Un tricolore per ritrovare la nostra identità

Roberto Saviano e la bandiera/Gli ideali del Risorgimento sono ancora attuali

Un tricolore per ritrovare la nostra identità

di Annabella Nucara

Senza entrare nel merito delle polemiche che hanno inevitabilmente circondato “Vieni via con me” (quattro puntate in prima serata su Rai Tre condotte da Fabio Fazio e Roberto Saviano), soffermarsi sull’epilogo della prima puntata del programma è doveroso per chiunque abbia ancora la pazienza e la tenacia di volere una televisione fatta di contenuti stimolanti e dignitosi.

Roberto Saviano, sul braccio la più antica bandiera tricolore (quella pre-scudo sabaudo), ha concluso l’attesissima prima puntata dello scorso 8 novembre con un monologo sull’unità d’Italia e con la lettura del giuramento della Giovine Italia. Per pochi minuti si è avuta l’impressione di ritrovare su una rete Rai il vero significato dell’espressione “servizio pubblico”. Il merito innovativo di Saviano non è stato tanto quello di aver ricordato quali erano gli ideali che hanno portato all’Italia unita, raccontando la Storia a milioni di telespettatori (ci sono già ottimi programmi come “La Storia siamo noi” di Giovanni Minoli, sebbene il format e la collocazione di un programma sulla storia catalizzino l’attenzione di un pubblico molto più esiguo). La mirabile capacità di Saviano è stata piuttosto quella di spiegare, in poco tempo, perché quegli ideali devono essere ancora considerati attuali.

Parlare dell’ideale mazziniano oggi, in uno stato che ancora non si può dire propriamente una Nazione unita (pensiamo alle eterne e colpevoli disparità tra Nord e Sud); in un momento in cui un’intera parte del paese è ammaliata da brutali promesse di federalismo, argomentate con interpretazioni storiche false e tendenziose; farlo da uno studio televisivo, luogo ormai sempre più votato all’esposizione del nulla: tutto ciò ha dell’incredibile.

A potenziare la straordinarietà di cotanto evento televisivo, il record d’ascolti storico: la puntata è stata vista da 7.622.677 spettatori, pari al 25,48% di share. La trasmissione ha registrato anche 18.019.000 contatti con una permanenza record del 42.30%, decretandosi come il programma più visto di Raitre degli ultimi dieci anni.

Con poche e semplici parole, Saviano ha inoltre avuto il merito di esprimere una critica alla Lega ben più severa, nella sua chiarezza, di quelle che molti avversari politici della stessa espongono spesso in un linguaggio confuso e supponente. Ha smontato, ad esempio – e non si sente fare spesso – la finta ispirazione a Cattaneo che la Lega si auto-attribuisce. La visione di Cattaneo era lontanissima da quella che la Lega propone da anni, il suo federalismo solidale andava anzi nella direzione opposta a quella della secessione. Così come tutti i pensatori federalisti risorgimentali, intendeva il federalismo come un mezzo per rendere migliore l’Italia unita attraverso le sue diverse realtà culturali e territoriali, che erano e sono tuttora la più grande ricchezza del nostro paese.

Il federalismo, così com’è concepito dalla Lega, sarebbe, secondo Saviano, “un incubo, la tomba di un sogno di emancipazione e di giustizia nato centocinquanta anni fa con l’Unità d’Italia”. Chi pensa che sia facile, retorico o anacronistico fare appello al senso della patria in questo momento storico, si sbaglia di grosso: da anni ormai l’Italia assiste al crollo rovinoso del proprio senso di identità, a uno spostamento dell’asse dei valori che sta portando a un pericolosissimo relativismo e alla perdita di quelli che erano e devono continuare a essere i nostri punti di riferimento formali e sostanziali. Come disse il Presidente Ciampi nel 2001: “Non è un caso che i Padri Costituenti, come simbolo di questo insieme di valori fondamentali, all’articolo 12, indicarono il tricolore italiano. Il tricolore non è semplice insegna di Stato. E’ un vessillo di libertà, di una libertà conquistata da un popolo che si riconosce unito, che trova la sua identità nei principi di fratellanza, di uguaglianza, di giustizia nei valori della propria storia e della propria civiltà”.

Grazie dunque a Saviano che ci ricorda qualcosa che non possiamo più permetterci di dare per scontato: una bandiera non è un pezzo di stoffa e non è solo un simbolo. Una bandiera è un pezzo della nostra Storia, e insieme di tutte le storie di coloro che hanno costruito il paese in cui viviamo, dove abbiamo studiato la lingua che ci rappresenta, e per il quale vogliamo immaginare un futuro migliore, e unitario.

tratto dal sito web nazionale del P.R.I.

http://www.pri.it/new/25%20Novembre%202010/NucaraAnnabellaSaviano.htm

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Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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