Alain De Benoist. Niekisch dopo il 1945

Pubblicato da su 23/08/2012

La carriera politica di Niekisch non si conclude nel 1945. Ma l’uomo che i russi hanno liberato della sua cella non è ovviamente la stesso di quello che più di dieci anni prima profetizzò l’avvento della Terza figura imperiale. Si definisce democratico e progressista. Resta, tuttavia, convinto di molte sue intuizioni e forse l’occupazione sovietica della Germania orientale lo porta a credere che la sintesi “prussiano-bolscevica” che ha sognato è, almeno in parte, in procinto di essere realizzata. Dal mese di agosto 1945, entrò a far parte del Partito Comunista Tedesco (KPD) e, contemporaneamente, prende la direzione della Volkshochschule Wilmersdorf, situata nel settore britannico, dove continua a vivere. In autunno, lo troviamo come direttore dell’Ufficio della Lega per i Beni Culturali per il Rinnovamento democratico della Germania (Kulturbund zur demokratischen Erneuerung Deutechlands) e della Società di amicizia tedesco-sovietica. Diventò membro della SED nel mese di aprile 1946. Nel gennaio 1946, maliziosamente Jünger scrisse: “Sembra che Niekisch sia completamente orientato verso est!”. L’interessato rispose non semplificando le cose…
Nel 1947, grazie al sostegno dello storico Alfred Meusel, Niekisch divenne professore incaricato di questioni politiche e sociali contemporanee presso l’Università Humboldt di Berlino. Divenne professore di ruolo l’anno successivo. Nel 1949, è membro del Presidium del Consiglio nazionale del Fronte Nazionale, direttore del Centro di Ricerche sull’Imperialismo, ottiene un seggio nella Casa del Popolo (Volkskammer) ed è, quindi, strettamente legato alla nascita della DDR. Ma a causa del suo spirito indipendente si procura subito delle inimicizie, e a partire dalla fine del 1949, sembra iniziare a incontrare le prime difficoltà ad esprimersi. Nel 1951, l’Istituto per la ricerca contro l’imperialismo è improvvisamente chiuso. L’anno successivo, per la pubblicazione del suo libro intitolato Europaische Bilanz, mentalmente composto durante la sua detenzione e scritto subito dopo la sua liberazione (“Ho scritto in quattro mesi quello aveva maturato lentamente in otto anni”), si attira gli attacchi violenti di Wilhelm Girnus, uno degli ideologi del partito, che lo accusa di usare una terminologia marxista per far passare idee “non scientifiche”, idealistiche, irrazionali e pessimiste, e sostiene che il libro è una sorta di “edizione americana di Spengler”!
All’inizio del 1953, Niekisch accusa pubblicamente la leadership della DDR di aver perso il contatto con la gente. Dopo la sollevazione del 17 giugno, interviene a fianco dei sovietici contro Walter Ulbricht, dà le dimissioni dalla SED e fa ritorno definitivamente ad ovest. Nelle sue memorie, egli dice: “La libertà, che si era nuovamente aperta a me, si è rivelata un impenetrabile groviglio di nuovi afosi assoggettamenti”.
Nello stesso anno, Niekisch pubblica Das Reich der niederen Dämonen, nel quale sosteneva il fallimento della classe media e della resistenza morale di fronte all’hitlerismo: “La borghesia ebbe il governo che si meritava”. Messo in vendita nella DDR nel 1958, il libro verrà ritirato dalle librerie, dopo poche settimane. Ma Niekisch non si è convertito all’Occidente! In un suo articolo, denuncia la giovane Repubblica federale come una “plutocrazia”, prende posizione a favore del neutralismo e qualifica le idee di Adenauer come “degno successore occidentale di Hitler”. Nel 1956, scrive un testo sulla figura del “cancelliere” (Der Clerk), in cui lo descrive come un moderno fellah – un termine apparentemente preso in prestito da Spengler – al servizio della tecno-burocrazia, facendo un certo rumore. Nel frattempo, nelle sue opere, da Deutsche Daseinsverfehlung (1946) fino al primo volume delle sue memorie, Niekisch riscrive la propria storia e sostiene che ha frequentato, solo per questioni tattiche, gli ambienti nazionalisti prima della guerra. Infine, inizia contro le autorità della RFT una battaglia legale che non durerà meno di tredici anni, a causa del rifiuto ostinato di pagare una pensione, di cui aveva diritto, come vittima del nazismo, con il pretesto delle sue simpatie per l’Oriente. In questo contenzioso, che oscura gli suoi ultimi anni di vita, Niekisch è sostenuto da avvocati, come Fabian von Schlabrendorff, e soprattutto dal suo amico Joseph Drexel, che è riuscito fin dal 1945 a prendere la testa di un impero editoriale di giornali in Franconia (è stato in particolare il fondatore della Nürnberger Nachrichten). Solo nel 1966, mesi prima della sua morte, e dopo l’intervento della Commissione europea dei diritti dell’uomo, Niekisch finirà per ottenere 30.000 marchi di riparazione e una pensione mensile di 1.500 marchi!
Ernst Niekisch muore a Berlino, solitario, il giorno del suo sessantottesimo compleanno, il 23 maggio 1967. I suoi resti sono stati cremati in presenza di Drexel, A. Paul Weber, Schlabrendorff, e Jünger, che dopo dichiarò: “Ho partecipato al suo funerale. Vi erano vecchi attivisti in scarpe da ginnastica, che sembravano usciti da un romanzo di Joseph Conrad, L’agente segreto, e alcuni vecchi amici. E’ stato un funerale triste“.

(ripreso dalla “Prefazione” di Alain de Benoist al libro Ernst Niekisch, Hitler. Une fatalità allemande et autres ecrits nationaux-bolcheviks, a cura di Alain de Benoist, Pardes, Parigi, 1991; poi riprodotto in “Patria”, n. 22, gennaio-febbraio 2010)

Fonte: http://naz-bol.blogspot.it/2010/01/niekisch-dopo-il-1945-di-alain-de.html

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Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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