Lelio Basso – A proposito di marxismo e leninismo

A proposito di marxismo e leninismo

La proposta fatta da Riccardo Lombardi all’ultimo CC per una discussione sui principi ideologici del PSI ha avuto un’accoglienza contrastata. In proposito ci sembrano utili due osservazioni: in primo luogo l’accettazione di principi ideologici da parte di un partito non è tanto tema di dichiarazioni ufficiali quanto laboriosa acquisizione che solo può derivare da un lungo travaglio di esperienze e dibattiti; in secondo luogo la distinzione fra marxismo e leninismo, nel senso che si debba accettare il primo e respingere il secondo, è forse un po’ arbitraria. Ciò premesso, pensiamo che una discussione sarebbe assai opportuna, non per arrivare a una dichiarazione ufficiale in alcun senso, ma per arrivare alla massima chiarezza di idee.

Può dirsi oggi che il PSI sia marxista? Ufficialmente lo Statuto del Partito proclama (art. 1) che il PSI è “fondato sulla teoria del socialismo scientifico e sulla esperienza della lotta di classe in Italia e in tutti i Paesi del mondo”, ma aggiunge (art. 2) che esso “organizza tutti coloro che, indipendentemente dalla loro concezione filosofica e religiosa, ne condividono gli obiettivi e i metodi”. Si dovrebbe concluderne che, ufficialmente, il PSI è marxista dando a questa parola il significato di un’adesione alla dottrina politica del marxismo, ma non a una dottrina filosofica. Al di fuori di questi testi non esiste, a nostra conoscenza, nessuna pronuncia ufficiale di congressi, almeno in questo dopoguerra, che abbia sanzionato l’adesione del Partito a una determinata dottrina. Ci furono, è vero, due dichiarazioni di Rodolfo Morandi, pronunciate ufficialmente nella sua qualità di vicesegretario del Partito, ai convegni giovanili di Modena e di Firenze. A Modena, nel 1950, disse: “Ideologicamente, senza riserva alcuna noi assumiamo il leninismo come interpretazione e sviluppo del marxismo. Storicamente, noi ribadiamo il superamento della socialdemocrazia nella sua duplice espressione di riformismo e massimalismo. Possiamo dire dunque di avere di nuovo attinto idealmente la identità che non è tuttavia l’unità”. A Firenze, nel 1952, aggiunse: “Dobbiamo asserire con orza che con l’assunzione senza riserve del leninismo, intendevamo, e in ogni caso intendiamo, assumere anche e fare nostri i valori storici dell’opera di Stalin e gli insegnamenti che se ne ricavano”. Per quanto grande fosse l’autorità di Morandi nel tempo in cui faceva queste affermazioni ideologiche, non crediamo si ossa dire che esse impegnano ance attualmente la posizione ufficiale del Partito. Un dibattito interno, pertanto, non destinato a concludersi con un voto ufficiale ma semplicemente atto a verificare il grado effettivo di adesione attuale del Partito ai principi del marxismo, sarebbe, a nostro modesto parere, del massimo interesse.

Tuttavia crediamo che sarebbe astratta una contrapposizione del marxismo al leninismo. Né il marxismo né il leninismo possono essere intesi, da nessun marxista serio, come un corpus completo di verità da accettarsi o da respingersi in blocco: un tale marxismo, come è noto, lo rifiutò Marx stesso. Il marxismo è invece un insieme organico di principi, di metodi, di analisi, di criteri di interpretazione, di direttive strategiche che permane, a nostro giudizio, completa-mente valido, nei suoi tratti essenziali ma che deve essere di volta in volta applicato alla realtà storica in movimento. Perciò, accanto a questo insieme organico che rimane permanentemente valido, vi sono anche in Marx e in Engels una serie di affermazioni contingenti, di analisi superate, di elementi secondari che possono essere facilmente abbandonati senza che ciò costituisca minimamente una rinuncia ai principi. Gli stesso Marx e Engels, nella prefazione del 1872 alla nuova edizione del Manifesto, distinsero i “principi generali” tuttora validi e i “particolari invecchiati”. Ma allo stesso modo che è necessaria abbandonare queste parti caduche, è altrettanto necessario arricchire continuamente il marxismo di nuove analisi, di nuovi studi, di nuovo contenuto perché la storia cammina, i fatti si susseguono, le strutture mutano e il marxismo non può non aderire concretamente a questa storia in cammino. Perciò, in misura maggiore o minore, appartengono ormai al marxismo, inteso come dottrina aperta e in movimento, non come insieme di dogmi, contributi di molti discepoli e continuatori, da Kautsky a Lenin, da Plekhanov a Rosa Luxemburg, da Antonio Labriola a Gramsci, da Hilferding a Otto Bauer, che lo hanno arricchito di nuove acquisizioni. Certo, il contributo di Lenin è fra tutti il più importante, perché è stato, oltre che un profondo contributo teorico, un eccezionale arricchimento pratico, ma non si può, a nostro giudizio, racchiudere nel solo leninismo il contenuto originale e nuovo del marxismo nell’epoca attuale (a prescindere dal fatto che anche Lenin è morto da oltre 35 anni). Anche in Lenin c’è il contingente e l’essenziale, anche in Lenin c’è il caduco e il permanente, anche in Lenin, come in Marx, ci sono analisi superate ormai dalla storia e principi tuttora valevoli, ci sono esperienze che furono valide in un determinato tempo e in un determinato ambiente e non rispondono alla nostra realtà di oggi e ci sono dottrine o esperienze che esprimono perfettamente anche la situazione attuale. Nella misura in cui la loro validità permane, essi fanno corpo con l’insieme del marxismo e sarebbe difficile separarli; nella misura in cui sono da considerarsi superati possono tranquillamente essere lasciati cadere senza che questo debba significare un rinnegamento del contributo positivo di Lenin.

Ecco perché, pur non riconoscendo validi per noi alcuni principi leninisti (soprattutto in ordine al partito e in ordine al modo di conquista del potere) non ci sentiamo di rinnegare tanti altri insegnamenti di Lenin o il leninismo come un tutto, ma ecco anche perché non sentiamo affatto il bisogno di aggiungere all’indicazione “marxismo” quella di “leninismo” così come non sentiamo il bisogno di definirci “labrioliani” o “luxemburghiani” pur avendo molto appreso da Labriola e da Rosa Luxemburg.

Il problema non è, a nostro avviso, quello di distinguere marxismo da leninismo e di accettarne uno respingendo l’altro, ma quello di stabilire quale noi consideriamo sia oggi il patrimonio vivente del marxismo e in quale misura il PSI possa ancora definirsi marxista. In questo senso il suggerimento di Riccardo Lombardi per una verifica delle nostre posizioni ci sembra meritevole di accoglimento.

Lelio Basso

Annunci

Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
Questa voce è stata pubblicata in Cultura. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...