Fasci d’Azione Internazionalista

Fasci d’Azione Internazionalista è un manifesto programmatico politico, steso il 5 ottobre 1914, in cui si asserisce l’utilità della prima guerra mondiale come momento storico indispensabile allo sviluppo di società più avanzate in senso politico-sociale.La guerra fu vista come una possibile rivalsa della classe proletaria in lotta,che tramite lo scontro bellico avrebbe ottenuto enormi benefici,non potendo perdere quello che si amava definire il “treno della storia”. Ciò è collegabile all’interventismo di sinistra e anche alla Carta del Carnaro, ben più particolareggiata ed ancor più sviluppata in senso sociale-egualitario, non per niente la mente che guidò Gabriele D’Annunzio nella stesura della carta fu Alceste De Ambris. Il manifesto avrà una sua applicazione politica nei fasci di azione rivoluzionaria.

Il comitato promotore fu costituito da:

Ora segue il documento originale

Fascio rivoluzionario d’azione internazionalista (5 ottobre 1914)

IL COMITATO PROMOTORE
Decio Bacchi – Michele Bianchi – Ugo Clerici – Filippo Corridoni – Amilcare De Ambris – Attilio Deffenu – Aurelio Galassi – A. O. Olivetti – Decio Papa – Cesare Rossi – Avv. Silvio Rossi – Avv. Sincero Rugarli – Libero Tancredi.

Mentre in Francia infuria la battaglia della Marna, a Milano il 15 e il 16 settembre – organizzate dai futuristi, guidati da Marinetti e Boccioni – si hanno le prime manifestazioni di piazza contro l’Austria. Esse sono spalleggiate anche da Filippo Corridoni ed i gruppi rivoluzionari di sinistra.
Il 5 ottobre 1914 il Fascio rivoluzionario d’azione internazionalista lancia il suo primo appello ai lavoratori italiani per convincerli alla guerra.
Si va delineando quell’incontro tra futuristi e uomini di estrema sinistra che trova appoggio in qualche occasione perfino in gruppi di lavoratori, o di socialisti.

AI LAVORATORI D’ITALIA

Nell’ora tragica che passa, mentre la guerra immane celebra in Europa i suoi fasti sanguinosi, mentre appaiono le ragioni stesse della civiltà travolte sotto la marea della rimontante barbarie, noi militanti in frazioni diverse della parte rivoluzionaria, sentiamo il dovere di dirvi una parola chiara e sincera, perché non sia il nostro silenzio interpretato acquescenza o viltà in un momento in cui è supremo interesse e preciso dovere d’ogni rivoluzionario esprimere il suo pensiero e chiarire il proprio atteggiamento di fronte all’incalzare degli avvenimenti.
Non ricerchiamo – ché sarebbe vano ed ozioso – la genesi della grande tragedia. Se come rivoluzionari non potremmo che considerare la borghesia internazionale responsabile in solido del flagello dei popoli, sarebbe d’altra parte insincero e disonesto non riconoscere quel tanto di responsabilità che spetta a noi rivoluzionari, alla classe operaia dei diversi paesi, agli elementi di avanguardia, in una parola, che hanno nel loro programma l’avversione alla guerra e la lotta contro il militarismo, per l’opera insufficiente ed inefficace svolta al fine d’impedire che i disegni imperialistici dei governi borghesi e delle caste militaristiche d’Europa avessero attuazione attraverso la guerra.
L’internazionale operaia – giova riconoscerlo senza ambagi – si è dimostrata alla prova dei fatti, più che impotente a fronteggiare gli avvenimenti ed impedire l’evento guerresco, inesistente. Mentre infatti í compagni di Francia, Belgio e Inghilterra seppero compiere sino alla fine il proprio dovere di socialisti, pronti a iniziare con lo sciopero generale internazionale il movimento di rivolta contro le mene guerresche delle borghesie, quelli di Germania e d’Austria, e cioè degli Stati che sono apparsi al mondo intero come gli artefici della fosca congiura ordita dalle rinate forze del medioevo europeo contro ogni luce di civiltà e ogni elemento di progresso, in luogo di opporre la forza delle loro potenti organizzazioni economiche e politiche, alle scatenatesi furie aggressive dei loro governi, hanno ceduto alla corrente dell’imperialismo più brutale e selvaggio, dimentichi del loro dovere di socialisti, traditori dei sacri doveri della solidarietà operaia internazionale.
Non una vana parola, forse, sarebbe stato il nostro sogno d’affratellamento dei popoli al di là d’ogni frontiera, se i socialisti tedeschi ed austroungarici fossero insorti contro l’ignobile ultimatum del governo austriaco al piccolo popolo serbo, se si fossero commossi al grido angoscioso del Lussemburgo e del Belgio vilipesi ed offesi nel loro sacrosanto diritto alla libertà ed all’indipendenza, se, in una parola avessero affermate le ragioni dell’interesse proletario e della civiltà socialista contro i loro governi vessilliferi di tirannide militare e d’imperialismo.
Cosí la guerra è oggi una tragica realtà della quale non possiamo essere spettatori indifferenti senza tradire la causa stessa della rivoluzione, senza rinnegare i nostri principî socialisti che parlano ai popoli in nome della civiltà e della libertà. E allora giova domandarsi se gli interessi più vitali della classe lavoratrice dei diversi paesi, se la causa della rivoluzione sociale, siano meglio tutelati dall’atteggiamento di rigorosa neutralità voluto per l’Italia dal Partito socialista ufficiale, in pieno accordo cogli elementi clericali, e a tutto vantaggio delle armi tedesche, o non piuttosto dall’intervento a favore degli Stati che rappresentano in Europa la causa della libertà e della pace: a favore della Francia culla di cento rivoluzioni, dell’Inghilterra, presidio d’ogni libertà politica, del Belgio generoso ed eroico. La risposta non può essere dubbia per noi rivoluzionari che, fedeli all’insegnamento dei nostri grandi, opiniamo non potersi superare i limiti delle rivoluzioni nazionali senza prima averli raggiunti, onde la lotta di classe è una formula vana, non una forza attuosa e feconda ove ogni popolo non siasi integrato nei propri confini naturali di lingua e di razza, e, definitivamente risoluta la questione delle nazionalità, non siasi formato il clima storico necessario allo sviluppo normale del movimento di classe, al progresso ed al trionfo delle stesse idee dell’internazionalismo operaio. Il trionfo del blocco austro-tedesco sarebbe in Europa il rinnovato trionfo della Santa Alleanza, il rafforzamento della causa della reazione e del militarismo contro quella della rivoluzione, in una parola il persistere e il consolidarsi di quelle forze di conservazione militaristica e feudale che hanno prodotto l’immane catastrofe odierna, che produrranno altre guerre domani, altri lutti ed altre rovine per le plebi lavoratrici arrestate nella marcia ascensionale per la conquista della propria emancipazione economica. I grandi contrasti storici non si risolvono col negarli ideologicamente, sibbene col superarne praticamente i termini: la guerra non si combatte col ruminare delle formule o coll’opporre ad essa delle sterili negazioni verbali, sibbene coll’eliminarne le cause generatrici, col ridurne i fattori di forza e di successo.
I neutralisti ad oltranza appaiono oggi i veri amici della guerra. Noi, combattendo a lato dei rivoluzionari di Francia, di Russia, del Belgio e dell’Inghilterra per la causa della libertà e della civiltà contro quella dell’autoritarismo e del militarismo teutonico, per la ragione contro la forza, per la rivoluzione europea contro il sogno folle e delittuoso d’instaurazione di un impero universale – visione di medioevo che deve essere ricacciata nel medioevo – crediamo di compiere l’opera più utile che si possa oggi a favore della pace europea, per la causa della rivoluzione sociale, per la ricostituzione dell’Internazionale operaia sulle nuove basi dell’avversione sistematica, perseguita con ogni mezzo, ad ogni guerra che non sia guerra d’oppressi contro oppressori, di sfruttati contro sfruttatori.

LAVORATORI,

Gli avvenimenti incalzano. L’Italia, a fianco delle potenze che combattono per la libertà e l’indipendenza dei popoli, renderebbe più sollecito e decisivo l’esito della guerra, attenuandone gli immani disastri. La neutralità armata non risparmia le gravi conseguenze che dalla guerra derivano al nostro paese e al tempo stesso non ci immunizza dal pericolo bellico: essa piuttosto dà al governo, con la mobilitazione dell’esercito, la possibilità di coglierci alla sprovvista domani con quella qualunque guerra che gli piacerà dichiarare, anche contro le ragioni della civiltà e i nostri stessi interessi, e inoltre – il che sarebbe ancor peggio – il mezzo di coprirci di vergogna, con un turpe ricatto mettendo a prezzo il nostro non intervento. L’imporre oggi la guerra contro il blocco austro-tedesco è il mezzo migliore per impedire che l’Italia possa domani subdolamente rimettersi al suo servigio.
Noi rivoluzionari non abbiamo nessun interesse da conservare, non abbiamo alcun motivo per ingannare il popolo. Parlino pure di neutralità i partiti che hanno da conservare onori, stipendi, posizioni politiche, ciechi o interessati assertori di una grande viltà nazionale e di una grande infamia storica, alleati alla politica dinastica e clericale e complici degli scannatori e dei saccheggiatori. Noi rivoluzionari vogliamo che si riprenda la tradizione dei grandi intelletti e dei grandi cuori che seppero le voci dell’avvenire umano e previdero il destino dei popoli. Non cooperare alla vittoria del migliore significa recare aiuto al peggiore. I rivoluzionari non debbono aver dubbi di scelta. La nostra causa è quella di Amilcare Cipriani, di Kropotkine, di James Guillaume, di Vaillant, quella della rivoluzione europea contro la barbarie, l’autoritarismo, il militarismo, il feudalismo germanico e la perfidia cattolica dell’Austria. Ognuno compia fino all’ultimo e in tutti i modi il suo dovere. Tutte le forze vive del mondo, tutti coloro che augurano all’umanità lavoratrice un avvenire migliore e combattono per il trionfo della causa operaia e della rivoluzione sociale, per l’affratellamento dei popoli e la fine di tutte le guerre, debbono scendere in campo risolutamente. Noi dobbiamo imporre al governo di cessare di disonorarci o di sparire, e fin d’ora separare le responsabilità e prepararci all’azione.

Milano, 5 ottobre 1914.

(NB. Le adesioni si ricevono presso la sede provvisoria del Fascio, in Via Eustachi 50, Milano)

Fonte: L’Archivio

Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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