“Resurrezione a sinistra”, Bertinotti rilancia l’utopia dell’unità

confronto aperto nella sede del corriere, dallo sciopero cgil a… vendola
di Angelo Di Leo

Non molla il vecchio sindacalista che di fronte ad una piazza gremita prova ancora emozioni. E non dimentica, il segretario storico della Rifondazione sempre e comunque Comunista, che la sinistra «resta la grande speranza da costruire, unire, semplificare con un nuovo progetto, cancellando questo presente frazionato e assente».
E non abbandona, certo, l’aplomb radical chic che lo ha sempre caratterizzato, in piazza come in Parlamento, alla testa di uno sciopero e nel pieno di un dibattito serrato.
Fausto Bertinotti nel suo ultimo libro si chiede “Chi comanda qui?” e intanto fa i nomi  di chi oggi detta l’agenda ai governi europei: «L’asse franco-tedesco e la Bce. Decidono i tempi, scrivono la filosofia economica nostra e del Mediterraneo. Ed è pure difficile seguirli.  Vedi il Governo italiano… che continua ad improvvisare!».
Fausto Bertinotti ieri è stato nella sede del Corriere, accompagnato da Francesco Brigati e Francesco Bandinella (cellula Ilva di Rc) prima di raggiungere Florido e Gentile in Provincia per discutere del suo ultimo libro. In serata era anche atteso da Liviano, a Lama, per l’avvio dell’ormai classica tregiorni «saveriana» di approfondimento.
Dallo sciopero Cgil a Vendola, dunque, la chiacchierata scivola piacevolmente e il confronto si fa pure arduo quando, sollecitato da direttore e giornalisti, Bertinotti non glissa. Anzi, affonda il colpo. Nel mirino non finisce tanto il berlusconismo quanto la deriva che ha prodotto. «La sensazione che la politica non serva più – ritiene –  e che addirittura i governi non siano necessari. Una concezione pericolosa che ci consegna la crisi della democrazia, della politica, dei governi stessi. Tra l’altro resto  colpito dall’estraneità dei commenti: mi sembra che non tutti abbiano il senso delle cose reali, della vita quotidiana. La situazione sociale è drammatica, basterebbe una piccola inchiesta personale, da parte di ognuno dei presunti protagonisti della scena politica, per capirlo. La Cgil ha fatto bene a scioperare. Cisl e Uil hanno sbagliato a non scioperare. Credo sia stata una grande mobilitazione – sostiene Bertinotti – e quando gli studenti si muoveranno, vedrete… l’indignazione sarà più evidente, netta! Questo sciopero è soltanto l’inizio. ne riparliamo tra un mese».
Ma la politica, secondo Bertinotti, «è malata. Non è più protagonista sui temi fondamentali: siamo di fronte all’eutanasia del valore politico-istituzionale della questione del lavoro, ad esempio. E’ gravissimo» evidenzia  il compagno Fausto secondo il quale lavoro fa ancora rima con dignità della persona.
«Andrebbe resettato tutto – dice –   a cominciare dalla sinistra che sui valori inalienabili, ad esempio, mi sembra risulti tra i colpevoli di quella che io chiamo la “distrazione colposa”. Sacconi, altrimenti, non potrebbe proporre il suo articolo 8 con tale leggerezza e addirittura rilanciarlo di fronte alle masse scese in piazza».
E la sinistra? «Serve una resurrezione, più che una rifondazione». E Vendola? «É indubbiamente un protagonista, una risorsa per l’Italia ma credo che l’attuale divisione strutturale sia grave. Il grande assente di questa crisi, non a caso,  è stata proprio la sinistra». Bertinotti immagina un benefico big bang. «Per ricominciare tutto da capo, per costruire  ascoltando e vivendo i movimenti di base, respirandone l’aria – chiude –  e poi  va demolita questa divisione  strutturale per creare una grande sinistra, plurale e aperta. Una resurrezione, insomma, più che una rifondazione».

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Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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