Gentile.Dall’umanesimo della cultura all’umanesimo del lavoro

Giovanni Gentile, il più grande filosofo italiano della modernità, l’unico a rilevanza internazionale, ha scritto e ultimato, pochi giorni prima del suo martirio, un’opera che è quasi una commossa confessione “Genesi e struttura della società”.

“All’umanesimo della cultura, che fu pure una tappa gloriosa della liberazione dell’uomo, succede oggi o succederà domani l’umanesimo del lavoro. Perché la creazione della grande industria e l’avanzata del lavoratore nella scena della grande storia, ha modificato profondamente il concetto moderno della cultura. Che era cultura dell’intelligenza soprattutto artistica e letteraria, e trascurava quella vasta zona dell’umanità, che non s’affaccia al più libero orizzonte dell’alta cultura ma lavora alle fondamenta della cultura umana, là dove l’uomo è contatto della natura, e lavora. Lavora da uomo, con la coscienza di quel che fa, ossia con la coscienza di sé e del mondo in cui egli s’incorpora. Lavora dispiegando cioè quella stessa attività del pensiero, onde nell’arte, nella letteratura, nell’erudizione, nella filosofia, l’uomo via via pensando pone e risolve i problemi in cui si viene annodando la sua esistenza in atto. Lavora il contadino, lavora l’artigiano, e il maestro d’arte, lavora l’artista, il letterato, il filosofo. Via via la materia con cui, lavorando, l’uomo si deve cimentare, si alleggerisce e quasi si smaterializza; e lo spirito per tal modo si affranca e si libera nell’aer suo, fuori dello spazio e del tempo; ma la materia è già vinta da quando la zappa dissoda la terra, infrange la gleba e l’associa al conseguimento del fine dell’uomo. Da quando lavora, l’uomo è uomo, e s’è alzato al regno dello spirito, dove il mondo è quello che egli crea pensando: il suo mondo, sé stesso. Ogni lavoratore è faber fortunae suae, anzi faber sui ipsius.
Bisognava perciò che quella cultura dell’uomo, che è propria dell’umanesimo letterario e filosofico, si slargasse per abbracciare ogni forma di attività onde l’uomo lavorando crea la sua umanità. Bisognava che si riconoscesse alche al “lavoratore” l’alta dignità che l’uomo pensando aveva scoperto nel pensiero. Bisognava che pensatori e scienziati e artisti si abbracciassero coi lavoratori in quella coscienza della umana universale dignità.
Nessun dubbio che i moti sociali e i paralleli moti socialistici del secolo XIX abbiano creato questo nuovo umanesimo la cui instaurazione come attualità e concretezza politica è l’opera è il compito del nostro secolo. In cui lo Stato non può essere lo Stato del cittadino (o dell’uomo e del cittadino) come quello della Rivoluzione francese; ma dev’essere, ed è, quello del lavoratore, quale esso è, con i suoi interessi differenziati secondo le naturali categorie che a mano a mano si vengono costituendo. Perché il cittadino non è l’astratto uomo; né l’uomo della “classe dirigente” – perché più colta o più ricca, né l’uomo che sapendo leggere e scrivere ha in mano lo strumento di una illimitata comunicazione spirituale con tutti gli altri uomini. L’uomo reale, che conta, è l’uomo che lavora, e secondo il suo lavoro vale quello che vale. Perché è vero che il lavoro è lavoro, e secondo il suo lavoro qualitativamente e quantitativamente differenziato l’uomo vale quel che vale.” (Gentile, Genesi e struttura della società”, XI, 9)

Gentile e la rivoluzione francese

Gentile fin dal 1899, pur considerando il marxismo un momento essenziale della riforma della dialettica, si distacca da marx ed anche da Hegel, pervenendo ad una riforma della dialettica,pervenendo a una concezione che è, da un lato, lo sviluppo logico, nonché rigorose delle premesse di Marx,dall’altro lato, il superamento dell’astratto spirito hegeliano.
Al concetto di individuo oppone quello di soggetto.
Pensare all’essere come ad una dimensione è forse inevitabile quando si fa cieco affidamento all’analisi meccanicistica del linguaggio che sottrae gli elementi della natura alla loro relazione essenziale: “L’intellectus è lo stesso intelligere e la dualità grammaticale del giudizio “intellectus intelligit”, è analisi reale dello spirito.” (Teoria generale dello spirito come atto puro)
Neutralizzando alla maniera di Hegel il divenire attraverso i concetti e la logica del linguaggio, nel divenuto, inevitabilmente si ritorna alla staticità e all’alterità dell’essere rispetto al pensare.
Scindendo mente e conoscenza si suddivide l’attività psichica in momento del pensare e momento dell’agire, se non addirittura in tre momenti, aggiungendo ai primi il sentimento. Si opera una scissione nella quale il soggetto si contrappone all’oggetto, lo spirito alla materia e così via in una disgregazione e polerizzazione dell’unità.
Il colletrivo che insiste ed opera nella coscienza pone in irrimediabile contraddizione con ogni principio di distinzione, di comando, dissolve ogni immediatezza alle identificazioni di educatore e di educando, datore di lavoro e lavoratore, autorità e libertò, Stato e cittadino.
La libertà che è relazione, soprattutto lavoro, può essere solo a condizione di fondarsi sul nesso dialogico con il collettivo.
Un percorso rivoluzionario che riesce dove né Platone né Marx erano riusciti a fare: la storia. Grazie a Gentile l’uomo, essere sociale, riacquista quel carattere di centralità che aveva avuto con l’Umanesimo, con il Rinascimento e perso con il realismo, il positivismo, l’idealismo.
Per Francois Furet (maggior storico della rivoluzione francese) le tesi sullo Stato liberale ed etico sono le più grandiose e avanzate in tutto il XXsecolo, poiché combattendo l’individualismo e l’egoismo borghese e proletario per riunire tutto il popolo in una nuova comunità si presentano come “un’assolutizzazione dell’idea della rivoluzione francese.”
posizione questa che libera il socialismo dalle sue contraddizioni e lo conduce al suo esito logico, a ciò che in esso era già implicito.

Considerazioni di Giovanni Luigi Manco

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Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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