Carlo Cafiero scrive ad Engels: Il programma di Marx e’ un’assurdità reazionaria

Cafiero è il primo teorico italiano dell’anarchismo in Europa. Cafiero più di ogni altro si ricollega al pensiero libertario di Pisacane e lo aggiorna alla situazione sociale dell’Italia post-unitaria; Cafiero costruisce il proprio anarchismo con un’operazione critica nei confronti di Marx e di Engels da una parte e nei confronti di Mazzini e di Garibaldi dall’altra, cioè ripete in termini schiettamente italiani l’enucleazione dell’anarchismo dai due grandi movimenti intellettuali del secolo XIX: la democrazia ed il socialismo; Cafiero vive nella sua esperienza politica tutto il dramma dell’anarchismo fra organizzazione e spontaneità, comunismo e individualismo, violenza armata e educazione civile“. Masini parla con passione e competenza di questo rivoluzionario pugliese, vissuto un secolo fa, che dette tutto se stesso alla dura lotta rivoluzionaria dei primissimi anni di vita del movimento anarchico. “Cafiero mi ha attratto e mi attrae perché è una figura problematica, un uomo del nostro tempo con i suoi contrasti interiori e con il suo dramma esistenziale“.

Cafiero, inviato da Engels a favorire la propaganda comunista autoritaria in Italia, risponde allo stesso, dopo aver esaminato a fondo il “Manifesto del partito comunista”,  affermando testualmente: “il vostro programma è, nella sua parte positiva, una grossa assurdità reazionaria”.

P. F.

Il così detto Stato popolare sarebbe infinitamente più oppressore dello Stato borghese, perché il suo dispotismo sarebbe uguale al dispotismo politico dello Stato attuale, più la somma del dispotismo economico di tutti i capitalisti, il cui capitale passerebbe nelle mani dello Stato popolare; il tutto moltiplicato per l’aumento di accertamento, necessariamente richiesto dal nuovo Stato politico ed economico ad un tempo. (Dispotismo dello Stato popolare) = (Dispotismo politico presente) + (Dispotismo economico di tutti i capitalisti) X (x gradi di accertamento)”.

Carlo Cafiero, Rivoluzione (1880).

Cafiero a Engels

“Gli autori del programma comunista tedesco ci dicono su questo punto, che essi perverranno alla mèta mediante la conquista del potere politico da parte del proletariato cioè mediante la costituzione di un nuovo Stato che, secondo quello che voi mi dite, pare dovrà essere abbastanza forte, che comincerà anzitutto dall’imparare a leggere agli analfabeti, combattere il brigantinaggio e la camorra ed educare il popolo, che otterrà poi gradualmente attraverso gli anni l’uso di quel capitale tanto sospirato; mentre lo Stato, compiuta così la grande opera emancipatrice, verrebbe man mano fondendosi in un nuovo Stato sui generis: Stato economico con tutta la sua centralizzazione unitaria e le sue armate industriali, massime agricole. (Al primo sollevamento sociale delle nostre popolazioni, io vi propongo di venire con Marx, a proporre ai nostri contadini delle Calabrie e degli Abruzzi le armate agricole).”Ebbene, mio caro, permettetevi di parlarvi con franchezza. Il vostro programma comunista è, per me, nella sua parte positiva, una grossa assurdità reazionaria. Io ho in orrore lo Stato al pari della Chiesa, come istituzioni trovate nel privilegio, create da chi voleva assicurarsi l’esclusivo godimento del capitale. Il capitale è là, circondato dallo Stato, dalla Chiesa e da tutta la magna caterva d’istituzioni minori, che da queste principali precedono, destinate ad assicurarne l’esclusivo godimento ai privilegiati.Tutti vogliamo conquistare, o meglio, rivendicare il capitale alla collettività, ed all’uopo si propongono due modi diversi. Gli uni consigliano un colo di mano sulla rocca principale – lo Stato – caduta la quale in potere dei nostri, la porta del capitale sarà aperta a tutti; mentre gli altri avvisano di abbattere tutti insieme ogni ostacolo, e d’impossessarsi collettivamente, di fatto di quel capitale, che si vuole assicurare per sempre proprietà collettiva.”Io son schierato coi secondi, mio caro, dal momento che, grazie al vostro manifesto comunista mi è stato dato di comprendere nettamente la posizione. E voi, buon materialista, come potete essere coi primi? La teoria delle circostanze determinanti che voi all’occasione sapete così bene sviluppare, non giunge a determinare nel vostro spirito il dubbio sulla natura dell’opera che voi compireste una volta insediato al potere costituito?

(dalla lettera di Cafiero ad Engels – Milano, 12 giugno 1872)

Carlo Cafiero

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Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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