SIMBOLI DEL NEO-FASCISMO

Tutti noi quando parliamo di un partito politico accomuniamo subito il nome ad un simbolo come ad esempio potrebbe essere la falce e il martello per il vecchio PCI o la fiamma tricolore per il Movimento Sociale. Anche il nome chiarisce le idee a cui si ispirano come ad esempio socialismo che significa società o comunismo da comunità.

Molto più difficile invece definire la parola fascismo come anche tutti i simboli ad essa associati. Naturalmente con il passare del tempo questi sono aumentati e il neofascismo ha fatto suoi alcuni simboli (come la croce celtica) che in passato nulla hanno avuto a che fare con il fascismo, quello originale almeno. Vediamo quindi quali sono questi simboli.

SIGNIFICATO DELLA PAROLA

La parola “fascismo” deriva dal fascio di verghe che venivano portate nell’antica Roma da appositi addetti chiamati “littori” (da qui la denominazione “fascio littorio”). I fascis littorii erano le guardie del corpo personali del magistrato e rappresentavano il potere che avevano di uccidere il re. Tra le verghe del Fascio, o lateralmente, vi era inserita una scure, che però in età replubblicana veniva tolta quando si era all’interno della città. I re e i magistrati ne disponevano 12, da Diocleziano in poi sarebbero diventate 24, i magistrati equitum e i magistrati di rango pretorio 6, i questori 5, e dal 42 a.C. in poi ne vennero dotati anche le Vestali e le vedove imperiali. Il magistrato inferiore inchinava i propri Fasci davanti al superiore (fasces subissi). Il Fascio veniva ornato d’alloro (Fascis laureatus) in occasione dei trionfi e portato rovesciato (Fascis versus) per i lutti gravi. Già gli etruschi utilizzavano questo simbolo ed anche i rivoluzionari francesi utilizzavano il fascio come simbolo della repubblica sostituendo però la scure con un alabarda e sormontato da un berretto frigio. Fu utilizzato anche nel rinascimento da società segrete di ispirazione massonica. Nella seconda metà dell’Ottocento e fino alla prima guerra mondiale, il Fascio Littorio continuò ad essere impiegato dalle forze di sinistra: Fasci dei Lavoratori, organizzazioni proletarie di contadini siciliani, Fasci di Azione Rivoluzionaria. Con la costituzione di un Fascio Parlamentare di Difesa Nazionale, dopo la disfatta di Caporetto, il termine Fascio cominciò ad essere legato alla necessità di un unione nazionale al di sopra degli interessi dei partiti. Come tale, ma accompagnato da rivendicazioni rivoluzionarie, l’emblema romano venne accolto da Benito Mussolini, divenendo il simbolo dei Fasci di Combattimento e in seguito del Partito Nazionale Fascista per simboleggiare l’unione del popolo italiano e per voler ispirarsi alla potenza e alla grandezza del popolo romano.

IL FASCIO LITTORIO DEL FASCISMO

Inizialmente simbolo socialista del sindacalismo rivoluzionario interno al PSI. Il fascio è un simbolo Socialista: rappresenta la forza che deriva dall’unione di individui singolarmente deboli come lo sono i legnetti del fascio, che sorreggono in modo solido la scure. Il fascio era il simbolo dei sindacalisti e delle Camere del Lavoro. Mussolini, già socialista, se ne era appropriato, anche perché i sindacalisti socialisti rivoluzionari furono un pilastro della rivoluzione fascista .

Il fascio littorio era costituito da un fascio di verghe legate con nastri tricolori con inserita all’interno una scure. Come nell’antica Roma simboleggiava il volere italiano alla dominazione dei vecchi territori appartenuti un tempo all’impero romano. Significava anche l’unità del popolo italiano in un periodo in cui tensioni sociali divideva il paese tra nord e sud. Durante il ventennio di governo fascista molte costruzioni pubbliche ed opere d’arte (come ad esempio il Vittoriano a Roma) si ispirarono allo stile romano senza far mancare però il fascio che veniva scolpito sui muri.

L’AQUILA

L’aquila romana era un altro simbolo ripreso dal fascismo rappresentata soprattutto con le ali aperte. Anche questo simbolo che si rifaceva chiaramente alla civiltà romana IMPERIALE era manifestazione di grandezza e di ricordo delle vittorie di Roma antica. Capitava spesso che l’aquila tenesse il fascio nei suoi artigli come si poteva vedere all’epoca nella bandiera della repubblica sociale di Salò. Anche il nazismo come spesso capitò prese questo e molti altri simboli per comunicare l’unione del popolo italiano(erede di Roma) con quello tedesco(erede del Sacro Romano Impero,Reich), cosa che però non avvenne mai neanche in principio.

LA V MAIUSCOLA

Dopo la creazione dell’alleanza tripartita tra Italia Germania e Giappone si cercò un simbolo che potesse far capire alla gente la potenza dei tre stati. Questo simbolo divenne la V perché era l’iniziale della parola “vittoria” ed anche perché simboleggiava i tre vertici con l’Italia naturalmente al centro.

LA CROCE CELTICA

Croce celtica adottata dai movimenti di destra per la sua forma essenziale e chiara ed in contrapposizione con la vetusta simbologia fascista e post-fascista

Un altro simbolo, forse quello più rappresentativo oggi, è la Croce celtica, che però non ha niente a che fare con l’antica Roma, anzi veniva usato in antichità proprio da quei popoli che gli antichi romani consideravano barbari e quindi nemici. È costituito da una croce circondata da un cerchio. Nelle popolazioni germaniche simboleggiava il sole e quindi era sacro. La Celtica è continuamente presente nella Tradizione Europea: dalle grotte sui Pirenei Francesi 10000 anni prima di Cristo, al ponte Milvio come buon auspicio per la battaglia dell’Imperatore Costantino, dalla cerimonia d’incoronazione di Carlo Magno, alla Cristianità Irlandese. Dal Paganesimo al Cristianesimo, la Croce Celtica raffigura i Quattro Elementi (croce: Acqua, Aria, Terra, Fuoco; cerchio: lo Spirito, cioè il Quinto Elemento), il punto d’incontro tra il mondo terreno (asse orizzontale della croce) e quello divino (asse verticale) nell’infinità dell’universo (il cerchio). I movimenti neo-fascisti hanno deciso di riprendere in uso questo simbolo aggiungendo però come nel caso del movimento sociale fiamma tricolore una fiamma dai colori italiani che arde sullo sfondo della croce celtica.

Wolfsangel (dente di lupo)

La runa Wolfsangel (in tedesco “dente di lupo”) è un simbolo originario della Germania.

Sembra essere un antico talismano che preservava dagli attacchi dei lupi. All’opposto però, sembra essere anche il simbolo che indica il “Lupo Mannaro”, o più genericamente “Il Lupo”.

Storicamente, il simbolo originato come un marchio di muratori e usato anche come simbolo araldico negli stemmi. Oggi, il simbolo appare in numerosi stemmi cittadini. Era stato adottato da numerose unità militari della Germania nazista. Per questo, ed il protratto utilizzo da parte di organizzazioni Neonaziste, il simbolo è oggi talvolta associato con il Nazismo.

SVASTICA

La coccarda della finlandese Suomen ilmavoimat usata nel periodo 19181945.

La coccarda della lettone Latvijas Gaisa Spēki usata nel periodo 19261940.

La svastica nella bandiera nazista.

Da simbolo augurale e solare ad emblema nazista

La “svastica” fu in uso anche presso popolazioni diverse, per esempio presso molte tribù di nativi americani come i Navajo che lo avrebbero però eliminato dalla loro tradizione durante la seconda guerra mondiale rifiutando ogni accostamento con la simbologia nazista. La svastica compare altresì nell’arte popolare dell’Estonia e della Finlandia, mentre presso i Prussiani si suppone che abbia dato il nome al dio-sole Suaixtis.

Negli anni trenta e quaranta del XX Secolo la Suomen ilmavoimat, l’aeronautica militare finlandese portava sulla coccarda una svastica di colore azzurro. La svastica venne altresì riproposta dai teosofi alla fine del XIX secolo. La sua odierna notorietà è, infatti, legata alla sua adozione da parte del partito nazionalsocialista tedesco e, successivamente, del Terzo Reich.

Prima dell’avvento del nazismo, la svastica era già stata utilizzata in Germania dai movimenti che si rifacevano all’ideologia etno-nazionalista Völkisch. Il primo uso documentato come simbolo ariano fu quello di Adolf Lanz che la utilizzò per comporre la bandiera del suo Ordo Novi Templi, un’organizzazione parareligiosa che propugnava le tesi dell’ariosofia. La bandiera gialla dell’ordine mostrava una svastica rossa attorniata da quattro gigli araldici dello stesso colore.

Guido von List adottò la svastica come simbolo del neopaganesimo in Germania, idea seguita dalla Società Thule. Su suggerimento del Dr. Friedrich Krohn della Thule Society, Hitler adottò la svastica all’interno di un cerchio come simbolo del partito Nazista nel 1920. I ricercatori francesi Louis Pauwels e Jacques Bergier scrissero in Le Matin des Magiciens (1962), che Karl Haushofer avrebbe convinto Hitler a scegliere la croce uncinata come simbolo del nazismo. Haushofer, appassionato di cultura giapponese e indiana, tornato a Berlino nel 1918, avrebbe anche fondato la Vril-Gesellschaft, la cui esistenza non è però supportata da alcuna fonte storica.

Il presentare la svastica da parte dei nazisti come simbolo identificativo scandalizzò vari membri del Collège de Sociologie parigino, tra i quali Georges Bataille e Pierre Prévost. Scrive quest’ultimo: «…tanto più che noi tutti[7]provavamo disgusto per tutto ciò che poteva venire dall’hitlerismo. A scandalizzarci in questo movimento era, tra l’altro, l’accaparramento della croce uncinata che evoca l’idea di sacralizzazione. Questo simbolo solare Bataille lo avrebbe adottato volentieri, per il suo significato eracliteo che gli riconosceva. Ma il movimento hitleriano nella sua totalità era giudicato da lui e da noi tutti come un mostruoso tentativo schiavista, mirante a una ricomposizione “monocefala” della società»

Sole Nero (Schwarze Sonne)

Il “Sole Nero” copia del disegno a mosaico conservato al castello di Wewelsburg.

Lo Schwarze Sonne (in tedesco) o Sole Nero è un simbolo solare, talvolta citato anche come Sonnenrad (“la ruota del sole” o “ruota solare”). Era usato dall’associazione esoterica Vril Gesellschaft, sorta agli inizi degli anni ’20 del XX secolo.

L’associazione

Gli adepti dell’associazione erano chiamati Die Herren vom Schwarzen Stein (DHvSS), e fu proprio da costoro che prenderà vita l’ordine occulto all’interno delle SS: lo Schwarze Sonne.

Quindi all’interno del variegato mondo delle SS c’erano:

  • le SS Ahnenerbe, o la componente cultural-accademica delle SS;
  • le SS Schwarze Sonne, o la componente misterico-esoterica vera e propria delle SS.

Il simbolo

“Obergruppenführersaal”

Si ritiene che questo simbolo ricoprisse una funzione esoterica o occulta[non chiaro], inquadrato[non chiaro] nell’apparato del Misticismo nazista, legato ai progetti realizzati dall’esoterista Karl Maria Wiligut (alias Weisthor, Jarl Widar, Lobesam e Karl Maria Weisthor). Di fatto, però, i piani per la costruzione della torre-nord del castello di Wewelsburg non menzionano il mosaico col sole nero.

Il disegno ha riconoscibili paralleli con il periodo di espansione degli Alemanni: è possibile considerarla come una variante della svastica derivata dalla fibula romana[non chiaro], e ne sono stati trovati esemplari che molto probabilmente ornavano le cinture delle donne franche e alemanne. Il numero di raggi di queste spille varia fra i cinque e dodici. Anche presso i Longobardi insediatisi in Italia questo simbolo ha ornato le tradizionali borse delle donne secondo la foggia germanica. Goodrick-Clarke (2002) collega il disegno di Wewelsburg con l’antico medioevo Germanico e suppone che i manufatti originalmente fossero collegati a significati solari: “la ruota solare a dodici raggi deriva dai dischi decorativi dei Merovingi dell’antico periodo medievale e suppone che esso rappresenti il sole in relazione con il passare dei mesi dell’anno”. Ci sono poi delle supposizioni da parte dello studioso sulle spille della Germania nazista, tenendo conto la possibilità che i progettisti del mosaico di Wewelsburg siano stati effettivamente ispirati da questi precedenti storici.

Il “Sole Nero”, nella sua versione nota, non è da ritenersi storicamente un simbolo delle SS incorporato in un disegno. Un simile ornamento – per quanto riguarda la forma – ma di colore verde scuro, è presente in un mosaico marmoreo nel vano della ex “Oberguppenführersaal” (letteralmente: la sala di Obergruppenführer – la sala di SS-generali), nella torre nord del castello di Wewelsburg, vicino alla città di Paderborn.(foto dell’ornamento). Originariamente, al centro di detto ornamento era collocato un disco d’oro. Peraltro, la sala del castello di Wewelsburg fu allargata per ospitare il cerimoniale proprio della milizia nazista. Al suo interno, andava in scena la rappresentazione ideologica della mistica delle SS, fulcro di un progetto atto a creare dal nulla una sorta di “religione razziale”. In base alle testimonianze degli architetti, la torre nord del castello sarebbe dovuta diventare il “centro del mondo”. L’ispirazione per la realizzazione dell’ornamento in bronzo, probabilmente, deriva da spille del periodo dei Merovingi. Tale iconografia è stata interpretata come rappresentazione del sole visibile o il suo passaggio attraverso i mesi dell’anno. Il termine “Sole Nero”, riferito alla ruota solare del castello di Wewelsburg, divenne popolare dopo la Seconda Guerra Mondiale. Normalmente, la stanza, dove è situato l’ornamento, può essere vista solo dall’esterno attraverso una porta munita di una griglia. A causa delle scarse condizioni d’illuminazione, il mosaico sul pavimento appare nero.

Uso contemporaneo

Il simbolo del sole nero viene oggi utilizzato dalle organizzazioni dell’Odinismo tedesco e internazionale, dei gruppi irministi come il cosiddetto Irminenschaft o nel Misticismo tedesco: l’esposizione del Sole Nero presso queste organizzazioni non ha finalità politiche ma assolve alla sua funzione rituale legata alla dottrina e al simbolismo cosmologico dell’Odinismo. Il simbolo viene utilizzato anche per la sua funzione di calendario, secondo il principio della ruota dell’anno ordinata e sviluppata sulle 4 principali festività del calendario protogermanico, esso è anche collegato allo studio ed all’uso delle rune.

Recentemente, è stato adottato come simbolo dal Partito Nazionalista Del Popolo Italiano (in sigla P.N.D.P.I.)formazione dai forti connotati ultranazionalisti e xenofobi, e condiviso inoltre dalla Guardia Nazionale Italiana (da non confondere l’omonima forza armata creata dopo l’unità d’Italia), un controverso organismo volontario non governativo di sicurezza e vigilanza: entrambe le formazioni sono ideate da Gaetano Saya, noto per aver diretto il DSSA, la c.d. Polizia Parallela, coinvolto con i vertici del SISMI, in particolare con l’allora Capo della I° Divisione di Controspionaggio Marco Mancini nella vicenda del sequestro di Abu Omar.

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Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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