Maledetti azionisti

dalla Voce Repubblicana del 14 ottobre 2010

Un fantasma si agita dal secolo scorso

 

Un luogo comune duro a morire nel giornalismo italiano, e non solo, pensiamo agli scritti di Augusto Del Noce, è stato il fantasma dell’azionismo che viene agitato. Tecnocrazia, modernismo, laicità, che imperversavano in un paese cattolico contadino e tradizionalista. Ma anche dubbio intellettuale ed elitarismo, quando la gente vuole certezze e misure popolari. Se già tutto questo non fosse sufficiente, si è anche aggiunto il tentativo di “coniugare liberalismo e comunismo”, come scrive Bruno Babando su “il Domenicale” del 12 ottobre scorso. Dopo Francesco Perfetti su “il Giornale” del 7 ottobre: il “gramsci – azionismo”. Per concludere poi finalmente con il cattivo mito dell’”intransigenza”. Perché, insomma, è chiaro che questi azionisti sono di derivazione giacobina e tutti i peggiori moralismi che hanno percorso la società italiana sono colpa loro. E questo lo abbiamo letto per anni su “il Foglio”. Poi, certo, ci sono anche gli estimatori. Fra questi l’anno scorso si è iscritto a sorpresa Walter Veltroni che ha inviato un articolo a “Repubblica” dove con un’improvvisa e inimmaginabile fiammata di entusiasmo ricordava le doti di impegno civile degli azionisti. Chissà cosa gli è preso, ma in ogni caso la frittata era completa, perché a volte gli estimatori fanno più danno che i denigratori. Un autore serio e riflessivo come Antonio Carioti aveva provato già nel 2001 a mettere una pietra su tutto questo bailamme con il libro “Maledetti azionisti”.

Carioti consigliava di consegnare l’azionismo alla sua breve età storica e di leggere la realtà politica italiana senza usare quella che poteva rivelarsi solo una lente deformante. Una tesi ragionevole: come può un fenomeno minoritario e di breve durata quale quell’azionista creare ancora così tante tensioni emotive? Il problema è che si è dilatato nel tempo assumendo più un profilo mitologico che un fondamento culturale. Partiamo dalla coda: può essere l’azionismo presentato come un nuovo giacobinismo? La questione è senza senso, già dall’autobiografia di Alessandro Galante Garrone, “Il mite giacobino”. E la ragione è semplice, perché di giacobini “miti”, non se ne sono mai visti. Se lo fu il fratello minore di Robespierre, come sostiene lo storico Sergio Luzzato – Augustin era chiamato Bonbon – resta il fatto che le cronache degli altri convenzionali lo descrivono come un povero fesso. E la Francia rivoluzionaria era convinta che la testa pensante fosse solo Robespierre l’ainé. Ma la questione è un’altra: non solo sotto il profilo della storia – gli azionisti nascono quasi due secoli dopo il club di via Saint Honoré – ma sotto il profilo del peso politico. I giacobini presero il potere in Francia e lo esercitarono dittatorialmente forti di un grande consenso popolare, gli azionisti elessero un presidente del Consiglio – Parri – in un governo di coalizione e rimasero lo stesso una minoranza nel paese. E’ vero che ci fu un vasto e diffuso tentativo di conciliare liberalismo e socialismo in molti azionisti, ma quel tentativo fallì ed il Partito d’azione si spaccò verticalmente. L’azionismo non è la coniugazione di liberalismo e di socialismo, ma l’impossibilità di quella coniugazione. Non bisogna rifarsi a Gobetti, ma a Ugo La Malfa. Però si dice: c’è Bobbio. Esatto, Norberto Bobbio, prima demolì Gramsci, poi si avvicinò al Psi di Craxi che del marxismo era un avversario, non un sodale. E ancora nel 1991, a proposito di azionisti “teorici del dubbio”, come scrive Babando, Bobbio in un intervista all’”Espresso” indicava in Craxi la migliore guida per il paese. Un decisionista assoluto, altro che un teorico del dubbio. Resta l’intransigenza. Ma quella fu esercitata nei confronti dei fascisti nell’immediato dopoguerra, perché gli azionisti non si fidavano, e non certo per pregiudizio astratto, visti i consensi avuti dal regime per un buon ventennio. La semplice verità era che il Partito d’azione era fondamentalmente un partito di guerra per chi non si riconosceva nella resistenza comunista ed in quella cattolica, e pure voleva combattere. Finita la guerra, le pulsioni ideali, confuse o meno che fossero, si separarono.

Liberi poi tutti di interpretare la realtà secondo le proprie capacità. Però sarebbe meglio raffreddare odi ed entusiasmi spropositati. L’azionismo non è cosa di oggi. Non sembrerebbe nemmeno prossimo a ripresentarsi. In fondo anche i figli degli azionisti che scelsero di fare politica in “Lotta continua” ci sembrano abbastanza ravveduti rispetto agli esordi.

 

Riccardo Bruno

Advertisements

Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
Questa voce è stata pubblicata in Cultura, Politica, PRI - repubblicanesimo, Radicalismo storico, Socialismo, Storia. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...