Tre democrazie: Mazzini contro Engels

Tre democrazie.

Mazzini contro Engels, disfida centocinquantenaria

Tratto da La Voce Repubblicana del 6 Agosto 2011

 

Le “Tre democrazie” nella collana “Politeia” del Centro editoriale toscano, è l’ultimo saggio di Salvo Mastellone in cui si rilancia una vecchia tesi. Da molti anni infatti il decano degli storici mazziniani sostiene come “il Manifesto” di Karl Marx e Federico Engels sia stato redatto principalmente contro i “Pensieri sulla Democrazia in Europa” di Giuseppe Mazzini ed in polemica diretta con “il Manifesto” del Comitato centrale democratico europeo. Firmato nel 1850 dal francese Ledru Rollin, dal polacco Albert Darsz, dal tedesco Arnoul Ruge e dallo stesso Mazzini, il manifesto fissava i principi stessi del pensiero democratico: “libertà, associazione, progresso di tutti ad opera di tutti”. Che l’antinomia tra Marx e Mazzini fosse assoluta lo mostra il dibattito che si svolge su alcune riviste londinesi, da “The Red Republican” a “The Friend of the People” fino a “The English Republic”, tra il 1850 e il 1855. Mazzini si ritrova impegnato direttamente in un duello con Engels, che prende le veci di Marx.

 

E se Marx nei confronti di Mazzini usava termini irripetibili – in fondo chiamarlo “Teopompo” era ancora quasi affettuoso al confronto di altre espressioni usate sul conto dell’italiano – Engels non è poi da meno, per quanto attento al modo di esprimersi richiesto dal costume letterario britannico.

 

La questione che si dirime è molto semplice: per i comunisti la società è divisa in due parti. Fra ricco e povero, fra capitalista e schiavo salariato non ci sono possibili intermediazioni. “Il proletariato rivoluzionario” dovrà fare piazza pulita e realizzare il provvidenziale sistema di “democrazia proletaria”. La dittatura, per capirci meglio. Questa è la terza democrazia. Poi c’è n’è una seconda che si muove intorno al movimento cartista britannico. Essa vuole riuscire ad assicurare un’autentica “democrazia sociale”, in grado di garantire, senza il ricorso alla violenza rivoluzionaria, libertà e uguaglianza al maggior numero dei cittadini, e la sua principale preoccupazione sono ovviamente i lavoratori inglesi.

Mazzini viene da un altro mondo. Intanto egli detesta il modello classista e contesta l’idea stessa della “democrazia proletaria”. E anche se in essa vede un modello sociale adatto ai “castori” e non agli esseri umani, quella di Mazzini, prima di un’analisi sociale, è un’analisi mistica, perché in essa prevale l’unità. Il popolo unito in Mazzini è il vero ”soggetto politico” e unito deve realizzare “un governo, eletto con suffragio universale da tutti i cittadini liberi e uguali”. Mentre il proletariato per Mazzini resta solo una minoranza che come tale non può pretendere la guida esclusiva della vita politica. E’ dovuto passare un secolo e mezzo, prima di vedere uscire un solo vincitore da questo scontro, e ancora c’è chi non se ne è accorto.

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Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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