Mario Gramsci, il fratello dimenticato

Mario Gramsci,un personaggio singolare.Fratello Fascista del ben più noto comunista ed antifascista Antonio.

Breve biografia

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Mario Gramsci (Sorgono, 18931945) è stato un militare italiano, fratello del fondatore del PCI Antonio Gramsci ed esponente del Partito Nazionale Fascista.

Biografia

Nato nel 1893 a Sorgono da Francesco (18601937) e Giuseppina Marcias (18611932), visse in Sardegna sino alla Prima guerra mondiale, dove combatté con il grado di sottotenente.

Finito il conflitto, aderì al fascismo, nonostante il fratello Antonio avesse cercato di fargli cambiare opinioni politiche. Mario non solo rimase fedele al proprio partito, ma ne divenne pure importante esponente ricoprendo la carica di primo segretario federale del PNF di Varese.

Nel 1935 partì come volontario per la Guerra d’Etiopia e tornò in Italia nel 1936. Nel 1941 combatté, sempre volontario, sul fronte libico, ritornando in patria dopo la disfatta del 1943. Dopo l’8 Settembre aderì alla Repubblica Sociale Italiana, ma fu catturato dai partigiani e, consegnato agli inglesi, venne prima torturato e poi deportato in un campo di concentramento in Australia, dove si ammalò gravemente. Scarcerato, tornò in Italia alla fine del 1945 dove morì in ospedale pressoché dimenticato da tutti.

MARIO GRAMSCI
( a cura di Gianfredo Ruggiero)


Nel settantesimo della morte di Antonio Gramsci, vogliamo dedicare queste poche righe alla memoria di un uomo che seppe vivere e morire per le sue idee.
Non ci riferiamo ad Antonio, il pensatore e leader comunista, ma a suo fratello Mario dimenticato da tutti perché ebbe la sventura di vestire la camicia nera.
Più giovane di dodici anni, Mario Gramsci aderì al fascismo al ritorno dalla prima guerra mondiale che combatté con il grado di sottotenente.
A nulla valsero i tentativi del fratello Antonio di convincerlo ad abbandonare la fede fascista per aderire a quella comunista, non ci riuscirono neppure le bastonate dei compagni che lo ridussero in fin di vita.
Fu il primo segretario federale di Varese, volontario per la guerra d’Abissinia e combattente nel ’41 in Africa settentrionale.
Dopo l’8 Settembre ’43, quando l’Italia si svegliò col fazzoletto rosso attorno al collo e la bandierina americana in mano,
Mario Gramsci, invece di gettare la sua divisa come fecero molti suoi coetanei, continuò a combattere.
Ma lo fece dalla parte sbagliata, dalla parte dei perdenti.
Aderì infatti alla Repubblica Sociale Italiana.
Fatto prigioniero, fu torturato per fargli abiurare la sua fede fascista.
Poi fu deportato in uno campo di concentramento in Australia dove le durissime condizioni di detenzione riservate ai militari fascisti non renitenti, cominciarono a minare la sua salute.
Rientrò in Patria sul finire del ’45 e subito dopo morì in un ospedale di terz’ordine attorniato solo dall’affetto dei suoi cari.
Andò sicuramente meglio al celebre fratello Antonio che quando si ammalò in carcere, a causa di una malattia contratta da adolescente, fu scarcerato e, da uomo libero, poté curarsi a spese del Regime in una famosa clinica privata.
Non pretendiamo che Mario Gramsci sia ricordato alla stregua del fratello maggiore a cui, giustamente, sono dedicati libri e intitolate piazze – perché al di là del giudizio storico rimane un grande del novecento – ma un piccolo pensiero, crediamo, lo meriti anche lui.
Con Mario Gramsci vogliamo onorare tutti i fratelli “minori”, come il fratello di Pertini,o quello di Pier Paolo Pasolini ucciso dai partigiani comunisti. Dimenticati, questi fratelli d’Italia, perché caddero dalla parte sbagliata.

(Gianfredo Ruggiero,Presidente del Circolo culturale Excalibur)

IL DRAMMA DI CHIAMARSI GRAMSCI      Oggi la rubrica «Sopralerighe» la dedichiamo al corsivo di Marcello Veneziani, apparso sul «Tempo» di ieri: «Nell’anno del centenario di Antonio Gramsci, non passerà probabilmente inosservato questo 27 aprile, anniversario della sua morte. In questo scorcio di anno molti hanno ricordato il suo pensiero e la sua vita travagliata, i suoi difficili rapporti con il Partito comunista e la sua detenzione nelle carceri fasciste. Nessuno ha però ricordato una storia familiare di Gramsci che non poco peso ha avuto nella vita del grande pensatore sardo. E’la storia parallela di un fratello minore di Antonio, che ebbe la sventura di vestire la camicia nera. Si chiamava Mario, ed aveva dodici anni in meno del fratello. Aveva combattuto nella prima guerra mondiale da sottotenente. Divenne poi fascista, al punto che fu il primo segretario federale di Varese. Invano Antonio Gramsci cercò di scoraggiarlo dal suo impegno. Non lo dissuasero nemmeno le bastonate dei compagni di suo fratello, che lo aggredirono e colpirono a sangue. Mario Gramsci non mancò tuttavia di aiutare il fratello, in difficoltà con la «giustizia» del regime. Mario Gramsci partì volontario per la guerra d’Abissinia e poi combatte in Africa. Aderì alla Rsi, fu fatto prigioniero e fu deportato in Australia. Rientrò nel ’45 con la morte nel petto. E difatti morì subito dopo il rientro, per le malattie contratte e le angherie subite durante la prigionia. Mori in un ospedale di terz’ordine, dimenticato da tutti. Nessuno può dimenticare la dura sorte capitata ad Antonio Gramsci. Ma Antonio Gramsci, vittima del fascismo, finì i suoi giorni assistito e amnistiato, ormai libero cittadino, curato in una grande clinica romana per conto dello Stato italiano, per una malattia che si portava dentro fin dall’infanzia. Mario Gramsci fini i suoi giorni malamente, per malattie contratte in campo di concentramento. Nessuno pretende che Mario Gramsci sia ricordato alla stessa stregua del suo fratello maggiore, che ha contato non poco nella storia italiana. Ma in Mario Gramsci si possono ricordare i fratelli minori non solo in senso anagrafico, di un’Italia minore che fu dalla parte sbagliata. Ricordarlo non guasta, se siamo fratelli d’Italia non per modo di dire».

Bibliografia che tratta di lui

  • Marcello Veneziani, I vinti: i perdenti della globalizzazione e loro elogio finale, 2004
  • Aurelio Lepre, L’anticomunismo e l’antifascismo in Italia, pubblicato da Il Mulino, 1997
  • Francesco Atzeni e Lorenzo Del Piano, Intellettuali e politici tra sardismo e fascismo, pubblicato da CUEC, 1993
  • Antonio Gramsci, Tatiana Schucht, Aldo Natoli e Chiara Daniele, Lettere : 1926-1935: 1926-1935, pubblicato da G. Einaudi, 1997
  • Giuseppe Fiori, Vita di Antonio Gramsci, pubblicato da Laterza, 1966
  • Franco Bungaro e Vincenzo Jacomuzzi, Lei non sa chi è mio fratello, SeiEditrice, 2007

 

 

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Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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