Manifesto del Socialismo Romano della CSR

l’attualizzazione del piano sociale romano

La Confederazione Socialista Romana, pur prendendo esempio da quelle correnti politiche che nel corso della storia recente hanno dovuto fare i conti con le moderne problematiche, non si rifà a nulla di odierno, a nessun partito o ideologia che per varie ragioni e motivi furono contaminate da fattori esterni o risultano ormai inadeguate a risolvere una situazione nazionale e mondiale che sta profondamente mutando. Il modello politico, sociale e filosofico a cui la Confederazione si ispira è il sistema romano, quello repubblicano in modo particolare. La Repubblica Romana si fondò presto su un organismo di democrazia diretta, di partecipazione attiva e di uguaglianza giuridica che si andò fortificando in seguito alle lunghe e aspre lotte sociali che spianarono ogni differenza e barriera tra i ceti economici di Roma. Numerose leggi, risultato del trionfo della plebe, assicuravano questi diritti sacrosanti.

Due leggi in modo particolare esprimono questo spirito di socialità e di uguaglianza: la prima è la Leges Liciniæ-Sextiæ emanata agli albori della Repubblica che permetteva alla plebe di assumere le cariche più alte dello Stato, quindi rendendosi protagonisti della vita pubblica romana che prima di allora era un prerogativa dell’aristocrazia.

Inoltre secondo la stessa legge tutte le terre dovevano essere distribuite equamente e secondo i medesimi criteri tra tutti i cittadini secondo le necessità di ogni individuo o nucleo familiare con un preciso limite di grandezza delle proprietà che doveva essere assolutamente rispettato da tutti.

Qualche secolo più tardi, durante le guerre puniche, la Lex Hortensia conferiva ai Comizi della Plebe un ruolo decisionale pari a quello del Senato che doveva essere riconosciuto da tutta la cittadinanza. Senato e Popolo erano veramente il fondamento politico e ideologico dello Stato Romano. “Popolo sovrano” non era un modo di dire, uno slogan tanto di moda oggi.

Solo un secolo più tardi dall’emanazione di questa legge Tiberio Gracco si ritrovò a combattere per il riscatto di quell’antico diritto cancellato da un aristocrazia terriera sempre più ricca -conseguenza dell’espansione e dell’egemonia di Roma nel Mediterraneo- che soggiogava le masse proletarie impegnandole nel lavoro di vasti latifondi privati.  Una situazione che ricorda molto la nostra odierna società popolata di sciacalli, personaggi corrotti, padroni assoluti e una Casta chiusa su sé stessa.

Prendiamo come riferimento queste leggi in particolari perché forse più di tutte rappresentano quello spirito romano che fu sempre tendente a un Socialismo egualitario e realistico, dove il popolo aveva i medesimi diritti giuridici e le istituzioni rappresentavano tutte le classi sociali, la plebe poteva aspirare alle più alte cariche dello Stato e si rendeva partecipe alla vita della Nazione forte dei suoi diritti inviolabili garantiti dai Tribuni e dalla Legge, e merito anche di una meritocrazia assoluta che si fondava sul talento e l’onestà del singolo individuo e non di un servilismo e un nepotismo tanto diffuso nella nostra dirigenza politica . A questo Socialismo egualitario dove le differenze tra classi si fecero sempre più sottili l’epoca dei Gracchi con i suoi problemi stupisce per la sua modernità. Anche oggi il lavoratore è costretto a stare alle dipendenze di un padrone adoperando mezzi di produzione non propri in cambio di un salario.

La riforma dei Gracchi che ricalcavano le antiche leggi Licinie-Sestie non fece altro che distribuire equamente tra tutti i cittadini i mezzi di produzione (ovvero la terra): il lavoratore era padrone di sé stesso e viveva dei beni che riusciva a produrre. Oltre a ciò le teorie stoiche (le quali motivarono la rivolta graccana) ritenevano la proprietà privata come qualcosa che andava contro la natura umana, un pericolo perché corrompe gli animi e alimenta un atteggiamento materialista egoistico e bramoso che si oppone al bene comune.

Proprio la priorità assoluta che l’uomo romano ha da sempre nutrito verso la Cosa Pubblica e la collettività hanno reso possibile il fiorire di questi atteggiamenti e il diffondersi di nuove ideologie sociali perfettamente in sintonia con l’animo più antico degli Antenati eretto sul Mos Maiorum, il fondamento giuridico-sacrale che stabiliva la condotta morale di ogni buon Vir e soprattutto il suo rapporto disinteressato e sincero verso la collettività. Il cittadino romano si identifica fortemente con lo Stato e con la sua comunità: non per niente la massima virtù civica è appunto la Maiestas Populi Romani: la grandezza del popolo, il bene comune che sempre bisogna mettere davanti a ogni interesse individuale e passione personale.

Oggi la Confederazione Socialista Romana trae ispirazione da questo glorioso passato interpretandolo senza contaminarne lo spirito originale per trovare una soluzione innovativa e risolutiva agli innumerevoli problemi che affliggono la nostra società, dalla crisi economica alla perdita dei valori, alla tirannia della Casta e della partitocrazia alla sottomissione verso le potenze straniere, dal lavoro e al salario al problema della casa e della famiglia. Nell’opera dei nostri Avi Romani c’è la risposta a tutto questo, sia per quanto riguarda le questioni economiche sia i valori e il modo di vivere la società.

L’attualizzazione sociale di Roma prevede prima di tutto il recupero di quella coscienza, collettivista e repubblicana, che ogni singolo cittadino romano portava dentro di sé, quella libertà e quel diritto alla gloria che si fondava sulla consapevolezza di vivere in una società meritocratica, dove ognuno in virtù delle sue eccelse qualità personali riconosciute da tutti poteva salire i gradini delle istituzioni pubbliche diventando egli stesso modello di onestà  e di realizzazione, dove i diritti civici e la legge assicuravano l’uguaglianza tra gli ordini sociali, dove ogni classe era rappresentata e ogni cittadino partecipava alla vita della comunità. La Repubblica non solo è un esempio unico di libertà civili, ma un modello politico di insuperabile parità e giustizia istituzionale: l’intera società romana si fondava su un modello misto che permetteva un equilibrio inviolabile e bilanciato tra i vari ordini sociali, tutte le cariche politiche erano collegiali per evitare che il potere e le decisioni si concentrassero nelle mani di un unico individuo e facendo in modo che le varie classi cooperassero per il bene della Cosa Pubblica (ancora la legge Licinia-Sestia sanciva che la massima carica dello Stato, il Consolato, doveva essere retta da un aristocratico e da un plebeo) rendendosi ugualmente partecipi e responsabili. L’intero sistema repubblicano per funzionare correttamente aveva bisogno del consenso e della concordia di tutto il Popolo.

Alla base di questa coscienza e di questo complesso sistema politico non va dimenticato che c’era un antica e fitta rete di valori morali e civili, oltre che religiosi, con cui ogni cittadino veniva educato, e che possono essere riassunti con tre concetti: la Virtus come onestà e integrità individuale, la Fides come impegno e lealtà verso la comunità, e la Libertas come il diritto e il merito che doveva essere garantito e riconosciuto da tutti e per tutti. Prima di poter arrivare alla restaurazione di un vero Stato Sociale Repubblicano bisogna assolutamente prendere possesso di questi valori che erano l’essenza dello spirito civico romano e l’olio per far muovere correttamente ogni ingranaggio della società repubblicana, la teoria che spiega e motiva la pratica, l’umanità e l’altruismo che traggono fonte da un sentimento sincero, la libertà come principio sacrale. Solo prendendo coscienza di questo articolato corpus etico e ideologico può permettere la nascita di un uomo nuovo, perché la prima Rivoluzione deve avvenire dentro ognuno di noi.

Per tutti questi motivi la nostra Confederazione si definisce Socialista e Romana, dove la Romanità viene interpretata e adattata come nuova corrente di un Socialismo riformato -sotto la luce di una nuova e antica ideologia- e liberato dai vecchi pregiudizi e dalle vecchie logiche ormai sorpassate per creare un nuovo futuro con la forza di un passato immortale.

 

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Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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