“Capitale e Lavoro nelle stesse mani” facendo partecipare i Lavoratori alla gestione delle Grandi Imprese

Capitale e Lavoro nelle stesse mani”  facendo partecipare i Lavoratori alla gestione delle Grandi Imprese

 

Alcune giorni fà mi sono addentrato nelle sabbie mobile dell’interpretazione del pensiero mazziniano in materia di economia. Mi sono beccato anche (privatamente) del retrò perche’, in economia, si e’ moderni solo se si segue bovinamente l’arida analisi degli indici e la fantasmagoria degli scenari che si ipotizzano e quasi mai si avverano. La Borsa cresce e tutti gli analisti a dire che e’ merito della vittoria del Milan sull’Atalanta; la Borsa cala e tutti gli analisti a dire che e’ il risultato della sconfitta dell’Atalanta sul Milan.

Avevo accennato alla partecipazione dei Lavoratori alla gestione delle Imprese: a quella che viene riassunta come “Cogestione”.

Riprendo ora l’argomento, anche se mi rendo conto di quanto poco interessi ai confindustriosi, ai sindacalizzati ed anche agli analisti ed esperti di finanza ed economia; tanto che spesso mi corre il dubbio che tutte le difficolta’ che si denunciano come reali nel perseguire e raggiungere schemi economici “rivoluzionari” rispetto a quelli tradizionali che intercorrono tra il “capitale” ed il “lavoro” siano in realta’ concordanze di strategie trasversali per la “conservazione” di obiettivi egoistici, specifici e tacitamente convergenti sia da parte confindustriale che da parte sindacale.

D’altronde tra le degenerazioni del “Capitalismo-Liberismo” c’e’ il progressivo slittamento verso forme di egoismo generalizzate, diminuita presa di coscienza sociale e soprattutto alimentazione della lotta tra le classi che sono funzionali al mantenimento dello “status quo”. Ecco perche’ sono favorevole alla attuazione della quarta direttiva Cee, delle piu’ recenti norme comunitarie in materia e soprattutto dell’art. 46 della Costituzione Repubblicana, che prevedono proprio la partecipazione dei Lavoratori alla gestione delle imprese in cui lavorano; anche se “in coro” tutti fanno a gara nel dichiarare difficoltoso, tribolato se non impossibile il raggiungimento di tale obiettivo.

Tutti i governi, i sindacati italiani e la confindustria sono stati da sempre ostili alla partecipazione dei lavoratori alla gestione delle aziende nonostante la normativa europea e costituzionale che la prevedevano. Il motivo va cercato nel fatto che politici, imprenditori e sindacalisti hanno sempre cercato di evitare una qualsiasi forma di controllo sociale sui bilanci e sulla gestione delle imprese in modo tale da continuare a perpetuare l’attuale sistema d’intreccio tra mondo degli affari, politica e sindacalismo confederale.

Queste forze retrive non vogliono fare diventare l’Italia un vero Paese moderno che vuole una sua forma di economia sociale pulita e democratica. Nei paesi dove esistono forme di controllo dei lavoratori sui bilanci e più in generale sulla gestione delle imprese, l’evasione fiscale delle grandi imprese industriali è di gran lunga inferiore e anche la tendenza a creare “fondi neri” e un intreccio tra mondo degli affari e politica è molto inferiore.

Se le forze sociali, imprenditori e sindacati, sono restie su questo fronte, beh, allora un qualsiasi Buon Governo ha il DOVERE morale di instaurare dal basso, per legge, un controllo sociale sulla gestione delle grandi imprese industriali onde permettere cosi’ di eliminare alla radice l’evasione fiscale.

Si ricorda che, anche per merito del Partito D’Azione, la partecipazione dei lavoratori alla gestione delle aziende in Italia c’è già stata: essa è stata introdotta il 25/4/1945 con decreto del C.L.N.A.I.. (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia).Dopo pochi giorni il decreto è decaduto, ma le aziende in cui nel frattempo era stata introdotta la partecipazione dei lavoratori, cioè la maggioranza delle aziende del Nord, la mantennero fino alle elezioni del 1948. Poi, con lo stravincere delle elezioni da parte della DC, ci fu’ l’attacco di questa ai Consigli di Gestione, che mediavano questa forma di partecipazione, e contemporaneamente non ci fu’ la difesa dell’allora Partito Comunista e delle sue componenti sindacali che aveva in testa una visione diversa dell’economia. In Germania, dove i lavoratori partecipano alla gestione delle imprese (da quasi 60 anni) tutto questo non è avvenuto, anzi, l’economia tedesca e’ diventata florida molto piu’ di quella italiana pur partendo da un Paese perdente e distrutto dalla guerra. Ora, siccome la quarta direttiva Cee si ispira al modello tedesco di partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese, è ragionevole pensare che sarebbe stata un toccasana anche nelle recenti decisioni in ambito Fiat che hanno visto purtroppo una lacerazione sindacale difficilmente sanabile. D’altra parte, se le burocrazie sindacali si stanno opponendo alla attuazione della quarta direttiva da quasi 50 anni, è proprio per il fatto, che essa permette ai lavoratori, quelli veri, e non ai tirapiedi di partito e di sindacato, di entrare nei consigli di amministrazione delle aziende. D’altronde, spesso, per capire che strada scegliere, basta guardare chi ha olfatto ed intuito. Nel caso di un incendio di un bosco, basta guardare dove scappano gli animali, per orientarsi sulla strada giusta da seguire …. nel caso della Cogestione delle Aziende, strada da imboccare per una economia rivoluzionata dal concetto di “Capitale e Lavoro” nelle stesse mani, basta guardare l’ostilita’ verso di essa di imprenditori e sindacati nonche’ del mondo catto-comunista, oltre che della avversione endemica della destra economica di questo Paese, per capire che questa strada e’ quella giusta da percorrere.

 

Enzo Baccioli

 

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Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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