Cristiani progressisti

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Cattocomunismo

Dario Franceschini

L’ ex dc Franceschini rivaluta il Pci :Berlinguer rafforzò la democrazia
Repubblica — 22 maggio 2009 pagina 14 sezione: POLITICA INTERNA
ROMA – Il “democristiano” che sdogana il Pci. Quel che neanche Veltroni aveva “osato” fare, lo compie il segretario del Pd cresciuto invece alla scuola di Zaccagnini: Dario Franceschini recupera tutta intera la storia di Enrico Berlinguer e del Bottegone. «E’ arrivato il momento di restituire al Pci il ruolo che ha avuto nella costruzione della democrazia italiana». Senza nessuna falce e martello alle spalle da difendere, dunque, il segretario si sente mani libere per l’ operazione-recupero, questo “Pci è bello”. Berlusconi, con la sua «becera» campagna anticomunista, ha «impedito e frenato» una giusta rilettura della lunga stagione berlingueriana. Ma adesso, su la testa. Essersi trovati dalla parte sbagliata della storia, come ha dimostrato la caduta del Muro, non può impedire ancora «il riconoscimento della democratica diversità del comunismo italiano». Franceschini parlaa 25 anni esatti dalla morte di Berlinguer, nel convegno che i capigruppo Soro e Finocchiaro promuovono alla Camera, e finisce per rassicurare anche i più scettici fra gli ex ds preoccupati per un amarcord troppo targato democristiano. Alla vigilia della rievocazione, una cinquantina di parlamentari sottoscrivono la lettera del deputato Paolo Corsini, storico ed ex sindaco di Brescia, che invoca fra i relatori anche la presenza di una voce che «ha consuetudine con la storia del Pci, e ci sono tanti possibili nomi da invitare». Proteste anche della Velina Rossa («non parlerà nessuno dei vecchi esponenti del Pci, qualcuno si vuole appropriare della memoria di Berlinguer»). La scaletta del convegno però resta quella prevista: uno storico laico (Paul Ginsborg), uno di sinistra (Miguel Gotor) e uno cattolico (Agostino Giovagnoli). E per risentire una voce dall’ interno del vecchio Pci bisognerà aspettare il 20 giugno, quando Alfredo Reichlin aprirà la commemorazione ufficiale promossa dalla Camera, occasione molto ghiotta perché a confrontarsi con l’ eredità di Berlinguer ci sarà anche Gianfranco Fini. Ma intanto ieri, nella Sala della Regina, Reichlin stava a sentire il “riprendiamoci Enrico” lanciato dal segretario del Pd, insieme a Macaluso, Chiarante, Tortorella, Minucci, un pezzo di antico Bottegone mescolato al più recente, da Fassinoa Bersani, Violantee la Turco. A Ginsborg, rivedendo il film di quegli anni, non tutto piace: la famosa austerità berlingueriana, per dire, troppo punitiva nei confronti dei consumi degli italiani, pur sempre fattore di riscatto e anche di identità. E certe sirene della lottizzazione. Ma sulle ombre prevalgono di gran lunga le luci, insiste Franceschini. Anche su un passaggio che è finito spesso fra gli addebiti a carico dell’ uomo che guidò il Pci per dodici anni, dal ‘ 72 all’ 84, anno della morte. Si chiamava consociativismo. «E’ ora di fare giustizia di certi liquidatori giudizi. In realtà, segnò un graduale percorso di accreditamento del Pci, come forza capace di condividere responsabilità di governo». Segue elenco di conquiste sociali di quella fase: statuto dei lavoratori, riforma delle pensioni, equo canone, legge Basaglia, riforma sanitaria. Conclusione: nessuno nel Pd deve rinnegare nulla del proprio passato, che sia cattolico o comunista. Sembra, planando dalla storia alla politica, una nuova mano tesa a sinistra: al popolo dentro e fuori il partito, anche alla sinistra radicale, ai tentati dall’ astensione. Bersani, l’ alter ego nel Pd, apprezza. «Però, se vuoi riconquistare i giovani, parlare di Pci e di consociativismo servea poco: loro non c’ erano nemmeno». – UMBERTO ROSSO

Così ricorda il fascismo l’ opposizione difende i giornali
Repubblica — 08 settembre 2009 pagina 3 sezione: POLITICA INTERNA
ROMA – «Berlusconi ricorda da vicino il fascismo con questi attacchi alla libertà di stampa». Durissima la reazione di Dario Franceschini al nuovo attacco del premier alla stampa, con il centrosinistra, le forze di centro, la Fnsi («altro che barzelletta, la situazione è seria») che prepara la mobilitazione del 19, tutti contro l’ ennesima sortita. Era da un po’ , ironizza il segretario del Pd, che Berlusconi non usava «il ritornello» dei cattocomunisti. «Pensa che sia un’ offesa, perché non sa o finge di non sapere che i comunisti italiani si sono battuti assieme a persone di altre culture politiche, tra cui la mia, per riconquistare la libertà nel nostro Paese». Per sconfiggere «il fascismo che lui, invece, ricorda così da vicino con questi attacchi alla libertà di stampa». Paolo Bonaiuti, il portavoce di Berlusconi, replica a stretto giro: ma che c’ entra il fascismo? Franceschini, è la tesi del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, «continua a lanciare le solite grida d’ allarme irreali e infondate, e intanto sale il consenso per Berlusconi e per il governo». Ma Antonio Di Pietro insiste nel paragone con il ventennio e cita l’ «olio di ricino». Perché, secondo il leader dell’ Idv, siamo di fronte ad una «moderna dittatura» che utilizza gli strumenti d’ informazione di cui Berlusconi è proprietario per «cancellare dalla faccia della terra gli avversari politici». Conclusione dell’ ex pm: lo faceva Mussolini con l’ olio di ricino, lo fa Berlusconi con i suoi mass media. E l’ allarme sulla libertà di stampa minacciata si intreccia con le polemiche su Feltri e il suo attacco a Fini. Marco Follini ha pochi dubbi: il Giornale sta conducendo «una campagna di pulizia etnica. Ieri contro Boffo, oggi contro Fini, domani chissà». La pensa così anche Pier Luigi Bersani, quello di Vittorio Feltri è un «violento richiamo all’ ordine rivolto a chiunque apra bocca». Ma che tuttavia testimonia «un nervosismo diffuso». Il candidato alla segreteria del Pd spiega infatti che il governo è «in difficoltà» e la leadership del presidente del Consiglio «in realtà si sta indebolendo». Avverte Bersani: «Anche l’ odierno bollettino del premier parla di cieli azzurri e problemi zero, nessuna preoccupazione. La verità è che il governo ormai non si rende conto della realtà».
Franceschini commemora la svolta della Bolognina. Occhetto, da Roma, ringrazia

A distanza di quasi vent’anni dalla svolta della Bolognina che sancì la trasformazione del PCI in PDS, dallo stesso quartiere di Bologna è stato questa mattina Dario Franceschini a celebrare l’opera politica di Achille Occhetto. L’attuale segretario del PD, parlando del congresso che si concluderà il prossimo 25 ottobre e da cui uscirà il prossimo leader del partito ha smentito divisioni interne o possibilità di scissioni.
Nel tardo pomeriggio è arrivato da Roma il commento di Occhetto ai complimenti di Franceschini. ”Ci voleva un ex Dc -ha detto l’ultimo segretario del PCI- D’altronde la storia della liberta’ ha le sue coerenze e le sue giuste repliche”. ”Spero soltanto – ha aggiunto- che Franceschini voglia aprire con maggiore decisione a chi intende coniugare la parola ’sinistra’ con la parola ‘liberta”’.
Franceschini: Bolognina, Occhetto fu coraggioso
ROMA – «Ad Achille Occhetto è stato riservato un trattamento ingiusto. Ha dato molto, ha ricevuto soprattutto ingratitudine». Dario Franceschini invece rende omaggio alla “svolta” e al suo protagonista. Alle 11,30, oggi, sarà alla Bolognina nella sezione dove 20 anni fa (il 12 novembre) l’ allora segretario del Pci, sull’ onda della storia, annunciò una rivoluzione: la fine del Partito comunista italiano, il cambio del nome, l’ apertura a «nuove forze progressiste». Fu uno choc, il solido punto di riferimento di milioni di uominie donne diventa la Cosa perché nessuno sa come chiamare il futuro. Militanti, iscritti, elettori e soprattutto dirigenti, compresi i più alti in grado: nessuno sapeva che proprio quella sera Occhetto avrebbe tratto il dado. «Un atto di grande coraggio», ricorda oggi il segretario del Pd, che militava da un’ altra parte. Anzi, per lui quella data segnò una vittoria: la sconfitta del comunismo, delle sirene dell’ Est, la caduta del Muro italiano. «Senza la svolta, senza Occhetto non avremmo avuto i governi di centrosinistra, non sarebbe nato l’ Ulivo. Anche il Partito democraticoè il frutto migliore di quella scelta». Franceschini sembra volersi appropriare per un giorno delle radici tanto evocate dal suo sfidante principale, Pierluigi Bersani. Darà un “senso a questa storia” (come recita lo slogan dell’ ex ministro) rimossa, dimenticata, addirittura bistrattata da pidiessini e diessini. Lui, che viene dalla Dc e dalla Margherita. «Ci pensavo da tanto tempo, ora che sono segretario è arrivato il momento». Ha telefonato ad Occhetto: «Vado alla Bolognina. Voglio renderti omaggio». L’ ex leader della sinistra ha apprezzato: «Mi fa piacere, aspetto di sentire il tuo ricordo». Occhetto, naturalmente, ha i suoi, di ricordi. Scelse la Bolognina perché aveva di fronte gli ex partigiani. Anche Michail Gorbaciov, prima di avviare la perestrojka, convocò i veterani della Seconda guerra mondiale: «Per difendere la vostra vittoria, la nostra storia, dobbiamo cambiare», disse. Occhetto spiegò che non si poteva continuare «su vecchie strade», che occorreva inventare altro. Non disse chiaramente cambieremo nome, ma lo fece capire benissimo. «I prossimi sviluppi lasciano presagire tutto», rispose ai compagni allarmati. Poi, venne il dibattito, il congresso di Rimini nel 1991, le scissioni, le dimissioni di Occhetto, rimozioni e risentimenti. Oggi Franceschini prova a ricucire vent’ anni. – GOFFREDO DE MARCHIS

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Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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