La Vera storia dell’Ebraismo

Per ciò che attiene alla religione ebraica, prima dell’uscita di Mosè e del suo gruppo dall’Egitto, questa religione non era mai esistita: né in Palestina né in alcuna altra parte del mondo semitico.

Il termine “ebraismo”, quello delle origini, scaturisce dalla parola semitica “eberim” o “ebrim”, per l’usanza semitica di escamotare la “e” intermedia.

Il significato di tale termine è “coloro che attraversano il fiume” o anche “quelli di là dal fiume”, malgrado i puerili tentativi dei falsari giudaici (da cui i cattolici erediteranno poi tale “tecnica”) di far credere che si trattava del fiume Eufrate, che Abramo e la sua tribù dovette attraversare per giungere sino in Palestina, è praticamente certo che si trattò del Giordano: attraversato da quelli “di là dal fiume” per invadere la Canaanea (vedi la leggenda di Giosuè). Il successivo tentativo (operato sicuramente dai “riformatori” giudaici) di giustificare la parola “eberim” con la fantomatica figura del patriarca Eber (tecnica abusata frequentemente dai falsari giudaici) dimostra quanto fosse scottante il problema di obnubilare il significato della parola “eberim”, il cui significato, una certa parte del mondo ebraico, continuava a tramandarsi di generazione in generazione.

La religione ebraica si formò sincreticamente, come del resto i moderni studi in merito stanno mettendo in luce, attraverso la fusione della religione degli “eberim” (vale a dire il culto egizio del dio Amen/Amon) con la religione dei popoli che abitavano la Canaanea. In particolare, i canaanei adoravano la coppia divina formata da Baal (il “Signore”: quasi sicuramente il dio semitico “El”) e da Astarte, che in ambiente biblico venne poi chiamata “Asherat”, vale a dire “quella del palo”, a cagione del fatto che davanti ai suoi luoghi di culto veniva innalzato un palo, come ricordato dalla stessa Bibbia.

Nel sincretismo che si sviluppò, i dominatori “eberim” sostituirono nella coppia divina Baal con Amen/Yahweh , la quale divenne così Yahweh-Asherat, come testimoniano antiche iscrizioni che gli archeologi israeliani stanno riportando alla luce, svelando impietosamente l’inganno operato dalle autorità politiche e religiose del VII secolo a.c. (Giosia ed Hilkya), che trasformarono l’ebraismo delle origini (o “mosaico”), essenzialmente politeista, in un rigido monoteismo, intollerante e fanatico: come lo diventerà poi il cattolicesimo, “grazie” all’operato degli imperatori costantiniani !

Il culto ebraico così trasformato prenderà il nome (o gli verrà dato il nome) di “giudaismo”, ad indicare che tale processo avvenne in Giudea.

Così, come non tutti i canaanei sottoposti al dominio degli eberim accettarono la sostituzione del loro Baal con Yahweh (come la stessa Bibbia ci fa intuire, riportandoci le lotte interne al mondo sacerdotale, tra coloro che propendevano per il canaaneo Baal e quelli che invece erano favorevoli ad Amen/Yahweh), così anche nel caso della riforma giudaica non tutti i palestinesi accettarono tale riforma, chiaramente e sfacciatamente a favore dell’oligarchia religiosa di Gerusalemme.

I samaritani furono tra quelli che rigettarono tale riforma e decisero di separarsi dai giudei. Essi costruirono un loro proprio tempio sul monte Korazim, in Samaria, e rimasero fedeli all’ebraismo delle origini. Dal momento che tale culto originario era squisitamente politeista, i samaritani vennero accusati dai falsari giudaici di essere dei “semi-gentili”, cioè pagani.

Gli stessi falsari di Gerusalemme, per mistificare la causa di ciò di fronte ai fedeli del giudaismo, fecero credere che il motivo fosse dovuto al fatto che gli assiri, i quali conquistarono Samaria intorno al 722 a.C., trasferirono in cattività molti israeliti (la cui capitale era appunto Samaria) a Ninive, capitale dell’Assiria, rimpiazzandoli con popolazioni mesopotamiche (e quindi pagane), soggette al loro dominio.

Tutto ciò fu puramente pretestuoso.

Un evento simile si ebbe anche per la Giudea, conquistata, intorno al 680 a.c., dai caldei-babilonesi di Nabucodonosor. Molti giudei vennero trasferiti in cattività a Babilonia e, in pari tempo, vennero trasferiti in Giudea molti elementi dell’area mesopotamica. Tuttavia questo non comportò la “corruzione” del giudaismo in paganesimo ! Il dominio degli assiri e dei babilonesi durò poco. L’impero assiro venne distrutto dai medi e dai babilonesi, alleati per l’occasione. Pochi decenni dopo, il persiano Ciro il Grande si impose sui medi e conquistò Babilonia, ponendo fine alla dinastia caldea. Egli, celebrato come un “messia” nella Bibbia, diede la facoltà a tutti i cittadini palestinesi, trasferiti a Ninive ed in Babilonia, di ritornare nella terra di origine, se lo volevano.

Per la verità, questo evento, celebrato dalla Bibbia come un favore particolare che Ciro aveva concesso ai giudei, venne esteso indistintamente a tutti i popoli che erano stati portati in cattività in Mesopotamia. C’è un aspetto paradossale in tutto ciò, che ha quasi dell’incredibile. Negli scavi archeologici condotti in Iraq, venne rinvenuto un reperto assolutamente straordinario: un cilindro di terracotta ricoperto completamente da iscrizioni. Il cilindro è stato chiamato “il cilindro di Ciro il Grande”, in quanto esso riporta proprio l’evento della liberazione, voluta appunto da Ciro, dei popoli condotti in cattività nelle città mesopotamiche.

Nel cilindro è anche narrato che Ciro aiutò questi popoli nella ricostruzione dei loro templi, distrutti dai conquistatori assiro-babilonesi. (evento ricordato anche dalla Bibbia, per ciò che concerne il tempio di Gerusalemme). L’iscrizione riporta anche la lista dei popoli che beneficiarono del favore di Ciro il Grande e la cosa paradossale è che nella lista non figurano gli ebrei !!…

Tornando alla riforma giudaica dell’ebraismo delle origini, oltre ai samaritani vi furono anche altri gruppi religiosi che rigettarono la riforma giudaica, esponendosi così all’ostracismo e alle persecuzioni del potere politico-religioso di Gerusalemme. Tra questi spiccano in assoluto (anche per la loro rilevanza storica) i “Notzrim ha-b’ryth”, cioè i “custodi dell’Alleanza”. Non ci vuole molto a capire il senso profondo di tale locuzione. Costoro, infatti, rigettando la riforma truffaldina di Giosia ed Hilkya, affermavano che essi rimanevano i custodi della VERA Legge (Alleanza): quella che Mosè aveva consegnato al suo popolo.

La matrice etnico-religiosa di questo gruppo di fedeli nazareni (notzrim) fu “beniamita”. I beniamiti verranno esposti anch’essi all’ostracismo dei giudei, scatenato verso tutti coloro che si erano rifiutati di accettare la riforma. Per puro spirito dissacrante e denigratorio, i giudei affermarono che i beniamiti adoravano il “mostro” Moloch (in realtà la rappresentazione “taurocefala” del dio Amen/Yaoue) e, sempre per spregio, si inventarono per i beniamiti un “patriarca” nato dall’incesto tra Lot, nipote di Abramo, ed una delle sue due figlie. (tutto questo, ed altro ancora, dovrebbe far riflettere seriamente i babbei che affermano acriticamente che la Bibbia è parola di Dio !)

Il nome che “Lot” diede a costui, sarebbe stato “Benyamin”, da cui il nostro Beniamino. In realtà, la vera radice del termine “beniamiti” fu “B’ney Yah-Min”, vale a dire “figli del Dio Creatore”: nella fattispecie Amen/Amon.

Min, in origine, fu il nome del dio egizio della fertilità, rappresentato da una figura egizia “chiaramente” eccitata. Vari secoli dopo (probabilmente nel corso della XVIII dinastia) la sua figura fu trasformata in un attributo dello stesso dio Amen/Amon, per stigmatizzarne la sua peculiarità creatrice. (Amon, in pratica, altro non fu se non un attributo del dio solare “Rha” (o Amon-Rha), le cui funzioni “creatrici” della vita erano ben note, visto che il culto solare fu praticamente un culto planetario)

Un identico artificio mistificatorio e denigrante venne utilizzato per la creazione del “patriarca” degli odiati “b’ney Ammon” (Ammoniti), cioè dei “figli di Ammon/Amon” (in pratica, i diretti discendenti dei protagonisti dell’Esodo).

Per essi venne inventato il patriarca “Benammi”, presunto figlio di Lot e dell’altra sua figlia ! Tuttavia, che si sia trattato di una puerile menzogna è testimoniato dal fatto che nella Bibbia si incontra sempre “b’ney Ammon” e MAI “b’ney Benammi”!

Per sfuggire alle persecuzioni giudaiche, i beniamiti “Notzrim ha-b’ryth” decisero (almeno una certa parte di loro) di emigrare nella zona adiacente al Monte Carmelo, allora in territorio fenicio. Nella stessa area venne costruito (sicuramente da loro) il villaggio che oggi è ricordato con il nome di Nazareth: quasi sicuramente una corruzione del termine Nozoroth o Nazoroth.

In una delle valli del Monte Carmelo, a somiglianza di quanto avevano fatto i samaritani, i “notzrim ha-b’ryth” (chiamati successivamente soltanto “notzrim”) costruirono il loro tempio, le cui rovine sono a tutt’oggi ancora visibili (vedi. il sito degli Essenes.net).

Con tutta probabilità, fu questo il celebre tempio in cui il fanciullo Gesù il nazareno “discuteva” con i sacerdoti.

Prima di chiudere, vorrei ritornare per un attimo sull’aspetto “Nazareth”.

Chi ha seguito la “querelle” (presente, praticamente, in tutti i forum di religione), saprà che esiste un orientamento, da parte di studiosi di vari livelli, secondo il quale ai tempi di Gesù la Nazareth dei vangeli non esisteva e questo in virtù del fatto che né gli storici “gentili” né quelli giudaici fanno menzione di un tale insediamento. Data l’assoluta irrilevanza del sito, è naturale che gli storici romani o greci o quant’altri non si siano occupati della cosa: tuttavia rimane un “mistero” il fatto che le cronache bibliche e quelle degli storici contemporanei di Gesù non citino tale sito, anche se, stranamente, vengono citati villaggi di dimensioni pressoché analoghe (almeno all’epoca) alla Nazareth del tempo.

Il non citare tale località da parte dell’intellighenzia politico-religiosa giudaica del tempo, è perfettamente giustificabile con il fatto che il luogo era abitato esclusivamente dai “minim” nazareni, detestati ed odiati dal mondo religioso di Gerusalemme, in quanto la loro esistenza, la loro presenza, era una testimonianza vivente dell’inganno perpetrato dai giudei con la riforma dell’ebraismo delle origini.

Inutile sottolineare che tutto ciò è perfettamente speculare a ciò che avvenne vari secoli dopo in “casa” cristiana, quando i cattolici, forti del potere che essi avevano conquistato, attraverso la compiacenza degli imperatori costantiniani, scatenarono la loro intolleranza religiosa verso tutti quelli che non appartenevano al mondo cattolico: soprattutto verso gli gnostici i quali, come i “notzrim” in Palestina nei confronti dei giudei, ricordavano agli abitanti dell’impero quali furono le vere origini del cristianesimo cattolico.

Quasi sicuramente, il nome originario di Nazareth (o, meglio ancora, il nome con cui i non nazareni appellavano tale sito), fu “Notzroth”, (o, meno probabile, “Natzroth”). Si tratta di un femminile plurale, traducibile in italiano con “nazarene”. Non deve apparire strano un simile nome per un villaggio, in quanto esso stava ad indicare che tale sito era abitato prevalentemente da donne nazarene. Esiste una spiegazione storica per tutto ciò.

La trasformazione di “Notzroth” in “Notzoreth” (e poi, per “normale” corruzione fonetica, in Natzareth) può essere spiegata agevolmente ricorrendo ad un esempio eclatante. Gli antichi fenici canaanei, per indicare la coppia divina da essi adorata, usavano il termine “Astharoth”: letteralmente le “Astharte” ma, in senso lato, le “Dee”.

Non deve sorprendere il fatto che i fenici utilizzassero un plurale femminile per indicare la coppia divina in cui credevano, dal momento che nell’ambiente semitico del tempo l’elemento femminino, almeno in ambito famigliare, riscuoteva maggior prestigio di quello maschile (sicuramente un retaggio ancestrale dell’antichissimo culto della Grande Dea Madre).

Non fu così, invece, per gli “eberim” conquistatori di origine egiziana, essenzialmente “maschilisti”, i quali, dopo aver sostituito Baal con Yahweh, nella coppia “divina”, utilizzarono un plurale maschile per indicarla: ELHOIM, cioè gli “Dei”!

Tuttavia, come già accennato, vi fu un forte gruppo canaaneo di resistenza religiosa (il quale diede origine a scontri anche cruenti tra le due fazioni, come evocato in modo leggendario dalla vicenda di Elia), che non solo continuò a riferirsi alla coppia Baal-Astarte (poi chiamata anche “Asherat”), ma continuò anche ad indicarla “provocatoriamente” con il plurale femminile “Astharoth”.

Fu a questo punto che i filo-yahwisti, per spregio nei confronti degli adoratori di Baal-Astharte, coniarono il termine “Ashtoreth”, sostituendo le ultime vocali di Astharoth con quelle della parola ebraica “bosheth”, il cui significato è “vergogna”, “infamia”. Questa “tecnica” venne utilizzata numerose volte, verso tutte quelle parole detestate dal “milieu” giudaico. Quasi sicuramente, per Notzroth avvenne la medesima cosa, dal momento che i giudei detestavano i nazareni né più né meno di come gli antichi yahwisti disprezzavano i canaanei che adoravano Baal-Astharte.

By Elio – Tratto da it.cultura.religioni


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Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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