica e, dopo ulteriori e alterne vicende, trovò la sua reale collocazione come fondatore ed editore della rivista “Widerstand” (cui deve la sua fama di figura rappresentativa del nazionalbolscevismo tedesco) a cui parteciparono per un certo periodo August Winnig, come coeditore, ed Ernst Jünger come collaboratore. Niekisch e la sua rivista furono tollerati dal regime nazionalsocialista fino al 1936. Poi venne arrestato e per scontare la sua pena detentiva venne trasferito nel penitenziario di Brandenburg, dove venne liberato dalle truppe sovietiche nel 1945, quasi cieco e con gravi danni alla salute.
Nonostante vivesse a Berlino ovest entrò a far parte della Camera del popolo della DDR e pubblicò in Germania occidentale alcuni libri che ebbero un discreto successo, tra i quali Il regno dei demoni, una sorta di resa dei conti con Hitler, e l’autobiografia Gewagtes Leben.
In queste opere arrivò ad esprimere giudizi severissimi su Hitler e sul regime nazionalsocialista, diventati i nemici per eccellenza dell’umanità, una marmaglia che aveva compiuto continui delitti come “l’assassinio degli ebrei (…) i forni a gas” oltre che le aggressioni a Polonia, Norvegia, Belgio, Olanda e Unione Sovietica.

Il disprezzo per i borghesi
Tuttavia, chi ebbe occasione di leggere gli scritti che Niekisch aveva redatto alla fine degli anni Venti e all’inizio degli anni Trenta come protagonista della corrente di sinistra nell’ambito della rivoluzione conservatrice, ne ricavò anche un’altra impressione, cioè quella di un autore che certamente, da uomo di sinistra, disprezzava e odiava la borghesia ma che in quanto a estremismo nazionalista non era inferiore a nessuno dei rivoluzionari conservatori. Lo spirito del democraticismo distruggeva ogni cosa attorno a sé come un flagello, e il suo obiettivo era annientare, di comune accordo con le potenze occidentali e con la Curia, lo statalismo tedesco.
La Germania era uno “Stato che inevitabilmente sarebbe stato portato alla rovina dal liberalismo”, poiché “poteva affermarsi in assoluta indipendenza solo come sistema politico modellato dal rigore, blindato, e guidato con fermezza” (…). Se necessario, sarebbero state invocate la “notte di san Bartolomeo e i vespri siciliani contro tutto quanto è occidentale”.
Niekisch esalta il bolscevismo perché rifiuta radicalmente l’Occidente e approva tutto quello che l’Occidente detesta, cioè l’antiliberalismo, l’anti-individualismo e l’aperto riconoscimento della violenza. Allo stesso tempo propone però un’interpretazione che nessun bolscevico russo avrebbe mai potuto sottoscrivere: l’ideale comunista sarebbe stato il mantello di cui si sarebbe ricoperto l’impulso vitale nazionale russo nel suo estremo bisogno di affermarsi.
Non mancano neanche delle considerazioni antisemite. (…) Se simili affermazioni, invece di essere liquidate come frutto di pura retorica, vengono invece prese sul serio, allora non vi è dubbio che, a paragone di Niekisch, Hitler fosse misurato nelle sue dichiarazioni, fosse addirittura un “politico rinunciatario” pronto a sacrificare Sudtirolo, Alsazia-Lorena e il corridoio polacco.
E non sarebbe del tutto peregrina la supposizione che alcuni suoi discorsi sul dominio mondiale della Germania e sul primato dei tedeschi fossero legati alla necessità di non rimanere troppo indietro rispetto a Niekisch e ad alcuni altri esponenti della rivoluzione conservatrice.

Un concorrente pericoloso
In ogni caso, in alcuni ambienti tutt’altro che marginali, si ipotizzava con timore che Niekisch e l’ala nazionalrivoluzionaria o nazionalbolscevica della rivoluzione conservatrice potessero essere un concorrente credibile di Hitler nella lotta per il potere.
La premessa perché ciò avvenisse era uno sviluppo determinato dagli eventi che veniva ritenuto possibile e suscitava non poche preoccupazioni; cioè che la corrente di sinistra, quella più marcatamente socialista all’interno del partito nazionalsocialista, si unisse al raggruppamento nazionalbolscevico, di modo che Niekisch ottenesse quel sostegno di massa con il quale poter aspirare con pari forza al potere.

(ripreso da “Libero”, 29.12.2009)

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Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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