“Capitale e Lavoro nelle stesse mani”: formula mazziniana per l’economia della Repubblica

I sistemi economici occidentali a me proprio non piacciono. Saranno piu’ o meno liberali, avranno garantito crescita e sviluppo, benessere e pace sociale, ma ormai e’ da parecchi lustri che scricchiolano sempre piu’ di frequente passando da una crisi, sempre piu’ pesa, ad una ripresa sempre meno marcata.

 

L’economia capitalista, o liberale che dir si voglia, e’ organizzata in modo da arricchire sempre di piu’ “grandi famiglie” a scapito delle grandi masse popolari e impedendo ai Paesi poveri di riscattarsi dalla loro miseria; l’unica differenza che si puo’ riscontrare tra l’economia capitalistica e quella liberale e’ nel diverso complesso delle norme giuridiche che sono poste a tutela della concorrenza sui mercati economici; quella che, con moda esterofila, abbiamo imparato a chiamare: anti-trust. Pochi Paesi ad economia capitalistica, stanno consumando la stragrande maggioranza delle ricchezze della terra e miliardi di persone non hanno prospettive di miglioramento delle loro condizioni di vita.

 

Una economia piu’ a misura d’uomo, riassumibile nel concetto mazziniano di “Capitale e Lavoro” nelle stesse mani, sarebbe foriera di una maggiore moralita’ e socialita’ delle masse popolari ed equidistribuirebbe in modo migliore le risorse del Pianeta perche’ in una economia dove “tutti lavorano per tutti” non sarebbe necessario ricorrere agli eccessi del consumismo per vivere fraternamente ed in armonia.

 

Secondo me, con una societa’ basata su questo tipo di economia, si avrebbero minori dispersioni di ricchezze e si creerebbero forti spinte alla socialita’ a favore delle masse piu’ povere e dei paesi emarginati. Non si avrebbero queste immagini di Paesi-allodole dove i luccichini del benessere attirano masse di popoli con immigrazioni che rischiano di diventare “epocali”.

Certo e’ utopico passare da sistemi consolidati nel tempo ad un sistema completamente nuovo, tanto da rappresentare una vera rivoluzione; e siccome nella societa’ in cui viviamo ed operiamo non e’ cosa oltremodo facile passare di punto in bianco da una Societa’ capitalistica ad una Societa’ di tipo mazziniano, pur in presenza di esperienze ultratrentennali nel campo della Cooperazione, uno degli “escamotage”, fra i tanti, per creare le condizioni di avvicinamento a questo tipo di Societa’ puo’ essere benissimo la Cogestione.

 

Chiariamo pero’ subito di che Cogestione intendiamo parlare.

 

La gestione delle grandi industrie fatte con organigrammi fantozziani non rappresentano assolutamente un tipo di gestione nel senso propositivo che accennavo prima, perche’ sono gestioni funzionali al “capitalista” di turno che, ovviamente, in assenza di risultati da lui ipotizzati, rimuove e rimodella a suo piacimento tali gruppi di “comando”. Non sono neppure favorevole alla Cogestione legata al falso “azionariato operaio”, tendente a creare un legame psicologico aziendale tra i dipendenti, senza conferire alcun potere decisionale , come fu’ ad esempio l’esperimento di Carlo De Benedetti in Olivetti negli anni ’70, ma che era legato ad “azioni” senza valore decisionale, cioe’ senza diritto di voto in assemblea.

 

La Cogestione che mi interessa, come preludio indolore ad una rivoluzione del sistema economico in senso mazziniano, e’ quella derivante dal possesso reale di titoli decisionali a tutti gli effetti ma che, per poter sortire gli effetti voluti, dovrebbero essere sganciati dalla perversa logica del profitto immediato. Insomma, piu’ semplicemente, mi riferisco ad azioni ordinarie, e quindi con diritto di voto, da non poter buttare sul mercato borsistico per un periodo abbastanza lungo, in modo da evitare speculazioni e dare invece luogo ad un ovvio interesse per la partecipazione alla costruzione di un legame comune in ambito aziendale.

 

E’ su questa falsariga che hanno lavorato i Sindacati tedeschi, nel vero interesse dei lavoratori da loro rappresentati che, a tutti gli effetti, oggi sono in possesso di larghe quote di proprieta’ di grandi Aziende, nonche’ di multinazionali, dove la Cogestione e’ un fatto concreto ed ha significato anche una maggiore moralita e trasparenza dei bilanci annuali, con riduzione notevole dell’evasione fiscale.Ma a me questo, comunque, non basta; lo considero solo un avvicinamento graduale ad un tipo di economia sociale mazziniana (Capitale e Lavoro nelle stesse mani) a cui aspiro e che, se non arrivera’ nella gradualita’ di scelte del tipo di quella della Cogestione, arrivera’ per altra strada che, purtroppo, visto la stragrande maggioranza di miliardi di persone che non partecipa all’abbuffata generale, non sara’ indolore.

 

Ennio Ceccarini, caro amico mazziniano scomparso una dozzina d’anni fa, quando veniva a Carrara a preparare la “Nuova Frontiera”, a noi ragazzi raccontava delle sue esperienze giovanili in un Kibbutz israeliano. Ecco, per riassumere queste chiacchiere in una immagine, quella e’ la societa’ vicina a quella ideale in cui possono nascere civiche virtu’ e spinte alla socialita’ nell’interesse di tutto il Popolo, cioe’ per la Res Publica.

 

Enzo Baccioli

Advertisements

Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
Questa voce è stata pubblicata in Cultura, Politica, PRI - repubblicanesimo, Socialismo. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...