Lotta per il nome e il simbolo. Le bandiere della sinistra attuale!

Sembrerà strano,eppure,i temi più importanti per una “certa” sinistra nostrana sembrano essersi ridotti ad una bieca rincorsa alla denominazione nostalgica,e ad una effimera  lotta per le proprie icone grafiche.

Ci sono proprio tutti: I Comunisti Italiani,la Rifondazione Comunista,il Partito Socialista Italiano,il Nuovo PSI,il PSDI,il PRI,il Nuovo Partito d’Azione ecc.. ecc..

Una sinistra vecchia,ancora ancorata alle passate forme di partito,snobbando tutto ciò che viene dal basso,dalla folla,dal “nuovo”,bollando come qualunquista chiunque non sia identificabile nella loro vetusta visione delle cose,chiunque critichi le ingerenze e i privilegi delle caste,anche partitiche o parlamentari di cui fanno parte,chiunque tenda a superare i vecchi schemi,i “loro schemi”,Destra-Sinistra.. come se il Mondo non fosse cambiato affatto,come se la politica ,da Tangentopoli in avanti, non si sia progressivamente allontanata dalla gente,come se il Muro di Berlino non fosse MAI caduto,come se i partiti avessero ancora le sezioni come punto d’ incontro ed aggregazione,invece di essere comitati d’affari aggrappati ormai ,per sopravvivere alla crisi delle ideologie, alle loro rispettive lobby finanziarie ed elettorali.

Oramai gran parte della sinistra attuale sembra essersi dimenticata le antiche lotte dei braccianti,le istanze degli operai in fabbrica, le antiche lotte di popolo. Anzi guarda con sdegno e delle volte persino con stupore certe manifestazioni di popolo,certe istanze,accusando chi le ricalca come “populista”. Oggi la nostra “cara e amata” sinistra sembra preferire ad esse più i bei momenti di un ricordo andato che cercare di risolvere i problemi esistenti che la società ci pone.

D’altronde succede un po’ a tutte le chiese,anche a quelle politiche,di dimenticarsi l’azione concreta sul territorio per meglio decantare il bel tempo che fu. Sembra quasi la celebrazione di un mantra,di una liturgia ecclesiastica che si ripete,di un rituale annuo al quale non è più possibile sottrarsi. Il 25 Aprile,il Primo Maggio,il 2 Giugno, il 21 Gennaio a Livorno, il 7 Novembre a Mosca, l’anniversario del PSI il 14 Agosto a Genova,la Scissione di Palazzo Barberini.. ecc.. ecc.. .

Purtroppo questa è la sinistra di oggi,simboli e bandiere,belle sigle e bei momenti da ricordare,qualche convegno fra ex compagni per l’occasione;un po’ come dei parenti ,separati da molto tempo, che si ritrovano tutti insieme per rispolverare un vecchio album di famiglia.

E badate bene,non mi riferisco soltanto alla sinistra radicale nostalgica del PCI e di ogni sorta di Socialismo Reale,né tantomeno alla “Sionistra” radical chic   “al caviale” che frequenta i salottini televisivi e parla di quanto era bello il 68’!

Quello di cui parlo è più profondo,e va alla radice del problema,ovvero esso risiede nella natura ideologica della sinistra italiana stessa. Una natura profondamente estremista,che comprende anche quelle anime della sinistra nostrana che si sono sempre professate Social-riformiste,laico-radicali,craxiane,liberali o democratiche.

Per meglio comprendere tutto questo occorre fare un passo indietro,e spiegare come mai queste concezioni totalitarie si siano insediate persino in quell’ambito di cultura riformista ,che di europeo molto avrebbe dovuto avere , e che invece ha assunto,anch’essa,caratteristiche del tutto italico-peninsulari.

L’aver avuto per anni,dal dopoguerra ad oggi,una sinistra quasi sempre egemonizzata dal Pci e dalla cosidetta cultura marxista, di certo non ha giovato. Però non dobbiamo dimenticarci che anche tutta l’area ,oggi autodefinitasi riformista,proviene in realtà anch’essa dal Marxismo Rivoluzionario,se non filosovietico. Del Marxismo umanista di Turati,Kautsky e Lukacs c’è ben poco;ha sempre prevalso quella cultura massimalista di Nenni,De Martino e Lelio Basso(quest’ultimi due ben più lodevoli del primo comunque). Poco importa se Nenni e molti altri autonomisti successivamente se ne sono staccati ipocritamente per poi abbracciare il Riformismo altrettanto estremo di Bernstein;il dato unico da registrare è che tutta la sinistra italiana proviene da lì. La cultura liberalsocialista di Rosselli,riscoperta con grande orgoglio da Craxi nel suo “Vangelo”, non è mai esistita nella larga compagine di quella che era la sinistra italiana,se non in qualche sede di un Partito d’Azione oramai ridotto ai minimi termini e prossimo alla sua futura scomparsa. Questo ritrovare le antiche origini rosselliane ed anarchico-proudhiane,che nulla hanno di attinente con la storia socialista italiana, nel nuovo “verbo craxista” appare solamente una mossa politica per raccogliere i voti libertari dal fallito movimento sessantottino in chiave antiPCI,e riscoprendo tutti insieme una matrice liberal-libertaria comoda solo al sistema, prossimo ad accogliere i socialisti al governo contro gli odiatissimi rivali di sempre: I Comunisti!Oramai democraticizzati per giunta da Berlinguer,e visti quindi come una minaccia,sia dall’entourage rivoluzionario sovietico che dai riformisti nostrani servi della Cia.

Tutta la corrente autonomista del PSI,quindi, non solo aveva una matrice marxista,ma per anni Nenni prese i Rubli di Mosca insieme a Togliatti,per poi anni dopo scoprire improvvisamente quanto era brutto il Socialismo Reale,e com’era fallimentare il comunismo storico,e che forse forse quel Turati non aveva poi tutti i torti… D’altronde cosa c’era da aspettarsi da un partito che espulse Turati,Saragat,Pertini e Matteotti perché troppo poco massimalisti? Un partito che col riformismo ha sempre avuto poco a che fare,almeno dai tempi di Lazzari e Bombacci.E come non dimenticare nel 53’ ,alla morte di Stalin, il clima di dipendenza dall’Urss ancora presente fra le fila del PSI;basti ricordare le parole pubblicate nell’Avanti! da Pertini per l’occasione: «Il com­pagno Stalin ha terminato bene la sua giornata, anche se troppo presto per noi e per le sorti del mondo. L’ultima sua pa­rola è stata di pace. […] Si resta stupiti per la grandezza di questa figura… Uomini di ogni credo, amici e avversari, debbo­no oggi riconoscere l’immensa statura di Giuseppe Stalin. Egli è un gigante del­la storia e la sua memoria non conoscerà tramonto». Questo basta per comprendere che di Liberalsocialismo-libertario o di riformismo umanista-turatiano non vi fu MAI nemmeno l’ombra(se non in qualche mera eccezione). Eppure all’oggi questi santoni del Riformismo laico-libertario si professano gli eredi di una tradizione che non gli è mai appartenuta,vuoi per la particolarissima e polarizzata situazione geopolitica italiana,vuoi per mero opportunismo elettorale dei più(fra i cui i famosi “Socialisti di destra anni 80’ ”) ;ma resta il fatto che i Vate odierni del Labur-liberismo oggi si trovano ad essere dei semplici nostalgici di un socialismo riformista da “garofano”mai esistito;figli in realtà di una politica massimalista,che divenne autonomista e libertaria per mero opportunismo e brama di potere;e con quella stessa violenza totalitaria e ideologica che li aveva contraddistinti nel passato ,oggi, tentano di riaffermarsi non esitando a scagliarla verso tutti i loro oppositori. Ed è così che la sinistra attuale,neocomunista o social riformista che sia,si ritrova da ruolo di “intellettuale collettivo” ,ad essere un “proiettore del passato” di una pellicola vecchia e un po’ sbiadita ,di cui,aimè,si conosce già il finale!

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Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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2 risposte a Lotta per il nome e il simbolo. Le bandiere della sinistra attuale!

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