I pregiudizi antimilitaristi delle sinistre

In un mio precedente articolo [Una questione nazionale che non va giù alle sinistre terminali, nda], ho evidenziato come, dopo la morte di Kim Jong-Il, si sia tornati a parlare, per lo spazio di un mattino, della questione nazionale. La tragica scomparsa del Leader nord-coreano ha fatto emergere un altro argomento, legato a doppio filo con la questione della sovranità nazionale e che è sempre stato al centro delle riflessioni e degli studi sul socialismo: il tema dell’esercito e delle forze militari. Si è detto, riguardo alla Repubblica Democratica Popolare di Corea, che vi è un’onnipresenza dell’esercito, che le forze armate controllano ogni aspetto della società, o che i coreani vivono in uno stato di polizia. Sfortunatamente però questi sproloqui, come di consueto, vengono lanciati senza la minima cognizione di causa e in modo molto superficiale e grossolano. La Corea del Nord infatti, confinando a Sud con una colonia statunitense ed essendo sempre stata bersaglio di attacchi e tentativi di destabilizzazione, ha cercato di dotarsi di un efficiente esercito popolare, in grado di garantire la difesa e l’indipendenza nazionale. In quest’ottica venne sviluppata la dottrina del Songun, che letteralmente si traduce come “esercito al centro”, la quale avrebbe segnato il passaggio dell’esercito, da semplice aiuto di operai e contadini, a vera e propria avanguardia e colonna portante del sistema nordcoreano. Questi concetti, introdotti in precedenza da Kim Il-Sung, vennero ulteriormente sviluppati dal figlio, Kim Jong-Il, che dovette confrontarsi con una situazione internazionale e interna, ben più complessa e minacciosa per il paese. Dopo il crollo dei regimi socialisti, in particolare dell’Unione Sovietica, Pyongyang si trovò privata dei principali partner commerciali. La dissoluzione del Patto di Varsavia però, come più volte evidenziato, segnò anche il passaggio da un sistema bipolare alla totale egemonia statunitense. La Corea quindi, non aveva perso soltanto un interlocutore privilegiato in campo economico, ma non poteva nemmeno fare affidamento su un importante alleato militare. Questa difficile situazione unita all’embargo a cui l’occidente sottopone lo Stato asiatico e ad alcune alluvioni che martoriarono il territorio, gettò il Paese in una difficilissima crisi. La condizione di pericolo che si stava delineando, portò il Caro Leader a maturare l’idea che l’esercito dovesse essere la forza motrice principale della rivoluzione e dell’edificazione socialista. A distanza di anni la storia sta dimostrando che questa dottrina si è rivelata la strategia vincente della Corea. La straordinaria stabilità interna fa progredire sempre di più un sistema sociale all’avanguardia, un esercito estremamente preparato, grazie anche agli enormi investimenti del governo in questo campo, e la capacità di deterrenza garantita dagli armamenti nucleari ha protetto la Corea del Nord dalle aggressioni della Nato, che hanno invece colpito alcuni paesi militarmente più disorganizzati.
Questi sono i fatti con cui la sinistra nostrana non vuole confrontarsi. E non vuole farlo perché ci sono poche e futili argomentazioni in grado sminuire i successi conseguiti grazie al Songun. Addirittura alcuni affermano che questa dottrina sia un unicum nel panorama dei paesi socialisti. Basta conoscere un po’ di storia per sapere che questa affermazione è completamente priva di fondamento. In situazioni storiche nettamente differenti e per il conseguimento di obbiettivi anche diametralmente opposti, ci sono stati esperimenti socialisti che hanno visto nell’esercito la colonna portante dell’intero sistema. È il caso del Burkina Faso di Thomas Sankara. Il rivoluzionario Burkinabé si arruolò giovanissimo nell’esercito, sapendo che la scuola militare avrebbe rappresentato per lui l’unica possibilità di poter accedere, in un paese poverissimo come l’Alto Volta, ad un’istruzione di base. Qui si avvicinò al marxismo e osservando le spaventose condizioni di vita del suo popolo, si convince che il colonialismo era la fonte di quasi tutti i loro mali e diventò un fervente antimperialista. Dopo l’indipendenza del paese una serie di colpi di stato, guidati dall’esercito, si susseguirono nell’Alto Volta. Sankara si rese conto che gli unici in grado di conquistare il potere politico erano appunto i militari, quegli stessi militari che opprimevano con brutale violenza il popolo, erano l’unica salvezza per l’Alto Volta. Così nell’agosto del 1984 organizzò un colpo di stato e, una volta presidente, la prima riforma che avviò fu quella dell’esercito. Secondo Sankara le forze armate sarebbero dovute diventare quell’avanguardia che avrebbe dovuto porsi come guida della rivoluzione, e che avrebbe dovuto difendere il paese e le sue conquiste sociali. Nel suo discorso di insediamento disse: “Il nuovo soldato deve vivere e soffrire tra la gente cui appartiene. Sono finiti i tempi della presunta neutralità e apoliticità delle Forze Armate, che servivano da repressori della volontà popolare e da bastione inespugnabile della reazione. Educati al rispetto e non al disprezzo del popolo, i militari si devono porre al servizio del paese difendendone l’integrità territoriale da aggressioni esterne e garantendone la stabilità politica. […] Inoltre per tre quarti del loro addestramento saranno destinati alla produzione.” Fu grazie a questo esercito popolare che il Burkina Faso, nei tre anni di presidenza di Sankara, raggiunse degli obbiettivi così ambiziosi da diventare un modello, riconosciuto anche dall’UNESCO, per tutti gli stati africani.
Mentre il Burkina Faso intraprendeva il suo percorso rivoluzionario, in Venezuela un giovane ufficiale dell’esercito, rabbrividiva di fronte alla violenza che i militari esercitavano nei confronti dei poveri contadini, spesso accusati ingiustamente di essere dei guerriglieri. Forte dell’appoggio di alcuni compagni, questo giovane ufficiale, decise di fondare l’Esercito Bolivariano di Liberazione del Popolo Venezuelano. Inizialmente questa formazione, interna alle milizie regolari, contava solo cinque membri, ma dopo alcuni anni, e soprattutto dopo il Caracazo, una violenta repressione militare ai danni del popolo, che nel 1989 scosse il Venezuela e il mondo intero, il movimento poteva fare affidamento sulla maggioranza dei soldati e su gran parte degli ufficiali. Così, quel giovane ufficiale, nel 1992 si decise a organizzare un colpo di stato. Il golpe fallì, ma sei anni dopo, Hugo Chavez, sarebbe diventato presidente del Venezuela. Dopo le elezioni Chavez cominciò il suo programma di riforme e ideò il Piano Bolivar 2000. Il punto principale di questo piano venne riassunto da Chavez, in un’intervista ad Aleida Guevara, in questo modo: “Il Piano ha semplicemente posto le forze armate al servizio dello Stato, quello stesso Stato che in precedenza era stato un ostacolo e un freno per la società.” Seguendo queste indicazioni molte caserme vennero trasformate in dormitori per poveri sfollati o scuole improvvisate nel tentativo di dare un’istruzione ai più poveri. I militari diventarono l’aiuto principale della popolazione meno abbiente, molti di loro vennero impiegati in opere di bonifica o di riconversione di alcuni terreni, altri, quelli più istruiti, andarono a insegnare gratuitamente nelle scuole che, vista l’impennata delle iscrizioni, non disponevano di un adeguato numero di insegnanti. Inoltre la fedeltà dimostrata dall’esercito nei confronti di Hugo Chavez ma soprattutto nei riguardi del popolo Venezuelano ha tutelato la maggior parte dei civili durante il tentato colpo di stato del 2002 e ha preservato l’indipendenza e la sovranità del Paese. Sempre nel libro-intervista sopracitato, il presidente venezuelano afferma: “Nel 2002, il fatto che l’intero esercito si fosse rifiutato di eseguire l’ordine del Pentagono e degli oltre settanta tra generali e ammiragli traditori, impedì che diventasse effettivo il tentativo dell’11 aprile. Non riuscirono a mantenere il controllo neanche di un battaglione: loro erano un battaglione, un battaglione di generali, ma le truppe finirono con l’arrestarli e chiuderli in prigione. Quell’11 aprile 2002 nessun soldato puntò la sua arma contro il petto di un altro essere umano.”
Anche quando l’accerchiamento dei paesi imperialisti è debole e l’interesse strategico per un paese è pressoché nullo, come nel caso del Burkina Faso, o quando il socialismo si sviluppa senza seguire le linee del marxismo-leninismo, come in Venezuela, l’esercito rappresenta sempre una forza su cui è necessario fare affidamento, sia per mantenere una buona stabilità interna, necessaria per l’edificazione del socialismo, sia per difendersi dalle ingerenze dei paesi imperialisti.
È inutile quindi che la sinistra italiana strilli tanto ogni volta che sente la parola militare o esercito, anche perché, spesso e volentieri, questi gridolini lasciano il tempo che trovano. Dopo la nomina dell’ammiraglio Giampaolo Di Paola a Ministro della Difesa, ad esempio, un coro di sinistrati ha fatto sentire tutta la sua indignazione nel vedere un militare al governo. A parte il fatto che non c’è molto da meravigliarsi, soprattutto in un governo tecnico, nel vedere un esponente dell’esercito ricoprire il ruolo di Ministro della Difesa, la cosa che avrebbe dovuto destare più scalpore riguardo la nomina dell’ammiraglio Di Paola, non era il fatto che fosse un militare, ma piuttosto il suo ruolo di Presidete del Comitato Militare della NATO, fatto taciuto dalla maggior parte di questi signori. Come al solito è sempre più facile puntare il dito contro la Corea del Nord o contro Chavez, piuttosto che pensare all’occupazione militare a cui è sottoposto il nostro paese, invaso da 113 basi militari americane e della NATO.
Ancora una volta però, come già evidenziato per quanto riguarda la questione nazionale, Gennady Zyuganov e il Partito Comunista della Federazione Russa, si dimostrano un’avanguardia anche in questo campo. Nella sua opera Stato e Potenza, il segretario del KPRF, dopo aver effettuato una disamina sulle connessioni tra l’esercito e i fatti che hanno scosso la Russia dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica fino ai primi giorni dell’ottobre 1993, scrive: “È compito degli specialisti elaborare gli aspetti strategico-militari e tecnici della dottrina della difesa, è compito dei politici elaborare l’impostazione politico-militare. Il futuro dell’Armata Russa risiede soltanto nella sua essenza popolare. Nessuna forza mercenaria, e questo lo dimostra l’esperienza del reclutamento degli OMON, è in grado di difendere il popolo o di godere del suo appoggio. Il servizio militare obbligatorio dei cittadini russi deve essere mantenuto. È lo stesso destino ad imporci di inculcare nei russi il sentimento del patriottismo, l’orgoglio per la propria Patria, l’essere disposti a difenderla. È nostro dovere tutelare la capacità difensiva dello stato, la preparazione militare dell’Armata. Su questa strada è necessario eliminare non pochi ostacoli e pregiudizio “democratici”.”
Oltre alla riflessione sulla questione nazionale quindi, urge in Italia ricominciare a parlare del ruolo che le forze armate devono ricoprire nello stato. Anche perché, come ci insegna Sun Tzu nella sua monumentale opera, L’Arte della Guerra”: “Gli affari militari sono un’importante questione di stato; il terreno su cui si giocano vita e morte; il Dao del permanere e del perire. Non analizzarli è dunque impossibile.”
Per l’esercito spendiamo cifre da capogiro, non per perseguire gli interessi del popolo italiano e per tutelare la nostra sovranità nazionale, ma per meglio servire i dettami di Washington e dell’imperialismo. Se la sinistra italiana non rinuncia, usando le parole di Zyuganov, a certi “pregiudizi democratici”, l’Italia continuerà a subire l’occupazione militare della NATO e non conquisterà mai quella sovranità nazionale, necessaria per lo sviluppo di una politica indipendente e socialista.

Annunci

Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
Questa voce è stata pubblicata in Comunismo e PCI, Cultura, Fascismi, Politica, Post-comunismo, Socialismo, Storia e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...