Freda e il Comunismo Aristocratico

https://basileus88.wordpress.com/2011/10/25/franco-giorgio-freda-%e2%80%93-la-disintegrazione-del-sistema/

Biografia breve
Di origini irpine, Franco Giorgio Freda nasce a Padova, l’11 febbraio 1941. Attento alla politica fin dal ginnasio, presiede il Fuan San Marco (l’organizzazione degli studenti universitari del Movimento Sociale Italiano), rendendolo poi autonomo da quel partito – che ritiene non ‘in ordine’.

Dopo essersi laureato in giurisprudenza, discutendo con il professor Enrico Opocher la tesi su “Platone: lo Stato secondo giustizia”, costituisce, nel 1963, il Gruppo di Ar. Tale sodalizio balza subito ai rumori delle cronache diffondendo un opuscolo che compendia alcune teorie revisioniste sull’“Olocausto” e spinge il senatore ebreo comunista Terracini a formulare ai ministri dell’Interno e di Grazia e Giustizia una faconda interrogazione (dove si parla di “un immondo fascicolo antisemita” e si domanda quali misure fossero state prese “per cauterizzare la piaga fetida e purulenta prima ch’essa allarghi la sfera della propria azione”). Sempre nel 1963, Freda fonda le Edizioni di Ar, che aprono il proprio catalogo con il Saggio sull’ineguaglianza delle razze umane di Arthur de Gobineau. Nel 1969, pubblica La disintegrazione del sistema, nota sua scrittura di contrasto.

Le Edizioni di Ar – il cui catalogo raccoglie centinaia di titoli e si ramifica ora in venti collane – riuniscono i classici del pensiero antiumanistico e antidemocratico (antimoderno), da de Gobineau, a Nietzsche, a Spengler, a Evola. Verso la fine degli anni ‘70, durante la lunga inclaustrazione, Freda tornisce la collana per lui capitale, ‘Paganitas’, che comprende le voci più significative della non-cristianità, da Celso (la prima traduzione in Italia del Discorso di verità appare, nel 1978 appunto, a cura sua), a Giuliano Imperatore, a Porfirio, a Pitagora, fino ai contemporanei.

Dal 1971, il processo (politico e quindi giudiziario) per la strage di Piazza Fontana vede l’Editore tra i principali imputati, fino al 1987, quando la Corte di Cassazione stabilisce la sua non-responsabilità per la strage, confermando le due sentenze assolutorie di appello di Catanzaro e Bari.

Nel 1982, viene condannato definitivamente a quindici anni di carcere per associazione sovversiva.

Attento studioso dell’etnicità, Freda definisce, nelle proprie opere più recenti, i principii di un razzismo “morfologico”. Nel 1989, fonda il movimento politico-culturale “Fronte Nazionale” – il cui atto costitutivo ufficiale reca la data del 1990 – e pubblica L’Antibancor (rivista periodica di studi economici e finanziari) e numerosi volumi dedicati alla questione razziale connessa con i problemi migratorii.

Il Fronte Nazionale esprime la propria preveggente apprensione di fronte alla mostruosità del disegno di una (pretesa) società multietnica e all’inumanità della globalizzazione. Esso si propone soprattutto come scuola, come luogo di formazione politica. Ma alcuni magistrati ritengono che sediziose e nocive siano le parole di Freda (“ontologicamente criminale”? domanda allibito alla corte il difensore di questi, l’avvocato Carlo Taormina) – e irridono la sua previsione dei conflitti razziali che pur vanno profilandosi. Freda viene condannato, così, a tre anni di carcere e il Fronte Nazionale è sciolto dal Consiglio dei Ministri, nel 2000, sulla base della legge Mancino-Modigliani.

Nel 2004, l’Editore inaugura la collezione di Ar, che ospita i testi di Friedrich Nietzsche con l’originale tedesco a fronte (e mira a ripulire le scritture nietzscheane dall’invadenza dei ‘passatori’ infedeli), dando alle stampe L’anticristiano.

Attualmente il concerto di voci da lui ordinate varia dal libretto per fanciulli sul come astenersi igienicamente dal Dio-unico, alla calligrafia erotica, ai testi filosofici, politici, genealogici, a volumi sull’arte e l’estetica, a vigorosi pamphlet d’assalto. [da http://www.edizionidiar.com/]

SULL’OPERA: LA DISINTEGRAZIONE DEL SISTEMA

per visualizzare l’opera completa andare su https://basileus88.wordpress.com/2011/10/25/franco-giorgio-freda-%e2%80%93-la-disintegrazione-del-sistema/

Nel 1969 pubblicò La disintegrazione del sistema (intervento di Freda nella riunione del comitato di reggenza del Fronte Europeo Rivoluzionario, avvenuto a Regensburg il 17.08.1969), vero e proprio “libro-guida” per i nazimaoisti. Si tratta di un manifesto che avrà una grande importanza nell’ambiente neofascista degli anni a venire, costituendo un elemento di rottura con le ideologie ispirate al Ventennio, ai nazionalismi europei e ordinovisti.

Freda giungerà addirittura a teorizzare un comunismo aristocratico, una via di mezzo tra la repubblica di Platone, il Terzo Reich e la Cina di Mao.

Il sistema del quale Freda predica e intende perseguire la distruzione è il sistema borghese. Ne La disintegrazione del sistema si auspica che certi settori della sinistra “rivoluzionaria” attuino un’alleanza tattica, al fine di creare un unico fronte comune antiborghese.

Freda, richiamandosi a una aristocrazia ariana e sostenitore di teorie nazionalsocialiste, sino dagli anni ‘60 iniziò a contestare la direzione dell’MSI, accusandola di ‘tortuosità’ e di compromesso con «la democrazia moribonda della Repubblica». Nella sua casa editrice ha pubblicato, oltre ai classici del pensiero antimoderno, da de Gobineau a Spengler, a Nietzsche, a Evola. Definitosi uno ’studioso dell’etnicità’, propone i principi di un “razzismo morfologico”.

https://basileus88.wordpress.com/2011/10/25/franco-giorgio-freda-%e2%80%93-la-disintegrazione-del-sistema/

Biografia

Infanzia e studi

Nato a Padova da padre irpino e madre veneta nel pieno della seconda guerra mondiale all’età di tre anni assistette a un bombardamento aereo degli alleati su Padova e venne condotto nel rifugio da un soldato tedesco che lo riparò col proprio cappotto.

All’età di otto anni vide il padre, segretario della sezione di Adria dell’Uomo Qualunque, aggredito e percosso da militanti di sinistra nel giorno dell’attentato a Togliatti.

Appassionatosi alla politica fin dal liceo, ha presieduto la sezione San Marco del FUAN di Padova, il movimento universitario del Movimento Sociale Italiano.

Laureato in giurisprudenza presso l’Università di Padova , già nel 1963 abbandona l’MSI per dar vita, con il sodalizio tradizionalista “Gruppo di Ar”, le Edizioni di Ar, casa editrice militante nella destra neofascista sulla scia del pensiero di Julius Evola. Il nome del gruppo politico deriva dalla particella linguistica indoeuropea “AR”, che nelle lingue indoeuropee costituisce l’iniziale di parole che coinvolgono significati inerenti alla superiorità, all’eccellenza ecc. come aristocrazia e ardimento. Definire il gruppo di Ar gruppo politico necessita però di una contestualizzazione, giacché il suddetto gruppo esaurisce la sua attività politica nella pubblicazione di libri, diffondendo così la cultura, le idee, gli scritti che tendono ad esprimere una visione del mondo nella quale il gruppo si riconosce. Per l’attività politica più “classica” e pratica, Freda e altri membri di Ar opereranno con altre organizzazioni della destra radicale, quali ad esempio Ordine nuovo e il Fronte nazionale.

Nel 1963, fortemente influenzato dal pensiero evoliano, scrive per il periodico Tradizione una recensione di Cavalcare la tigre.

Secondo Freda la linea dell’apolitia deve essere seguita come modello esistenziale e spirituale, senza per questo, se si è fra i pochi eletti, rinunciare all’attività politica.

È stato legato al movimento politico Ordine Nuovo.

Manifesto del Gruppo di Ar

Nel 1963 Freda scrive il Manifesto del gruppo di Aristocrazia Ariana, che fissa le coordinate del suo pensiero:

« Noi siamo: contro i partiti politici. Dagli attuali partiti politici appaiono solo posizioni politiche al crepuscolo, che possono costituire il supporto per il successo di gruppi oligarchici, non certo inserite nel nostro modo generale d’essere. Noi siamo antidemocratici: sui feticci delle democrazie capitalistiche e bolsceviche ricade la responsabilità del crollo dei valori politici e del trauma morale che ha disintegrato degli individui alienandoli dalla vita organica dello Stato. Noi siamo contro certe esasperazioni del nazionalismo, che riteniamo aver frantumato nelle loro implicazioni storiche il substrato unitario della civiltà d’Occidente. Noi siamo antiborghesi: la borghesia, intesa come stato d’animo e prospettiva economicistica del mondo è la prima responsabile di questo clima dissolvente […] Noi siamo per uno stile di vita che nessun partito può darci; ma solo un Ordine di idee, una Unità differenziata di istanze, il Cameratismo nella lotta contro un sistema sfaldato. Noi siamo per una Aristocrazia che è radicale rifiuto del modello egualitario. Noi assumiamo una prospettiva gerarchica e organica […] Noi siamo per le civiltà d’Europa e d’Occidente, con i loro Miti e le loro Tradizioni, al di là degli egoismi e dei provincialismi sterili in cui si chiude l’odierna mentalità nazionalistica. Noi siamo per una concezione tradizionale dell’esistenza in cui le suggestioni esasperate e anormali della società e dell’economia cedano il posto ai valori eroici dello spirito intesi come Onore, Gerarchia, Fedeltà »

Il saggio La disintegrazione del sistema

https://basileus88.wordpress.com/2011/10/25/franco-giorgio-freda-%e2%80%93-la-disintegrazione-del-sistema/

Nel 1969 pubblicò La disintegrazione del sistema (intervento di Freda nella riunione del comitato di reggenza del Fronte Europeo Rivoluzionario, avvenuto a Ratisbona il 17 agosto 1969), vero e proprio “libro-guida” per i nazimaoisti. Si tratta di un manifesto che avrà una grande importanza nell’ambiente neofascista degli anni a venire, costituendo un elemento di rottura con le ideologie ispirate al Ventennio, ai nazionalismi europei ed ordinovisti.

Freda teorizzò un comunismo aristocratico, una via di mezzo tra la repubblica di Platone, il Terzo Reich e la Cina di Mao.

Il sistema del quale Freda predica e intende perseguire la distruzione è quello borghese e, ne La disintegrazione del sistema, auspica che certi settori della sinistra “rivoluzionaria” attuino un’alleanza tattica, al fine di creare un unico fronte comune antiborghese.

Freda, richiamandosi a una aristocrazia ariana e sostenitore di teorie nazionalsocialiste, sino dagli anni sessanta iniziò a contestare la direzione dell’MSI, accusandola di ‘tortuosità’ e di compromesso con «la democrazia moribonda della Repubblica». Nella sua casa editrice ha pubblicato, oltre ai classici del pensiero antimoderno, da Joseph Arthur de Gobineau a Oswald Spengler, a Friedrich Nietzsche, a Julius Evola. Definitosi uno ‘studioso dell’etnicità‘, propone i principi di un razzismo morfologico.

L’Esperienza del Fronte Nazionale

Nel 1990 Franco Freda promuove la costituzione del Fronte Nazionale di cui, oltre che fondatore, sarà anche il Reggente.

Freda ed il suo movimento sottolineeranno l’esigenza di difendere l’omogeneità etnica italiana ed europea, individuando nei crescenti flussi migratori non indoeuropei un pericoloso attacco alla stessa. La razza, per Freda, è un’arcaica «idea-forma», ossia un principio di differenziazione, in sé ulteriormente differenziato dalle etnie presenti al suo interno. La razza secondo la sintesi di Freda è «la forma a priori di una cultura», il suo specifico modo d’essere. Ecco spiegato perché «la varietà delle culture va dunque ricondotta alla varietà delle razze e delle etnie». L’idea di razza – afferma Freda – riacquista, in tal modo, un significato originario, col rimando a una visione del mondo ordinata secondo la dottrina platonica del kosmos. Il kosmos, ovvero un pluriverso razziale di contro all’universo del caos indifferenziato. Un pluriverso di forme (le razze) conchiuse e compiute, tra loro non omologabili e nemmeno equivalenti.

Secondo la dottrina del Fronte Nazionale ogni razza vale di per sé ed è chiamata ad occupare il proprio posto – differenziato – nel mondo, andando così a comporre appunto il kosmos. I principi del razzismo morfologico tendono a escludere sia una visione meramente biologica che una esclusivamente spirituale e culturale, che non tenga conto della prima. Nelle parole dello stesso Freda, in una delle relazioni da Reggente del Fronte Nazionale:

« Se denominiamo cultura la sintesi delle configurazioni politiche, estetiche, scientifiche, giuridiche, economiche in cui si manifesta un gruppo umano nel tempo, allora ciascuna cultura è simbolo di quel gruppo, espressione del suo radicale sentimento razziale ed etnico. »
(Franco Freda)
« Sulla razza non si deve discutere, non ci si deve confrontare: se mai specchiare. La razza è sangue, è nervo. Non pone interrogativi. È un elemento, come l’aria, come il sole, non un argomento (…). Razzismo significa non disprezzo della altre razze ma fedeltà alla propria razza, riconoscimento della specifica forma di vita che la segna, rispetto a tutti i nessi, interiori ed esteriori, superiori ed inferiori che la ordinano. »
(Franco Freda)

Nell’analisi di Giovanni Damiano, sodale del Gruppo di Ar, questa impostazione segnerebbe la nascita una tipologia eminentemente “pagana” di sodalizio politico, proteso al superamento del razzismo suprematista, inteso come superiorità e sopraffazione di una razza rispetto all’altra, per affermare invece il rispetto della propria e delle altrui razze.

Vicende giudiziarie

Processo per la strage di piazza Fontana

Dal 1971 è coinvolto in diversi processi, tra cui il più famoso è quello per la strage di Piazza Fontana.

Il processo viene sottratto dalla Corte di Cassazione al tribunale di Milano, e spostato a Catanzaro e a Bari. Freda venne assolto dall’accusa di strage dalla Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro e dalla Corte d’Assise d’Appello di Bari, sentenze confermate, nel 1987, dalla Corte di Cassazione.

Nel giugno 2005 la Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità di Freda e Ventura in ordine alla strage. Secondo la Corte, l’eccidio del 12 dicembre 1969 fu organizzato da “un gruppo eversivo costituito a Padova nell’alveo di Ordine Nuovo” e “capitanato da Franco Freda e Giovanni Ventura“. Il giudizio ha valore di sola condanna morale e storica, in quanto i due imputati sono già stati assolti irrevocabilmente dalla corte d’assise d’appello di Bari, che li ha condannati solo per le bombe sui treni. Secondo la Cassazione, così come per le corti d’appello, anche “la cellula veneziana di Maggi e Zorzi” nel 1969 organizzava attentati, ma “non è dimostrata la loro partecipazione alla strage del 12 dicembre”. La corte giudica così “inattendibile” il pentito di Ordine Nuovo Carlo Digilio, mentre certifica “veridicità e genuinità” di quanto dichiarato dal supertestimone Martino Siciliano, ossia che “Siciliano ha partecipato alla riunione con Zorzi e Maggi dell’aprile ’69 nella libreria Ezzelino di Padova” in cui “Freda annunciò il programma degli attentati ai treni”. Tuttavia, poiché tali bombe non provocarono vittime, non è dimostrato il coinvolgimento di Maggi e Zorzi nella “strategia stragista di Freda e Ventura”. In definitiva, secondo la Cassazione, “i tragici fatti del 12 dicembre 1969 non rappresentano una ‘scheggia impazzita’ ma il frutto di una coordinata ‘acme’ operativa iscritta in un programma eversivo ben sedimentato, ancorché di oscura genesi, contorni e dimensioni”. Infine, la Corte definisce “deprecabile e sorprendente” la decisione di far brillare la seconda valigia-bomba inesplosa, impedendo “accertamenti di ineludibile importanza”

Gruppo di Ar

Riguardo alla costituzione del Gruppo di Ar, nel 1982 Freda viene condannato definitivamente a quindici anni di carcere per associazione sovversiva.

Scioglimento del Fronte Nazionale e condanna per istigazione all’odio razziale

Il Fronte Nazionale di Franco Freda è stato sciolto dal Consiglio dei ministri nel 2000, sulla base della legge Mancino.

I 49 membri del movimento, tra i quali Freda, seguendo le tesi della Procura di Verona, con la consulenza del perito Enzo Santarelli, sono stati processati e condannati (6 anni di carcere a Freda) per “costituzione di associazione avente lo scopo di incitare alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali” (sentenza della Corte di Cassazione, 7 maggio 1999).

In tale processo è stato difeso dall’avvocato Carlo Taormina.

La questura di Verona avviò l’inchiesta sul Fronte Nazionale a seguito di alcuni volantinaggi del gruppo presso delle scuole medie della città. Freda ed altri 45 dirigenti del Fronte Nazionale furono condannati in primo grado nell’ottobre 1995 a sei anni di carcere per il reato di ricostituzione del partito fascista (legge Scelba n.645 del 1952); la pena venne confermata in secondo grado dalla Corte d’assise d’appello di Venezia, e ridimensionata a tre anni per Freda dalla Cassazione nel 1999, modificando il reato in propaganda all’odio razziale (legge Mancino)

fonte presa da Wikipedia

Annunci

Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
Questa voce è stata pubblicata in Biografie particolari, Comunismo e PCI, Cultura, Fascismi, MSI, Politica, Socialismo, Storia. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...