Il Vangelo di MUSSOLINI

Il Vangelo di MUSSOLINI
(a fondo pagina: “LA DOTTRINA”)

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Scrive, AUGUSTO TURATI , in prefazione  del Diario della volontà:

 “Per la mia passione, per la mia febbre di comprensione, ho consultato molti testi, e ho cercato, in essi, la grande parola che potesse dare una ragione alla mia fede. E  troppo spesso mi sono accorto che mancava il libro: Il Vangelo

“E allora l’ho chiesto e ho potuto averlo  nella raccolta del POPOLO d’ITALIA  dalla fondazione ad oggi. Mi era necessario. Perchè nessuno può vivere e sentire il Fascismo senza ricorrere a queste pagine nelle quali Lui – il Duce – ha incise indistruttibilmente le norme del Regime.
Fino a ieri qualche cosa mi mancava. Oggi no e il dono mi supera.  

“Necessita pertanto fermare in forma elementare i più importanti concetti della nostra struttura politica.
Questo libro, che il camerata Berlutti ha preparato, ha pretesa molto modesta e si rivolge ai giovanissimi ed al popolo.
Con umiltà, ricorrendo al testo unico e perfetto, i discorsi del Duce, ha segnato in forma piana le risposte alle domande che ognuno può rivolgere nel desiderio saggio di conoscere la luce di questa nostra fede nella Patria. “”

Il “vangelo” Fascista


IL FASCISMO SALVEZZA DELLA PATRIA

Quando e come nacque il fascismo?
Il Fascismo nacque dopo la guerra mondiale, allorchè l’Italia non ebbe la pace che meritava, e i difensori furono amnistiati, e gli eroi furono scherniti, feriti e uccisi. Quando i comunisti potettero spadroneggiare prepotentemente e crudelmente sopra alcune regioni d’Italia, e i campi furono abbandonati, e le officine disertate, e gli scioperi aumentavano la miseria, Benito Mussolini gridò: – Basta! – e gli  italiani degni di questo nome si strinsero intorno a lui.

Non c’era allora un Governo?
Non c’era un vero Governo: c’erano degli uomini che cercavano di evitare certe responsabilità anzichè affrontarle. Il popolo vedeva, giudicava, e aspettava il momento di liberarsi da quegli uomini.

Il Fascismo era già nato dunque nel popolo?
Si. Prima che nei pochi uomini che si strinsero intorno al Duce, il Fascismo era nella coscienza della Nazione, la quale avvertì il pericolo e giudicò il Governo impotente a salvarla.
Ecco perchè pochi uomini potettero sollevare tutta una Nazione.

Perchè il popolo fu subito col Duce?
Appunto perchè Egli era l’espressione della Patria che non voleva morire: Egli personificava il sentimento del popolo tradito e la volontà tenace della Stirpe.

Ci fu dunque un cambiamento di ministero?
Nell’ottobre 1922 non ci fu un semplice cambiamento di ministero, ma una profonda rivoluzione politica, morale, sociale.

Perchè il Fascismo non seguì la via legale e preferì la rivoluzione?
Perchè un nuovo ministero non avrebbe risolto il problema; lo avrebbe soltanto rinviato.
Soltanto la rivoluzione, dando al Fascismo tutto il potere, poteva assicurare la continuità dell’esperimento, sino al completo raggiungimento del fine.

Quali furono i primi risultati dell’avvento del Fascismo?
Al disordine interno fu sostituito un Governo; cessò l’indisciplina nelle officine; cessarono gli scioperi; fu rimessa in attività tutta la produzione del paese; fu ispirato ai funzionari un maggior senso di dovere e di responsabilità; fu impresso un andamento più severo ed energico alle funzioni dello Stato, delle Provincie e dei Comuni.

Oggi che cosa è questo Fascismo?
Oggi il Fascismo è un movimento sindacale che raccoglie tutte le forze produttrici della Nazione obbedienti alla stessa legge e alla medesima idea. È un movimento politico con milioni di iscritti di una stessa fede adamantina. È un movimento militare con un vero esercito di Camicie Nere. E tutto ciò è fuso in una devozione quasi religiosa: la devozione alla Patria.

Il Fascismo non è forse un partito?
Si, ma non soltanto un partito, bensì una fede, che ha conquistato il popolo italiano.

Questa fede potrà modificare il popolo italiano?
Questa fede modificherà profondamente lo spirito del popolo italiano: darà ad esso un nuovo modo di vivere.

Qual’ è questo modo di vivere?
Vivere coraggiosamente, pericolosamente; sentire ripugnanza per la vita comoda e molle, essere sempre pronti a osare tanto nella vita individuale quanto nella collettiva; amare la verità e aborrire la menzogna; amare la schietta sincerità e aborrire ciò che è subdolo; sentire in ogni ora l’orgoglio d’essere italiani; lavorare con disciplina; rispettare l’autorità.

E il Fascismo vuole imporre questo modo di vita?
Il Fascismo l’ha già imposto per forgiare la grande Italia dei nostri poeti, dei nostri guerrieri, dei nostri martiri. Di un popolo che invecchiava soddisfatto di meschini interessi, il fascismo ha fatto un popolo nuovo che ha una superba meta da raggiungere.

Se il Fascismo vuole costruire, perchè qualche volta abbatte?
Se qualche volta abbatte, distrugge, è per preparare le fondamenta del futuro edificio. Come il muratore non può costruire se non ha spianato e liberato il terreno da sassi e dai pruni, così il Fascismo non potrebbe costruire ove fosse ancora la vecchia mentalità, le vecchie camarille, i vecchi interessi egoistici.

Qual è la meta ultima?
Il secolo scorso è stato il secolo della nostra indipendenza. Il secolo attuale deve essere il secolo della nostra potenza: potenza in tutti i campi, da quello della materia a quello dello spirito.

Che cosa occorre per raggiungerla?
Occorre soltanto che i militi dell’idea fascista abbiano la volontà di raggiungerla a qualunque costo.

COME I MILITI DEVONO SERVIRE L’IDEA FASCISTA

Di che cosa ha bisogno un’idea per trionfare?
Perchè un’idea possa trionfare ha bisogno di servitori fedeli, di militi disciplinati, di credenti intransigenti.

Chi è fedele servitore del Fascismo?
Non è fedele servitore del Fascismo cioè non è un buon fascista, chiunque pensa che la propria fortuna vale più di quella della Patria. È fedele servitore del fascismo ogni fascista che si considera soldato anche se non indossa il grigio verde; soldato anche quando lavora nell’ufficio, nelle officine, nei cantieri, o nei campi; soldato legato a tutto il resto dell’esercito.

Come deve essere la disciplina del vero fascista?
La disciplina del vero fascista deve essere silenziosa, operante e devota.

Che significa disciplina silenziosa, operante e devota?
Significa che la disciplina deve essere nello spirito più che nella forma; che non deve manifestarsi solo nella parata, ma essere sentimento che anima la vita.

Ma se obbedire costa sacrificio?
La vera, la saggia, la santa disciplina è nell’obbedire quando dispiace, quando rappresenta sacrificio.

E se questa disciplina non venisse accettata?
Se questa disciplina non venisse accettata, verrebbe imposta.

Non sono permesse mormorazioni o critiche?
Il Fascismo bandisce dalle sue file i litigiosi, quelli che hanno bisogno costante di creare difficoltà, che non potrebbero vivere senza seminare intorno a sé il litigio e la discordia.

Anche i capi hanno una disciplina?
Si: la disciplina serve anche a chi comanda. Solo obbedendo ed avendo l’orgoglio umile, ma severo, di obbedire, si conquista poi il diritto di comandare.

Perchè bisogna obbedire a un Capo?
Perchè nella subordinazione di tutti alla volontà di un Capo, che non è la volontà capricciosa, ma è la volontà seriamente meditativa, e provata dagli avvenimenti, il Fascismo ha trovato la sua forza ieri e troverà la sua forza e la sua gloria domani.

Quali limiti ha questa obbedienza al Capo?
Non deve aver limiti. Bisogna obbedire anche se il Capo chiede troppo. Se qualche volta il Capo del Fascismo è duro, se qualche volta è inflessibile, se qualche volta pare che voglia comprimere e chiedere più dello stretto necessario, è perchè porta sulle spalle il peso formidabile del destino di tutta la nazione.
I veri fascisti hanno l’obbligo di aiutarlo a portare il grave fardello.

Come il fascista deve allora trattare il non fascista?
Vi sono dei cittadini non iscritti al partito, ma onesti, lavoratori, disciplinati. Essi vanno rispettati.
Vi sono degli altri che sordamente si adoperano ai danni del Fascismo: combatterli senza quartiere è un dovere.

Anche con la violenza?
Anche con la violenza, se questa è necessaria: ma poichè il Fascismo è forte e nessun pericolo lo minaccia, la violenza non è necessaria.

E se sarà necessaria?
Quando sarà necessaria essa non dovrà essere lasciata all’arbitrio di ognuno.

In ogni circostanza poi non dovrà andare mai disgiunta dal senso di cavalleria e di generosità; dovrà essere sempre guidata da un’idea e mai da un basso calcolo.

Ma è morale la violenza?
Quando è una dolorosa necessità, quando è una necessità chirurgica, la violenza è morale, più morale del compromesso e della transazione.

Quali violenze sono da riprovare?
Le violenze spicciole, le violenze brute, non intelligenti, quelle che hanno carattere di vendetta personale e non di difesa nazionale, soprattutto quelle di dieci contro uno.

È da augurarsi però di non doverla mai usare?

Certo. La violenza può essere necessità durissima di certe determinate ore storiche, ma ogni fascista deve portare nel cuore il sogno dell’Italia pacifica, concorde, laboriosa, in cui tutti si sentano figli della stessa Patria.

Allora la Camicia Nera non è simbolo di violenza?
No. La Camicia Nera è simbolo di ardente devozione alla Patria, di spirito di sacrificio, di coraggio e di forza, ma non di violenza: essa perciò non può essere indossata se non da coloro che nel petto albergano una fede pura.

Basta la fede?
Si, se la fede nasce da una volontà ferrea, tenace, che non indietreggia davanti ad alcun ostacolo.

Come si costruisce la propria volontà?
Non si costruisce con gli evviva e con gli alalà, ma con la fatica quotidiana, aspra, dolorosa, che non vuole e non chiede conforto di parole.

Qual è il comandamento del fascista?
Ecco il comandamento del fascista:ama il lavoro per l’orgoglio che dà all’individuo e per l’armonia che crea nella Nazione.
Fa che la fede vinca sempre su la ragione egoista del tornaconto, del puntiglio e del personalismo.
Pensa che ogni bega ed ogni dissenso sono un ritardo frapposto all’ordine mirabile del Costruttore.
Pensa che ogni gesto inconsulto è un’offesa a coloro che realmente combatterono nella guerra e nella Rivoluzione.
Come deve vivere il vero fascista?
Il fascista puro, degno, veramente servi fedele e milite disciplinato dell’idea, deve contentarsi di servire con devota umiltà la Nazione.

LA NAZIONE E LE SUE BASI

Che cosa è la Nazione?
Oltre cinquanta milioni di italiani che hanno lo stesso linguaggio, lo stesso costume, lo stesso sangue, lo stesso destino, gli stessi interessi: una unità morale, politica ed economica che si realizza integralmente nello Stato fascista: ecco la Nazione.

Un cittadino però può vivere a sé?
Vivere a sé per amore di tranquillità significa disinteressarsi della Nazione per egoismo, e ciò è da vile, ed essendo da vile non è fascista.
Poi non è possibile straniarsi dalla vita della Nazione.

Perchè non è possibile?
Non è possibile, anche volendo, perchè non è possibile rinnegare la propria madre.

Che cosa ci lega alla Nazione?
Ciò che soprattutto ci lega alla Nazione è l’orgoglio di sentirci suoi figli, l’orgoglio
di esser figli di questa Italia che le altre genti invidiano per il suo passato glorioso e
il suo sicuro fulgido avvenire.

Anche il Fascismo sente l’orgoglio del passato?
Si, ma per il Fascismo esso non è un orgoglio di passività: bisogna essere degni di quella grandezza, non viverci sopra, non sfruttarla come figli degeneri.
Dire: “Noi siamo grandi perchè fummo grandi”, no!
Noi saremo grandi quando il passato sarà un impulso, un fermento di vita.

C’è anche un interesse che ci lega alla Nazione?
Quali che siano le fortune della Patria, un figlio le resta sempre devoto; ma se la Nazione è pacifica, è concorde, è laboriosa, è prospera ed è ricca, è evidente che tutti coloro che sono in essa ne trarranno beneficio. Sta in ciò l’interesse che ci lega alla Nazione.

Che occorre perchè la Nazione sia potente?
Non si arriva alla potenza senza una disciplina interna, senza la collaborazione intelligente, razionale, quotidiana di tutte le energie. Soltanto così la Nazione apparirà come un esercito solo, inquadrato, saldo, sereno e silenzioso.

Siamo dunque servitori della Nazione?
Dobbiamo sentirci tutti servitori della Nazione, a cominciare da Capo del Governo. Dobbiamo avere l’orgoglio sacro di questa devota servitù.

Che cosa ci chiede la Nazione?
Soltanto questo: l’adempimento silenzioso del nostro dovere.

Qual è questo dovere?
È il dovere del figlio verso la madre. Amarla gelosamente, tenacemente, devotamente.
Onorarla con ogni atto della propria vita.
Aver fede nei destini di essa, non dubitarne mai, non permettere che altri ne dubiti.
Servirla fedelmente, senza chiedere, senza neanche aspettare compensi.
Lavorare con l’orgogliosa certezza di giovarle.
Difenderla dentro e fuori da qualsiasi nemico.
Perdonare tutto al fratello disgraziato, eccetto un atto, una parola ostile alla Patria.
Adoperarsi perchè il Governo possa interamente ed efficacemente esplicare la sua opera.

Quali sono, secondo il Fascismo, le basi della Nazione?
Il Fascismo considera basi della società nazionale lo Statuto, la Monarchia, la Chiesa, il Parlamento, l’Esercito.

Che cos’è lo Statuto?
Lo Statuto è il Patto tra il Re e l’Italia stipulato nel 1848, quando l’Italia era formata dal Piemonte, dalla Liguria, dalla Sardegna e dalla Savoia.

È dunque un patto inviolabile?
Si, non potrà assolutamente essere violati in ciò che è conquista incorruttibile del nostro Risorgimento, ma potrà essere aggiornato per renderlo, là dove è incompleto o manchevole, consono ai nostri tempi.

E potrà essere modificato un patto tanto solenne?
Il potere legislativo può modificare lo Statuto, e l’ha già fatto per parecchi articoli che sono stati adattati a bisogni nuovi non prevedibili nel 1848.

Qual è la più importante di queste modificazioni?
L’inserzione del Gran Consiglio Fascista tra i massimi organi della Costituzione italiana al fine di regolare i supremi rapporti tra il Sovrano, il Governo e la Nazione, salvaguardando così gli inesorabili sviluppi della Rivoluzione Fascista.

E la Monarchia che cos’è per il Fascismo?
La Monarchia è il simbolo sacro, glorioso, tradizionale, millenario della Patria.

Perchè la Rivoluzione fascista non l’ha toccata?
Perchè essa rappresenta la continuità storica della Nazione e adempie perciò ad un compito d’una importanza incalcolabile.
Non solo la Rivoluzione fascista non l’ha toccata, ma l’ha fortificata, l’ha resa più augusta.

E la Monarchia si oppose al Fascismo?
Non si oppose e non poteva, perchè il Fascismo si prefiggeva, prima di tutto, di ristabilire il prestigio dell’autorità.
Del resto, Casa Savoia non si è mai opposta alla volontà popolare. E nell’ottobre del 1922 permise d’immettere nelle stracche arterie dello Stato Parlamentare la nuova impetuosa corrente fascista uscita dalla Guerra ed esaltata dalla Vittoria.

Perchè la Chiesa è considerata una delle basi della società nazionale?
Perchè la Religione è patrimonio sacro dei popoli e la Chiesa ne ha la suprema podestà.

Che cosa il Fascismo riconosce alla Chiesa?
Il Fascismo riconosce alla Chiesa questa suprema podestà, la sua universalità, la sua necessaria libertà nel campo religioso, la forza morale immensa esercitata nel mondo ed ha imposto ed impone nella vita pubblica il massimo rispetto per la Chiesa.

Ha la Chiesa qualche particolare significato per il Fascismo?
Per il Fascismo la tradizione latina ed imperiale di Roma è rappresentata anche dal Cattolicesimo, che è un’idea universale che si irradia da Roma.

Può il Fascismo non essere religioso?
No. Il Fascismo non è ateo, è un esercito di credenti. Soltanto la religione rende possibile la realizzazione dei grandi ideali umani. La scienza cerca affannosamente di spiegare i fenomeni della vita, ma non arriva a spiegare tutto: rimane sempre una zona di mistero, una parete chiusa su cui una sola parola deve essere scritta: “Dio”.

E l’Esercito che cosa rappresenta per il Fascismo?
L’Esercito ha diritto al maggior rispetto e alla devozione più profonda: infatti esso occupa un posto d’onore nello spirito degli italiani devoti alla Patria.

E perchè in altri tempi era possibile vilipendere l’Esercito?
Erano tempi bastardi. Se oggi i soldati possono portare sul petto i segni della gloria da loro conquistata in guerra, se i mutilati non sono costretti a piangere sui loro moncherini, lo si deve al Fascismo.

Qual è il compito dell’Esercito secondo il Fascismo?
Il Fascismo non chiede all’Esercito nulla che non sia l’adempimento del suo dovere. L’Esercito ha un compito solo, il compito supremo: prepararsi per essere pronto in ogni momento a difendere gli interessi della Nazione.

E il compito della Milizia?
Il compito della Milizia è la difesa della Nazione e della Rivoluzione fascista.

È un supplemento all’Esercito?
No, non è e non deve essere un supplemento all’Esercito, o, peggio, un doppione dell’Esercito: i suoi compiti sono tali che l’Esercito, per la sua stessa natura, non puo’ più sopportare: e sono compiti limitati, specifici, nettamente definiti, in modo da evitare contrasti.

Di chi è composta la Milizia?
È composta di cittadini, contadini, operai, combattenti che lavorano tutta la settimana e si presentano solo quando sono chiamati. La Nazione fa affidamento sul loro spirito volontaristico.

Chi la comanda?
I tre quarti degli ufficiali della Milizia vengono dall’Esercito: quasi tutti i comandanti sono generali dell’Esercito. Capo supremo è il Duce.
Questo è una garanzia della completa devozione della Milizia alla Patria.

Quali sono pertanto gli organi fondamentali del Regime?
Sono tre: il Partito che è la riserva politica del Regime, mentre le Corporazioni ne sono la riserva economica e la Milizia ne è la sua salvaguardia militare.

Qual’ è il compito del Partito?
Il partito deve fascistizzare la Nazione dall’alto al basso e dal basso all’alto, il Partito deve dare le classi dirigenti fasciste per tutte le istituzioni maggiori e minori del Regime.

Il Fascismo e il Partito sono una cosa sola?
Il Fascismo non è soltanto un raggruppamento d’italiani intorno ad un determinato programma realizzato e da realizzare, ma è soprattutto una fede che ha avuto i suoi confessori e nei cui ordinamenti operano, come militanti, gli Italiani nuovi. Il Partito è la parte essenziale di questi ordinamenti e la funzione del Partito è fondamentalmente indispensabile per la vitalità del Regime.

SEGUE

LO STATO FASCISTA

Che cosa è lo Stato?
Lo Stato è l’organizzazione politica e giuridica della Società Nazionale, e si estrinseca in una serie di istituzioni di vario ordine.

Ma più precisamente, secondo il Fascismo, che cosa è lo Stato?
Secondo il Fascismo lo Stato è l’Autorità suprema che subordina l’attività e gli interessi sei singoli cittadini all’interesse generale della Nazione.
Questa Autorità si esplica col potere esecutivo.

E gli interessi della Nazione coincidono allora con gli interessi dello Stato?
Si. Lo Stato non può essere che la espressione unitaria, assoluta della volontà, della potenza e della coscienza della Nazione intesa come espressione di razza, e tutto ciò che è dentro i confini della Nazione deve essere sottoposto all’autorità dello Stato. Lo Stato inteso in questo sensi ha non solo il dovere ma ha il diritto di fissare le norme, le vie e le leggi con le quali, e attraverso le quali, l’attività delle classi e degli individui è nettamente determinata.

Che cos’è il Potere esecutivo?
È il potere onnipossente ed operante nella vita della Nazione: il potere che decreta le cose più grandi che possono avvenire nella storia di un popolo: è il potere che dichiara la guerra e conclude la pace.

È allora un Potere sovrano?
Questo potere esecutivo, che dispone di tutte le forze armate dello Stato, è il potere sovrano della Nazione. Capo supremo di esso è il Re.

Questa nuova concezione dello Stato urta contro vecchie concezioni?
Si. Urta contro la concezione dello Stato marxista e contro la concezione dello Stato liberale, ambedue poggiate su errori fondamentali.

Qual è l’errore fondamentale del marxismo?
L’errore fondamentale del marxismo è quello di credere che nello Stato vi siano due classi soltanto: quella degli operai e quella dei capitalisti. Errore maggiore il credere che queste due classi siano in perenne contrasto fra di loro. Il contrasto vi può essere, ma è di un momento e non è sistematico.

In merito alla lotta di classe quale differenza v’è tra il marxismo e il Fascismo?
Questa: che per i socialisti la lotta di classe è la regola, mentre per il Fascismo la lotta di classe è la eccezione: la collaborazione di classe per loro è la eccezione e per il Fascismo la regola.

Perchè la lotta di classe non potrebbe essere la regola?
La lotta di classe può essere un episodio nella vita di un popolo, non può essere la regola quotidiana, perchè, se fosse la regola, produrrebbe la distruzione della ricchezza e quindi la miseria universale.

Allora capitale e lavoro non sono termini in opposizione?
No. Capitale e lavoro non sono due termini in opposizione, sono due termini che si completano: l’uno non può fare a meno dell’altro, e quindi devono intendersi.

Come devono intendersi?
Collaborando reciprocamente.
È nell’interesse degli industriali che gli operai siano sereni, conducano una vita tranquilla, e non siano assillati da bisogni insoddisfatti.
Ma è anche nell’interesse degli operai che la produzione si svolga con ritmo ordinato, poichè il lavoro è la cosa più solenne, più nobile, più religiosa della vita.

Anche il socialismo riconosceva i legittimi diritti degli operai?
Si, ma perchè riteneva che il numero, la massa, la quantità senz’altro potesse creare un tipo speciale di civiltà nell’avvenire.
Il Fascismo, invece, vuole il benessere del proletariato perchè è convinto che non ci può essere nazione tranquilla, concorde e forte, se i suoi operai sono condannati a condizioni di vita disagiata.

È dunque giusto che gli operai vogliano migliorare le loro condizioni di vita?
È giusto ed è legittimo che gli operai si difendano per migliorare le loro condizioni di vita, materiali e morali. Ma per far ciò non è necessario di seguire le chimere internazionalistiche; per far ciò non è necessario di rinnegare la Patria e la Nazione, perchè è assurdo, prima ancora di essere criminoso, rinnegare la propria madre.

Perchè il Fascismo ha combattuto i dirigenti del socialismo?
Se il Fascismo non può avversare le legittime aspirazioni dei lavoratori, ha il preciso dovere di combattere i falsi profeti, che, profittando della ingenuità e della ignoranza delle masse, dei loro reali bisogni, delle reali loro sofferenze, le spingevano ciecamente e brutalmente contro la Nazione.

I capitalisti non sono i nemici del proletariato?
Secondo la dottrina socialista, i capitalisti sono gli aguzzini, i vampiri del povero proletario. Secondo la dottrina fascista, i capitalisti moderni sono dei capitani di industria, dei grandissimi organizzatori; uomini che hanno e devono avere altissimo senso di responsabilità civile ed economica, uomini dai quali dipende il destino di migliaia e decine di migliaia di operai.

E che cosa è la proprietà?
La proprietà non è già un furto, come si legge nella bassa letteratura socialista, ma spesso è il risultato di risparmi e di fatiche da parte di gente che si è sottoposta a prove durissime, si è spesso privata del necessario pur di raggranellare quel peculio che ha poi il sacrosanto diritto di trasmettere a coloro che verranno dopo.

Allora la proprietà è un diritto?
Si, ma non è soltanto un diritto, bensì anche un dovere; non è un bene egoistico, ma piuttosto un bene che bisogna impiegare e sviluppare a vantaggio degli altri.

Qual è l’errore fondamentale dello Stato liberale?
L’errore fondamentale dello Stato liberale è quello della neutralità assoluta davanti alle competizioni collettive dei cittadini, i quali possono combattersi sino ad annullarsi e a colpire, di conseguenza, lo stesso Stato.

Quali erano le relazioni tra il popolo e lo Stato prima del Fascismo?
Durante gli anni del regime demo-liberale, le masse lavoratrici guardavano con diffidenza allo Stato, la cui autorità non era benefica a loro; erano al di fuori dello Stato e perciò operavano senza curarsi di esso; erano contro lo Stato che consideravano come un nemico d’ogni giorno e di ogni ora.

Quale posizione prendeva lo Stato liberale nei conflitti fra capitale e lavoro?
Davanti ai conflitti fra capitale e lavoro lo Stato liberale si tirava in disparte, e solo quando il contrasto veniva a minacciare troppo pericolosamente e apertamente la compagine statale, esso interveniva e troncava il contrasto pronunciando la sentenza.

E risolveva il conflitto?
Non lo risolveva, perchè nessuna delle parti accettava l’arbitrato, non riconoscendo allo Stato il diritto di sentenziare, ma preoccupandosi piuttosto di sfuggire alla volontà statale.

Che cosa si è sostituito al vecchio Stato?
Al vecchio Stato ormai sepolto, si è sostituito lo Stato corporativo nazionale, lo Stato che raccoglie, controlla e accorda gli interessi di tutte le classi sociali.

È possibile questa corporazione integrale?
Si, ma solo sul terreno dello Stato, perchè solo lo Stato sta al disopra degl’interessi contrastanti dei singoli e dei gruppi, per coordinarli a un fine superiore. L’attuazione è resa più spedita dal fatto che tutte le organizzazioni economiche riconosciute, garantite, tutelate nello Stato corporativo, vivono nel Fascismo; accettano cioè la dottrina e la pratica del Fascismo.

Qual è il caposaldo dello Stato fascista?
Il caposaldo dello Stato fascista è lo Stato forte: cioè lo Stato capace di difendersi e di difendere la Nazione da tutti gli attacchi.

Il concetto di Stato forte non urta contro il concetto di libertà?
Il concetto di Stato fascista urta certamente contro il vecchio concetto di libertà, per cui un cittadino può tutto, perfino impunemente cospirare contro lo Stato, vilipendere le istituzioni e negare la Patria.

Qual è il giusto concetto di libertà?
Il concetto di libertà non può essere assoluto, perchè nella vita nulla vi è di assoluto. Anche nelle prime società barbare non era possibile la libertà illimitata, la libertà di fare ciò che si vuole contro l’altro individuo o contro la comunità. Anche allora c’era un capo, una legge o semplicemente un patto che limitava la libertà individuale.

Allora il concetto di libertà può essere modificato dalle vicende storiche?
Certo, il concetto di libertà cambia secondo le vicende e il grado di civiltà.
C’è una libertà in tempo di pace e una libertà in tempo di ricchezza che non può essere goduta in tempo di povertà.

E come allora ogni partito invoca la libertà?
Ogni partito invoca non la libertà, ma la propria libertà. La libertà dei comunisti, infatti, non è quella dei democratici, e la libertà dei liberali non è quella dei popolari.

A ogni modo, la libertà è un diritto del cittadino?
Nella concezione fascista la libertà non è un diritto del cittadino, è un dovere del cittadino. È dovere del cittadino giudicare liberamente, lavorare liberamente, servire liberamente la Nazione.
La libertà non è una concessione del Governo; è una conquista che i cittadini devono fare sopra se stessi, per rendersi cioè assolutamente liberi da ogni altra idea, da ogni partito davanti alla Patria.

Quale libertà Fascismo non potrà mai dare?
Se per libertà s’intende il diritto di sospendere ogni giorno il ritmo tranquillo e ordinato del lavoro della Nazione; se per libertà s’intende il diritto di cospirare contro lo Stato; se per libertà s’intende il diritto di offendere simboli della Religione, della Patria e dello Stato, questa libertà il Fascismo non la darà mai.

Quali sono allora le libertà del Fascismo?
Quella di lavorare, quella di possedere, quella di onorare pubblicamente Dio, quella di esaltare la Patria e le istituzioni, quella di avere la coscienza di se stesso e del proprio destino, quella di sentirsi un popolo forte e non già un semplice satellite della cupidigia e della demagogia altrui. Ecco le libertà, già compromesse o perdute, e ridate dal Governo fascista al popolo italiano.

CAPITALE E LAVORO

Perchè il lavoro è dovere sociale?
Il lavoro è dovere sociale perchè colui che lavora non fa soltanto il suo interesse, ma collabora agl’interessi della Nazione.

Allora le sorti del lavoratore sono legate a quelle della Nazione?
Si. Le sorti del popolo lavoratore sono intimamente legate alle sorti della Nazione. Se la Nazione grandeggia, anche il popolo diventa grande e ricco; ma se la Nazione perisce, anche il popolo muore.
Per questa superiore ragione sociale la collaborazione tra capitale e lavoro è indispensabile.

Da che cosa è regolata la collaborazione tra capitale e lavoro nello Stato fascista?
La collaborazione tra capitale e lavoro nello Stato corporativo fascista è regolata dalla Carta del Lavoro.

Che cosa è la Carta del Lavoro?
La Carta del Lavoro è una specie di statuto il quale determina la formula dell’accordo che deve regolare la prestazione dell’opera.

Perchè lo Stato fascista tutela il lavoro?
Perchè il lavoro, sotto tutte le sue forme intellettuali, tecniche e manuali – è un dovere sociale; e come tale, e soltanto come tale, lo Stato lo tutela e lo disciplina.

Significa ciò che l’organizzazione è obbligatoria?
No. L’organizzazione sindacale o professionale è libera; ma solo il sindacato legalmente riconosciuto e sottoposto al controllo dello Stato ha diritto di rappresentare la categoria di datori del lavoro e di lavoratori per cui è costituito.

Quali diritti concede questo riconoscimento?
L’organizzazione sindacale riconosciuta dallo Stato, per questo riconoscimento, può tutelare i suoi iscritti di fronte allo Stato e alle altre associazioni professionali, stipulare contratti collettivi di lavoro, imporre contributi agli appartenenti, esercitare, rispetto ad essi, funzioni delegate di interesse pubblico.

Allora le corporazioni sono organi dello Stato?
La legge infatti le riconosce come organi di Stato.

Quali doveri hanno verso lo Stato i datori di lavoro?
Le associazioni professionali di datori di lavoro hanno l’obbligo di promuovere in tutti i modi l’aumento e il perfezionamento della produzione e la riduzione dei costi.

Come lo Stato interviene nelle controversie del lavoro?
Interviene con la Magistratura del Lavoro che è organo creato a tale scopo: essa opera quando le controversie sono causate da inadempienze dei contratti o da nuove condizioni di lavoro.

Che cosa si è raggiunto con la Carta del Lavoro?
Dopo secoli di lotte feroci e sterili si è raggiunta l’armonia delle varie classi: la solidarietà fra tutti i cittadini di fronte agli interessi superiori della Patria.
Questi interessi sono i limiti a ogni diritto individuale, da quelli della proprietà a quelli del lavoro e del salario.

LA VITA E LA FORZA DELL’ITALIA FASCISTA

La fede, la disciplina, il lavoro, la produzione basteranno ad assicurare l’avvenire, il benessere e la potenza dell’Italia e degli italiani?
No, tutto ciò è poggiato sulla vitalità e sulla natalità del popolo italiano. Bisogna rammentare che la prima forza di una nazione, la possibilità della sua potenza e del suo benessere sta nel numero dei suoi figli.

Ma il popolo italiano non è forse il più prolifico?
Non è vero; la verità è diversa ed è triste; anche in Italia diminuiscono le nascite.
Il moto di diminuzione non è soltanto progressivo, ma si accelera ogni anno di più. I morti superano i nati. Le culle sono vuote, i cimiteri si allargano.

Come si spiega allora che le città diventano sempre più popolose?
Le città diventano popolose ma non per virtù proprie, sibbene perchè vi accorrono i rurali. Così si fa il deserto nei campi; ma quando il deserto estende le sue plaghe alla abbandonate e bruciate, la città è presa alla gola; nè i suoi commerci, nè le sue industrie possono ristabilire l’equilibrio ormai irreparabilmente spezzato perchè le famiglie rurali che prima erano prolifiche, fattesi cittadine, divengono sterili.

Come si porta’ impedire la diminuzione delle nascite?
È stato chiaramente dimostrato che la sterilità dei cittadini è in relazione diretta coll’aumento sproporzionato della città.
Occorre con ogni legge favorevole tener fermi i contadini e gli operai ai campi e ai piccoli centri; bonificare tutte le contrade oggi malsane per dare possibilità di lavoro e di vita ai rurali; occorre venire in aiuto con provvidenze varie alle famiglie che hanno ricca figliolanza.
Questo non è già ciò che il regime farà; è ciò che ha già fatto o è in via di fare.

E si potrà riuscire?
Non sarà impossibile, perchè il popolo italiano è ancora capace di reazione, perchè il suo costume morale è sano e viva è la sua coscienza religiosa.

E se non si riuscisse?
Sarebbe la morte della Nazione. Una nazione esiste non solo come storia e come territorio, ma come massa umana che si riproduce di generazione in generazione. Caso contrario è la servitù o la fine.
Se non si riuscisse ogni opera della rivoluzione fascista cadrebbe nel nulla.

Perchè?
Perchè a un certo momento campi, scuole, caserme, navi, officine non avranno più uomini.
Ma la natalità sarà quello che distinguerà il popolo fascista dagli altri popoli europei, in quanto indicherà la sua vitalità e la sua volontà di tramandare questa vitalità nei secoli.

Ma ci sarà posto e lavoro per altri milioni d’italiani?Si, lo ha detto il Duce.
In una Italia tutta bonificata, coltivata, irrigata, disciplinata, cioè fascista, c’è posto e pane ancora per dieci milioni di uomini. Sessanta milioni d’italiani faranno sentire il peso della loro massa e della loro forza nella storia del mondo.

Qual è dunque il comandamento del Duce?
Tornare alla Terra. Non si può parlare di ricostruzione nazionale, non si può parlare di grandezza da conquistare, se non si risolve il problema agrario.

Perchè?
Perchè l’Italia ha nella terra la sorgente maggiore di produzione e di ricchezza, e il cittadino italiano è, nel suo intimo, contadino anche quando non maneggia gli strumenti agricoli.

In che cosa essenzialmente consiste il problema agrario?
Essenzialmente consiste nella necessità urgente di ricavare dal suolo nazionale tutto quanto occorre alla vita materiale della Nazione, perchè questa possa vivere del suo e affrancarsi da ogni dipendenza straniera.

Gli altri Governi non hanno studiato l’importante problema?
Sempre il problema agrario è stato studiato dai Governi; ma il Fascismo ha sostituito la volontà tenace al desiderio vago, il provvedimento pronto ai lunghi studi delle Commissioni.

Potrà essere risolto il problema agrario?
Deve essere risolto, e sarà risolto. Il Duce, che ha viva simpatia per i rurali, tanto da qualificarsi con orgoglio contadino, vuole risolverlo, anche per un preciso dovere verso i contadini.

Che cosa occorre prima di tutto?
Prima di tutto occorre che i lavoratori restino affezionati alla loro terra, non se ne allontanino, ma formino quasi una cosa sola con essa.

Come si potrà impedire che i contadini si allontanino dalla terra?
Aiutandoli perchè trovino il loro tornaconto a restare contadini; facilitando le varie forme di compartecipazione agli utili delle aziende agricole; consentendo che, per gradi, senza sbalzi repentini, che nuocerebbero all’economia rurale, essi giungano al pacifico possesso della terra.

Il contadino merita questo interessamento dal Governo?
Si. Non bisogna dimenticare che i nostri contadini, sani di corpo e di spirito, fecero la guerra eroicamente, e poi fermarono, col loro buon senso e il loro attaccamento alle istituzioni, la marea bolscevica che minacciava la Nazione. Essi hanno intatte le più belle virtù della nostra razza e costituiscono la spina dorsale della Nazione.

LA PATRIA NEL MONDO

Quali sono i capisaldi della politica fascista?
Sono due: la dignità e l’utilità nazionale. Il Fascismo non farà mai una politica estera che non salvaguardi gelosamente la dignità dell’Italia; o non ne difenda a viso aperto i giusti interessi.
Esso segue perciò una politica di pace ma non di suicidio.

Che cosa significa precisamente: politica di pace ma non di suicidio?
Significa una politica che mira sinceramente e volontariamente a mantenere la pace, senza per questo compromettere l’onore e l’interesse, cioè la vita della Nazione, in omaggio a false ideologie.

Quali sono queste false ideologie?
È falsa ideologia che il diritto vinca sempre sulla violenza, che il bene vinca sempre sul male; sono false ideologie la pace perpetua e universale, la fratellanza dei popoli, ecc., ecc.

Ma una volta il popolo italiano non ha creduto a queste ideologie?
L’Italia ha creduto a queste ideologie e ha sinceramente operato a servizio di esse, ma l’esperienza della pace dopo la guerra fu amara. A sue spese l’Italia imparò che le nazioni le quali proclamano più forte quei principi, agiscono poi per i loro egoismi.

La Società delle Nazioni non è sufficiente garanzia per la giustizia e la pace?
Ammettiamo pure che la Società delle Nazioni abbia la buona intenzione di assicurare la pace; ma i mezzi di cui essa dispone non danno la sicurezza della buona riuscita.

Un disarmo generale non assicurerebbe la pace?
Nessuno può essere contrario a qualsiasi tentativo di disarmo, ma bisogna essere prudenti e circospetti.
Il Fascismo, che ama guardare la realtà fin nel suo profondo, non crede per ora alla possibilità del disarmo. Se anche esso fosse universale, completo, sincero, simultaneo, controllato, sarebbe sempre soltanto disarmo militare. Gli spiriti guerreschi sopravviverebbero e sopravviverebbe la possibilità che un popolo grande ingoi un popolo piccolo.

Allora avremo altre guerre?
Nessuno può sapere che cosa riserbi il destino all’Italia. Il Governo fascista vuole sinceramente la pace, e infatti nessun paese può vantare tanti accordi e trattati di pace quanti, in questi ultimi anni, ne ha conclusi l’Italia.
Ma desiderare la pace e adoperarsi per mantenerla non significa negare gli smodati egoismi, le gelosie, le invidie, i rancori internazionali.
L’Italia ha il preciso dovere di tenersi pronta alla difesa.

Che cosa occorre per essere pronti?
Per essere pronti a tutti gli eventi è necessario agguerrire l’Esercito, la Marina, la Aviazione e la Milizia.

E basta?
Non basta. Non sarà ancora possibile fare una politica estera di dignità e di fermezza se la nazione non darà quotidianamente spettacolo di ferrea disciplina, dentro e fuori i confini politici.

Perchè anche fuori i confini politici?
Perchè i cittadini italiani che vivono fuori dalla Patria devono essere i migliori collaboratori del Governo nella politica estera.

E come?
Se gl’italiani residenti all’estero danno quotidiano esempio di onesta laboriosità, di dignità, di geloso orgoglio nazionale, di civile disciplina, di fratellanza al di sopra delle classi e dei partiti, di rispetto per le leggi del paese che li ospita; danno la migliore prova del buon diritto dell’Italia a collaborare per la civiltà del mondo.
Insomma gl’italiani all’estero devono essere i propagandisti della loro Patria, per tenere alto il prestigio e facilitarne la sempre più larga espansione spirituale.

Che cosa significa espansione spirituale dell’Italia?
La nostra Italia, che è stata sempre maestra di civiltà, deve far conoscere agli altri popoli i prodotti del suo spirito, cioè la sua lingua, la sua arte, i suoi libri, le sue scoperte, le sue invenzioni, il suo lavoro: la sua civiltà, insomma.

Come si può riassumere dunque la nuova politica estera dell’Italia?
Si riassume in questa necessità che deve essere sempre presente ai governanti e al popolo: essere inesorabilmente forti, concordi, produttivi.
La concordia dà prestigio al Governo che parla in nome del popolo; la forza sostiene il prestigio del Governo; il lavoro produttivo affranca la Nazione dagli altri e rende il Governo veramente indipendente.

IL DUCE

Che cosa è necessario alla buona riuscita di tutta la vasta opera di ricostruzione nazionale?
Alla buona riuscita di tutta la vasta opera di ricostruzione nazionale è necessario il concorde entusiastico sacrificio del popolo italiano guidato e illuminato dalla volontà ferrea di Benito Mussolini.

Chi è Benito Mussolini?
Benito Mussolini è il Duce del Fascismo e il Capo del Governo fascista. È il figlio prediletto della Patria rinnovellata: è Colui che riuscì a salvarla dal precipizio verso cui correva con gli occhi bendati, ed ora la guida per il raggiungimento di superbe mete degne del passato.

Perchè è Duce del Fascismo?
Perchè è stato Lui che ha creato il Fascismo, cioè l’invitto difensore della Patria contro i figli bastardi e i nemici esterni, il tenace assertore del diritto dell’Italia.

Perchè è Capo del Governo?
Perchè soltanto il Capo del Fascismo che aveva sbaragliato i vari partiti trascinanti l’Italia alla rovina, poteva raccogliere la miseria eredità dei Governi precedenti e sulle miserie del tristo passato ricostruire l’avvenire. Questo capì il popolo che lo chiamò a gran voce, questo capì il RE che gli affidò il governo del Paese.

Da chi gli deriva allora il potere?
Il potere di Benito Mussolini deriva insieme dal Re e dal Popolo.

Quando è nato Mussolini?
Mussolini è nato nel 1883. Tra gli uomini politici che guidano le grandi nazioni del mondo, Egli è il più giovane e il più grande.

Dov è nato?
È nato a Predappio, provincia di Forlì; ma non importa il paese dov’è nato. Egli è figlio dell’Italia e l’Italia tutta lo adora come il migliore dei suoi figli.

Viene da famiglia nobile?
No: suo padre era un fabbro che piegava sull’incudine il ferro rovente. Egli stesso da piccino aiutava il padre nel duro e umile lavoro.

E come è potuto salire così alto?
Con la volontà tenace, la operosità instancabile, la fiducia serena nelle sue forze, l’amore ardente per la Patria e il Popolo.

Quali sono le sue ambizioni?
Non ha alcuna ambizione personale.
L’unica sua ambizione è quella di render forte, prosperoso, grande e libero il popolo italiano.

Qual è dunque la sua grande meta?
Fare il XX Secolo veda Roma, centro della civiltà latina, dominatrice del Mediterraneo, faro di luce per tutte le genti.

Ama dunque il popolo?
Lo ama gelosamente, ma severamente: non cerca di blandirlo con la retorica sonora di belle frasi, ma di educarlo a virili propositi: e se domani fosse necessario essere duro con esso, saprebbe esserlo.

Ama molto i ragazzi?
Moltissimo. È il suo più tenero affetto. Egli vede nei ragazzi di oggi l’avvenire della Patria, e vuole e si adopera perchè siano degnamente preparati.

Per questo il popolo lo segue?
Per questo il popolo lo segue e lo ama, e questo amore è la migliore ricompensa alle sue fatiche.

Gli costa fatica il Governo?
Una fatica immane; e non si stanca perchè appartiene alla razza dei nuovissimi italiani, che non si sgomentano mai, ma procedono sempre intrepidamente per la strada segnata dal destino. Egli stesso dice: “se avanzo, seguitemi; se indietreggio, uccidetemi; se mi uccidono, vendicatemi”.

Qual è il motto della sua vita?
Il motto della sua vita è quello dell’italiano nuovo: “Durare e camminare”.

Qual è il dovere degl’italiani verso Mussolini e verso la Rivoluzione fascista?
E’ contenuto in questo: «Giuro di eseguire senza discutere gli ordini del Duce e di servire con le mie forze e, se necessario, col mio sangue, la causa della Rivoluzione fascista».

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PIU’ TARDI SI DIEDE ALLE STAMPE
IL LIBRETTO “CATECHISTICO”

(più volte ristampato, il presente è del 22 settembre 1941)

I.
Come ogni salda concezione politica, il Fascismo è prassi ed è pensiero, azione a cui è immanente una dottrina, che sorgendo da un dato sistema di forze storiche, vi resta inserita e vi opera dal di dentro. Ha quindi una forma correlativa alle contingenze di luogo e di tempo, ma ha insieme un contenuto ideale che la eleva a formula di verità nella storia superiore del pensiero. Non si agisce spiritualmente nel mondo come volontà umana dominatrice di volontà, senza un concetto della realtà transeunte e particolare su cui bisogna agire e della realtà permanente e universale in cui la prima ha il suo essere e la sua vita. Per conoscere gli uomini bisogna conoscere l’uomo; e per conoscere l’uomo bisogna conoscere la realtà e le sue leggi. Non c’è concetto dello Stato che non sia fondamentalmente concetto della vita; filosofia od intuizione, sistema di idee che si svolge in una costruzione logica o si raccoglie in una visione o in una fede, ma è sempre, almeno virtualmente, una concezione organica del mondo.

II.
Così il Fascismo non si intenderebbe in molti dei suoi atteggiamenti pratici, come organizzazione di partito, come sistema di educazione, come disciplina, se non si guardasse alla luce del suo modo generale di concepire la vita. Modo spiritualistico. Il mondo per il Fascismo non é questo mondo materiale che appare alla superficie, in cui l’uomo é un individuo separato da tutti gli altri e per sé stante, ed é governato da una legge naturale, che istintivamente lo trae a vivere una vita di piacere egoistico e momentaneo. L’uomo del Fascismo é individuo che è nazione e patria, legge morale che stringe insieme individui e generazioni in una tradizione e in una missione, che sopprime l’istinto della vita chiusa nel breve giro del piacere, per instaurare nel dovere una vita superiore libera da limiti di tempo e di spazio; una vita in cui l’individuo, attraverso l’abnegazione di sé, il sacrificio dei suoi interessi particolari, la stessa morte, realizza quell’esistenza tutta spirituale in cui è il suo valore di uomo.

III.
Dunque concezione spiritualista, sorta anch’essa dalla generale reazione del secolo contro il fiacco e materialistico positivismo dell’Ottocento. Antipositivistica, ma positiva; non scettica, né agnostica, né pessimistica, né passivamente ottimistica, come sono in genere le dottrine (tutte negative) che pongono il centro della vita fuori dell’uomo, che con la sua libera volontà può e deve crearsi il suo mondo. Il Fascismo vuole l’uomo attivo e impegnato nell’azione con tutte le sue energie: lo vuole virilmente consapevole delle difficoltà che ci sono, e pronto ad affrontarle. Concepisce la vita come lotta, pensando che spetti all’uomo conquistarsi quella che sia veramente degna di lui, creando prima di tutto in se stesso lo strumento (fisico, morale, intellettuale) per edificarla. Così per l’individuo singolo, così per la nazione, così per l’umanità. Quindi l’alto valore della cultura in tutte le sue forme (arte, religione, scienza) e l’importanza grandissima dell’educazione.
Quindi anche il valore essenziale del lavoro, con cui l’uomo vince la natura e crea il mondo umano (economico, politico, morale, intellettuale).

IV.
Questa concezione positiva della vita è evidentemente una concezione etica. E investe tutta la realtà, nonché l’attività umana che la signoreggia. Nessuna azione sottratta al giudizio morale; niente al mondo che si possa spogliare del valore che a tutto compete in ordine ai fini morali. La vita, perciò, quale la concepisce il fascista è seria, austera, religiosa: tutta librata in un mondo sorretto dalle forze morali e responsabili dello spirito. Il fascista disdegna la vita « comoda » .

V.
Il Fascismo é una concezione religiosa, in cui l’uomo é veduto nel suo immanente rapporto con una legge superiore, con una volontà obiettiva che trascende l’individuo particolare e lo eleva a membro consapevole di una società spirituale. Chi nella politica religiosa del regime fascista si è fermato a considerazioni di mera opportunità, non ha inteso che il Fascismo, oltre a essere un sistema di governo, é anche e prima di tutto, un sistema di pensiero.

VI.

II Fascismo é una concezione storica, nella quale l’uomo non è quello che é se non in funzione del processo spirituale a cui concorre, nel gruppo familiare e sociale, nella nazione e nella storia, a cui tutte le nazioni collaborano. Donde il grande valore della tradizione nelle memorie, nella lingua, nei costami, nelle norme del vivere sociale. Fuori della storia, l’uomo é nulla. Perciò il Fascismo é contro tutte le astrazioni individualistiche, a base materialistica, tipo secolo XVIII; ed é contro tutte le utopie e le innovazioni giacobine. Esso non crede possibile la «felicità» sulla terra, come fu nel desiderio della letteratura economicistica del ‘700, e quindi respinge tutte le concezioni teleologiche per cui a un certo periodo della storia ci sarebbe una sistemazione definitiva del genere umano. Questo significa mettersi fuori della storia e della vita che é continuo fluire e divenire. Il Fascismo politicamente vuol essere una dottrina realistica; praticamente, aspira a risolvere solo i problemi che si pongono storicamente da sé e che da sé trovano o suggeriscono la propria soluzione. Per agire tra gli uomini, come nella natura, bisogna entrare nel processo della realtà e impadronirsi delle forze in atto.

VII.
Antindividualistica, la concezione Fascista é per lo Stato: ed é per l’individuo in quanto esso coincide con lo Stato, coscienza e volontà universale dell’uomo nella sua esistenza storica. È contro il liberalismo classico, che sorge dal bisogno di reagire all’assolutismo e ha esaurito la sua funzione storica da quando lo Stato si é trasformato nella stessa coscienza e volontà popolare. Il liberalismo negava lo Stato nell’interesse dell’individuo particolare; il Fascismo riafferma lo Stato come realtà vera dell’individuo. E se la libertà dev’essere l’attributo dell’uomo reale, e non di quell’astratto fantoccio a cui pensava il liberalismo individualistico, il Fascismo é per la libertà. Per la sola libertà che possa essere una cosa seria, la libertà dello Stato e dell’individuo nello Stato. Giacché, per il fascista, tutto é nello Stato, e nulla di umano o spirituale esiste, e tanto meno ha valore, fuori dello Stato! In tale senso il Fascismo é totalitario (4), e lo Stato fascista, sintesi e unità di ogni valore, interpreta, sviluppa e potenzia tutta la vita del popolo.

VIII.
Né individui fuori dello Stato né gruppi (partiti politici, associazioni, sindacati, classi). Perciò il Fascismo é contro il socialismo che irrigidisce il movimento storico nella lotta di classe e ignora l’unità statale che le classi fonde in una sola realtà economica e morale; e, analogamente, è contro il socialismo classista. Ma nell’orbita dello Stato ordinatore, le reali esigenze da cui trasse origine il movimento socialista e sindacalista, il Fascismo le vuole riconosciute e le fa valere nel sistema corporativo degli interessi conciliati nell’unità dello Stato.

IX.
Gli individui sono classi secondo le categorie degli interessi; sono sindacati secondo le differenziate attività economiche cointeressate; ma sono prima di tutto e sopratutto Stato. Il quale non é numero, come somma d’individui formanti la maggioranza di un popolo. E perciò il Fascismo é contro la democrazia che ragguaglia il popolo al maggior numero, abbassandolo al livello dei più; ma é la forma più schietta di democrazia se il popolo é concepito, come deve essere, qualitativamente e non quantitativamente, come l’idea più potente, perché più morale, più coerente, più vera, che nel popolo si attua quale coscienza e volontà di pochi, anzi di Uno, e quale ideale tende ad attuarsi nella coscienza e volontà di tutti. Di tutti coloro che dalla natura e dalla storia, etnicamente, traggono ragione di formare una nazione, avviati sopra la stessa linea di sviluppo e formazione spirituale, come una coscienza e una volontà sola. Non razza, né regione geograficamente individuata, ma schiatta storicamente perpetuantesi, moltitudine unificata da un’idea(4), che é volontà di esistenza e di potenza: coscienza di sé, personalità.

X.
Questa personalità superiore é bensì nazione in quanto é Stato. Non é la nazione a generare lo Stato, secondo il vieto concetto naturalistico che servì di base alla pubblicistica degli Stati nazionali nel secolo XIX. Anzi la nazione é creata dallo Stato, che dà al popolo, consapevole della Propria unità morale, una volontà, e quindi un’effettiva esistenza. Il diritto di una nazione all’indipendenza deriva non da una letteraria e ideale coscienza del proprio essere, e tanto meno da una situazione di fatto più o meno inconsapevole e inerte, ma da una coscienza attiva, da una volontà politica in atto e disposta a dimostrare il proprio diritto: cioè da una sorta di Stato già
in fieri. Lo Stato, infatti, come volontà etica universale, é creatore del diritto.

XI.
La nazione come Stato è una realtà etica che esiste e vive in quanto si sviluppa. Il suo arresto è la sua morte. Perciò lo Stato non solo è autorità che governa e che dà forma di legge e valore di vita spirituale alle volontà individuali, ma è anche potenza che fa valere la sua volontà all’esterno, facendola riconoscere e rispettare ossia dimostrandone col fatto l’universalità in tutte le determinazioni necessarie del suo svolgimento
. È perciò organizzazione ed espansione, almeno virtuale. Così può adeguarsi alla natura della volontà umana, che nel suo sviluppo non conosce barriere, e che si realizza provando la propria infinità.

XII.
Lo Stato Fascista, forma più alta e potente della personalità, è forza, ma spirituale. La quale riassume tutte le forme della vita morale e intellettuale dell’uomo. Non si può quindi limitare a semplici funzioni di ordine e tutela, come voleva il liberalismo. Non é un semplice meccanismo che limiti la sfera delle presunte libertà individuali. È forma e norma interiore e disciplina di tutta la persona; penetra la volontà come l’intelligenza. Il suo principio, ispirazione centrale dell’umana personalità vivente nella comunità civile, scende nel profondo e si annida nel cuore dell’uomo d’azione come del pensatore, dell’artista come dello scienziato: anima dell’anima.

XIII.
Il Fascismo insomma non è soltanto datore di leggi e fondatore d’istituti, ma educatore e promomotore di vita spirituale. Vuol rifare non le forme della vita umana, ma il contenuto, l’uomo, il carattere, la fede. E a questo fine vuole disciplina, e autorità che scenda addentro negli spiriti, e vi domini incontrastata. La sua insegna perciò è il fascio littorio, simbolo dell’unità, della forza e della giustizia.

DOTTRINA POLITICA E SOCIALE

I
Quando nell’oramai lontano marzo del 1919, dalle colonne del POPOLO D’ITALIA io convocai a Milano i superstiti interventisti intervenuti, che mi avevano seguito sin dalla costituzione dei Fasci di azione rivoluzionaria – avvenuta nel gennaio del 1915, – non c’era nessuno specifico piano dottrinale nel mio spirito. Di una sola dottrina io recavo l’esperienza vissuta: quella del socialismo dal 1903-1904 sino all’inverno del 1914: circa un decennio. Esperienza di gregario e di capo, ma non esperienza dottrinale. La mia dottrina anche in quel periodo era stata la dottrina dell’azione. Una dottrina univoca, universalmente accettata, del socialismo non esisteva più sin dal 1905, quando cominciò in Germania il movimento revisionista facente capo al Bernstein e per contro si formò nell’altalena delle tendenze, un movimento di sinistra rivoluzionario, che in Italia non uscì mai dal campo delle frasi, mentre, nel socialismo russo, fu il preludio del bolscevismo. Riformismo, rivoluzionarismo, centrismo, di questa terminologia anche gli echi sono spenti, mentre ne grande fiume del Fascismo troverete i filoni che si dipartirono dal Sorel, dal Péguy, dal Lagardelle del Mouvement socialiste e dalla coorte dei sindacalisti italiani, che, tra il 1904 e il 1914 portarono una nota di novità nell’ambiente socialistico italiano – svirilizzato e cloroformizzato dalla fornicazione giolittiana – con le Pagine libere di Olivetti, La Lupa di Orano, il Divenire sociale di Enrico Leone.

Nel 1919, finita la guerra, il socialismo era già morto come dottrina: esisteva solo come rancore, aveva ancora una sola possibilità, specialmente in Italia, la rappresaglia contro coloro che avevano voluto la guerra e che dovevano « espiarla ». Il Popolo d’Italia recava nel sottotitolo « quotidiano dei combattenti e dei produttori ». La parola « produttori » era già l’espressione di un indirizzo mentale. Il Fascismo non fu tenuto a balia da una dottrina elaborata in precedenza, a tavolino: nacque da un bisogno di azione e fu azione; non fu partito, ma nei primi due anni, antipartito e movimento. Il nome che io diedi all’organizzazione, ne fissava i caratteri. Oppure chi rilegga, nei fogli oramai gualciti dell’epoca, il resoconto dell’adunata costitutiva dei Fasci italiani di combattimento, non troverà una dottrina, ma una serie di spunti, di anticipazioni, di accenni, che, liberati dall’inevitabile ganga delle contingenze, dovevano poi, dopo alcuni anni, svilupparsi in una serie di posizioni dottrinali, che facevano del Fascismo una dottrina politica a sé stante, in confronto di tutte le altre e passate e contemporanee. « Se la borghesia – dicevo allora – crede di trovare in noi dei parafulmini si inganna. Noi dobbiamo andare incontro al lavoro… Vogliamo abituare le classi operaie alla capacità direttiva, anche per convincerle che non è facile mandare avanti una industria e un commercio… Combatteremo il retroguardismo tecnico e spirituale… Aperta la successione del regime noi non dobbiamo essere degli imbelli. Dobbiamo correre; se il regime sarà superato saremo noi che dovremo occupare il suo posto. Il diritto di successione ci viene perché spingemmo il paese alla guerra e lo conducemmo alla vittoria! L’attuale rappresentanza politica non ci può bastare, vogliamo una rappresentanza diretta dei singoli interessi… Si potrebbe dire contro questo programma che si ritorna alle corporazioni. Non importa!… Vorrei perciò che l’assemblea accettasse le rivendicazioni del sindacalismo nazionale dal punto di vista economico…». Non è singolare che sin dalla prima giornata di Piazza San Sepolcro risuoni la parola « corporazione » che doveva, nel corso della Rivoluzione, significare una delle creazioni legislative e sociali alla base del regime?

II.
Gli anni che precedettero la Marcia su Roma, furono anni durante i quali le necessità dell’azione non tollerarono indagini o complete elaborazioni dottrinali. Si battagliava nelle città e nei villaggi. Si discuteva, ma – quel ch’è più sacro e’ importante – si moriva. Si sapeva morire. La dottrina – bell’e formata, con divisioni di capitoli e paragrafi e contorno di elucubrazioni – poteva mancare; ma c’era a sostituirla qualche cosa di più decisivo: la fede. Purtuttavia, a chi rimemori sulla scorta dei libri, degli articoli, dei voti, dei congressi, dei discorsi maggiori e minori, chi sappia indagare e scegliere; troverà che i fondamenti della dottrina furono gettati mentre infuriava la battaglia.
È precisamente in quegli anni, che anche il pensiero fascista si arma, si raffina, procede verso una sua organizzazione. I problemi dell’individuo e dello Stato; i problemi dell’autorità e della libertà; i problemi politici e sociali, e quelli più specificatamente nazionali; la lotta contro le dottrine liberali, democratiche, socialistiche, massoniche, popolaresche fu condotta contemporaneamente alle « spedizioni punitive ». Ma poichè mancò il «sistema » si negò dagli avversari in mala fede al Fascismo ogni capacità di dottrina, mentre la dottrina veniva sorgendo, sia pure tumultuosamente, dapprima sotto l’aspetto di una negazione violenta e dogmatica, come accade di tutte le idee che esordiscono, poi sotto l’aspetto positivo di una costruzione, che trovava successivamente negli anni 1926, 1927 e 1928 la sua realizzazione nelle leggi e negli istituti del regime.
Il Fascismo è oggi nettamente individuato non solo come regime, ma come dottrina. Questa parola va interpretata nel senso che oggi il Fascismo, esercitando la sua critica su sé stesso e sugli altri, ha un suo proprio inconfondibile punto di vista, di riferimento – e quindi di direzione – dinanzi a tutti i problemi che angustiano, nelle cose o nelle intelligenze, i popoli del mondo.

III

Anzitutto il Fascismo, per quanto riguarda, in generale, l’avvenire e lo sviluppo dell’umanità, a parte ogni considerazione di politica attuale, non crede alla possibilità né all’utilità della pace perpetua. Respinge quindi il pacifismo che nasconde una rinuncia alla lotta e una viltà, di fronte al sacrificio. Solo la guerra porta al massimo di tensione f tutte le energie umane e imprime un sigillo di nobiltà ai popoli che hanno la virtù di affrontarla Tutte le altre prove sono dei sostituti che non pongono mai l’uomo di fronte a se stesso, nell’alternativa della vita e della morte. Una dottrina, quindi, che F parta dal postulato pregiudiziale della pace, é estranea al Fascismo; così, come estranee allo spirito del Fascismo, anche se accettate per quel tanto di utilità che possano avere in determinate situazioni politiche, sono tutte le costruzioni internazionalistiche e societarie, le quali, come la storia dimostra, si possono disperdere al vento quando elementi sentimentali, ideali e pratici, muovono a tempesta il cuore dei popoli. Questo spirito antipacifista, il Fascismo lo trasporta anche nella vita degli individui. L’orgoglioso motto squadrista « me ne frego », scritto sulle bende di una ferita, é un atto di filosofia non soltanto stoica, è il sunto di una dottrina non soltanto politica: é l’educazione al combattimento, l’accettazione dei rischi che esso comporta; é un nuovo stile di vita italiano. Così il fascista accetta, ama la vita, ignora e ritiene vile il suicidio: comprende la vita come dovere, elevazione, conquista: la vita che deve essere alta e piena: vissuta per sé, ma soprattutto per gli altri, vicini e lontani, presenti e futuri.

IV.
La politica « demografica » del regime é la conseguenza di queste premesse. Anche il fascista ama il suo prossimo, ma questo « prossimo » non é per lui un concetto vago e inafferrabile: l’amore per il prossimo non impedisce le necessarie educatrici severità, e ancora meno le differenziazioni e le distanze. Il Fascismo respinge gli abbracciamenti universali e, pur vivendo nella comunità dei popoli civili, li guarda vigilante e diffidente negli occhi, li segue nei loro stati d’animo e nella trasformazione dei loro interessi, né si lascia ingannare da apparenze mutevoli e fallaci.

V.
Una siffatta concezione della vita porta il Fascismo a essere la negazione recisa di quella dottrina che costituì la base del socialismo cosiddetto scientififico o marxiano: la dottrina del materialismo storico, secondo il quale la storia delle civiltà umane si spiegherebbe soltanto con la lotta d’interessi fra i diversi gruppi sociali e col cambiamento dei mezzi e strumenti di produzione.
Che le vicende dell’economia – scoperte di materie prime, nuovi metodi di lavoro, invenzioni scientifiche – abbiano una loro importanza, nessuno nega, ma che esse bastino a spiegare la storia umana escludendone tutti gli altri fattori, é assurdo: il Fascismo crede ancora e sempre nella santità e nell’eroismo, cioè in atti nei quali nessun motivo economico – lontano o vicino – agisce. Negato il materialismo storico, per cui gli uomini non sarebbero che comparse della storia, che appaiono e scompaiono alla superficie di flutti, mentre nel profondo si agitano e lavorano le vere forze direttrici, é negata anche la lotta di classe, immutabile e irreparabile, che di questa concezione economicistica della storia é la naturale filiazione, e soprattutto é negato che la lotta di classe sia l’agente preponderante delle trasformazioni sociali. Colpito il socialismo in questi due capisaldi della sua dottrina, di esso non resta allora che l’aspirazione sentimentale – antica come l’umanità – a una convivenza sociale nella quale siano alleviate le sofferenze e i dolori della più umile gente. Ma qui il Fascismo respinge il concetto di « felicità » economica, che si realizzerebbe socialisticamente e quasi automaticamente a un dato momento dell’evoluzione dell’economia, con l’assicurare a tutti il massimo benessere. Il Fascismo nega il concetto materialistico di « felicità » come possibile e lo abbandona agli economisti della prima, metà del ‘700; nega cioè l’equazione benessere = felicità, che convertirebbe gli uomini in animali di una sola cosa pensosi: quella di essere pasciuti e ingrassati, ridotti, quindi alla pura e semplice vita vegetativa.

VI.
Dopo il socialismo, il Fascismo batte in breccia tutto il complesso delle ideologie democratiche e le respinge, sia nelle loro premesse teoriche, sia nelle loro applicazioni o strumentazioni pratiche. Il Fascismo nega che il numero, per il semplice fatto di essere numero, possa dirigere le società umane; nega che questo numero possa governare attraverso una consultazione periodica; afferma la disuguaglianza irrimediabile e feconda e benefica degli uomini che non si possono livellare attraverso un fatto meccanico ed estrinseco com’è il suffragio universale. Regimi democratici possono essere definiti quelli nei quali di tanto in tanto, si dà al popolo l’illusione di essere sovrano, mentre la vera effettiva sovranità sta in altre forze talora irresponsabili e segrete. La democrazia è un regime senza re, ma con moltissimi re talora più esclusivi, tirannici e rovinosi che un solo re che sia tiranno. Questo spiega perché il Fascismo, pur avendo prima del 1922 – per ragioni di contingenza – assunto un atteggiamento di tendenzialità repubblicana, vi rinunciò prima della marcia su Roma, convinto che la questione delle forme politiche di uno Stato non è, oggi, preminente e che studiando nel campionario delle monarchie passate e presenti, delle repubbliche passate e presenti, risulta che monarchia e repubblica non sono da giudicare sotto la specie dell’eternità, ma rappresentano forme nelle quali si estrinseca l’evoluzione politica, la storia, la tradizione, la psicologia di un determinato paese. Ora il Fascismo supera l’antitesi monarchia-repubblica sulla quale si attardò il democraticismo, caricando la prima di tutte le insufficienze, e apologizzando l’ultima come regime di perfezione. Ora s’è visto che ci sono repubbliche intimamente reazionarie o assolutistiche, e monarchie che accolgono le più ardite esperienze politiche e sociali.

VII.
« La ragione, la scienza – diceva Renan che ebbe delle illuminazioni prefasciste, in una delle sue Meditazioni filosofiche – sono dei prodotti dell’umanità, ma volere la ragione direttamente per il popolo e attraverso il popolo è una, chimera. Non é necessario per l’esistenza della ragione che tutto il mondo la conosca. In ogni caso se tale iniziazione dovesse farsi non si farebbe attraverso la bassa democrazia, che sembra dover condurre all’estinzione di ogni cultura difficile, e di ogni più alta disciplina.Il principio che la società esiste solo per il benessere e la libertà degli individui che la compongono non sembra essere conforme ai piani della natura, piani nei quali la specie sola é presa in considerazione e l’individuo sembra sacrificato. E’ da fortemente temere che l’ultima parola della democrazia così intesa (mi affretto a dire che si può intendere anche diversamente) non sia uno stato sociale nel quale una massa degenerata non avrebbe altra preoccupazione che godere i piaceri ignobili dell’uomo volgare ». Fin qui il Renan.
Il Fascismo respinge nella democrazia l’assurda menzogna convenzionale dell’egualitarismo politico e l’abito dell’irresponsabilità collettiva e il mito della felicità e del progresso indefinito. Ma, se la democrazia può essere diversamente intesa, cioè se democrazia significa non respingere il popolo ai margini dello Stato, il Fascismo potè da chi scrive essere definito una «democrazia organizzata, centralizzata, autoritaria » .

VIII.
Di fronte alle dottrine liberali, il Fascismo è in atteggiamento di assoluta opposizione, e nel campo della politica e nel campo dell’economia. Non bisogna esagerare – a scopi semplicemente di polemica attuale – l’importanza del liberalismo nel secolo scorso, e fare di quella che fu una delle numerose dottrine sbocciate in quel secolo, una religione dell’umanità per tutti i tempi presenti e futuri. Il liberalismo non fiorì che per un quindicennio. Nacque nel 1830 come reazione alla Santa Alleanza che voleva respingere l’Europa al pre – ’89, ed ebbe il suo anno di splendore nel 1848 quando anche Pio IX fu liberale. Subito dopo cominciò la decadenza. Se il ’48 fu anno di luce e di poesia, il ’49 fu anno di tenebre e di tragedia. La repubblica di Roma fu uccisa da un’altra repubblica, quella di Francia. Nello stesso anno, Marx lanciava il vangelo della religione del socialismo col famoso Manifesto dei comunisti. Nel 1851 Napoleone III fa il suo illiberale colpo di Stato e regna sulla Francia fino al 1870, quando fu rovesciato da un moto di popolo, ma in seguito a una disfatta militare fra le pili grandi che conti la storia. Il vittorioso é Bismarck, il quale non seppe mai dove stesse di casa la religione della libertà e di quali profeti si servisse.
È sintomatico che un popolo di alta civiltà, come il popolo tedesco, abbia ignorato in pieno, per tutto il sec. XIX, la religione della libertà. Non c’è che una parentesi. Rappresentata da quello che é stato chiamato il « ridicolo parlamento di Francoforte », che durò una stagione. La Germania ha raggiunto la sua unità nazionale al difuori del liberalismo, contro il liberalismo, dottrina che sembra estranea all’anima tedesca, anima essenzialmente monarchica, mentre il liberalismo è l’anticamera storica e logica dell’anarchia. Le tappe dell’unità tedesca sono le tre guerre del ’64,’66,’70, guidate da « liberali » come Moltke e Bismarck.
Quanto all’unità italiana, il liberalismo vi ha avuto una parte assolutamente inferiore all’apporto dato da Mazzini e da Garibaldi che liberali non furono. Senza l’intervento dell’illiberale Napoleone, non avremmo avuto la Lombardia, e senza l’aiuto dell’illiberale Bismarck a Sadowa e a Sedan, molto probabilmente non avremmo avuto, nel ’66, la Venezia e nel ’70 non saremmo entrati in Roma. Dal 1870 al 1915, corre il periodo nel quale gli stessi sacerdoti del nuovo credo accusano il crepuscolo della loro religione: battuto in breccia dal decadentismo nella letteratura, dall’attivismo nella pratica.
Attivismo: cioè nazionalismo, futurismo, Fascismo. Il secolo « liberale » dopo aver accumulato un’infinità di nodi gordiani, cerca di scioglierli con l’ecatombe della guerra mondiale. Mai nessuna religione impose così immane sacrificio. Gli dei del liberalismo avevano sete di sanguel

Ora il liberalismo sta per chiudere le porte dei suoi templi deserti perché i popoli sentono che il suo agnosticismo nell’economia, il suo indifferentismo nella politica e nella morale, condurrebbe, come ha condotto, a sicura rovina gli Stati. Si spiega con ciò che tutte le esperienze politiche del mondo contemporaneo sono antiliberali ed é supremamente ridicolo volerle perciò classificare fuori della storia; come se la storia fosse una bandita di caccia riservata ai liberalismo ed ai suoi professori, come se il liberalismo fosse la parola definitiva e non più superabile della civiltà.


IX.
Le negazioni fasciste del socialismo, della democrazia, del liberalismo, non devono tuttavia far credere che il Fascismo voglia respingere il mondo a quello che esso era prima di quel 1789, che viene indicato come l’anno di apertura del secolo demoliberale. Non si torna indietro. La dottrina fascista non ha eletto a suo profeta De Maistre. L’assolutismo monarchico fu, e così pure ogni ecclesiolatria. Così « furono » i privilegi feudali e la divisione in caste impenetrabili e non comunicabili fra di loro. Il concetto di autorità fascista non ha niente a che vedere con lo Stato di polizia. Un partito che governa totalitariamente una nazione, è un fatto nuovo nella storia. Non sono possibili riferimenti e confronti. Il Fascismo dalle macerie delle dottrine liberali, socialistiche, democratiche, trae quegli elementi che hanno ancora un valore di vita. Mantiene quelli che si potrebbero dire i fatti acquisiti della storia, respinge tutto il resto, cioè il concetto di una dottrina buona per tutti i tempi e per tutti i popoli.
Ammesso che il secolo XIX sia stato il secolo del socialismo, del liberalismo, della democrazia, non è detto che anche il secolo XX debba essere il secolo del socialismo, del liberalismo, della democrazia. Le dottrine politiche passano, i popoli restano. Si può pensare che questo sia il secolo dell’autorità, un secolo di « destra », un secolo fascista; se il XIX fu il secolo dell’individuo (liberalismo significa individualismo), si può pensare che questo sia il secolo « collettivo » e quindi il secolo dello Stato. Che una nuova dottrina possa utilizzare gli elementi ancora vitali di altre dottrine è perfettamente logico. Nessuna dottrina nacque tutta nuova, lucente, mai vista. Nessuna dottrina può vantare una « originalità » assoluta. Essa é legata, non fosse che storicamente, alle altre dottrine che furono, alle altre dottrine che saranno. Così il socialismo scientifico di Marx è legato al socialismo utopistico dei Fourier, degli Owen, dei Saint-Simon: così il liberalismo dell’800 si riattacca a tutto il movimento illuministico del ‘700. Così le dottrine democratiche sono legate all’Enciclopedia. Ogni dottrina tende a indirizzare l’attività degli uomini verso un determinato obiettivo; ma l’attività degli uomini reagisce sulla dottrina, la trasforma, l’adatta alle nuove necessità o la supera. La dottrina, quindi, dev’essere essa stessa non un’esercitazione di parole, ma un atto di vita. In ciò le venature pragmatistiche del Fascismo, la sua volontà di potenza, il suo volere essere, la sua posizione di fronte al fatto «violenza» e al suo valore.

X.
Caposaldo della dottrina fascista é la concezione dello Stato, della sua essenza, dei suoi compiti, delle sue finalità. Per il Fascismo lo Stato è un assoluto, davanti al quale individui e gruppi sono il relativo. Individui e gruppi sono « pensabili » in quanto siano nello Stato. Lo Stato liberale non dirige il gioco e lo sviluppo materiale e spirituale della collettività, ma si limita a registrare i risultati; lo Stato fascista ha una sua consapevolezza, una sua volontà, per questo si chiama uno Stato « etico ».
Nel 1929 alla prima assemblea quinquennale del regime io dicevo: « Per il Fascismo lo Stato non é il “guardiano notturno” che si occupa soltanto della sicurezza personale dei cittadini; non e nemmeno una organizzazione a fini puramente materiali, come quello di garantire un certo benessere e una relativa pacifica convivenza sociale, nel qual caso a realizzarlo basterebbe un consiglio di amministrazione; non é nemmeno una creazione di politica pura, senza aderenze con la realtà materiale e complessa della vita dei singoli e dei popoli. Lo Stato, così come il Fascismo lo concepisce e attua, é un fatto spirituale e morale, poiché concreta l’organizzazione politica, giuridica, economica della nazione, e tale organizzazione è, nel suo sorgere e nel suo sviluppo, una manifestazione dello spirito. Lo Stato é garante della sicurezza interna ed esterna, ma è anche il custode e il trasmettitore dello spirito del popolo così come fu nei secoli elaborato nella lingua, nel costume, nella fede. Lo Stato non é soltanto presente, ma é anche passato e soprattutto futuro. È lo Stato che trascendendo il limite breve delle vite individuali rappresenta la coscienza immanente della nazione. Le forme in cui gli Stati si esprimono, mutano, ma la necessità rimane. È lo Stato che educa i cittadini alla virtù civile, li rende consapevoli della loro missione, li sollecita all’unità; armonizza i loro interessi nella giustizia; tramanda le conquiste del pensiero nelle scienze, nelle arti, nel diritto, nell’umana solidarietà; porta gli uomini dalla vita elementare delle tribù alla più alta espressione umana di potenza che é l’Impero; affida ai secoli i nomi di coloro che morirono per la sua integrità o per obbedire alle sue leggi; addita come esempio e raccomanda alle generazioni che verranno i capitani che lo accrebbero di territorio e i geni che lo illuminarono di gloria. Quando declina il senso dello Stato e prevalgono le tendenze dissociatrici e centrifughe degli individui o dei gruppi, le società nazionali volgono al tramonto ».

XI.
Dal 1929 a oggi, l’evoluzione economica politica universale ha ancora rafforzato queste posizioni dottrinali. Chi giganteggia é lo Stato. Chi può risolvere le drammatiche contraddizioni del capitalismo é lo Stato. Quella che si chiama crisi, non si può risolvere se non dallo Stato, entro lo Stato. Dove sono le ombre dei Jules Simon, che agli albori del liberalismo proclamavano che « lo Stato deve lavorare a rendersi inutile e a preparare le sue dimissioni »? Dei Mac-Culloch che nella seconda metà del secolo scorso affermavano che lo Stato deve astenersi dal troppo governare? E cosa direbbe mai dinanzi ai continui, sollecitati, inevitabili interventi dello Stato nelle vicende economiche, l’inglese Bentham, secondo il quale l’industria avrebbe dovuto chiedere allo Stato soltanto di essere lasciata in pace, o il tedesco Humboldt, secondo il quale lo Stato « ozioso » doveva essere considerato il migliore? Vero é che la seconda ondata degli economisti liberali fu meno estremista della prima e già lo stesso Smith apriva – sia pure cautamente – la porta agli interventi dello Stato nell’economia.
Se chi dice liberalismo dice individuo, chi dice Fascismo dice Stato. Ma lo Stato fascista é unico ed é una creazione originale. Non é reazionario, ma rivoluzionario, in quanto anticipa la soluzione di determinati problemi universali quali sono posti altrove, nel campo politico, dal frazionamento dei partiti, dal prepotere del parlamentarismo, dall’irresponsabilità delle assemblee, nel campo economico, dalle funzioni sindacali sempre più numerose e potenti sia nel settore operaio come in quello industriale, dai loro conflitti e dalle loro intese; nel campo morale, dalla necessità dell’ordine, della disciplina, dell’obbedienza a quelli che sono i dettami morali della Patria. Il Fascismo vuole lo Stato forte, organico e al tempo stesso poggiato su una larga base popolare. Lo Stato Fascista ha rivendicato a sé anche il campo dell’economia e, attraverso le istituzioni corporative, sociali, educative da lui create, il senso dello Stato arriva sino alle estreme propaggini e nello Stato circolano, inquadrate nelle rispettive organizzazioni, tutte le forze politiche, economiche, spirituali della Nazione. Uno Stato che poggia su milioni di individui che lo riconoscono, lo sentono, sono pronti a servirlo, non é lo Stato tirannico del signore medioevale. Non ha niente di comune con gli Stati assolutistici di prima o dopo 1’89. L’individuo nello Stato Fascista non é annullato, ma piuttosto moltiplicato, così come in un reggimento un soldato non é diminuito, ma moltiplicato per il numero dei suoi camerati. Lo Stato Fascista organizza la Nazione, ma lascia poi agli individui margini sufficienti; esso ha limitato le libertà inutili o nocive e ha conservato quelle essenziali. Chi giudica su questo terreno non può essere l’individuo, ma soltanto lo Stato.

XII.
Lo Stato fascista è una volontà di potenza e d’imperio. La tradizione romana è qui un’idea di forza. Nella dottrina del Fascismo l’impero non é soltanto un’espressione territoriale o militare o mercantile, ma spirituale o morale. Si può pensare a un Impero, cioè a una Nazione che direttamente o indirettamente guida altre Nazioni senza bisogno di conquistare un solo chilometro quadrato di territorio. Per il Fascismo la tendenza all’Impero, cioè all’espansione delle Nazioni è una manifestazione di vitalità: il suo contrario, o il piede di casa, è un segno di decadenza: popoli che sorgono o risorgono sono imperialisti, popoli che muoiono sono rinunciatari. Il Fascismo è la dottrina più adeguata a rappresentare le tendenze, gli stati d’animo di un popolo come l’italiano che risorge dopo molti secoli di abbandono o di servitù straniera.
Ma l’impero chiede disciplina, coordinazione degli sforzi, dovere e sacrificio; questo spiega molti aspetti dell’azione pratica del regime e l’indirizzo di molte forze dello Stato e la severità necessaria contro coloro che vorrebbero opporsi a questo moto spontaneo e fatale dell’Italia del sec. XX e opporsi agitando le ideologie superate del sec. XIX, ripudiate dovunque si siano osati grandi esperimenti di trasformazioni politiche e sociali.
Non mai come in questo momento i popoli hanno avuto sete di autorità, di direttive, di ordine. Se ogni secolo ha una sua dottrina, da mille indizi appare che quella perché la rettitudine ed il buon senso nativo del popolo, quando non siano traviati o da passioni basse o da false ideologie, hanno, del Principio ordinatore e provvidenziale, un’intuizione molto più vera ed esatta, che non sia il dio fantoccio dei filosofi e dei deisti del cui Ente supremo M. Robespierre volle appunto instaurare il culto.

XIII.
Lo Stato fascista non rimane indifferente di fronte al fatto religioso in genere e a quella particolare religione positiva che è il cattolicismo italiano. Lo Stato non ha una teologia, ma ha una morale. Nello Stato fascista la religione viene considerata come una delle manifestazioni più profonde dello spirito; non viene, quindi, soltanto rispettata, ma difesa e protetta (1). Lo Stato fascista non crea un suo « Dio » così come volle fare a un certo momento, nei deliri estremi della Convenzione, Robespierre; né cerca vanamente di cancellarlo dagli animi come fa il bolscevismo; il Fascismo rispetta il Dio degli asceti, dei santi, degli eroi ed anche il’ Dio così com’é visto e pregato dal cuore ingenuo e primitivo del popolo del secolo attuale è il Fascismo. Che sia una dottrina di vita, lo mostra il fatto che ha suscitato una fede: che la fede abbia conquistato le anime, lo dimostra il fatto che il Fascismo ha avuto i suoi caduti e i suoi martiri. Il Fascismo ha ormai nel mondo l’universalità di tutte le dottrine che, realizzandosi, rappresentano un momento nella storia dello spirito umano.

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Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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