Chi minaccia l’idea di Romanità ?

Chi è il nostro nemico più grande? Chi minaccia l’idea di Romanità intesa come Classicità, riscoperta del bello, ricerca dell’equilibrio, Universalità armoniosa e giusta tra popoli e culture?  È l’ignoranza, la superficialità, l’incapacità degli uomini di guardare oltre, anche se oggi abbiamo scoperto tutti i continenti viviamo su delle isole deserte. Un tempo l’Europa tutta era chiamata Romània, terra dei romani, e sia a oriente che a occidente gli uomini erano accomunati dagli stessi valori di Civiltà, di elevazione, di quella ricerca continua della perfezione, di volontà di fondare un Impero, Universale e Romano, ovvero che si opponesse alle barbarie, all’ignoranza, alla discordia e alla caducità con la giustizia, la legge, un ordine logico capace di unire sotto i medesimi valori nazioni, popoli, tradizioni, razze.
Tutto questo finì non molto tempo fa, furono i moti ottocenteschi, romantici e individuali, a far sorgere nelle genti un nuovo sentire: il nazionalismo. Da allora l’Europa esplose perdendo irrimediabilmente quella sua anima che la unì per secoli, conseguenza anche dei gravosi fatti che sconvolsero in quegli anni il Continente. Basti pensare al popolo greco che per secoli definì orgogliosamente se stesso Rhomaios, identificandosi con un termine caduto in disuso da quasi due millenni: ellenico. Il nazionalismo divise l’Europa, la frantumò e fece si che i popoli per darsi una nuova identità scavassero in un passato arcaico oramai cancellato e totalmente estraneo e lontano da quei valori che da secoli gli furono da guida. Così i paesi si isolarono imprigionando i loro cittadini, facendo diffondere la paura dell’altro, la chiusura mentale e il fanatismo che ancora oggi annebbia le nostre menti facendoci ancorare a un idea di Nazione confusa e instabile che non tutti, fortunatamente, riescono ad accettare, o almeno, a capire.
Riflettendo su cosa era prima l’Europa e come è diventata dopo ci accorgiamo come la Romanità non appartenga a una nazione, a un popolo, a una città, ma che sia una Madre comune, una Patria sopra le patrie, un sole che non tramonta mai e che riscalda tutti.
Quando troveremo il coraggio di mettere il naso fuori dai confini che ci siamo creati da soli, da quel vallo che ci difende dai nostri ignoti timori, abbandonando fanatismi, nazionalismi e falsi eroi, allora riusciremo a comprendere una realtà ben più vasta e forse saremo nuovamente in grado di volare lontano…uniti,tutti,nel nome di Roma.

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Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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