Edmondo Cione: il socialista non fascista che aderì a Salò con Mussolini

Edmondo Cione (Napoli, 9 giugno 1908 – Napoli, 19 giugno 1965) è stato un filosofo e politico italiano.

Biografia

Formazione e prima attività politica

Di tendenze socialiste, e in un primo momento antifasciste, è stato allievo di studi di Benedetto Croce. Perseguitato della prima ora dal Fascismo, viene rinchiuso nel campo di Vasto Marina e poi mandato al confino a Foligno e a Manfredonia.

Adesione alla Repubblica Sociale Italiana

Attratto dal nuovo indirizzo espresso dal Manifesto di Verona, aderisce alla Repubblica Sociale Italiana. Chiede e ottiene il consenso di Benito Mussolini (il quale si rende esplicitamente concorde) per la costituzione di una formazione politica indipendente dal Partito Fascista Repubblicano, denominata in un primo momento Raggruppamento Nazionale Repubblicano Socialista e, in seguito, Partito Repubblicano Socialista Italiano.

A tale formazione politica, su suggerimento dello stesso Mussolini, sarà concessa anche l’affiancamento di un quotidiano l’Italia del popolo.

Attività politica nel dopoguerra

Salvatosi dalle epurazioni partigiane nel dopoguerra si costruirà una carriera politica nella Democrazia Cristiana.

Articolo del Corriere inerente alla curiosa storia di questo socialista mussoliniano

STORIA. Un ex allievo di Croce negli ultimi mesi di Salo’ crea un ” partito contro ” su suggerimento del ministro dell’ Educazione Biggini

Repubblichini d’ opposizione

Ma il ” Raggruppamento socialista ” ha la benedizione del Duce. Il fondatore Edmondo Cione inventa pure un giornale che ha vita grama. Al crollo non parte per Dongo: riapparira’ invece nelle file della Dc

————————- PUBBLICATO —————————— STORIA Un ex allievo di Croce negli ultimi mesi di Salo’ crea un “partito contro” su suggerimento del ministro dell’ Educazione Biggini di SILVIO BERTOLDI                                    TITOLO:Repubblichini d’ opposizione

– Un partito di opposizione a quello fascista repubblicano negli ultimi mesi della Repubblica di Salo’ : sembrera’ un discorso di folli. Eppure si tratto’ di realta’ , con tutti i crismi d’ una sorprendente legalita’ , Mussolini che accetta l’ idea (o forse l’ ebbe egli stesso, perche’ all’ ultimo della sua avventura pensava gli convenisse abbondare in “aperture”) e che consente addirittura alla fondazione di un partito di ispirazione socialista, il ministro dell’ Educazione Nazionale Biggini che lo incita ad andare avanti e gli presenta il personaggio a suo dire ideale per realizzare il paradossale progetto. Di follia in follia: il personaggio ideale e’ uno sconosciuto professore napoletano vissuto all’ ombra di Croce, nella pletora dei cortigiani del grande filosofo, tanto attaccato al Maestro da venire soprannominato o vaccariello, il vitellino che sta sempre nell’ ombra della mucca e va dove va lei. Si chiama Edmondo Cione, nel 1944 e’ sulla quarantina, piccoletto, grosse lenti, molta passione per il cicloturismo, una laurea e una libera docenza in filosofia, insomma l’ opposto di come uno si immaginerebbe un trascinatore del popolo e un portatore di ideologie rivoluzionarie. Eppure il 14 febbraio 1945 l’ Agenzia Stefani comunica che “…il Duce ha concesso ad un gruppo di cittadini l’ autorizzazione a costituire il Raggruppamento nazionalsocialista repubblicano, che ha l’ intento di… esercitare responsabile opera di critica sugli atti del governo e dell’ amministrazione; nonche’ a pubblicare un organo del movimento stesso”. C’ e’ un errore nella dizione del raggruppamento: non nazionalsocialista repubblicano, ma socialista repubblicano. Il nazional probabilmente lo hanno aggiunto per gettare fumo negli occhi ai sospettosi tedeschi. Il “gruppo di cittadini” e’ formato da Cione e da alcuni strampalati individui da lui reperiti tra le file dei vecchi sovversivi ormai fuori dalla realta’ , un tal Pulvio Zocchi gia’ a fianco del compagno Mussolini ai tempi della “settimana rossa” di Ancona, un anarchico con un nome che sembrerebbe uno pseudonimo, Germinale Concordia, uno pseudosocialista, Gabriele Vigorelli, anche una donna, Lia Bellora. E i soliti barbuti giovanotti, distributori di stampa clandestina, tutti nel libro paga del capo della Polizia fascista Montagna. Cione fa dell’ inizio della sua avventura una specie di epos, di cui egli stesso e’ l’ eroe. Mussolini (che non l’ ha visto ne’ conosciuto) gli corre incontro e gli confessa di leggere proprio in quei giorni “il suo ultimo libro”; poi gli chiede di illustrargli, la’ , seduta stante, il pensiero di Croce; quindi nega la voce secondo cui si sarebbe vantato di non aver mai letto una riga di don Benedetto; infine gli domanda di spiegargli “la differenza tra il Croce e voi circa la concezione di Dio”. E’ grossa, si cade nella farsa: ma l’ inebriato Cione, che tutto si sarebbe aspettato tranne di trovarsi di fronte a Mussolini, beve ogni cosa e, nel raccontare, si esalta, colorisce e inventa a man salva. La realta’ e’ diversa. Consiste in una vacanza di Cione sul lago di Garda, ospite a Gardone dei suoi amici Tumminelli, i quali in quella localita’ dannunziana gestiscono un noto collegio; in una visita in bicicletta al collega Biggini, a casa sua, a villa Gemma di Maderno; nella sua proposta di recarsi insieme da Mussolini a prospettargli la straordinaria idea di costituire un partito diverso da quello fascista. Insomma, l’ opposizione di Sua Maesta’ . Ma sempre meglio di niente. Vanno. E’ il 20 agosto 1944, Cione, in calzoncini corti e maglietta, si fa prestare un abito da Giuseppe Villaroel, insediato sul Garda con la redazione della Nuova Antologia. Bisogna dire qualcosa di piu’ su Cione, questo personaggio comparso all’ improvviso dal nulla alla ribalta dei gerarchi di Salo’ . La sua fedelta’ a Croce si e’ presto incrinata. C’ e’ stato un avvicinamento alle idee del socialismo, quindi la tempestosa rottura. All’ inizio e fino al 1943 Cione e’ antifascista, viene anzi condannato al confino per sei mesi a Foligno e a Manfredonia. L’ otto settembre si trova a Milano per un concorso a un posto di professore di liceo, poi diventa bibliotecario a Brera e non rinnega le sue scelte politiche. Pero’ considera un tradimento l’ armistizio di Badoglio e la fuga del re, e questo lo concilia in parte con le idee di Mussolini e della sua Repubblica socialista. Resta tuttavia amico di Lelio Basso, di Eugenio Colorni, di Vittorio Amodeo, di Placido Martini, assassinato alle Fosse Ardeatine. Come si vede, un coacervo di contraddizioni e si puo’ capire che Mussolini, posti gli occhi su di lui per suggerimento di Biggini, se lo mangi in un boccone, da quell’ incantatore di serpenti che e’ sempre stato. Resta da capire perche’ Mussolini si e’ deciso a dar vita al monstrum di un finto partito di opposizione, una bufala in cui nessuno puo’ credere (e in cui nessuno credera’ ). La spiegazione e’ quella accennata prima. Di fronte all’ imminenza ineluttabile del crollo, il Duce cerca disperatamente contatti con i rappresentanti dei partiti, vuole mostrare la sua disponibilita’ ad ascoltare la pluralita’ delle voci. Un gesto di buona volonta’ potrebbe servire, anche se non arrivera’ ad accettare cio’ che gli suggerisce Biggini, addirittura il riconoscimento di tutte le componenti dei Comitati di Liberazione Nazionale. Per il momento, basta il contentino di un secondo partito, questo ibrido del Raggruppamento: e per metterlo in piedi occorre trovare un tipo cosi’ ingenuo e cosi’ sprovveduto da credere davvero che gli si lascera’ fare l’ opposizione, come se si fosse in democrazia. L’ ingenuo, lo sprovveduto, Biggini lo trova in Cione. Per Mussolini va benissimo. Cione abbocca. Detto e fatto. Nasce il Raggruppamento socialista, nella Milano semidistrutta e largamente requisita dai tedeschi ecco subito una sede in via Romagnosi e un altro appartamento in corso Italia per un Centro studi sociali, crogiuolo ideologico del movimento. Ecco il finanziamento per un quotidiano, la testata sara’ L’ Italia del Popolo (suggerita da Mussolini), la stessa del giornale di Mazzini. Aderiscono e si dichiarano pronti a collaborare il sindacalista Ugo Manunta, ex vicedirettore del Corriere, il rettore dell’ Universita’ di Milano De Francesco, il provveditore agli studi di Varese Severgnini, l’ ex direttore della Stampa Concetto Pettinato; ma e’ tutto qui, nomi di rilievo non se ne incontreranno, meglio non compromettersi quando stanno per finire sia il fascismo sia la repubblica. L’ impagabile vaccariello ora circola non piu’ in bicicletta, ma con l’ auto fornita dal prefetto Nicoletti, sia pure a carbonella. C’ e’ molta gente a cui l’ idea balzana di Mussolini, quel secondo finto partito della repubblica, desta preoccupazione e sospetti. Per primi, i tedeschi. Il ministro degli Esteri Ribbentrop chiama l’ ambasciatore di Salo’ Anfuso ed esige spiegazioni: per caso, Mussolini ha rinnegato il fascismo? Occorre del bello e del buono per calmarlo e le perplessita’ restano. Il Duce e’ costretto a ricevere l’ ambasciatore Rahn, venuto nel suo ufficio con l’ espressione corrucciata dei gravi momenti, il 31 marzo 1945. Deve tranquillizzarlo e dirgli che “per attuare la socializzazione e’ necessario l’ appoggio della sinistra”. Cione e il suo Raggruppamento sarebbero la sinistra. Rahn finge di abbozzare, ma si capisce che Mussolini non ha convinto ne’ lui ne’ nessuno. Per esempio Farinacci, Pavolini, Preziosi, Cabella, i duri di Salo’ . Il 14 febbraio Mussolini ha fatto consegnare a Cione, da suo figlio Vittorio, questa lettera: “Come avrete gia’ visto dalle comunicazioni radio e Stefani, il varo del Raggruppamento e’ avvenuto. Il battello e’ in mare. Sono sicuro che lo piloterete tenendo fede alla consegna, Vittorio vi fara’ altre commissioni. Accogliete i miei cordiali saluti”. Dunque, e’ lecito d’ ora innanzi criticare il dittatore con il permesso del dittatore. Cione, quasi ebbro di felicita’ , mette in piedi una redazione: Carlo Silvestri, Fietta, Pandolfo, Sollazzo, altri. L’ Italia del Popolo esce il 28 marzo, si parte con cinquecentomila lire di finanziamento garantito dalla pubblicita’ e il primo numero tira cinquantamila copie, immediatamente esaurite. Due pagine come tutti i quotidiani di allora e un grande titolo: “Quando si vuol fare una rivoluzione si guarda al fine e non ai pregiudizi sugli uomini”. Il significato non e’ chiaro. L’ articolo di fondo e’ di Cione “Il nemico: la proprieta’ “, un contentino marxista per lusingare i socialisti a credere nel movimento. Sia il Raggruppamento, sia il giornale hanno vita tribolata. I vecchi fascisti e perfino la cosiddetta ala sinistra del partito osteggiano l’ iniziativa in ogni modo. Farinacci definisce Cione “un gaglioffo”, dalla Resistenza gli arrivano minacce di morte, Mezzasoma taglia le assegnazioni di carta. Tra baruffe e insulti il giornale va avanti fino al 10 aprile, quando viene sospeso per ordine del Duce. E’ successo che Cione, il quale non ha il dono della finezza, ha attaccato un avversario, il prefetto Montani, in un articolo dal titolo “Ed egli avea del cul fatto trombetta”. Il prefetto, che e’ un ex combattente pluridecorato e padre di un caduto medaglia d’ oro, non gradisce il riferimento dantesco. Piomba nell’ ufficio, dove Cione non e’ presente, e gli sfascia la redazione, in puro stile 1921. Nessuno si schiera in difesa d’ un giornalista che ha osato offendere il padre d’ un eroe. Cione deve chiudere. Allora scrive al Duce, invoca l’ aiuto di Biggini, supplica e cerca intercessori. Siamo agli sgoccioli, eppure e’ convinto di non avere ancora esaurito il suo ciclo. Difatti il 22 aprile, quando gia’ si e’ trasferito a Milano, Mussolini lo manda a chiamare in prefettura. E’ giunto il momento per vedere se e’ servito a qualcosa inventare la finta opposizione e il giornale che la rappresenta. Cione riapra: “Martedi’ potete uscire con L’ Italia del Popolo”. Ne escono due numeri, il giorno 24 e il 25. Quello preparato per il 26, con un invito al Comitato di Liberazione Nazionale ad assumere pieni poteri, e’ bloccato in tipografia dallo sciopero. Sul giornale del 25 aprile, c’ e’ un corsivo dal titolo “Unione sacra”, con un inizio di irresistibile umorismo perche’ gia’ gruppi di partigiani si stanno impadronendo di Milano: “L’ ora e’ grave e non sappiamo quel che puo’ accadere…”. Qui finisce la storia sia del finto partito di opposizione, sia del quotidiano che avrebbe dovuto propagandarne il verbo. Cione rivede il Duce la mattina del 25 e si sente dire: “Mussolini non esiste piu’ . Se ora gli antifascisti mi fucilano, ebbene, ne e’ valsa la pena”. O vaccarriello non ha la stoffa dell’ eroe romantico. Lui non si imbarchera’ sulla carovana per Dongo, lui salvera’ la pelle e nel dopoguerra lo troveremo tra i rappresentanti della Democrazia Cristiana di Napoli.

Bertoldi Silvio

Pagina 23
(30 gennaio 1995) – Corriere della Sera

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Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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