Nicola Bombacci

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Nicola Bombacci
Il comunista in camicia nera

Bombacci Nicola , il fasciocomunista !

Biografie

Nicola Bombacci:dal comunismo al socialismo mussoliniano.Alle origini del socialismo nazionale

Nicola Bombacci nacque a Civitella di Romagna (Forlì) nel 1879. Aveva, dunque, 4 anni più di Benito Mussolini e, come lui, iniziò la vita politica nel Partito Socialista (era il 1903) tre anni dopo rispetto al futuro Duce (furono i socialisti per primi a chiamarlo così…) che, come ricorda E. Gentile su “Mondoperaio” del 1982, aderì al PSI nel 1900. Bombacci, come Mussolini, si schiera con l’ala più intransigente del partito, che diviene maggioranza dopo il congresso di Reggio Emilia. Furono poi le fasce popolari più scontente che, entrando nel partito socialista e raddoppiando il numero degli iscritti, riuscirono, al congresso di Ancona (1914), a riconfermare questa maggioranza. Addirittura, al congresso socialista del settembre 1918, a Roma, Nicola Bombacci viene eletto segretario del partito. Leadership che gli fu riconfermata nei primi mesi del 1919. (In quegli anni Mussolini intravede, in una visione patriottica, i postulati di quella che diverrà l’unica vera rivoluzione italiana. Nasce infatti dal Risorgimento, attraverso il pensiero di uomini come Mazzini, Garibaldi, Pisacane e l’epopea della Grande Guerra 1915-1918: è quel filo ideale che arriva al Fascismo, punto di partenza di uno Stato che trent’anni dopo giungerà come tappa ultima e fondamentale, alla Repubblica Sociale di Mussolini, ma anche di Gentile, Marinetti, e dello stesso Bombacci).Quindi Bombacci, ritornando al 1919, non era un semplice tribuno locale, o un folcloristico Lenin della Romagna, ma una autorevole personalità, nonché uno dei capi del socialismo italiano dell’epoca. La sua visione massimalista del socialismo e il suo filo-sovietismo lo portano, lasciata la segreteria socialista al rientro di Lazzari, dopo la detenzione di quest’ultimo, come disfattista, a fondare nel 1921 a Livorno, con altri compagni, il P.C.d.I., partito comunista d’Italia. Già nel 1920 fece parte della prima delegazione parlamentare che si recò, assieme a Serrati, Graziadei, D’Aragona ed altri sindacalisti, in URSS.La sua posizione politica, come quella di Gramsci e il gruppo “Ordine Nuovo”, non traccia confini invalicabili con i futuristi di Marinetti, che appoggiano l’impresa di Fiumana di D’Annunzio. Tra le due rivoluzioni del secolo sembra esserci, da parte di alcuni esponenti già in odore di eresia, uno scambio di segnali che travalica la dura realtà degli scontri fisici che contraddistinguono la cronaca di quei giorni.Nella carriera politica del deputato comunista on. Bombacci vi fu poi un grave “incidente“. Esso avvenne quando Mussolini, già nominato Capo del Governo, nel suo intervento alla Camera del 16 novembre 1922, pronunciò in quel suo sorprendente discorso, la seguente affermazione: «… Per quanto riguarda la Russia, l’Italia ritiene sia giunta l’ora di considerare nella loro attuale realtà, i nostri rapporti con quello Stato, prescindendo dalle condizioni interne nelle quali come governo non voglio entrare …».Così l’Italia, guidata da Benito Mussolini, fu la prima Nazione a riconoscere l’Unione Sovietica, seguendo una linea già abbozzata dall’on. Nitti, il più capace dei governanti pre-fascisti.Bombacci che, come si è detto, era particolarmente vicino ai sovietici, rispose euforicamente al discorso di Mussolini, facendo un paragone fra le due rivoluzioni. Molti fascisti, che vedevano nel comunismo italiano il disfattismo antinazionale, rifiutarono questa interpretazione e altrettanto la ritennero improponibile per diversi motivi i comunisti, e Bombacci, nel 1927, dopo un lungo braccio di ferro con l’Internazionale che ne sosteneva la riabilitazione (Bombacci aveva guidato nel 1924 a Mosca la delegazione dei comunisti italiani ai funerali di Lenin), venne definitivamente espulso dal PCd’I…Devo segnalare che nemmeno Berto Ricci, il fascista “eretico” fondatore della vivacissima rivista “l’Universale”, tentò in seguito di recuperare agli ambienti fascisti, sia pure non ufficiali, Bombacci e gli ex-comunisti espulsi con lui dal Partito Comunista. Malgrado ciò Bombacci dal quel lontano 1927, guardò sempre con interesse al «fascismo di sinistra», e in quello spirito, Mussolini gli permise la pubblicazione e di una sua rivista mensile di politica, “La Verità”, che imitava il titolo della Pravda. Il primo numero uscì nel 1936 con la collaborazione di parte del vecchio mondo socialista, nomi quali Walter Mocchi, Giovanni Renato Bitelli e il sindacalista Alberto Malatesta. Quello fu anche il periodo in Ivanoe Bonomi progettava la costituzione di una “Associazione Socialista Nazionale” con gli ex deputati Bisogni, D’Aragona, Caldara, disposti a collaborare con il regime.Interessante è uno scritto di Walter Mocchi, pubblicato sulla rivista di Bombacci nel numero del 13-10-1940 (era il momento del breve idillio Stalin-Hitler): «… eppure giorno verrà, in cui il sovieto, permeandosi di spirito gerarchico e la corporazione di risoluta anima rivoluzionaria, si incontreranno sopra un terreno di redenzione sociale».Un altro episodio di riconciliazione avviato da Bombacci che è giusto segnalare, fu il suo interessamento verso Gramsci, quando quest’ultimo fu arrestato, sollecitando il Duce a considerarne la malferma salute; il permanere di contatti con il vecchio mondo socialista portò Bombacci a farsi interprete ed intermediario, nel 1934, assieme all’ex-sindaco di Milano Caldara, nel sollecitare con Nino Levi, un colloquio con Mussolini, per proporre il rientro nei sindacati fascisti, di personaggi come Bentivogli, ex-sindaco di Molinella, Massarenti, Rigola e cautamente Romita. A tale proposito esiste un documento di ambienti socialisti romagnoli (documento citato anche da Renzo De Felice) a favore del fascismo corporativo, considerato “di sinistra“ e del suo capo. Molti tentativi rimasero tali, ma è giusto ricordare quanto Bombacci si adoperò, prima dell’ultimo conflitto, a favore di questi socialisti ed ex-comunisti affascinati da Mussolini e contrari all’antifascismo fuoriuscito.È nell’ottobre 1943, agli albori della RSI, che ritroviamo uno scritto di Bombacci indirizzato a Mussolini, dopo i tragici avvenimenti di quel periodo, che dimostra la lealtà e la profonda dedizione dell’ex-deputato comunista: «Duce, già scrissi in “la Verità” nel novembre scorso -avendo avuto una prima sensazione di ciò che massoneria, plutocrazia e monarchia stavano tramando contro di Voi- sono oggi più di ieri con Voi. Il lurido tradimento del re- Badoglio, che ha trascinato purtroppo nella rovina e nel disonore l’Italia, vi ha però liberato di tutti i componenti di una destra pluto-monarchica del ’22 …».Nella RSI evidente fu il ruolo di Bombacci, come trascinatore di folle popolari, per quella legge, la più rivoluzionaria del Fascismo. Devo anche menzionare che il prof. Sargenti, collaborò alla stesura della legge assieme al Ministro Tarchi (i 18 punti di Verona – vedi italiasociale – storia).Questa legge dimostra e testimonia il percorso avvenuto nell’animo dell’ex-comunista: la socializzazione è il traguardo del primo come dell’ultimo movimento fascista. Nei vari discorsi pronunciati in tutto il Nord Italia, soprattutto l’ultimo a fine marzo 1945, a Genova, in Piazza De’ Ferrari, di fronte a oltre trentamila operai. Vi è tutta la dedizione a Mussolini, e l’entusiasmo per il recupero del duce alle sue radici socialiste, cosa che permette di capire il comune destino di sangue dell’imminente tragico aprile. Mussolini lo volle dunque vicino negli ultimi giorni della Repubblica Sociale: in proposito cito il libro “L’ora di Dongo” (di A. Zanella, edito da Rusconi, 1993), perché rivedeva in quella comunanza il ritorno agli ideali del 1919, la sua volontà di dedicare la conclusione della propria vita terrena al tentativo di un radicale rinnovamento delle istituzioni sociali, non fu atto velleitario come qualcuno volle far credere, ma accelerazione di un progetto già intravisto durante il regime con grandi riforme popolari del mondo del lavoro e della tutela sociale.È con il fascismo repubblicano della RSI che Bombacci ottiene da Mussolini lo spazio per interpretare, assieme al lui, le linee programmatiche della grande incompiuta riforma socializzatrice.Lo scempio di piazza Loreto è la sintesi dell’ortodossia eretica delle due rivoluzioni: i cadaveri di Mussolini e Bombacci massacrati dall’alleanza capitalista-stalinista ne sono la prova storica.Beppe Niccolai il 14 maggio 1988 a Forlì, alla sala Gaddi, tenne una conferenza, la prima in Italia, sul tema “Nicola Bombacci – passione e rivoluzione”. È certo che non è casuale l’incontro ideale di due personalità quali quelle di Bombacci e di Niccolai: due vite apparentemente lontane, ma entrambe vicine a quel progetto di rinnovamento sociale dell’Italia voluto dall’ultimo Mussolini. L’ultimo, quello a noi più caro.

Bruno Rassu

Nicola (Nicolò) Bombacci (Civitella di Romagna, 24 ottobre 1879Dongo, 28 aprile 1945) è stato un politico italiano.

Nicola Bombacci fu un politico italiano della prima metà del Novecento. Noto dirigente socialista durante la Prima Guerra Mondiale e il primo dopoguerra, fu uno dei fondatori del Partito Comunista d’Italia nel 1921. Dopo l’instaurazione della dittatura fascista rimase in Italia e negli anni Trenta si avvicinò al fascismo, dirigendo la rivista La Verità. Partecipò alla Repubblica Sociale Italiana (RSI) e fu fucilato con Mussolini nell’aprile del 1945.

Gli anni socialisti (1879-1920)

Nicola Bombacci nacque a Civitella di Romagna, in provincia di Forlì, il 24 ottobre 1879. Dopo una breve esperienza in seminario, divenne insegnante elementare. Fin da inizio secolo fu attivo nel mondo sindacale operando tra Crema, Piacenza e Cesena e venendo eletto nel 1911 membro del Consiglio Nazionale della Confederazione Generale del Lavoro (CGdL).

A Modena, durante il primo conflitto mondiale, ebbe il suo trampolino di lancio, divenendo il leader indiscusso del socialismo locale, tanto che lo stesso Mussolini (che lo conosceva fin dal 1906, quando entrambi erano maestri di scuola) lo definì “il Kaiser di Modena”. Tra le guerre balcaniche e la rivoluzione russa fu contemporaneamente segretario della Camera del Lavoro, segretario della Federazione socialista provinciale modenese e direttore del periodico socialista “Il Domani”.Nel luglio 1917, Bombacci venne nominato membro della Direzione del Partito Socialista Italiano (PSI), affiancando il segretario Costantino Lazzari nella redazione della famose circolari dirette alle sezioni del partito e il direttore del periodico socialista Giacinto Menotti Serrati nell’opera di conquista del movimento operaio da parte della corrente socialista massimalista. Nel 1918, con gli arresti di Lazzari nel gennaio e di Serrati nel maggio, rimase praticamente solo alla guida del Partito. Fautore di una politica fortemente antiriformista, centralizzò e verticalizzò tutto il socialismo italiano: le federazioni provinciali del partito e il Gruppo Parlamentare Socialista (GPS) diventarono dipendenti direttamente dalla Direzione del PSI, alla quale si collegavano anche le organizzazioni sindacali e cooperativistiche rosse.

Nel 1919 redasse con Serrati, Gennari e Salvadori il programma della frazione massimalista, vincente al XVI Congresso Nazionale del Partito Socialista Italiano (Bologna, 5-8 ottobre 1919): eletto segretario del Partito (11 ottobre 1919) e, il mese seguente, nelle prime elezioni politiche generali del dopoguerra (16 novembre 1919) deputato nella circoscrizione di Bologna con oltre centomila voti fu una delle figure più potenti e visibili del socialismo massimalista nel biennio rosso.

Nel gennaio 1920 presentò un progetto di costituzione dei Soviet in Italia,che ottenne pochi consensi e molte critiche, contribuendo però ad aprire un acceso dibattito teorico sulla stampa di partito. In aprile, fu il primo socialista italiano ad incontrare dei rappresentanti bolscevichi a Copenaghen,mentre in estate fu uno dei membri della delegazione italiana che andò nella Russia sovietica, partecipando anche al II Congresso dell’Internazionale Comunista. Fondatore nell’autunno della Frazione comunista insieme ad Antonio Gramsci, Amadeo Bordiga, Egidio Gennari e Antonio Graziadei, oltre che direttore del periodico “Il Comunista”, al XVII Congresso Nazionale del PSI (Livorno, 15-21 gennaio 1921) optò decisamente per la scissione, non esitando ad entrare nel Partito Comunista d’Italia, Sezione Italiana della III Internazionale (PCd’I), nel quale divenne membro del Comitato Centrale.

Gli anni comunisti (19211927)

Rieletto deputato nelle elezioni politiche generali della primavera del 1921 nella circoscrizione di Trieste, Bombacci, non avendo una sua corrente nel nuovo partito, si trovò piuttosto isolato rispetto al gruppo ordinovista di Gramsci, Togliatti, Terracini e Tasca e agli astensionisti di Bordiga. Si situò nell’ala destra del PCd’I con Francesco Misiano, propenso ad un riavvicinamento coi massimalisti e contrario al partito settario e ideologizzato voluto dal Bordiga.

Fu presto estromesso dai centri direttivi comunisti, cominciando dal Comitato Centrale del Partito. La polemica arrivò fino alle alte sfere sovietiche nel novembre 1923, quando il Comitato Esecutivo del PCd’I ne decise unilateralmente l’espulsione senza consultare l’Internazionale Comunista. Si accusava Bombacci, allora segretario del Gruppo Parlamentare Comunista, di aver fatto riferimento ad una possibile unione delle due rivoluzioni – quella bolscevica e quella fascista – in un intervento alla Camera dei Deputati il 30 novembre 1923. Semplicemente, su indicazione dell’ambasciatore russo in Italia, Jordanskij, aveva prospettato un trattato economico italo-russo, fortemente voluto dal Cremlino. Nel gennaio del 1924, Bombacci fu dunque richiamato a Mosca, dove rappresentò la delegazione italiana ai funerali di Lenin: Grigorij Zinov’ev ne decise il reintegro nel PCd’I, in quei mesi decimato dalla campagna di arresti decretata dal governo fascista di Mussolini.

Al suo ritorno in Italia, però, Bombacci iniziò a lavorare all’Ambasciata russa a Roma, al servizio del commercio e della diplomazia sovietica. Nel 1925 fondò la rivista “L’Italo-Russa”, poi una omonima società di import-export, che ebbero entrambe vita breve. Il suo distacco dal Partito era ormai palese: nel 1927 i dirigenti comunisti in esilio ne decretarono l’espulsione definitiva.

Gli anni dell’inattività politica e dell’avvicinamento al fascismo (1927-1945)

Negli “anni del silenzio”,Bombacci continuò a vivere a Roma con la famiglia. La collaborazione con l’Ambasciata sovietica sembra che non si prolungò più in là del 1930. Le necessità economiche e le gravi condizioni di salute del figlio Wladimiro, che abbisognava di costose cure, lo indussero a chiedere aiuto a gerarchi del regime, che conosceva da tempo – Leandro Arpinati, Dino Grandi, Edmondo Rossoni -, e poi allo stesso Benito Mussolini, con il quale aveva avuto rapporti politici nel periodo giolittiano. Il Duce gli concesse alcune sovvenzioni in denaro per le cure del figlio e gli trovò un impiego all’Istituto di Cinematografia Educativa della Società delle Nazioni a Roma.

Dal 1933 Bombacci si avvicinò poco a poco sempre più chiaramente al fascismo, tanto che con il 1935 si può parlare di una vera e propria adesione. Mussolini, all’inizio del 1936, gli concesse di fondare La Verità, una rivista politica allineata sulle posizioni del regime, che, a parte alcune interruzioni dovute all’opposizione del fascismo intransigente dei Farinacci e degli Starace, durò fino al luglio del 1943. Al progetto collaborarono svariati altri ex-socialisti come Alberto e Mario Malatesta, Ezio Riboldi,Arturo Labriola, Walter Mocchi, Giovanni e Renato Bitelli ed Angelo Scucchia. Bombacci non ebbe mai la tessera del Partito Nazionale Fascista (PNF), per quanto la richiese ripetutamente al capo del fascismo, al quale scriveva sovente. Dopo la caduta del regime fascista il 25 luglio 1943 e, in settembre, la liberazione di Mussolini dal Gran Sasso e la creazione della Repubblica Sociale Italiana (RSI), Bombacci decise volontariamente di andare a Salò, dove divenne una specie di consigliere di Mussolini.

Da allora l’ex-fondatore del Partito Comunista d’Italia ebbe più spazio e visibilità. La sua innata capacità oratoria e la sua vicinanza alle classi lavoratrici potevano risultare utili alla propaganda fascista: pubblicò alcuni opuscoli sui pericoli del bolscevismo e la degenerazione staliniana dei principi comunisti, e partecipò al Congresso di Verona. Proprio a Bombacci si attribuisce il progetto di “socializzazione“, notevolmente propagandato dal fascismo repubblicano ed approvato dal consiglio dei ministri della RSI nel febbraio del 1944.

Negli ultimi mesi di guerra (settembre 1944 – marzo 1945) non smise di propagandare la causa del fascismo come unica vera rivoluzione e realizzazione del trionfo del lavoro, dando conferenze e facendo comizi tra gli operai nelle piazze del Nord della penisola.

Bombacci rimase al fianco di Mussolini fino all’ultimo momento: i partigiani lo catturarono, in fuga per la Svizzera, nella stessa vettura del duce, lo fucilarono sulle rive del lago di Como il 28 aprile del 1945.Le sue ultime parole furono, appena prima di essere fucilato: “Viva il Socialismo!” La mattina del 29 aprile lo appesero per i piedi al distributore di benzina nel Piazzale Loreto, a Milano, insieme all’ex dittatore, Claretta Petacci ed alcuni gerarchi fascisti, sotto la scritta “Supertraditore”.

Fonte presa da Wikipedia

Nicola Bombacci (un socialista-comunista divenuto poi fascista,insomma un fascista di sinistra o un comunista dalla camicia nera)
« Compagni! Guardatemi in faccia, compagni! Voi ora vi chiederete se io sia lo stesso agitatore socialista, il fondatore del Partito comunista, l’amico di Lenin che sono stato un tempo. Sissignori, sono sempre lo stesso! Io non ho mai rinnegato gli ideali per i quali ho lottato e per i quali lotterò sempre. Ero accanto a Lenin nei giorni radiosi della rivoluzione, credevo che il bolscevismo fosse all’avanguardia del trionfo operaio, ma poi mi sono accorto dell’inganno. Il socialismo non lo realizzerà Stalin, ma Mussolini che è socialista anche se per vent’anni è stato ostacolato dalla borghesia che poi lo ha tradito. Ma ora Mussolini si è liberato di tutti i traditori e ha bisogno di voi lavoratori per creare il nuovo Stato proletario. […] Conquiste che, comunque vada, non devono andare perdute. Presto tutte le fabbriche saranno socializzate e sarà esaminato anche il problema della terra e della casa perché, tutti i lavoratori devono possedere la loro terra e la loro casa. »

(Ultimo comizio tenuto a Genova in piazza De Ferrari da Bombacci, il 15 marzo 1945)

Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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