Un ‘ Identità mai perduta !

Un ‘ Identità ROMANA Mai Perduta !

Se avrete un po’ di pazienza vi spiegherò del perché l’Italia rimase sempre Romana e non perse mai la sua identità italiana lungo i secoli.

Nonostante le numerose divisioni e invasioni,sia gli invasori che gli autoctoni,dopo l’avvento di Roma nella Penisola come Civitas unificatrice,non smisero mai di governare,nè tanto meno di identificarsi con essa. Vi dimostrerò ,dunque, nelle righe che seguiranno,come l’identità unitaria italiana non solo sia nata con Roma,ma che anche dopo la sua caduta,l’Ideale di Roma e l’identità Romana continuarono nei secoli fondendosi con l’identità italiana del nostro popolo. Da ciò si potrà tranquillamente dedurre come l’una (Roma) non possa prescindere dall’altra (l’Italia) ,e che quindi Roma è l’Italia e l’Italia è Roma.

Per  troppo tempo mi son sentito dire cose del tipo : “ la patria è una cosa recente” ,”non siamo mai stati un popolo e non abbiamo mai avuto una identità collettiva” ,o peggio ancora “ abbiamo una storia molto recente,siamo giovani” ,”tutto deriva dalla Francia”,e per  finire “i romani sono una cosa passata e gli italiani ne sono un’altra”. A simili sciocchezze,più legate al senso comune che non alla ragionevolezza e alla veridicità storica,enuncerò nelle prossime righe una serie di avvenimenti realmente accaduti pronti a smentire i luoghi comuni e le inesattezze storiche che da troppo tempo attanagliano l’opinione pubblica dei molti italiani che ignorano la grandezza e la magnificenza della propria storia.

Prima di elencarvi le innumerevoli vicende storiche che riguardano la nostra penisola mentre era divisa politicamente,inizierei col descrivervi le vicende precedenti che fecero  sì che si formasse un’identità collettiva italiana e Romana.

Iniziamo col dire fin da subito che la Storia d’Italia non ha 150 anni ,e che essa non si riduce alle vicende storiche  dello stato-Nazione risorgimentale. L’Italia intesa come Patria,ovvero come terra dei Padri,esiste da sempre…  anzi la nostra penisola è forse il pezzo di terra che viene chiamato così da più tempo. Il nome Italia porta con sé diverse leggende,molte delle quali senza alcuna attendibilità storica,ma solo utilizzate ad hoc per avvalorare i primati toponomastici degli innumerevoli popoli che attraversarono la nostra penisola cercando di coglierne un origine divina del tutto personale. Già questo fatto dovrebbe farci riflettere sulla grandezza e l’interesse che la nostra terra Italia(dall’osco-italico antico “terra fertile e vitale,quindi piena di vitelli”) ha sempre suscitato in popoli che esistevano addirittura prima di Roma,la cui origine si perde ,appunto, nella notte dei tempi.

Occorre tuttavia fare un ‘ultima premessa. Distinguerò in seguito la parola Patria, (terra,cultura e usanze degli antichi Patres)che utilizzerò da qui fino alla fine del testo,dalla parola Nazione,(suolo o terra natia,ovvero il suolo dove uno nasce). Inizialmente questi due termini,entrambi simili e di origine latina,assunsero via via un significato differente. Con il primo termine vi è più un adesione culturale e spirituale alle usanze degli antichi antenati,mentre per il secondo,non vi è alcuna adesione o scelta,semplicemente si nasce così,in quel suolo, e dunque si è legati ad uno Stato-Nazione più per obbligo costituzionale che non per scelta. Non vi è alcun dovere di appartenenza se non quello imposto dallo stato vigente,di un determinato periodo storico, che ci iscrive all’ anagrafe una volta nati. La Nazione è una struttura,questa si, recente,più di matrice risorgimentale,borghese e ottocentesca che non legata ad una Traditio popolare tramandata lungo i secoli . Molto spesso le Nazioni sono “Patrie artificiali”,costruite in chiave contemporanea,volte a miscelare e creare per forza delle tendenze culturali che nulla hanno mai avuto a che fare con la tradizione di popoli oramai mutati e trasformati lungo il percorso della storia. Ed è così che la Francia anziché esaltare il regno di Francia di derivazione Sacra,Romana e Imperiale o la Gallia Romanizzata ,contenente l’embrione di quella che sarà più avanti la Lutetia Parisiorum (Parigi) degli europei, tende ad esaltare Vercingetorice  e una fantomatica resistenza celtica verso gli invasori Italo-Romani. Idem per la Grecia,dopo che il suo popolo per secoli si definì “Romano” ,ripristina il mito di Leonida ,che combattè anticamente i persiani, per poi utilizzarlo propagandisticamente nell’ottocento contro il nemico comune ottomano. Idem per i colori nazionali,anch’essi ottocenteschi e contemporanei,dopo che per secoli i colori della Grecia e dei greci furono quelli giallo-rossi dei Romani (“Romei” così si chiamavano i greco-bizantini),con tanto di aquila bicipite su sfondo giallo,ora la nuova bandiera diviene a strisce orizzontali bianco-azzurre,in onore del nuovo sovrano bavarese divenuto Re di Grecia. O la Germania,che anch’essa dopo essere stata Sacra e Romana per secoli ripristina il mito di Arminio capo dei cherusci, e delle grandi orde barbariche antiRomane,ignorando totalmente il fatto che quelle stesse orde sparse lungo il limes desiderassero come non mai avere la cittadinanza romana.A testimonianza di ciò,sta il fatto che ,nonostante la rivalutazione di Arminius in chiave Nazionalista,i reggenti Prussiani continuarono a definirsi Kaiser (ovvero Cesari in tedesco) e il loro regno Reich,ovvero erede del Sacro Romano Impero. E per finire noi italiani,uniti dai franchi Savoia,adottammo anche noi un tricolore di derivazione franco-giacobina e napoleonica,tralasciando il giallo-rosso,colore della Romanitas universale. Nell’ottocento con i Savoia iniziammo a fare una gran confusione, rivalutammo i latini insieme agli ostrogoti e ai longobardi ,miscelando e mischiando tutti in un unico calderone,nemici e amici, con la smania ossessiva di creare un unico collante storico-Nazionale che giustificasse quello Stato “fantoccio” denominato Regno d’Italia.

Intendiamoci non avverso il processo di unità Nazionale del 1861,anzi, esso risulta per me un momento indispensabile e necessario per la storia d’Italia;tuttavia ho ritenuto solo, con gli esempi precedenti, descrivervi la netta distinzione fra il concetto antichissimo di Patria e quello molto più recente di Nazione.

Come scritto all’inizio di questo articolo la prima unità della Patria la attuarono i Romani e non i piemontesi. (Ovviamente per Romani non intendo solo gli abitanti di Roma,ma tutti coloro che ebbero la cittadinanza romana, persino i Taurini romanizzati ai piedi dei monti,quelli che ancora oggi chiamiamo piemontesi).

Non è vero come dicono molti che i Romani unificarono l’Italia solo grazie alle loro conquiste e alle sottomissioni altrui,pochi sanno ,ad esempio,che ci fu persino una guerra(guerra sociale) fra i Romani e gli abitanti dell’Italia di allora,che volevano negare la cittadinanza a quest’ultimi. Ma procediamo con ordine. Il termine Italia come dicevo prima è antichissimo,esiste addirittura prima delle grandi piramidi,prima dell’avvento dei greci,prima che la Cina si chiamasse Cina,e soprattutto prima degli Italiani . Tuttavia il primo popolo a considerare l’Italia la propria Patria furono proprio i Romani. I Romani furono talmente legati all’Italia da creare leggende e racconti per rafforzarne il legame verso quella che definivano a tutti gli effetti la loro terra. Virgilio nella sua Eneide scriveva “Io sono il pio Enea ,per fama noto oltre il cielo,e cerco la Patria Italia”. Ovviamente,seppur legati all’Italia,dovettero per i primi secoli fare i conti con le altre popolazioni che abitavano la penisola. Nell’epoca regale di Roma,l’Italia si presentava divisa in diversi popoli, culturalmente e geneticamente la possiamo separare approssimativamente in tre grandi tronconi : A Nord abbiamo la componente maggioritaria etrusco-ligure, con qualche incursione celtica ogni tanto,influenzata però anch’essa dalla tradizione Tuscana. Si può dire che a livello culturale gli etruschi influenzarono un area che andò ben oltre il Nord Italia,diedero il nome a due dei cinque mari che bagnano la nostra Italia;Tirreno fu il capo etrusco che li guidò fino in Toscana,e Adria ,città del Veneto fondata sul mare, darà nome all’ intero Mar Adriatico. Tuttavia si diffusero notevolmente nella valle Padana,contaminando e influenzando le diverse etnie autoctone e celto-liguri ,arrivando persino nella Raetia(dal Canton Ticino alla Germania Inferior,prima abitata appunto dai Rezii,discendenti diretti degli etruschi) .Da un punto di vista biologico, invece, fu l’etnia Ligure a diffondersi maggiormente,essa si diffuse in maniera determinante e orizzontale in tutta l’area,dalla “greca” (Massilia)Marsiglia fino ai colli euganei del Veneto.

Nel Centro e nel Centro-sud abbiamo invece una miriade di popolazioni italiche,in prevalenza di etnia osca. Tutti gli Italici infatti discendono dall’Umbria,la regione più antica d’Italia,abitata appunto dagli osco-umbri. I latini,sono invece di ceppo faliscio,e rappresentano un etnia minoritaria,prevalentemente presente quasi solo nel Lazio(Lativm vuol dire terra dei Latini appunto) e in Sicilia dalla sola,ma determinante, tribù dei siculi(da cui deriva il nome Sicilia,terra abitata dai Siculi).

Nel Sud,invece, la cultura magno-greca risulta essere quella predominante. Essa rappresenta un vero e proprio collante per tutti i popoli dell’Italia meridionale,siano essi di etnia italica,autoctona(gli ausoni) o illirica ,devono fare comunque i conti con questa cultura di cui loro stessi ne finiranno per farne parte. Basti pensare alla cultura illirica molto presente in Puglia,insieme a quella Spartana nel tarantino,quest’ultima di matrice dorica,proviene a sua volta sempre dall’Illiria(i balcani), sarà una delle culture basilari per quello che sarà secoli dopo il popolo greco e la sua cultura Ellenica e alessandrina dell’Ellas,figlia appunto di tre stirpi (eolica,ionica e dorica,ovvero rispettivamente macedone,epira e illirica).

Quindi semplificando, a Nord abbiamo un Area Etrusco-ligure,al centro un area Italico-latina e nel sud Magno greca.

In un Italia così frammentata,il grande merito di Roma,soprattutto durante la Res Pvblica, fu quello di riuscire a trasmettere il senso di appartenenza romano a diversi popoli indirizzati verso una Patria Italiana comune. Sicuramente la forza e il genio romano non bastarono,un ruolo chiave lo giocò soprattutto Annibale e il pericolo punico,visto invece come cultura estranea all’Italia e alle isole di Sicilia e Sardegna. Sicuramente la presenza della Punica Cagliari e Palermo,seppur da prima ingombranti,lo divennero ancora di più allo scoppio delle guerre puniche. Pian piano,con l’avanzare di questa guerra,i popoli che inizialmente risultavano essere ostili a Roma,stanchi dello sforzo e della minaccia bellica continua,si schierarono con Roma. Storica fu la resistenza dei taurini e dei veneti contro Annibale per difendere la loro Patria comune,l’Italia. Una resistenza talmente sublime da far impallidire persino i padani odierni!

Vinte tutte le Guerre Puniche ,una dopo l’altra,superato il nemico comune che faceva da collante patriottico,questa unità, presso i popoli dell’Italia antica, da “ufficiosa” si sentiva l’esigenza di renderla ufficiale . Fu così che nel 91 a.C , gli Italici alleati con le altre popolazioni italiane reclamarono la cittadinanza Romana,richiedendo di unire la Patria Italia sotto un unico vessillo,lo stesso che combattè contro Annibale e gli invasori punici,Roma. Stanchi di essere dei semplici alleati o socii,elessero una loro capitale,in Abruzzo, Corfinum. Corfinio doveva essere la nuova capitale italiana. La classe senatoriale e aristocratica degli Optimates a Roma si ribellò non volendo concedere un diritto che per loro appariva esclusivo solo per i veri Quiriti. Scoppiò dunque la guerra Sociale(dei Socii appunto,gli alleati),rinominata dagli storici odierni,Guerra Italiana,proprio perchè al termine di questa guerra,nel 88 a.C. gli Italici e tutti i socii dell’Italia,benchè sconfitti dai Romani,riuscirono comunque ad ottenere la cittadinanza romana e l’unità della Patria,grazie appunto all’altra componente senatoriale avversa agli optimates,quella dei Popvlares,che lottò nel Senato,con in testa Gaio Mario(zio di Giulio Cesare) per concedere la cittadinanza e garantire così la prima Unità Italiana.

Tuttavia,c’è chi contesta questa guerra,dicendo che l’Italia era unità solo dal Rubicone in giù.. prima era tutta Gallia. Chi sostiene questo,forse dimentica che il nome Gallia era una semplice denominazione geografica dei romani e che il Nord Italia,come ho scritto pocanzi,fu abitato prevalentemente da etnie liguri ed etrusche. Altro dato da non dimenticare,è che qualche decennio più tardi,il nipote di Gaio Mario,Giulio Cesare,concederà la cittadinanza anche al rimanente Nord cisalpino. E Augusto ,figlio adottivo di Cesare,creerà una suddivisione statale simile a quella che conosciamo oggi,costituirà addirittura le Regioni Italiane,embrione di quelle odierne. Anch’esse,attualmente, tanto reclamate a gran voce per sostenere le tesi dei separatisti ignoranti di ieri e di oggi. Tesi che ignorano,appunto,che l’Italia,sia nel suo complesso che nelle sue piccole realtà locali,fu inventata e plasmata per filo e per segno dai nostri grandi avi latini.

Va specificato che le isole della Sicilia,Sardegna e Corsica,furono invece definite non italiane,almeno fino ai tempi di Diocleziano. Fu lui che durante il periodo della Tetrarchia,inglobò queste tre isole nella Provincia Italia,con capitale Mediolanvm e non più Roma. L’Impero stava mutando,grandi cambiamenti stavano avvenendo. L’impero e la Romanità classica così come l’avevamo conosciuta non esisteva più. Tutto si stava imbarbarendo,corrompendo e germanicizzando. Stava iniziando il Medioevo. Dopo Milano,fu scelta un ‘altra città italiana per la sua parte Occidentale dell’Impero,Ravenna. Quest’ultima molto più sicura dalle invasioni,e più accessibile al mare.

Da quì la storia la conosciamo tutti. L’Impero Romano oramai diviso in due parti,vedrà sopravvivere solo la parte orientale con capitale Costantinopoli(nome che diede Costantino a Bisanzio,da cui derivò il termine settecentesco di Impero Bizantino).

La parte Occidentale,invece,cadrà verso la fine del V secolo,nel 476 d.C. Risulta noto come l’Italia fosse l’emblema stesso di Roma,e Roma dell’Italia.Oramai anche se per tutti quei secoli di storia numerose genti divennero romane,la Patria e il Simbolo dei romani rimase l’Italia,dire di recarsi in Italia equivaleva a dire di recarsi a Roma,e viceversa. Caduta Roma,cadde anche l’Italia,e con esso tutto il suo mondo antico.

Questo però non deve scoraggiare i lettori,poiché,al contrario di come molti pensano,l’Italia non perse ancora la sua unità politica,né tantomeno la sua identità Italiana e Romana (che all’epoca come ho ben spiegato risultavano esser sinonimi).

Nel 476 d.C. Odoacre depone l’ultimo Augusto d’Occidente,Romolo Augusto(detto Augustolo per la sua tenera età)e rispedisce le insegne imperiali a Costantinopoli dall’Imperatore Orientale Zenone. Tuttavia, molti dimenticano che Odoacre governò l’Italia intera a livello giuridico con il titolo di Patrizio Romano,e con quello di Prefectus Italiae per conto della parte Romano-Orientale. Nulla era cambiato,le leggi e le istituzioni del vecchio stato romano rimasero intatte,il senato rimase sempre a Roma,e gli edifici imperiali di Ravenna furono abitati da questo barbaro romanizzato che governava l’Italia per conto di Costantinopoli. L’Italia quindi rimase assolutamente Romana,al contrario di altri paesi occidentali limitrofi divenuti oramai Romano-germanici.

Questo periodo però,non durò che qualche decennio. L’imperatore bizantino, alleandosi con Teodorico ,Re degli Ostrogoti,vedeva oramai con diffidenza Odoacre,sempre più sfuggente al suo controllo. Sperava che questi riuscisse a porre sotto il controllo ostrogoto le nuove popolazioni barbariche che spingevano ai confini dell’Impero, assicurando così a Bisanzio una zona di influenza che fungesse da cuscinetto tra l’Impero e le popolazioni barbariche vicine.

I successi di Teoderico portarono l’imperatore Zenone a riconoscere al re ostrogoto lo status di federato romano e di eleggerlo a console romano nell’anno 484 (alcuni anni dopo gli fu anche eretta una statua equestre a Costantinopoli), ufficializzando in questo modo il predominio ostrogoto sull’area romano-balcanica. Fu così che sotto la spinta di Zenone,Teodorico nel 489 varcò le Alpi orientali e dichiarò guerra a Odoacre.Cinque anni più tardi,dopo ingenti perdite,Teodorico invitò a banchettare Odoacre per una trattativa di pace,e con questa scusa uccise lui e tutta la sua corte a tradimento,divenendo lui e gli ostrogoti i nuovi padroni dell’Italia Romana. Anche qui però nulla cambiò. Gli ostrogoti usavano monete romane,misero insegne in latino,nominarono consoli romani al governo dell’Italia esattamente come prima faceva l’Imperatore d’Occidente,cercarono di indossare indumenti romani,fecero restaurare gli edifici romani distrutti dalle invasioni precedenti,mantennero il Senatvs e le Istituzioni del precedente Impero Romano d’Occidente,Ravenna rimase la Capitale e Roma il simbolo universale,nulla era cambiato! L’amministrazione civile rimase in mano agli italiani,Teodorico governò l’Italia da console romano-bizantino dei balcani ,alleato con Costantinopoli ,per Costantinopoli ,e sottoposto a Costantinopoli. In pratica era una stato ”satellite” alleato al servizio della Nova Roma (Costantinopoli,la seconda Roma).

Nel 493 Teodorico si autoproclamò Re d’Italia,definendosi regnante sia degli ostrogoti che dei Romani. La due popolazioni però non mi mischiarono mai,troppo diverse fra loro e troppo legate a un vincolo legale di matrimonio(gli ostrogoti potevano sposarsi solo con gli ostrogoti e gli italici solo con gli italici),i primi si occuparono di materie militari e gli italici delle materie civili.

Anche in questo periodo l’Europa, benchè dominata militarmente da stirpi germaniche,fu fortemente Romana. Se si pensa che in tutta Europa e in tutto il mediterraneo circolavano ancora le vecchie monete romane occidentali,e nessun Rex barbaricvm poteva definirsi Imperator e vestire la porpora,proprio perché questo era un lusso che spettava solo ad un vero regnante romano. In Italia la situazione fu ancora più specifica,nonostante il dominio ostrogoto,l’Italia,come si è già detto, era una stato satellite di Bisanzio,e i suoi abitanti,gli italiani, continuavano ad essere chiamati Romani. Già solo questo dovrebbe far riflettere i molti che considerano finiti i romani dopo il 476 ,e che dal 477 in poi vedono la nascita dei nuovi italiani. Da come si evince, questa netta linea di demarcazione esiste solo nella testa degli ignoranti. Prendiamo ad esempio un uomo dalla grande statura intellettuale e filosofica come Boezio,lui romano di nascita,appartenente alla Gens Anicia, nacque esattamente un anno prima della caduta dell’Impero Romano d’Occidente,nel 475. Come dovremmo definire dunque quest’uomo? Secondo gli idioti che tendono a dividere il mondo Romano da quello Italiano dovremmo dire che quest’uomo, romano di nascita e di stirpe, visse da italiano,ma al contempo fu, durante la sua vita da non romano-ora italiano,un magister officiorum,occupando quindi una carica romana,oramai però definita al tempo stesso estinta dai molti (per pochezza d’intelletto).

La contraddizione ,come vedete,sta proprio quì. Con una simile interpretazione settoriale e convenzionale della storia non si può far altro che generare confusione. La risposta sull’identità di Anicio Manlio Torquato Severino Boezio è quindi molto semplice; fu romano e italiano al tempo stesso,proprio perché la storia è lineare e non settoriale,essa è un continuo divenire nel tempo e nello spazio,con forme diverse ma con la stessa essenza ed energia. Quindi Romani e italiani furono la stessa cosa,esattamente come lo furono Giulio Cesare,Ottaviano Augusto,Dante Alighieri o un Petrarca o un Buonarroti qualsiasi. Dunque,d’ora in avanti,per favore,diffidate sempre da chi tende a differenziare gli autori latini da quelli italiani,da chi distingue patriotticamente un Seneca da un Petrarca o da un D’Annunzio.

Tornando alla nostra storia,tutto sembra finito,oramai l’Italia è sì Romana e unita,ma è in mano a dei barbari,seppur romanizzati e filo bizantini,sempre stranieri rimangono! Pochi sanno però,che non solo dopo il 476 d.C. l’Italia non perse mai la sua essenza culturale,la sua unità politica,la sua tradizione e la sua identità storica, ma addirittura l’Italia tornò ad essere governata direttamente da dei Romani ! Difatti,i Romei (romani in bizantino medievale) stanchi di vedere stati “cuscinetto” alleati a loro, decisero di riprendersi direttamente ciò che gli apparteneva di Diritto,ovvero Roma,l’Italia e tutta la ex-parte Imperiale Occidentale. Teodorico,messo dai Romei al posto di Odoacre per avere maggior controllo sull’Italia,non riuscì comunque a garantire la suprema auctoritas bizantina sulla penisola. Fu così che nel giro di due anni,525 e 526,vengono giustiziati con ordine, il prima citato Boezio ,e dopo, il grande statista Simmaco.Entrambi uccisi dagli ostrogoti poiché sospettati di essere troppo filo-bizantini. Ovviamente questi fatti non faranno altro che inasprire sempre più i rapporti già fragili fra i due Stati Romani alleati, e si scadrà,così, in uno scontro bellico,la famosa guerra Greco-Gotica.

Allo scoppio della guerra nel 535, il re ostrogoto d’Italia non è più Teodorico,ma Teodato.I Romei sbarcano in Sicilia con il Generale Belisario. Il grande Magister Militum vince facilmente le truppe gotiche,arrivando a conquistare persino Roma e Ravenna. Il problema è che l’Impero Romano d’Oriente minacciato continuamente dai Sassanidi persiani è costretto ad intervenire su più fronti,e Belisario ad abbandonare il campo,lasciando scoperte le terre appena conquistate.I goti ne approfittano e riprendono terreno,con il Re Totila riparte l’offensiva ostrogota. Purtroppo queste continue aperture bizantine su più fronti faranno durare la guerra molti decenni più del previsto,e solamente nel 552-553 allo scontro si potrà porre la parola fine. Il grande generale bizantino Narsete riconquista tutta l’Italia,ponendo ancora una volta Ravenna capitale politica e Roma capitale simbolo di un Italia ritornata ad essere Romana!

In quel periodo non fu solo l’Italia ad essere ritornata sotto un governo romano,ma anche tutta la parte sud della Penisola Iberica,le isole Baleari(entrambe sottratte ai visigoti) ,e la costa nord africana,ex colonia finita nelle mani dei vandali,che ora può di nuovo ridefinirsi Romana!

Tutto questo fa parte di un disegno politico ben preciso,è la famosa ambizione giustinianea della Restauratio o Renovatio Imperii ,ovvero la riconquista desiderata dall’Augusto orientale Giustiniano di tutto il vecchio Impero Romano. Un progetto ambizioso che vide la sua realizzazione solo in parte , anche a causa dell’oggettiva difficoltà di un progetto che prevedeva la riconquista di un territorio enorme, in massima parte occupato da Regni romano-barbarici.

Tuttavia l’Italia era di nuovo romana,rigovernata da Romani,in qualità di nuova veste bizantina e medievale.

L’Italia romano-bizantina,seppur romana,era appunto un Italia molto diversa,molto impoverita,forse come non lo era mai stata;era appena uscita da una guerra disastrosa,e le truppe bizantine,presto, non fecero nemmeno in tempo a festeggiare la vittoria che dovettero di nuovo lasciare l’Italia,portandosi con sé i guerrieri ostrogoti vinti nelle campagne d’Oriente contro la Persia. Tutto ciò lasciò l’Italia con pochi uomini a difenderla… e questa situazione durò ancora per molto. Nel frattempo la struttura del paese era mutata, Il 13 agosto 554, con la promulgazione a Costantinopoli da parte di Giustiniano di una pragmatica sanctio (pro petitione Vigilii) (Prammatica sanzione sulle richieste di papa Vigilio), la Prefettura d’Italia rientrava, sebbene non ancora del tutto pacificata, nel dominio romano.

Narsete rimase ancora in Italia con poteri straordinari e riorganizzò anche l’apparato difensivo, amministrativo e fiscale. A difesa della prefettura furono stanziati quattro comandi militari, uno a Forum Iulii (Forlì), uno a Tridentvm (Trento), uno sulla regione dei Laghi maggiore e di Como e infine uno presso le Alpi Cozie e Graie. Dopo la prefettura ,a Ravenna fu posto un Esarca,e il potere politico bizantino sulla penisola venne rinforzato ulteriormente. L’Italia da Prefettura, divenne così un Esarcato bizantino ,e questo apparato statale(che durerà fino al 568 d.C.) rappresenterà l’ultimo momento di unità politica e militare della nostra Patria,dopo questo esarcato il nostro paese dovrà attendere il 1861 per ritrovare un unità politica.

Ma torniamo alla nostra storia.L’esarcato di Ravenna,oramai sempre più impoverito,fu costretto a tassare sempre più gli italiani,stremato dalle vecchie e dalle nuove campagne militari,rimase sempre più con meno difese,dunque facile preda dei vicini Longobardi, barbari poco romanizzati che avevano già invaso la Pannonia,distruggendo così il Regno dei Gepidi.

Da qui il passo fu breve,Alboino, Rex Langobardorvm, valicò le Alpi nel 568 d.C.,e Roma ,con la sua integrità,fu di nuovo minaccia dai barbari germanici. Il Papa in un primo tempo ebbe paura per la situazione. D’altro canto però,il Pontefice,da semplice istituzione religiosa,capì molto abilmente, che nei lunghi decenni passati, in cui i Romani mancarono dall’amministrazione diretta dell’Italia, lui pian piano stava prendendo il loro posto. Il Papa sembrava agli occhi dei romani d’Italia sempre più regnante e sempre meno una mera istituzione spirituale. Il Cristianesimo delle origini si stava facendo sempre meno plebeo,e sempre più patrizio,sempre meno spirituale e sempre più politico,sempre più gerarchico,in poche parole sempre più Romano!

I Romani d’Italia ,o italiani, si vedevano sempre più vicini politicamente ad un Papa Romano che non ad un Basileus romano-orientale che governava l’Italia da lontano.. con dei delegati a Ravenna nel nome degli antichi fasti e possedimenti del passato. Tutto questo non farà altro che indebolire anche politicamente,oltre che militarmente, l’Italia esarcale della Ravenna bizantina. I longobardi sbaragliano le prime difese e senza sosta conquistano gran parte del Nord Italia,naque così il Regno dei Longobardi,la cosidetta Langobardia Major. La cosidetta “Longobardia”,diverrà col tempo quella che noi chiamiamo ancora oggi Lombardia,e nonostante la poca civilizzazione dei nuovi barbari,i longobardi assimileranno molto in fretta la cultura e le usanze del suolo italo-romano,smettendo molto rapidamente di parlare la loro lingua germanica,per sostituirla quasi interamente col latino. La miscela di questo nuovo latino lombardizzato con i vecchi idiomi locali camuno-liguri daranno vita all’embrione di quello che sarà il dialetto lombardo attuale. Una parte di loro spazzerà via i bizantini migrando verso sud,costituendo anche nel Centro-sud dei possedimenti,istituendo i primi due ducati italiani,il Ducato di Spoleto e quello di Benevento,la cosidetta Langobardia Minor. I Bizantini da Costantinopoli assistettero con impotenza e il papa tremò per l’avvicinarsi di questi nuovi barbari dal culto Ariano ed antiromano. Il Pontifex sentitosi circondato e non potendo chiedere aiuti agli ormai indeboliti ,e troppo impegnati in Oriente,bizantini,si rivolsero ai Franchi. Si rivolsero non al Rex Francorum,ma al loro Major Domus (maggiordomo) Pipino il Breve,con la promessa che se fosse intervenuto con le sue truppe contro i longobardi lo avrebbero nominato Re dei Franchi,destituendo la dinastia merovingia per agevolare la sua famiglia,la nuova dinastia carolingia. Così fu! Pipino intervenne e in cambio divenne Re dei Franchi ,nel frattempo il Papa si affrettò per garantirsi la sovranità politica,creò un falso storico(scopertosi solo nel Rinascimento dal Valla),la famosa Donazione di Costantino,dove si diceva che il Papa aveva diritto,secondo il volere dell’Imperatore Costantino,di possedere tutte le terre ad Occidente di Roma(i Pontefici utilizzeranno anche secoli dopo questo accordo per reclamare le terre appena scoperte nelle Americhe). In pratica il Papa,si autoproclamava erede e continuatore imperante di tutto l’Impero Romano d’Occidente. Nel frattempo quel che rimaneva della vecchia Aemilia augustea cadde sotto il dominio longobardo,ai bizantini rimase solo una piccola striscia di terra intorno a Ravenna,con alcune città lungo la costa fino ad Ancona(la famosa Pentapoli). Da questa demarcazione ,la vecchia AEmilia romana e augustea, trovatasi ora in mano ai Longobardi fu nettamente distinta dalla zona del Ravennate,ancora in mano ai Romani d’Oriente,ridefinita appunto Romagna,ovvero Terra dei Romani. Nel giro di pochi anni Ravenna cadde del tutto e ai bizantini non rimase che solo una parte del Sud Italia,i longobardi nel frattempo iniziarono a penetrare anche al centro. Questa minaccia fu sventata una volta per tutte da Pipino il Breve prima,e da Carlo Magno poi. I Franchi una volta ripresa la vecchia zona del Ravennate e della Romagna,anziché ridare le terre ai bizantini,come previsto da trattato, le donarono definitivamente al Papato(Donatio Carisiaca) creando così per la prima volta lo Stato Pontificio. Il Papa ovviamente,riconoscente di tutto,incoronò prima Re dei Franchi Pipino,e poi incoronò il figlio,Carlo Magno ,conquistatore di tutto il Regno dei Longobardi,nel Natale dell’ 800 (nella Basilica di San Pietro a Roma), Sacro Romano Imperatore, difensore della Cristianità e Augusto Romano d’Occidente; titolo prima di allora non concesso a nessuno dei Re barbarici. Solamente un istituzione Romana come quella papale poteva elevare un barbaro alla qualità di Romanvs. I bizantini,tuttavia, non accettarono mai un simile titolo,continuando a chiamare i Sacri Romani Imperatori “Re dei germanici”,definendosi solo loro i legittimi eredi di Roma,anche della parte Occidentale.

Successivamente anche i ducati longobardi dell’Italia meridionale divennero stati “satelliti” del nuovo Sacro Romano Impero,composto dall’unità del Regno Franco-Carolingio ,con sede ad Aquisgrana, e del pontificato Romano ,con sede naturalmente a Roma. D’ora in avanti in Europa due capitali sovrasteranno su tutto,una politica-Imperiale(Aquisgrana) e l’altra Papale spirituale(Roma),anche se nei secoli vedremo come questi due poteri invertiranno spesso i loro rispettivi ruoli,facendosi addirittura la guerra fra loro (lotta per le investiture).

Ma ritorniamo all’Italia.Ancora una volta,seppur divisa e mutata nell’ordinamento e nella disposizione politica,abbiamo pur sempre un Italia Romana,suddivisa in tre tronconi rispettivamente governati da istituzioni che si definiscono Romane.

A nord abbiamo il Sacro Romano Impero,nel centro abbiamo il Pontefice che si proclama erede e possessore delle terre di Costantino il Grande,e nel sud abbiamo quel che rimane della Langobardia Minor oramai vassalla del Papa e dell’Sacro Romano Imperatore(Kaiser – cioè Cesare),e infine sempre a Sud,quel che rimane dei vecchi “padroni” d’Italia ,i Romani d’Oriente. L’Italia ,dunque,seppur divisa fra Romani d’Occidente e Romani d’Oriente,sempre Romana rimane!

Questa situazione non muterà di molto. Il nord Italia ,nonostante reclamerà una certa autonomia dal Sacro Romano Impero,sempre di influenza Romana rimarrà. Sarà infatti la Sacra e Romana Bologna che vedrà nella sua prima Università al mondo(Alma Mater Studiorum) la riscoperta dei Codex Iustinianei (Corpus Iuris Civilis),e il ripristino degli stessi in tutta Europa.

Idem per il Centro Italia e la Romagna,tutte romane del Patrimonio di San Pietro. Il centro sud,oramai costituito da Longobardi romanizzati,cristianizzati e filo Imperiali può dirsi italiano anch’esso. Il rimanente Meridione è romano-Orientale. A questa Italia così suddivisa in tre tronconi Romani,bisogna aggiungere le zone che appartenevano anch’esse all’Esarcato Ravennate d’Italia dell’Impero Bizantino,e che ora senza più bizantini al governo,iniziano ad istituire nuove Repubbliche con a capo Consoli,tribuni romani e Giudici eletti dal popolo;diverranno nel giro di pochi anni quelle che ancora oggi chiamiamo le Repubbliche Marinare e i Giudicati sardi e corsi,tutti rigorosamente di origine Romano-Bizantina. Per fare un esempio, ancora oggi,difatti, nello stemma municipale di Amalphi vi è scritto : Descendit ex patribus romanorum  .

Nel 663 l’imperatore Costante II, per un suo preciso disegno politico che intendeva porre la Sicilia al centro dei suoi domini, elesse Siracusa come propria sede e, conseguentemente al costume tardo-antico, la città divenne capitale dell’impero dei Romani (questa la corretta definizione dell’impero bizantino). Fu, questo, momento fondamentale della storia di Sicilia, in cui Siracusa, Capitale Romana e sede della corte imperiale bizantina, visse un suo grande periodo di splendore e di rinascita. Oltre ,quindi,alla Roma dei Papi eredi degli augusti,e ad un nord Italia dominato dai sacri romani imperatori,abbiamo anche una Sicilia assolutamente romana,ove Siracusa diviene capitale dell’Impero Romano d’Oriente. Sembra incredibile che questa terra siciliana ,che prese il suo nome dai siculi(popolo latino allontanatosi dal Lazio), avrà proprio in due delle sue città,Siracusa e Palermo,le due capitali degli stati Romani più famosi dell’epoca; la Siracusa bizantina appunto e la Palermo trecentesca,Sacra e Romana di Federico II.

Le cose però ,secoli dopo,cambiano rapidamente,a Mazara del Vallo,nell’827 i saraceni sbarcano in Sicilia,ha inizio la resistenza bizantina contro l’invasore saraceno. La resistenza romana giungerà al termine dopo la presa di tutta l’isola da parte dei Saraceni berberi. Nel frattempo però i ducati e principati longobardi meridionali passarono dall’orbita romana occidentale a quella romana orientale,questo permetterà ai Romei Bizantini di riguadagnare terreno e mantenere il dominio in tutto il Meridione. Nel centro e nel nord il Papa e il Sacro Romano Imperatore governano incontrastati. Le repubbliche Marinare si iniziano ad espandere nel Mediterraneo,facendo accordi e alleanze o con i vecchi padri bizantini del Basileus d’oriente,oppure con i nuovi Romani sacri e occidentali del Kaiser. Apparte la Sicilia,il resto d’Italia è ancora Romano. Il Centro e il Nord in mano ad un Augusto d’occidente e al Papa,il sud in mano ai Bizantini e le città e le isole indipendenti in mano alle ex colonie romane d’oriente,ora divenute autonome,ma pur sempre gestite da istituzioni militari e civili romano-bizantine. E sarà proprio una di queste ex colonie romane ad invadere la Sicilia insieme ai Normanni,la Repubblica di Pisa.Entrambi inviati dal Papa per scacciare gli arabi dall’isola,visti come una minaccia troppo vicina a Roma. Nel 1091,a Noto,i normanni spazzeranno via una volta per tutte gli arabi dalla Sicilia. Stessa sorte toccherà poi ai Romani d’Oriente insediati in Meridione,anch’ essi sempre più scomodi e sempre più distanti dalla teologia ufficiale della Chiesa,soprattutto dopo lo scisma del 1054(fra cattolici ed ortodossi). Fu così che sempre per ordine del Papa,i normanni conquistarono anche l’oramai indebolito meridione Bizantino,riunendo il tutto sotto il Pontefice di Roma,che per ringraziarli creò uno stato satellite dal Lazio in giù,fino alla Sicilia,costituendo lo stato “satellite” del Regno Normanno di Sicilia. Anche questa volta seppur privata della presenza bizantino-orientale in Italia,la nostra penisola può dirsi interamente governata e gestita da Romani Occidentali.

Il meridione,nel frattempo, sarà proprio sotto la dominazione normanna che acquisirà certe caratteristiche che ancora oggi possiede: il concetto di guadagno facile,l’arte dell’arrangiarsi,l’idea di farsi giustizia e di aiutarsi da sé vedendo lo Stato come un impostore(del tutto comprensibile visto che lo stato era composto da normanni invasori) che ti chiede le tasse,ed infine lo sviluppo di un grande individualismo che contraddistinguerà i meridionali nei secoli a venire. Bisogna dire che i normanni di Sicilia si adattarono molto presto a questo andazzo,uniformandosi perfettamente con le abitudini del posto,e rivalutando e riproponendo la cultura cattolica su tutta l’area, e la vecchia arte bizantina,questo intreccio di culture darà vita in Sicilia alla famosa arte Arabo-normanna(che come si è detto non fu altro che una riproposizione dei vecchi mosaici bizantini uniti al già presente stile artistico saraceno). Oltre a questo occorre soffermarsi  sul fatto che il Sud Italia che trovarono i normanni,era fortemente ellenicizzato,l’alfabeto che si usava era in greco,l’identità era romano-bizantina,e le usanze erano sempre romane. I normanni non apportarono nulla della propria cultura,semmai fecero una grande opera di latinizzazione cattolica in tutto il meridione greco-bizantino,imponendo più che la loro autorità,quella del vero dominatore d’Europa, d’Italia e del “mezzogiorno”,il Pontifex di Roma.

L’Italia,divisa sempre in tre tronconi romani,questa volta,priva di ogni romanità orientale, si ritrovò praticamente tutta sotto l’influenza enorme del papato di Roma,che non dimentichiamo all’epoca era considerato l’erede dell’Imperatore Romano Costantino ( Constitutum Constantini) .

A questo punto,nell’oramai stato “fantoccio” filo-romano dei normanni meridionali di Sicilia,si ufficializzò quello che era ovvio fin da subito,ovvero che Costanza d’Altavilla regina normanna di Sicilia sposò il Sacro Romano Imperatore Enrico VI,figlio del Barbarossa. Da questa unione nacque, il 26 dicembre 1194,Federico II,il figlio che unificò sotto la sua persona i due stati filopapali,nell’unico Sacro Romano Impero. Questa volta spostando la capitale a Palermo,in Italia. Dunque il nuovo assetto del mondo vedeva di nuovo l’Italia al centro di tutto,con un Imperatore Sacro e Romano di nascita italiana e con la sua corte a Palermo,d’altra parte un Papa che domina incontrastato da Roma in un Europa sempre più sottomessa al credo della Religio ufficiale tardo Imperiale Romana. Nonostante gli attriti interni fra la corona imperiale e il papato,l’Italia e L’Europa tutta, si vedono riunificate e sintetizzate in due istituzioni,l’una temporale e l’altra spirituale, entrambe rigorosamente e orgogliosamente Romane.

In questa Italia Romana del 1200,qualche traccia romano-orientale del vecchio Exarchatvs Ravennate vi è ancora,anche se oramai sbiadita dal tempo,come non ricordare la Serenissima Repubblica di Venezia,in cui secondo un’ipotesi dello storico John Julius Norwich, Paolo Lucio Anafesto,primo doge(dal titolo bizantino di Dux) di Venezia, si identificherebbe addirittura con quel Paolo poi esarca di Ravenna dal 726 al 728, durante la guerra iconoclastica del 727. Il nome Paoluccio (Paulicius) potrebbe quindi derivare da un’errata trascrizione di Paulus Patricius, titolo attribuito all’Esarca. Tra l’altro il magister militum di Paolo per coincidenza era chiamato Marcello, lo stesso nome del successore reputato di Paoluccio come doge, Marcello Tegalliano. Altra rivale di origini bizantine di Venezia,fu Genova. Anch’essa deve le sue origini e il suo simbolo di San Giorgio al vessillo della guarnigione bizantina(una croce rossa in campo bianco) che veniva portata in omaggio nella piccola chiesa di San Giorgio. Questa famosa croce rossa in campo bianco(croce di san Giorgio) diverrà anche il simbolo dei crociati, di Milano(dopo aver ricevuto aiuti da Genova),e su richiesta della Regina d’Inghilterra,verrà posto come simbolo di tutta l’Inghilterra,in ricordo di questa antica Repubblica,e ogni anno la regina dovrà pagare una tassa a Genova per usufruire del suo simbolo nella Royal Navy.

Intanto,dalla seconda metà del 1200 ,nel Nord Italia, i liberi comuni ribellatisi al Sacro Romano Impero iniziano a divenire Signorie indipendenti sempre più filo-papali. Sarà l’inizio di un percorso ,già iniziato nell’anno 1000, di un Italia libera e comunale promotrice del grande sentimento nazionale e Romano già in essa contenuto,e mai morto. Così il Burdach:

« Dall’XI secolo i comuni italici erano giunti al fiore del benessere economico e civile […] e quando, dopo la morte dell’imperatore Federico II e il tramonto della casa di Svevia, ebbe termine la terribile lotta fra Impero e Papato per l’egemonia politica universale, quando l’Italia si sentì libera dal dominio tedesco, il suo sentimento nazionale divampò in un grande incendio spirituale, politico-sociale, artistico. Questa fu la fonte spirituale del Rinascimento. L’antico pensiero di Roma, mai scomparso, vi fece affluire nuova e maggiore forza. Cola di Rienzo, ispirato all’idea politica di Dante, ma oltrepassandola, proclamò, profeta di un lontano avvenire, la grande esigenza nazionale della Rinascita di Roma. E su questa base l’esigenza dell’unità d’Italia. »
(Konrad Burdach, Dal Medioevo alla Riforma, tratto dalla Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1964, vol. VI, pp. 213-214)

Il potere italiano ed Europeo ripartito fino ad allora fra Papa e Imperatore si sfalda quasi del tutto,oramai da troppi anni l’uno tende a prevalere sull’altro. In Italia dunque il Papa Romano vuole avere un Italia Romana tutta per se,senza dividere la penisola con l’Imperatore Romano-germanico. Il Papa dunque, approfittando della morte di Federico II, cercò di insediare al trono del Regno di Napoli Carlo I d’Angiò, fratello del re di Francia ,a lui alleato. E fu così che l’Italia da che politicamente ,secoli prima, era ripartita da tre poteri Romani differenti,(uno imperiale,uno papale e uno bizantino)oggi si trova con un unico Domino incontrastato,il Papa dei Romani. Il meridione viene concesso ai francesi,ma sempre,ancora una volta, sotto l’autorità Papale erede di Costantino,che primeggia  in Europa su tutto e su tutti.

Occorre tuttavia precisare che gli angioini fossero i diretti discendenti di Ugo Capeto e della dinastia Capetingia,madre di tutte le nobiltà europee e occidentali. Ciò detto,oltre all’apparentamento naturale verso tutte le nobiltà filo-romane e imperiali d’Europa,va ricordato che la Francia altro non era che una costola del Sacro Romano Impero, staccatasi dopo la morte del figlio di Carlo Magno,Ludovico il Pio.

L’Italia ,come si è detto prima, si ritrova così con un unico dominatore romano incontrastato,il Papa.

A testimonianza di questo nulla cambierà,persino quando in Sicilia, a causa dell’esoso fiscalismo degli Angioini ,nel 1282 la popolazione di Palermo insorse, chiamando in loro aiuto Pietro III d’Aragona, genero dello svevo  Manfredi erede di Federico II, che dichiarò guerra agli Angioini, dando così inizio alla Guerra del Vespro che si concluse soltanto nel 1302 con la Pace di Caltabellotta, in seguito alla quale il Papa assegnò la Sicilia agli Aragonesi,con capitale Palermo. Il Regno di Napoli restò invece sotto la dominazione angioina, con capitale Napoli. Ancora una volta il Papa ,placati i disordini,con gli Aragonesi  spagnoli in Sicilia e gli angioini francesi in meridione si ritrova Signore incontrastato dell’Italia intera.

Le cose iniziano a modificarsi lungo il 1300,quando gli angioini mal sopportano il controllo che ha la Ecclesia di Roma su tutto e su tutti. Filippo il bello si ribella,e anni dopo inizierà il periodo della cosidetta cattività avignonese,quando il papa,detronizzato da Roma,fu sostituito al suo posto da un Papa francese ad Avignone,in Francia.

Nel frattempo nella Roma lasciata in balia dei baroni e senza un Papa,arriverà un grande capo popolo,definito l’ultimo Tribuno della Plebe,Cola di Rienzo . Costui ,grande ammiratore della Romanitas classica,si chiedeva come fosse stato possibile per la sua città passare da un passato così glorioso ad una simile decadenza oscurantista. Cola individuò il colpevole,per lui erano i Baroni papalini,fu così che in rivolta contro il loro stradominio ,farà una rivoluzione popolare instaurando di nuovo la Res Pvblica Romana,ed autoproclamandosi Console ed ultimo Tribuno del popolo.

Quest’ultimo tribuno della plebe,però,farà una brutta fine,il popolo stesso gli si rivolterà contro,i continui attacchi ai baroni non piacquero al Papa avignonese,Cola perderà l’appoggio persino del Papa,la Res Pvblica verrà quindi soppressa dai baroni filo Avignonesi ,bisognerà aspettare Mazzini e Napoleone per vederne un ‘altra nella città Eterna. Gli Angiò sostituiranno  il vecchio potere papale in tutta l’Italia,affermando la loro forza anche nell’Urbe .

Nel frattempo il dominio sui mari fu invece l’obiettivo che contrappose gli interessi delle antiche Repubbliche marinare,ultimi pezzi dell’Italia bizantina divenute oramai Repubbliche indipendenti: estromessa Amalfi già nel XII secolo, lo scontro proseguì tra Pisa, Genova e Venezia,le prime due ora più vicine al Sacro Romano Impero,mentre l’ultima ex colonia Romano-bizantina alleata di Costantinopoli,la seconda Roma.

L’autorità imperiale Sacra,Romana e germanica si sta man mano disgregando per il sorgere della coscienza nazionale Italiana, per l’esito infelice della spedizione di Arrigo VII, invano esaltato da Dante, e per quello disastroso dei suoi successori Ludovico il Bavaro, Carlo IV e Venceslao di Boemia. Il potere politico del Papato si è logorato nella estenuante lotta contro gli Hohenstaufen e gli Angioini. I Comuni si svenano nelle lotte intestine,opponendosi contro ogni sorta di autorità che non fosse la loro,alle autorità Romano-germaniche dell’Impero antepongono le loro istituzioni Romane-Respublicane,un’altra volta quindi assistiamo ad una lotta interna fra  fazioni che si definiscono Romane .

Occorreva quindi una nuova forza che eliminasse l’anarchia delle dissuasioni interne,che compiesse la definitiva fusione degli elementi romani e barbarici,che  riunisse la sovranità di ogni Stato in un solo uomo o in un potere organico, solido,e ben radicato, capace di stabilire l’ordine e garantire la sicurezza di vita: sorse così il periodo delle Signorie e dei Principati.

Nel frattempo, altro tentativo illustre di unificare l’Italia fu quello messo in atto nel corso della prima metà del quattrocento  dal Re angioino-bizantino  di Napoli, Ladislao I, ultimo discendente maschio del ramo principale della dinastia degli Angiò-Durazzo.

Superate inizialmente le insidie interne,Ladislao volse ben presto la sua attenzione all’esterno dei confini del Regno di Napoli. Fu in questi anni che nacque in lui il sogno di costruire una grande realtà statuale che comprendesse l’intera penisola italiana, unificata sotto la corona di Napoli e le insegne dei Durazzo,nobile famiglia di origini bizantine imparentata con gli Angiò. Già dalle prime battute della sua lunga campagna di conquista dell’Italia, Ladislao adottò il motto Aut Caesar Aut Nihil (O Cesare, o niente), passato poi alla storia come il grido di battaglia di Cesare Borgia, che qualche decennio dopo la morte di Ladislao tenterà, anche lui invano, di costruire un grande regno dominato da un Cesare. In effetti non è difficile notare qualche similitudine fra i caratteri dei due personaggi, entrambi spregiudicati e sanguinari, disposti a tutto pur di conquistare il potere e la gloria. L’idea di un Regno d’Italia che precede di oltre quattrocento anni l’impresa risorgimentale e alla quale Ladislao dedicherà tutti i propri sforzi nel corso della sua breve esistenza. Negli anni a venire, infatti, avrebbe approfittato della situazione di crisi in cui versava la composita realtà politica italiana per espandere notevolmente il suo regno e il suo potere soprattutto a discapito dei domini papali, appropriandosi e disponendo a suo piacimento di molti dei territori pontifici. Conquistò tutto il papato,e cercò di invadere anche la Toscana,combattendo contro Firenze e Siena.

Papa Alessandro V (che nel 1409 era stato eletto dal concilio pisano che aveva deposto Gregorio XII e Benedetto XIII nel vano tentativo di ricomporre lo Scisma d’Occidente, che in quegli anni vedeva l’Europa divisa nella sfida fra Papi ed antipapi) si oppose strenuamente a Ladislao: dopo averlo scomunicato, richiamò in Italia Luigi II d’Angiò e lo nominò re di Napoli.

La campagna di Ladislao procedeva secondo i suoi piani, ma la costituzione di un fronte compatto ed armato contro di lui rischiava di mandare a monte i suoi disegni di conquista. Mentre i nemici gli si opponevano con forza, Ladislao trovò l’appoggio della città di Genova, che strinse con lui un’alleanza in funzione antifrancese.

Nel 1411 Ladislao siglò la pace con Firenze e Siena, togliendo dal suo cammino due rivali scomodi. A continuare la guerra contro di lui restarono solo Luigi d’Angiò e Giovanni XXIII, il quale rientrò a Roma e prese possesso della sede vaticana. Lo scontro fra il re di Napoli e l’Angioino francese vide la vittoria dell’esercito napoletano: per il pretendente si avvicinava l’ora di abbandonare l’impresa. Fiaccati nel morale dalle sconfitte e dalle malattie, i soldati di Luigi fecero pressioni perché si mettesse fine alle ostilità. In agosto, il Duca d’Angiò rinunciava per la seconda volta ad accaparrarsi il trono di Ladislao e faceva ritorno in Francia, dove morì nel 1417. I progetti del re di Napoli incontravano ormai l’opposizione del solo Giovanni, che però non disponeva di risorse militari sufficienti a frenare l’avanzata del nemico. Fu così che l’antipapa si decise ad avviare trattative con Ladislao per giungere ad un compromesso ed evitare lo scontro armato. Nel giugno del 1412 i due siglarono la pace: Giovanni rinunciava definitivamente a sostenere Luigi d’Angiò e investiva Ladislao del Regno di Napoli. Questa pace segnò in apparenza la fine dell’impresa del sovrano napoletano. In realtà, Ladislao l’accettò con l’intento di guadagnare tempo e rafforzare la propria supremazia militare in vista di una nuova campagna di conquista.

Nel giugno del 1413, infatti, il re marciava nuovamente verso Roma alla testa del suo esercito, comandato dal capitano di ventura lucano Angelo Tartaglia e, quasi senza colpo ferire, entrava nella città e la saccheggiava. Con una certa facilità prese possesso di altri importanti presidi e in breve l’intero Stato della Chiesa fu di nuovo nelle sue mani. Agli inizi del 1414 Ladislao era pronto ad invadere le regioni del nord Italia e Firenze, quest’ultima nuovamente divenendo suo primo bersaglio. Mentre la città toscana era occupata dalle truppe napoletane, la diplomazia fiorentina tentò tutte le strade per evitare lo scontro, riuscendo a strappare un accordo di pace al re, il quale a sua volta progettava una nuova campagna militare per asservire a se il resto della penisola.

Ma i progetti dell’ambizioso sovrano erano destinati a non realizzarsi mai. Colpito da una malattia, re Ladislao I rientrò a Napoli, dove morì il 6 agosto 1414 all’età di appena 38 anni. In molti hanno sollevato il dubbio che la sua morte non sia avvenuta per cause naturali, bensì per avvelenamento, messo in atto da Firenze per liberarsi della sua minaccia. In realtà, si sa che la morte fu dovuta a una malattia infettiva dell’apparato genitale (forse alla prostata), causata dalle abitudini sessuali dissolute e promiscue. Con la sua scomparsa, senza lasciare eredi, la corona di Napoli passò alla sorella Giovanna, che regnò fino alla morte, nel 1435, ultima sovrana della Casa d’Angiò di Napoli.

Il Papa,tuttavia seppe riprendere in mano la situazione,e riaccentrato il potere a Roma,alla morte di Giovanna d’Angiò,riuscì molto abilmente a far prevalere la figura  di Alfonso V d’Aragona nel 1422,regalando così agli ispanici tutto il meridione,compresa la Sicilia. L’Italia si ritrova così,nuovamente suddivisa in tre tronconi,a Nord le numerose signorie e le repubbliche marinare indipendenti che ricordano per sfarzo e istituzioni la Roma Res Pvblicana,alcune filo-papali ed altre filo imperiali,poi al centro la Chiesa di Roma tornata ad essere una grande potenza,ed infine il Sud dominato dagli aragonesi sottomessi al papato romano. Il Papa ancora una volta si ritrova ad essere il dominatore quasi incontrastato dell’Italia intera,solamente qualche comune indipendente potrà reclamare la propria autonomia,ma con il Pontefice tutti devono fare ancora i conti,perché seppur indebolito dal periodo avignonese,è pur sempre una delle istituzioni politiche più influenti d’Europa.

L’Italia dunque,con i suoi liberi comuni al Nord dalle istituzioni romano-respvblicane,con un centro  in mano al Pontifex Romano,e con gli aragonesi filo-papali e filo-romani(non a caso il colore delle loro bandiere ,e di quella che sarà la bandiera della futura Spagna riunita, è Giallo-Rosso),è tutta rigorosamente Romana.

Nel 1453 Costantinopoli cade,i superstiti bizantini della “Seconda Roma” fuggono in Italia,contribuendo alla diffusione e allo sviluppo di quelle arti umaniste che genereranno la riscoperta dei classici greci e latini dando vita al periodo del Rinascimento.

I capi politici italiani risorgimentali dovettero  supplire con l’intelligenza strategica alla superiorità di forze degli stati nazionali europei. Un esempio brillante  è quello di Cosimo de’ Medici, tra i maggiori artefici del Rinascimento fiorentino, la cui politica estera saprà individuare nella concordia italiana l’elemento chiave per impedire agli stati stranieri di intervenire in Italia approfittando delle sue divisioni.

La strategia di Cosimo,Pater Patrie, proseguita dal suo successore Lorenzo il Magnifico, non venne compresa dagli altri Prìncipi italiani.

Nel periodo rinascimentale il sentimento patriottico è ben presente,la romanità viene vista come collante per unificare l’Italia una seconda volta. Machiavelli prenderà ispirazione dal modello di stato della Res Pvblica Romana per descrivere un Italia unita,e Lorenzo il Magnifico sotto questi impulsi riuscirà a creare la Lega Italica,composta dai vari signori del Nord Italia(divisi fra guelfi papali o imperiali ghibellini),il Papa al centro e il sud aragonese e filo papale di Alfonso V. Purtroppo questo grande progetto che doveva concretizzarsi in un nuovo stato Nazione Italiano,aimè,svanisce con la morte di Lorenzo il Magnifico nel 1492. Anno infausto,dato che un italiano,Cristoforo Colombo,scoprirà l’America lo stesso anno,per conto però degli Spagnoli,da poco riuniti in un unico stato Nazionale. Il fatto di rimanere indietro come stato nazionale ci penalizzò parecchio. A differenza infatti di Francia, Spagna ed Inghilterra, l’Italia non riuscì a svilupparsi in uno Stato nazionale, e fu ormai pronta a divenire terra di conquista per le potenze europee. Come se non bastasse ,con la scoperta dell’America, l’Italia perse la sua centralità specifica nel Mediterraneo,il nuovo Mare su cui fare affari divennero le nuove rotte dell’Atlantico,e l’Italia rimase tagliata fuori,oltre che dallo scettro del potere politico e dell’unità nazionale,anche da un punto di vista economico e culturale. Questo periodo buio sancirà anche la fine dell’umanesimo e del rinascimento,comportando un secolo dopo il ritorno dell’Assolutismo in Italia e in Europa.

Purtroppo la nostra Patria sembrò spacciata. Il 1500 iniziò nel peggiore dei modi per la nostra penisola;il Nord Italia fu invaso dai francesi,mentre il Sud passò da essere un semplice stato “satellite” aragonese filo-Romano ad una colonia dell’Impero coloniale Spagnolo unificato. In pratica Napoli,Palermo e il meridione guardavano a Madrid e non più a Roma. Al papato ,abituato a dominare incontrastato sull’Europa e sull’Italia, rimase solo il centro Italia. Tuttavia gli italiani non persero mai la loro identità di italiani,e mal sopportavano i nuovi dominatori francesi giunti da Nord. In brevissimo tempo Carlo VIII Re di Francia raggiunse Milano, Firenze (dove a causa dell’eccessivo servilismo la signoria fu abbattuta e si instaurò un movimento popolare capeggiato da Gerolamo Savonarola) e Napoli (occupata praticamente senza colpo ferire nel 1495). L’impresa di Carlo allarmò gli stati italiani e le altre potenze europee: si formò quindi una lega antifrancese comprendente Venezia, Milano, il Papa, Massimiliano d’Asburgo Romano Imperatore, e il Re di Spagna(imparentato con quest’ultimo). Questo spiegamento di forze, eccessivo anche per il re di Francia, convinse Carlo VIII a tornare in patria.

L’inizio della dominazione straniera si deve quindi al ritardo del processo politico di unificazione Nazionale, ma questo farà anche registrare episodi di ulteriore patriottismo,aumentando d’intensità il sentimento d’identità italiana collettiva, un esempio fu il  gesto di Ettore Fieramosca nella disfida di Barletta,ove si vedranno tredici cavalieri italiani battere in duello altrettanti cavalieri francesi.

Nel frattempo ,nel 1500, nacque un uomo che cambierà la storia d’Europa,Carlo V.

Lui sarà una delle più importanti figure della Storia d’Europa, incoronato come re di Spagna con il nome di Carlo I, re d’Italia, Arciduca d’Austria e Imperatore del Sacro Romano Impero Germanico (S.R.I.), padrone di un impero talmente vasto ed esteso, su tre continenti, che gli viene tradizionalmente attribuita l’affermazione secondo cui sul suo regno non tramontava mai il sole. Grazie alle sue eredità familiari fatte da apparentamenti fra gli Asburgo d’Austria e la corona spagnola,da Imperatore Romano ereditò molti comuni nel nord Italia,la zona del Benelux,altri furono Stati a lui assoggettati,mentre il sud Italia e le colonie americane le ereditò in quanto Re di Spagna. Mentre il centro rimase alla Ecclesia Romana. Ancora una volta l’Italia si ritrovò spezzettata,da una parte il potere Imperiale Sacro Romano  ,nel Nord e nel Sud, e dall’altra il potere molto ridimensionato del Pontefice di Roma dominatore del Centro; l’Italia fu di nuovo Romana,e la sua identità ritornò più forte che mai.

Nella seconda metà del Cinquecento comincia il tramonto della vitalità rinascimentale, indebolita anche dalle nuove tensioni religiose dovute all’avvento della riforma protestante in Europa (1517), che avevano portato ad episodi luttuosi come il sacco di Roma del 1527 ad opera dei Lanzichenecchi inviati da Carlo V. Soltanto la bizantina Venezia manterrà una certa prosperità e autonomia politica. Dalle grandi Guerre d’Italia del XVI sec. ,fra tutti,ne usciranno vincitori gli Spagnoli,forti del loro nuovo Impero Coloniale Extraeuropeo,della loro unità Nazionale monarchica e del loro Sacro Romano Imperatore Asburgico che domina incontrastato in tutta Europa,in tutta tranne che in un Regno,la Francia.

Questo clima farà scoppiare una vera e propria guerra “europea”,in cui anche l’Italia,terra oramai di conquista, verrà coinvolta fra i contendenti regnanti.

 

Nel Nord Italia si può dire che dopo la caduta dell’Impero Romano,a parte qualche tentativo francese di invasione,lungo i secoli la sfida per il dominio del Settentrione fu sempre combattuta fra i  liberi comuni con  una forte identità italiana e dei germanici invasori che si proclamavano Romani ,e che in quanto tali,quelle terre gli spettavano di diritto. Così faranno i Franchi e i germanici del Sacro Romano Impero,così gli Asburgo ispanici prima,e austriaci dopo, anch’essi Sacri e Romani. Dall’altra parte i liberi comuni italiani hanno sempre trovato un alleato valido contro queste ingerenze germaniche,o il Romano Papato,oppure Napoleone,visto come un liberatore repubblicano dai molti ed acclamato oramai in tutta l’Europa dei popoli come il “Nuovo Imperatore Romano” (basti vedere i simboli Imperiali romani della sua Grande Armèe,l’aquila Romana che spicca ovunque,la creazione di repubbliche foederate in simil modo ai Romani,il titolo di re dei Romani assegnatogli al figlio,e i numerosi ritratti con cui si faceva raffigurare Imperatore)portatore del diritto e del progresso illuminista in tutto il Mondo.

« Quest’ampia, e possente parte d’Italia, che Regno di Napoli oggi s’appella, il qual circondato dall’uno, e dall’altro mare, superiore ed inferiore, non ha altro confine mediterraneo, che lo Stato della Chiesa di Roma, quando per le vittoriose armi del Popolo Romano fu avventurosamente aggiunta al suo Imperio, ebbe forma di governo non troppo diversa da quella, che sortì da poi ne’ tempi degli stessi Romani Imperatori. Nuova politia sperimentò quando sotto la dominazione de’ Re d’Italia pervenne. Altri cambiamenti vide sotto gli imperatori d’Oriente. E vie più strane alterazioni sofferse, quando per varj casi trapassata di Gente in Gente, finalmente sotto l’Augustissima Famiglia Austriaca pervenne. Non fu ne’ tempi della libera Repubblica divisa in Provincie, come ebbe da poi; né comunemente altre leggi non conobbe se non le Romane »

(Pietro Giannone, Storia civile del Regno di Napoli, libro I)

Si può dire ,infine,che tutto il lungo processo di unità Nazionale,non fu altro che un accordo, o delle volte una sfida, fra Romani,o fra popolazioni  straniere che o si sottomisero a Roma oppure cercarono di andarle  contro,cercando comunque nella loro impresa disperata di ribadire un concetto fondamentale,ovvero che per essere indipendenti e dominatori bisognava comunque esserne degni,e quindi Romani!

Dunque, si può tranquillamente affermare che la lunga storia d’Italia,da quando questa penisola fu unità per la prima volta da Roma,non fu altro che un emulazione di essa  e della sua grandezza lungo i secoli.In pratica non fu altro che una sfida e una lotta fra Romani.

Cola de Rienzi

Advertisements

Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
Questa voce è stata pubblicata in Cultura. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...