Che cos’è il Socialismo Romano.

Il Socialismo Romano non è un partito, non è una fazione, non è un associazione, il Socialismo Romano è un idea, è uno stato mentale. Essere Socialisti Romani significa avere ben in mente un tipo di società, un modello di uomo nuovo, un idea di politica che si fonda sull’etica della Repubblica Romana e sull’austerità del Mos Maiorum.
L’Uomo Socialista Romano lotta per lo Stato Sociale, per l’uguaglianza e i diritti inviolabili dei cittadini, per il ritorno a un regime meritocratico, a una politica che renda tutti protagonisti, a una democrazia diretta e a un ceto dirigente in continuo rinnovamento.
L’unico modello sociale, etico e politico è quello Romano. L’unico capace di costruire un mondo nuovo. Una società nuova. Pertanto chiunque decida di incominciare questo cammino lascia alla sue spalle ogni idea partitica moderna: qui non esistono marxisti, non esistono fascisti, non c’è la destra né la sinistra. C’è solo Roma con il suo immenso patrimonio ideologico.
Romano quindi, e Socialista, poiché è nel nostro intento lottare per il sociale e per il benessere dell’intera collettività.
Il Socialismo Romano è un consorzio umano, popolo in movimento e in lotta, unito e organizzato attorno ai valori antichi che faranno sempre da faro, da ispirazione per sconfiggere i problemi della modernità e per ideare un nuovo futuro. La società che verrà.
L’Uomo Socialista Romano prosegue l’insegnamento dei Patres, non vive nel passato,ma fa della sua lotta una lotta più consapevole, i suoi obbiettivi tendono tutti al futuro, come un moderno Umanista che fa proprio il bagaglio della cultura Classica per pensare a un mondo migliore.
Questo è il Socialismo Romano. Questa è la nostra lotta.

Photo: Il Socialismo Romano non è un partito, non è una fazione, non è un associazione, il Socialismo Romano è un idea, è uno stato mentale. Essere Socialisti Romani significa avere ben in mente un tipo di società, un modello di uomo nuovo, un idea di politica che si fonda sull’etica della Repubblica Romana e sull’austerità del Mos Maiorum.<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />
L’Uomo Socialista Romano lotta per lo Stato Sociale, per l’uguaglianza e i diritti inviolabili dei cittadini, per il ritorno a un regime meritocratico, a una politica che renda tutti protagonisti, a una democrazia diretta e a un ceto dirigente in continuo rinnovamento.<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />
L’unico modello sociale, etico e politico è quello Romano. L’unico capace di costruire un mondo nuovo. Una società nuova. Pertanto chiunque decida di incominciare questo cammino lascia alla sue spalle ogni idea partitica moderna: qui non esistono marxisti, non esistono fascisti, non c’è la destra né la sinistra. C’è solo Roma con il suo immenso patrimonio ideologico.<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />
Romano quindi, e Socialista, poiché è nel nostro intento lottare per il sociale e per il benessere dell’intera collettività.<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />
Il Socialismo Romano è un consorzio umano, popolo in movimento e in lotta, unito e organizzato attorno ai valori antichi che faranno sempre da faro, da ispirazione per sconfiggere i problemi della modernità e per ideare un nuovo futuro. La società che verrà.<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />
L’Uomo Socialista Romano prosegue l’insegnamento dei Patres, non vive nel passato ma la sua lotta e i suoi obbiettivi tendono tutti al futuro, come un moderno Umanista che fa proprio il bagaglio della cultura Classica per pensare un mondo migliore.<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />
Questo è il Socialismo Romano. Questa è la nostra lotta.
Riscopriamo tutti insieme le nostre origini. Dai nostri avi la lezione per andare avanti e riprenderci il futuro!

La Romanità come nuova e rivoluzionaria corrente del Socialismo

Il Socialismo per noi non è da intendere in chiave marxista o ideologica novecentesca,ma per Socialismo ci riferiamo a tutte quelle correnti di pensiero che da quando esistono gli uomini, hanno sempre lottato per uno Stato Sociale,per un Mondo più giusto e più libero dalle tirannie di ogni tipo,siano esse del capitale,della fede o di un ideologia.
Noi siamo umanisti, e siamo contro ogni forma di dogmatismo o interpretazioni assolutistiche.Condanniamo ogni forma di violenza e totalitarismo,noi siamo per una Rivoluzione Culturale,lenta e graduale,che sia a misura d’uomo.
In gran parte della storia dell’Uomo si è sempre pensato di mettere al centro di una società qualcos’altro,qualcosa di diverso dall’uomo… prima Dio,poi il lume della ragione,poi le ideologie politiche,e ora infine il “Dio DENARO! ” Bhe.. noi siamo per rimettere al centro di tutto l’uomo,i suoi bisogni e le sue esigenze.
La nostra fede è sinceramente democratica,anch’essa però,come per l’accezione di socialismo,ha per noi un significato più ampio e più profondo di quello odierno di matrice liberale;per noi Socialismo e Democrazia significano innanzitutto dare potere e spazio al popolo,forza e autogestione,senza rappresentanti o intermediari mandati ad hoc da qualche potere forte.
Noi siamo per un cambiamento dal basso e non dall’alto. Io sono della convinzione che la vera forza di un uomo risieda nelle sue idee,cerchiamo allora tutti insieme di unirci,a cominciare da noi giovani,per cambiare qualcosa di concreto in questo nostro desolato Occidente.
Cola De Rienzi

La Romanità –in modo particolare il fenomeno culturale e sociale della Repubblica- viene letta nella sua essenza, spogliandola dai pregiudizi e dalle interpretazioni fittizie di una politica antiquata e dannosa, cogliendone il vero spirito rivoluzionario e popolare adattandolo ai problemi della nostra contemporaneità. Nelle gesta dei Padri, nella loro legge e nella loro Costituzione troviamo quei valori di Socialismo, di democrazia diretta, di collettivismo e partecipazione popolare che non hanno tempo.
Ricordiamo con nostalgica invidia quando le Assemblee della Plebe avevano pari poteri col Senato (oggi diremmo Parlamento) influenzando le decisioni di questo; quando il Popolo tramite i suoi rappresentanti poteva bocciare e fermare le leggi e le iniziative prese dalle alte magistrature; quando a tutti era assicurata una casa e un pezzo di terra, ovvero la proprietà dei mezzi di sussistenza (appunto la terra) dell’epoca; quando l’unico bene era quello collettivo, e la Res Publica era, come diceva il nome, la cosa di tutti, la Cosa Pubblica; e ancora, quando il Popolo tramite il suo voto diretto poteva eleggere il governo e i singoli ministri che esercitavano la loro carica senza ricevere denaro. Inoltre la perfezione della Costituzione Romana, come ricorda Polibio, stava nell’equilibrio e nel bilanciamento degli ordini sociali e politici: con S.P.Q.R. davvero si intendeva l’equo e pari governo del Popolo e del Senato, tutte le cariche erano collegiali in modo da impedire che il potere e le decisioni ricadessero nelle mani di un solo individuo, e i vari ordini erano strutturati in modo che l’uno controllasse e moderasse l’altro.
Nell’Humanitas e nell’Universalitas Romana ci leggiamo l’Internazionalismo e la solidarietà verso gli oppressi di tutto il mondo: fai dei problemi del prossimo i tuoi problemi, diceva Cicerone. Così noi facciamo di ogni Rivoluzione la nostra Rivoluzione, di ogni oppresso il nostro fratello e di ogni oppressore il nostro nemico.
Rifuggiamo il concetto di nazionalismo che è solo un interesse morboso e materialistico del suolo per difendere la nostra terra in quanto eredità dei Padri, culla della nostra civiltà e della nostra identità senza la quale non può esistere libertà e autonomia.
Per tutelare questa sapienza antica proponiamo un nuovo Umanesimo, la riscoperta e la valorizzazione della nostra cultura, dei suoi più alti e nobili valori. Il nostro non è nostalgismo, fossilizzazione sui libri e sul passato ma è la rilettura della storia per fondare e plasmare un futuro migliore, una nuova idea di società e di uomo, con lo stesso spirito che animò e guidò il Rinascimento.
In un innovativo e alternativo dualismo Patriottismo-Internazionalismo, Tradizione-Innovazione fondiamo le nostre posizioni e pianifichiamo i nostri obiettivi, sempre in difesa della giustizia, dei diritti dei più deboli e del Popolo.
Questo è quello che riesce a fare ancora la Romanità con i suoi immortali valori, oggi più attuali che mai capaci di poter cambiare un mondo e una società ormai schiava del materialismo e della tirannia globale.

AD MAIORA.

Massimo Valeriano Frisari Augusto

Chi è il nostro nemico più grande? Chi minaccia l’idea di Romanità intesa come Classicità, riscoperta del bello, ricerca dell’equilibrio, Universalità armoniosa e giusta tra popoli e culture?  È l’ignoranza, la superficialità, l’incapacità degli uomini di guardare oltre, anche se oggi abbiamo scoperto tutti i continenti viviamo su delle isole deserte. Un tempo l’Europa tutta era chiamata Romània, terra dei romani, e sia a oriente che a occidente gli uomini erano accomunati dagli stessi valori di Civiltà, di elevazione, di quella ricerca continua della perfezione, di volontà di fondare un Impero, Universale e Romano, ovvero che si opponesse alle barbarie, all’ignoranza, alla discordia e alla caducità con la giustizia, la legge, un ordine logico capace di unire sotto i medesimi valori nazioni, popoli, tradizioni, razze.
Tutto questo finì non molto tempo fa, furono i moti ottocenteschi, romantici e individuali, a far sorgere nelle genti un nuovo sentire: il nazionalismo. Da allora l’Europa esplose perdendo irrimediabilmente quella sua anima che la unì per secoli, conseguenza anche dei gravosi fatti che sconvolsero in quegli anni il Continente. Basti pensare al popolo greco che per secoli definì orgogliosamente se stesso Rhomaios, identificandosi con un termine caduto in disuso da quasi due millenni: ellenico. Il nazionalismo divise l’Europa, la frantumò e fece si che i popoli per darsi una nuova identità scavassero in un passato arcaico oramai cancellato e totalmente estraneo e lontano da quei valori che da secoli gli furono da guida. Così i paesi si isolarono imprigionando i loro cittadini, facendo diffondere la paura dell’altro, la chiusura mentale e il fanatismo che ancora oggi annebbia le nostre menti facendoci ancorare a un idea di Nazione confusa e instabile che non tutti, fortunatamente, riescono ad accettare, o almeno, a capire.
Riflettendo su cosa era prima l’Europa e come è diventata dopo ci accorgiamo come la Romanità non appartenga a una nazione, a un popolo, a una città, ma che sia una Madre comune, una Patria sopra le patrie, un sole che non tramonta mai e che riscalda tutti.
Quando troveremo il coraggio di mettere il naso fuori dai confini che ci siamo creati da soli, da quel vallo che ci difende dai nostri ignoti timori, abbandonando fanatismi, nazionalismi e falsi eroi, allora riusciremo a comprendere una realtà ben più vasta e forse saremo nuovamente in grado di volare lontano…uniti,tutti,nel nome di Roma.

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DE ROMANITATE – Valori e stili di vita di un Impero Universale

La Romanità è un messaggio universale ,uno stile di vita. Essere Romani significa seguire la Tradizione dei nostri Padri e conformarsi al Mos Maiorum, i suoi fondamenti sono la Civiltà intesa come ricerca della perfezione filosofica, l’uomo che si fa centro del mondo e che piega alla ragione e alla razionalità i barbari istinti e i caduchi piaceri, il bisogno di trovare un equilibrio che sia in armonia con le logiche del cosmo (ciò può manifestarsi nella moderazione dell’animo come nell’armoniosità nell’arte o l’ordine urbanistico).
La Romanità non è un retaggio storico, ma è una cultura ancora viva e pulsante, Roma non è una città fatta di sassi e pietre, Roma è un’Idea, uno stile di vita, un codice di insegnamenti che anche dopo la caduta dell’Impero hanno saputo guidare l’uomo fino ai nostri giorni. Un’idea di Universalità che mira all’uguaglianza, alla fratellanza e alla condivisione delle stesse battaglie con tutti i popoli della terra; le conquiste non furono mai pacifiche e ben accette, tuttavia Roma inglobò in sé le varie popolazioni condividendone tradizioni e costumi ed esse contraccambiarono accettando e conformandosi a quell’idea di Civiltà e ordine che l’Urbe stava diffondendo nel mondo, così ci furono germani, arabi o greci così opposti tra loro che furono accomunati da un unico grande valore, tutti Romani a marciare gomito a gomito sotto lo stesso vessillo senza mai però smarrire le loro identità e tradizioni patrie: germani, arabi, greci sì, ma Romani.
Fu così universale quest’idea che non ebbe confini ne etnia, sorvolò le religioni e le regioni, ciò che nacque da un popolo gentile fu il faro del cristianesimo, dai Sette Colli giunse fino a Mosca la Terza Roma, ispirando anche genti che neppure entrarono mai in contatto con i romani. Se i germani furono tra le cause del crollo dell’Impero furono essi stessi a nominarsi difensori della Romanità combattendo in nome del Sacro Romano Impero; e così i fierissimi greci chiamarono se stessi Rhomaion proseguendo in oriente per oltre un millennio quel sogno che fiorì nelle terre laziali.
Una Universalitas che ispirava e continua a ispirare uomini e genti diverse tra loro, una luce che scaccia dall’animo l’oscurità delle barbarie e dell’ignoranza, un idea che unisce ma che non schiaccia… Universalità appunto, no globalizzazione. La prima rende partecipi, unisce le sponde ed eleva gli uomini; la seconda distrugge le culture, annienta e soffoca le identità gettando i popoli in un unico caotico calderone. L’Armonia mette pace ed equilibrio tra tutti gli elementi, non ne sceglie uno e scaccia l’altro, ma è il risultato di una saggia collaborazione, una complessa dualità che sta alla base della natura del Cosmo.

Roma quindi fonda un Impero Universale, nato da guerre battute per conquista o per difesa, che la proietta in una realtà variegata e multiculturale. L’assimilazione dell’”altro” ha così permesso la sopravvivenza di una cultura così articolata e diffusa in un’area vastissima.
Ma questo “scambio” culturale può avvenire solamente con quei popoli e culture civili che con gran saggezza sono riusciti a imporsi delle regole e delle leggi.
Questo non vale per tutti, esistono anche eccezioni con le quali non può esistere dialogo.
L’unione deve venire a patto che il costume con cui si sta entrando a contatto non mini i fondamenti della Tradizione.
La visione Romana del mondo vede la Civiltà come un cerchio: Roma stessa è il centro, e man mano che ci si allontana da esso, come fossero dei “gironi”, ci si imbatte nei vari “livelli” di civiltà. Fuori dal cerchio, e quindi dalla Civiltà, ce sono i barbari: individui feroci che ignorano la civiltà e che conducono un’esistenza bestiale lontano dalla Ragione e dal dominio de sé. I barbari appartengono sempre alla specie umana, ma la loro umanità tende a sfociare nell’animalità; ciò li rende semi-uomini.
La Civiltà è il termine ultimo, la fase più progredita del genere umano, un dono Divino che separa l’uomo dallo stato animalesco e lo eleva al mondo della consapevolezza, al mondo degli Dei.
La barbaria è l’opposto: è il Caos che minaccia l’ordine, la natura selvaggia che si oppone all’ordine e alla disciplina, e che incarna tutto ciò che deve essere sconfitto.
Se basi dell’identità Romana sono la Costantia, la Veritas, la Virtus, il barbaro è incostante, imprudente, crudele, stolto, falso.
La loro aggressività, violenza brutale e incontrollata, empietà, crudeltà, impeto irrazionale e distruttivo s’oppone alla moderazione, alla Pietas e all’Humanitas del Romano.
All’Immanitas barbara, ch’è la dismisura nei corpi, nei costumi, alla loro discordia e la divisione politica, il Romano oppone la Concordia e la Iustitia.
La cattiveria d’un barbaro non nasce dall’odio, dalla rabbia o da un altro pensiero: sfocia dall’ignoranza, quindi il suo male non è volontario, come un cane che assale un bambino.
La Civiltà, ch’è moderazione, razionalità, dominio della cultura è la Luce che gli Dei hanno dato a Roma. E’ grazie alla sua Virtù che un villaggio di capanne sulle sponde di un fiume riuscì a diventare Caput Mundi. La Missione di Roma è portare questo Sommo Bene a tutti i popoli, unendo a sé quell’aspetti razionali e civili delle altre nazioni che possono arricchire Roma, ergo la Civiltà. Sconfiggere le barbarie, ovunque si trovino, e far regnare l’Armonia e l’Equilibrio moderato sul molle Caos.

“Irrazionale e aggressivo, violento e impulsivo, il barbaro incarna il disordine e l’eccesso, con tutto ciò che di negativo hanno. Lontani dall’Umanità ordinata ed equilibrata con la quale il Romano s’identifica, il barbaro resta confinato nell’ignoranza e nell’inerzia: privi di cultura essi non sono in grado di creare, di trasformare e di migliorare il mondo in cui vivono.” (Federico Borca)

Questa è la visione Romana del Mondo e della Civiltà, che come descrivono Vitruvio e Plinio il Vecchio, vede l’Urbe stessa al centro di un Cosmo razionale ed equilibrato.
Roma è la Luce, la Patria dei nostri antenati, e sradicarsi da ciò ch’è moderazione e virtù appare come un comportamento stupido e impulsivo,superficiale e limitato… un comportamento barbaro. E quando parlo di popolazioni barbare non mi riferisco a un gallo di duemila anni fa armato di clava… mai come oggi le Nazioni vivono in uno stato spiritualmente e culturalmente primitivo, una brutalità dell’anima che cresce giorno dopo giorno risucchiando ogni cosa nel vortice del materialismo,del nichilismo e dell’idiozia.
E in questo mondo barbaro schiavo degli istinti la Romanità risorge invitta come una via di salvezza per le genti e i singoli individui che ormai stanchi delle catene che li soffocano cercano un modo di liberarsi, di riaffermare se stessi come centro del mondo, di dominare se stessi, la Ragione sopra l’istinto e la paura.
Chi teme è schiavo della paura,di ciò che non conosce.E Chi è schiavo non è Romano… non è Uomo.

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l’attualizzazione del piano sociale romano

La Confederazione Socialista Romana, pur prendendo esempio da quelle correnti politiche che nel corso della storia recente hanno dovuto fare i conti con le moderne problematiche, non si rifà a nulla di odierno, a nessun partito o ideologia che per varie ragioni e motivi furono contaminate da fattori esterni o risultano ormai inadeguate a risolvere una situazione nazionale e mondiale che sta profondamente mutando. Il modello politico, sociale e filosofico a cui la Confederazione si ispira è il sistema romano, quello repubblicano in modo particolare. La Repubblica Romana si fondò presto su un organismo di democrazia diretta, di partecipazione attiva e di uguaglianza giuridica che si andò fortificando in seguito alle lunghe e aspre lotte sociali che spianarono ogni differenza e barriera tra i ceti economici di Roma. Numerose leggi, risultato del trionfo della plebe, assicuravano questi diritti sacrosanti.

Due leggi in modo particolare esprimono questo spirito di socialità e di uguaglianza: la prima è la Leges Liciniæ-Sextiæ emanata agli albori della Repubblica che permetteva alla plebe di assumere le cariche più alte dello Stato, quindi rendendosi protagonisti della vita pubblica romana che prima di allora era un prerogativa dell’aristocrazia.

Inoltre secondo la stessa legge tutte le terre dovevano essere distribuite equamente e secondo i medesimi criteri tra tutti i cittadini secondo le necessità di ogni individuo o nucleo familiare con un preciso limite di grandezza delle proprietà che doveva essere assolutamente rispettato da tutti.

Qualche secolo più tardi, durante le guerre puniche, la Lex Hortensia conferiva ai Comizi della Plebe un ruolo decisionale pari a quello del Senato che doveva essere riconosciuto da tutta la cittadinanza. Senato e Popolo erano veramente il fondamento politico e ideologico dello Stato Romano. “Popolo sovrano” non era un modo di dire, uno slogan tanto di moda oggi.

Solo un secolo più tardi dall’emanazione di questa legge Tiberio Gracco si ritrovò a combattere per il riscatto di quell’antico diritto cancellato da un aristocrazia terriera sempre più ricca -conseguenza dell’espansione e dell’egemonia di Roma nel Mediterraneo- che soggiogava le masse proletarie impegnandole nel lavoro di vasti latifondi privati.  Una situazione che ricorda molto la nostra odierna società popolata di sciacalli, personaggi corrotti, padroni assoluti e una Casta chiusa su sé stessa.

Prendiamo come riferimento queste leggi in particolari perché forse più di tutte rappresentano quello spirito romano che fu sempre tendente a un Socialismo egualitario e realistico, dove il popolo aveva i medesimi diritti giuridici e le istituzioni rappresentavano tutte le classi sociali, la plebe poteva aspirare alle più alte cariche dello Stato e si rendeva partecipe alla vita della Nazione forte dei suoi diritti inviolabili garantiti dai Tribuni e dalla Legge, e merito anche di una meritocrazia assoluta che si fondava sul talento e l’onestà del singolo individuo e non di un servilismo e un nepotismo tanto diffuso nella nostra dirigenza politica . A questo Socialismo egualitario dove le differenze tra classi si fecero sempre più sottili l’epoca dei Gracchi con i suoi problemi stupisce per la sua modernità. Anche oggi il lavoratore è costretto a stare alle dipendenze di un padrone adoperando mezzi di produzione non propri in cambio di un salario.

La riforma dei Gracchi che ricalcavano le antiche leggi Licinie-Sestie non fece altro che distribuire equamente tra tutti i cittadini i mezzi di produzione (ovvero la terra): il lavoratore era padrone di sé stesso e viveva dei beni che riusciva a produrre. Oltre a ciò le teorie stoiche (le quali motivarono la rivolta graccana) ritenevano la proprietà privata come qualcosa che andava contro la natura umana, un pericolo perché corrompe gli animi e alimenta un atteggiamento materialista egoistico e bramoso che si oppone al bene comune.

Proprio la priorità assoluta che l’uomo romano ha da sempre nutrito verso la Cosa Pubblica e la collettività hanno reso possibile il fiorire di questi atteggiamenti e il diffondersi di nuove ideologie sociali perfettamente in sintonia con l’animo più antico degli Antenati eretto sul Mos Maiorum, il fondamento giuridico-sacrale che stabiliva la condotta morale di ogni buon Vir e soprattutto il suo rapporto disinteressato e sincero verso la collettività. Il cittadino romano si identifica fortemente con lo Stato e con la sua comunità: non per niente la massima virtù civica è appunto la Maiestas Populi Romani: la grandezza del popolo, il bene comune che sempre bisogna mettere davanti a ogni interesse individuale e passione personale.

Oggi la Confederazione Socialista Romana trae ispirazione da questo glorioso passato interpretandolo senza contaminarne lo spirito originale per trovare una soluzione innovativa e risolutiva agli innumerevoli problemi che affliggono la nostra società, dalla crisi economica alla perdita dei valori, alla tirannia della Casta e della partitocrazia alla sottomissione verso le potenze straniere, dal lavoro e al salario al problema della casa e della famiglia. Nell’opera dei nostri Avi Romani c’è la risposta a tutto questo, sia per quanto riguarda le questioni economiche sia i valori e il modo di vivere la società.

L’attualizzazione sociale di Roma prevede prima di tutto il recupero di quella coscienza, collettivista e repubblicana, che ogni singolo cittadino romano portava dentro di sé, quella libertà e quel diritto alla gloria che si fondava sulla consapevolezza di vivere in una società meritocratica, dove ognuno in virtù delle sue eccelse qualità personali riconosciute da tutti poteva salire i gradini delle istituzioni pubbliche diventando egli stesso modello di onestà  e di realizzazione, dove i diritti civici e la legge assicuravano l’uguaglianza tra gli ordini sociali, dove ogni classe era rappresentata e ogni cittadino partecipava alla vita della comunità. La Repubblica non solo è un esempio unico di libertà civili, ma un modello politico di insuperabile parità e giustizia istituzionale: l’intera società romana si fondava su un modello misto che permetteva un equilibrio inviolabile e bilanciato tra i vari ordini sociali, tutte le cariche politiche erano collegiali per evitare che il potere e le decisioni si concentrassero nelle mani di un unico individuo e facendo in modo che le varie classi cooperassero per il bene della Cosa Pubblica (ancora la legge Licinia-Sestia sanciva che la massima carica dello Stato, il Consolato, doveva essere retta da un aristocratico e da un plebeo) rendendosi ugualmente partecipi e responsabili. L’intero sistema repubblicano per funzionare correttamente aveva bisogno del consenso e della concordia di tutto il Popolo.

Alla base di questa coscienza e di questo complesso sistema politico non va dimenticato che c’era un antica e fitta rete di valori morali e civili, oltre che religiosi, con cui ogni cittadino veniva educato, e che possono essere riassunti con tre concetti: la Virtus come onestà e integrità individuale, la Fides come impegno e lealtà verso la comunità, e la Libertas come il diritto e il merito che doveva essere garantito e riconosciuto da tutti e per tutti. Prima di poter arrivare alla restaurazione di un vero Stato Sociale Repubblicano bisogna assolutamente prendere possesso di questi valori che erano l’essenza dello spirito civico romano e l’olio per far muovere correttamente ogni ingranaggio della società repubblicana, la teoria che spiega e motiva la pratica, l’umanità e l’altruismo che traggono fonte da un sentimento sincero, la libertà come principio sacrale. Solo prendendo coscienza di questo articolato corpus etico e ideologico può permettere la nascita di un uomo nuovo, perché la prima Rivoluzione deve avvenire dentro ognuno di noi.

Per tutti questi motivi la nostra Confederazione si definisce Socialista e Romana, dove la Romanità viene interpretata e adattata come nuova corrente di un Socialismo riformato -sotto la luce di una nuova e antica ideologia- e liberato dai vecchi pregiudizi e dalle vecchie logiche ormai sorpassate per creare un nuovo futuro con la forza di un passato immortale.

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Che cos’è IMPERIVM

IMPERIVM è il Circolo Culturale della Confederazione Socialista Romana che nasce con la missione di diffondere le gloriose vestigia del nostro passato per far riscoprire agli italiani dove affondano le proprie radici. La valorizzazione e lo studio della Romanità in quanto componente inscindibile e fondamentale della nostra identità, fondamento stesso della nostra italianità senza la quale saremmo un informe massa senza confini spirituali. Un fantasma.
IMPERIVM lotta affinché il Popolo d’Italia si ricongiunga con la sua terra, un matrimonio mistico tra l’uomo e la Patria, un contratto di sangue che è alla base di ogni Civiltà che si rispetti e che rispetta sé stessa, punto di partenza per una nuova Società nazionale, identitaria e sociale.
La nostra arma è la cultura, e come moderni Umanisti scaviamo nel passato per dare un nuovo senso alla modernità e plasmare il futuro, soffiando sulla polvere del tempo per riportare alla luce la nostra storia. La nostra Tradizione.
È per questo che IMPERIVM promuoverà ogni tipo di iniziativa e di incontro culturale e didattico collaborando con altri movimenti e circoli che seguono lo stesso nobile scopo pubblicizzando i loro eventi a cui tutti sono invitati a partecipare.
La Tradizione è un patrimonio da tutelare, un tesoro da custodire gelosamente.

http://www.facebook.com/groups/313019068929/

Res Publica, res populi, populus autem non omnis hominum coetus quomo modo congregatus.

La Cosa Pubblica è la cosa del popolo, e il popolo non è un insieme qualsiasi di uomini.
(Cicerone.)

“Non conoscere ciò che accadde prima che nascessimo, è come rimanere sempre fanciulli”
Cicerone.

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Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
Questa voce è stata pubblicata in Comunismo e PCI, Confederazione Socialista Romana, Cultura, Da me scritti, Fascismi, Frasi storiche, MSI, Politica, Post-comunismo, PSI - PSDI, Religioni, Romanitas, RSI, Socialismo, Storia. Contrassegna il permalink.

2 risposte a Che cos’è il Socialismo Romano.

  1. Pingback: Nasce la CONFEDERAZIONE SOCIALISTA ROMANA | basileus88

  2. Giuseppe V. ha detto:

    Articolo fenomenale! Grazie per averlo scritto. Dovrebbero leggerlo tutti!

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