DE ROMANITATE – Valori e stili di vita di un Impero Universale

La Romanità è un messaggio universale ,uno stile di vita. Essere Romani significa seguire la Tradizione dei nostri Padri e conformarsi al Mos Maiorum, i suoi fondamenti sono la Civiltà intesa come ricerca della perfezione filosofica, l’uomo che si fa centro del mondo e che piega alla ragione e alla razionalità i barbari istinti e i caduchi piaceri, il bisogno di trovare un equilibrio che sia in armonia con le logiche del cosmo (ciò può manifestarsi nella moderazione dell’animo come nell’armoniosità nell’arte o l’ordine urbanistico).
La Romanità non è un retaggio storico, ma è una cultura ancora viva e pulsante, Roma non è una città fatta di sassi e pietre, Roma è un’Idea, uno stile di vita, un codice di insegnamenti che anche dopo la caduta dell’Impero hanno saputo guidare l’uomo fino ai nostri giorni. Un’idea di Universalità che mira all’uguaglianza, alla fratellanza e alla condivisione delle stesse battaglie con tutti i popoli della terra; le conquiste non furono mai pacifiche e ben accette, tuttavia Roma inglobò in sé le varie popolazioni condividendone tradizioni e costumi ed esse contraccambiarono accettando e conformandosi a quell’idea di Civiltà e ordine che l’Urbe stava diffondendo nel mondo, così ci furono germani, arabi o greci così opposti tra loro che furono accomunati da un unico grande valore, tutti Romani a marciare gomito a gomito sotto lo stesso vessillo senza mai però smarrire le loro identità e tradizioni patrie: germani, arabi, greci sì, ma Romani.
Fu così universale quest’idea che non ebbe confini ne etnia, sorvolò le religioni e le regioni, ciò che nacque da un popolo gentile fu il faro del cristianesimo, dai Sette Colli giunse fino a Mosca la Terza Roma, ispirando anche genti che neppure entrarono mai in contatto con i romani. Se i germani furono tra le cause del crollo dell’Impero furono essi stessi a nominarsi difensori della Romanità combattendo in nome del Sacro Romano Impero; e così i fierissimi greci chiamarono se stessi Rhomaion proseguendo in oriente per oltre un millennio quel sogno che fiorì nelle terre laziali.
Una Universalitas che ispirava e continua a ispirare uomini e genti diverse tra loro, una luce che scaccia dall’animo l’oscurità delle barbarie e dell’ignoranza, un idea che unisce ma che non schiaccia… Universalità appunto, no globalizzazione. La prima rende partecipi, unisce le sponde ed eleva gli uomini; la seconda distrugge le culture, annienta e soffoca le identità gettando i popoli in un unico caotico calderone. L’Armonia mette pace ed equilibrio tra tutti gli elementi, non ne sceglie uno e scaccia l’altro, ma è il risultato di una saggia collaborazione, una complessa dualità che sta alla base della natura del Cosmo.

Roma quindi fonda un Impero Universale, nato da guerre battute per conquista o per difesa, che la proietta in una realtà variegata e multiculturale. L’assimilazione dell'”altro” ha così permesso la sopravvivenza di una cultura così articolata e diffusa in un’area vastissima.
Ma questo “scambio” culturale può avvenire solamente con quei popoli e culture civili che con gran saggezza sono riusciti a imporsi delle regole e delle leggi.
Questo non vale per tutti, esistono anche eccezioni con le quali non può esistere dialogo.
L’unione deve venire a patto che il costume con cui si sta entrando a contatto non mini i fondamenti della Tradizione.
La visione Romana del mondo vede la Civiltà come un cerchio: Roma stessa è il centro, e man mano che ci si allontana da esso, come fossero dei “gironi”, ci si imbatte nei vari “livelli” di civiltà. Fuori dal cerchio, e quindi dalla Civiltà, ce sono i barbari: individui feroci che ignorano la civiltà e che conducono un’esistenza bestiale lontano dalla Ragione e dal dominio de sé. I barbari appartengono sempre alla specie umana, ma la loro umanità tende a sfociare nell’animalità; ciò li rende semi-uomini.
La Civiltà è il termine ultimo, la fase più progredita del genere umano, un dono Divino che separa l’uomo dallo stato animalesco e lo eleva al mondo della consapevolezza, al mondo degli Dei.
La barbaria è l’opposto: è il Caos che minaccia l’ordine, la natura selvaggia che si oppone all’ordine e alla disciplina, e che incarna tutto ciò che deve essere sconfitto.
Se basi dell’identità Romana sono la Costantia, la Veritas, la Virtus, il barbaro è incostante, imprudente, crudele, stolto, falso.
La loro aggressività, violenza brutale e incontrollata, empietà, crudeltà, impeto irrazionale e distruttivo s’oppone alla moderazione, alla Pietas e all’Humanitas del Romano.
All’Immanitas barbara, ch’è la dismisura nei corpi, nei costumi, alla loro discordia e la divisione politica, il Romano oppone la Concordia e la Iustitia.
La cattiveria d’un barbaro non nasce dall’odio, dalla rabbia o da un altro pensiero: sfocia dall’ignoranza, quindi il suo male non è volontario, come un cane che assale un bambino.
La Civiltà, ch’è moderazione, razionalità, dominio della cultura è la Luce che gli Dei hanno dato a Roma. E’ grazie alla sua Virtù che un villaggio di capanne sulle sponde di un fiume riuscì a diventare Caput Mundi. La Missione di Roma è portare questo Sommo Bene a tutti i popoli, unendo a sé quell’aspetti razionali e civili delle altre nazioni che possono arricchire Roma, ergo la Civiltà. Sconfiggere le barbarie, ovunque si trovino, e far regnare l’Armonia e l’Equilibrio moderato sul molle Caos.

“Irrazionale e aggressivo, violento e impulsivo, il barbaro incarna il disordine e l’eccesso, con tutto ciò che di negativo hanno. Lontani dall’Umanità ordinata ed equilibrata con la quale il Romano s’identifica, il barbaro resta confinato nell’ignoranza e nell’inerzia: privi di cultura essi non sono in grado di creare, di trasformare e di migliorare il mondo in cui vivono.” (Federico Borca)

Questa è la visione Romana del Mondo e della Civiltà, che come descrivono Vitruvio e Plinio il Vecchio, vede l’Urbe stessa al centro di un Cosmo razionale ed equilibrato.
Roma è la Luce, la Patria dei nostri antenati, e sradicarsi da ciò ch’è moderazione e virtù appare come un comportamento stupido e impulsivo,superficiale e limitato… un comportamento barbaro. E quando parlo di popolazioni barbare non mi riferisco a un gallo di duemila anni fa armato di clava… mai come oggi le nazioni vivono in uno stato spiritualmente e culturalmente primitivo, una brutalità dell’anima che cresce giorno dopo giorno risucchiando ogni cosa nel vortice del materialismo,del nichilismo e dell’idiozia.
E in questo mondo barbaro schiavo degli istinti la Romanità risorge invitta come una via di salvezza per le genti e i singoli individui che ormai stanchi delle catene che li soffocano cercano un modo di liberarsi, di riaffermare se stessi come centro del mondo, di dominare se stessi, la Ragione sopra l’istinto e la paura.
Chi teme è schiavo.E Chi è schiavo non è Romano… non è Uomo.

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Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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3 risposte a DE ROMANITATE – Valori e stili di vita di un Impero Universale

  1. Alasdair ha detto:

    bellissimo. solo un errore, correggilo: AGNENTA —> ANNIENTA, viene da ANNIENTARE 😀

    • POPVLARES ha detto:

      Certo,hai ragione…. purtroppo molti articoli vengono dal web.. e quindi sono pieni di errori.Sicuramente ce ne saranno anche altri,molti articoli devo ancora visionarli in modo integrale.Grazie per la dritta!

  2. Alasdair ha detto:

    Mi sembrava strano l’avessi fatto tu 😉

    Vale Optime

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