Alla sinistra di Hitler, di Archivio Antifascista Venezia

“La definizione che abbiamo dato del fascismo come rivoluzione di destra resta in sostanza comune a tutte le sue varianti” (George L. Mosse)(1)

Il termine “nazionalbolscevismo” comparve per la prima volta in un opuscolo dal titolo omonimo, pubblicato dopo la Prima Guerra Mondiale in Germania, scritto da un accademico di destra, tale Eltzbacher, che di fronte alle sanzioni economiche e all’occupazione militare degli Alleati vittoriosi auspicava una Germania bolscevizzata. Nel biennio 1919-’20, i comunisti Wolffheim e Laufenberg ripresero queste teorizzazioni, richiamandosi alle tesi di W. Rathenau per la “resistenza armata” di tutto il popolo contro l’imperialismo e, implicitamente, alle classiche tesi fichtiane sullo “Stato corporativo chiuso”, battendosi per la collaborazione tra “nazionalisti rivoluzionari” e Partito comunista, sia contro i capitalisti che contro la socialdemocrazia.(2)
Secondo numerosi storici, soprattutto di scuola liberale, tale convergenza tra “opposti estremismi” contro la democrazia non solo vide in seguito la luce ma fu la causa della morte della Repubblica di Weimar e, a supporto di tale tesi si citano come prove il referendum contro il governo prussiano retto dal socialdemocratico Otto Braun e lo sciopero dei trasporti pubblici di Berlino con la strana intesa tra le “camicie brune” delle SA (Sturmabteilung) e la Lega dei combattenti del Fronte Rosso; in realtà però tale visione non tiene conto della guerra civile combattuta strada per strada dai militanti comunisti del KPD, assieme agli anarcosindacalisti della FAU (Freie Arbeiter Union) e a settori operai socialdemocratici, contro le squadre naziste. Le responsabilità della sinistra social-comunista tedesca furono semmai altre, a partire dal fallimentare progetto di costruzione di un socialismo di Stato, in grado di eliminare le contraddizioni tra Capitale e Lavoro, fatto proprio dai nazisti e poi usato da Hitler nella costruzione del suo Stato totalitario; inoltre rimane un’ombra inquietante la connivenza di buona parte della sinistra tedesca di fronte al montante antisemitismo.
La questione centrale resta però in gran parte da indagare e riguarda l’identità “anticapitalista” e “antiborghese” che la propaganda nazionalsocialista seppe costruire attorno al suo effettivo ruolo reazionario e antiproletario, affermandosi anche in settori decisamente popolari; sovente infatti si tende a dimenticare che le prime SA fondate nel ’21 erano composte da operai, disoccupati e sottoproletari, e che i veri artefici dell’affermazione nazista nelle roccaforti operaie di Amburgo, Berlino e Lipsia furono dei “filosovietici” come i fratelli Strasser(3) assieme all’organizzazione delle cellule di fabbrica nazionalsocialiste (NSBO) di Reinhold Muchow.(4)
Se si considerano le ricerche statistiche riguardanti la composizione sociale degli elettori del Partito Nazista, dei suoi iscritti e dei membri delle SA c’è di che rimanere allibiti; bastino solo alcune cifre: gli operai dequalificati costituivano tra il ’25 e il ’33 la categoria sociale più numerosa tra i membri del NSDAP (ossia del Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori) e il 62% circa degli squadristi SA erano lavoratori industriali e agricoli.(5)
L’estrazione popolare e proletaria di buona parte delle SA, assieme all’estremismo socialista di alcuni suoi comandanti legati a Gregor Strasser, tra l’altro determinarono tra il dicembre `32 e il gennaio ’33 autentici casi di rivolta contro la direzione politica imposta da Hitler; nella Franconia Centrale buona parte delle 6-7.000 “camicie brune” sotto la guida del loro comandante Wilhelm Stegmann costituirono un’organizzazione paramilitare indipendente affermando che le SA dovevano smettere di essere soltanto i “vigili del fuoco” o le “guardie di palazzo”. Analoga sedizione si registrò in Assia e a Berlino vi furono scontri tra SA e SS. Inoltre “in diverse parti del paese membri delle SA delusi passarono ai comunisti, che li arruolarono prontamente nei propri reparti paramilitari”.(6)
La corrente “anticapitalista” del nazismo fu molto forte sino ai primi anni Trenta e, oltre che all’interno di ampi settori delle SA, la sua influenza era avvertibile a diversi livelli della società tedesca.
Nel ’33 il presidente dell’Alta Slesia, Bruckner, attaccò con forza i grandi industriali “la cui vita è una continua provocazione”. A Berlino, tale Koeler, della Federazione operaia nazista, ebbe a dichiarare: “Il capitalismo si arroga il diritto esclusivo di dare lavoro alle condizioni da lui medesimo stabilite. Questo dominio è immorale e dobbiamo spezzarlo”, mentre Kube, capo del gruppo nazista al Landtag prussiano, se la prendeva con i latifondisti ed il governo sollecitando la riforma agraria mediante la confisca prevista dal programma del partito.
Da tempo ormai però il führer aveva deciso altrimenti incaricando il principale capitalista tedesco, Krupp von Bohlen, della riorganizzazione dell’industria tedesca, mentre il Consiglio generale dell’economia risultava composto da 17 membri, comprendenti tutti i maggiori industriali e i più importanti banchieri della nazione che avevano appoggiato la controrivoluzione nazista.
Dopo la conquista del potere Hitler, ormai Cancelliere del Reich, avviò pertanto un’opera di spietata normalizzazione interna al fine di “mantenere l’ordine nelle strutture economiche (…) secondo le leggi originarie radicate nell’umana natura”; l’apice di tale stabilizzazione venne raggiunto il 30 giugno 1934 durante “La Notte dei Lunghi Coltelli”, quando vennero sterminati un certo numero di politici conservatori scomodi, personalità cattoliche e militari dissidenti, assieme alla “sinistra” del nazionalsocialismo facente capo al capi delle SA di Röhm, e a settori di destra, capeggiati dall’ex-cancelliere generale von Schleicher, che tramavano contro Hitler utilizzando tatticamente anche la corrente “rossa” del Partito nazista che si riconosceva in Gregor Strasser; ma il senso principale del massacro fu quello descritto con precisione da Julius Evola: “Fra le SA, le Camicie Brune, il cui capo era Ernst Röhm, si era fatta largo l’idea di una ‘seconda rivoluzione’ o di un secondo tempo della rivoluzione; si denunciava il sussistere nel Reich di gruppi ‘reazionari’, che erano quelli della Destra, e una combutta di Hitler coi ‘baroni dell’esercito e dell’industria’ (…) Ebbene, il 30 giugno 1934 valse essenzialmente come lo stroncamento di questa corrente radicalista del partito e di un suo supposto complotto”.(7)
D’altra parte fu lo stesso Hitler, durante il discorso pronunciato al Reichstag il 13 luglio seguente, ad assumersi la responsabilità di “giustiziere supremo del popolo tedesco” e a rivendicare la legittimità delle centinaia di assassini compiuti dalle SS e dalla Gestapo che in questo modo avevano sventato una “rivoluzione nazionalbolscevica”.(8)
Sul finire del `34 e ai primi del `35 circa centocinquanta comandanti delle SS furono trovati uccisi; sui loro cadaveri un cartoncino con le lettere R.R. per Röhms Rächer (Vendicatori di Röhm) farebbe pensare ad un’estrema vendetta dei nazisti ormai nemici di Hitler; ma ormai per il Fronte Nero, per Opposizione e per gli altri gruppi della Rivoluzione Conservatrice, su posizioni diverse ma accomunati dalla visione secondo cui Germania e Unione Sovietica avrebbero dovuto dare vita ad un’alleanza anticapitalista in funzione anti-Occidente, non rimaneva che scomparire in attesa di momenti più propizi che si sarebbero presentati sul finire della Seconda Guerra Mondiale.
Interessante peraltro notare che anche una parte del fascismo russo avrebbe maturato simili convinzioni, giungendo ad affermare che “le aspirazioni nazionali della Russia si sono espresse nell’azione del Partito comunista e dei suoi dirigenti” e ritenendo che lo stalinismo avesse finito per riflettere le loro idee.(9)
Il destino dei sospetti nazionalbolscevichi tedeschi, schedati e perseguitati dalla Gestapo (10), fu in alcuni casi quello dell’eliminazione fisica o della deportazione nei lager,(11) tanto che sono stati definiti come i “trotzkisti” del nazionalsocialismo; ma così come difficilmente si può negare che Trotzky sia stato un comunista per il fatto che venne fatto assassinare da Stalin, altrettanto difficilmente si può negare che i nazionalbolscevichi siano stati solo la “sinistra” del movimento nazista e, paradossalmente, lo stesso Hitler fu a modo suo “nazionalbolscevico” quando nel ’39 Ribbentrop e Molotov firmarono l’infame patto di non-aggressione tra Germania ed URSS.

(ripreso da Archivio Antifascista Venezia, Quando il fascismo si tinge di rosso, “Intermarx”, http://www.intermarx.com/ossto/archivio.html)

Note
(1) Cfr. George Mosse, Intervista sul nazismo, Laterza, Bari 1977, p. 106.
(2) Cfr. Giancarlo Buonfino, “Teatro Totale: Massenspiel e Chorspiel”, in Aa.Vv., Avanguardia Dada Weimar, Arsenale Cooperativa Editrice, Venezia 1978, pp. 36-37.
(3) Seguaci di Hitler fin dall’inizio, i fratelli Strasser ottennero ottimi risultati politici nella Germania Settentrionale, svolgendo un’opera di agitazione e propaganda da posizioni che rivendicavano il carattere völkisch (nazionalpatriottico) dell’esperienza bolscevica, posizioni alla fine degli anni Venti condivise anche da Joseph Goebbels, futuro ministro della propaganda, che nel ’25 affermava di credere nel “socialismo del proletariato”. Gregor, la cui popolarità all’interno del movimenti era seconda soltanto a quella di Hitler, verso la metà degli anni Venti divenne responsabile del complesso apparato organizzativo ed anche capo amministrativo del Partito nazista; ma sia lui che il fratello Otto, seppur seguendo percorsi diversi, entrarono in contrasto con la direzione hitleriana. Gregor divenne capo dell’ala “socialista” del partito, ma nel ’32 si dimise da ogni incarico e se ne andò in Italia sia per divergenze politiche e ideologiche sia per le macchinazioni di Goering e di Himmler che pure era stato suo segretario. Il cancelliere Kurt von Schleicher a quel punto cercò di assicurarsi la collaborazione di Hitler sfruttando una possibile scissione all’interno del Partito nazista capeggiata da Gregor Strasser, ma questi non volle prendersi una simile responsabilità e si ritirò dalla politica occupandosi soltanto della direzione della casa farmaceutica Schering-Kahlbaum; ma ciò nonostante durante la Notte dei Lunghi Coltelli venne catturato ed ucciso. Suo fratello Otto ruppe con Hitler fin dal ’28 e nel ’30, accusandolo di aver tradito gli ideali socialisti del movimento, dette vita ad una vera scissione dal partito nazista, formando il Fronte Nero (Schwarze Front) che rappresentò senza dubbio, la principale organizzazione dei nazionalboscevichi, che ben presto furono costretti a svolgere attività clandestina o ad espatriare come fece lo stesso Otto nel ’33 (Sul Fronte Nero si veda Armin Mohler, La Rivoluzione Conservatrice in Germania 1918-1932, Akropolis/La Roccia di Erec, Firenze 1990; Luciano Picciafuochi, Chi sono i nazisti “di sinistra”, in “Praxis”, luglio-agosto 1998).
(4) Reinhold Muchow, leader della Nationalsozialistiche Betriebszellen-Organisation, venne eliminato in circostanze misteriose nel settembre del ’33.
(5) 9 Cfr. P. Ortoleva e Marco Revelli, La società contemporanea, Edizioni Bruno Mondadori, Milano 1986, pp. 408-409; vedi anche Sergio Bologna, Nazismo e Classe Operaia 1933-1993, Cox 18-Calusca City Lights, Milano 1994.
(6) Cfr. Henry Ashby Turner Jr., I trenta giorni di Hitler. Come il nazismo arrivò al potere, Mondadori, Milano 1997, p. 89.
(7) Cfr. Julius Evola, Note sul III Reich, in appendice a Aa.Vv., Il fascismo visto dalla Destra, Volpe, Roma 1979, pp.160-161.
(8) Cfr. Jacques Delarue, Storia della Gestapo, Dall’Oglio Editore, Varese 1964, p. 178.
(9) Cfr. Sergej Kulesov e Vittorio Strada, Il fascismo russo, Marsilio, Venezia 1998, pag. 25.
(10) Il principale compito della Gestapo era la “repressione dei sovversivi” ma questa dizione generica comprendeva varie categorie; in una pubblicazione interna della Gestapo, destinata agli aspiranti agenti e redatta dal commissario Wendzio si precisava che “in particolare noi, sotto tale denominazione, intendiamo comunismo, marxismo, ebrei, religioni politicizzate, massoneria, scontenti della politica (mormoratori), opposizione nazionale, reazione, Fronte Nero (Strasser), sabotatori dell’economia, delinquenti abituali, rei di pratiche abortive e omosessuali (…), traditori e spie” ed era la sezione IV-A-3, diretta da Litzenberg, ad occuparsi dei “nazionalbolscevichi” (Cfr. articolo di Giuseppe Mayda, “Gestapo, il braccio violento del nazismo”, in “Storia Illustrata”, n. 207, Milano, febbraio 1975).
(11) Tra questi vanno citati Reck-Malleczewen, Albrecht Haushofer e in particolare il percorso di Ernst Niekish, già consiliarista e quindi fondatore del giornale “Widerstand” e del gruppo Widerstand-bewegung, rinchiuso in un lager dal ’34 al ’45; i nazionalcomunitaristi attuali inseriscono in tale elenco anche Harro Schultze-Boysen impiccato però in quanto “agente di una potenza nemica” (Cfr. A. Mohler, op. cit., p. 12).

Pubblicato da z3ro a 19:02

Etichette: , , , , , , , , , , , , ,

Advertisements

Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
Questa voce è stata pubblicata in Comunismo e PCI, Cultura, Fascismi, Naz Bol - Sinistra Nazionale, Politica, Socialismo, Storia. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...