Mezzogiorno e rinnovamento socialista: un obiettivo possibile

Ora vi sottopongo l’analisi di una compagna socialista calabrese che io stimo molto,Anna Falcone.Una persona valida,una donna vera,intellettualmente onesta,virtù rara nel socialismo italiano! Ma sopratutto una politica onesta e per bene;e visto che stiamo parlando di una socialista in quota PSI non è,credetemi,virtù di poco conto !
pubblicata da Anna Falcone il giorno sabato 16 aprile 2011 alle ore 12.20

Alcuni esponenti locali del Partito Socialista pensano che fare politica significhi scaldare una poltrona in una vecchia e polverosa sede di partito, disegnare trame invece che proporre soluzioni ai drammatici problemi dei calabresi, cercare di screditare con ogni mezzo chiunque di idee, invece, ne abbia e non si adegui al generalizzato sistema di potere personale, o faccia ombra con il suo consenso al monopolio imposto su un simbolo che, in altri tempi e per altre persone, significava e continua a significare ben altri valori.

Sono le stesse persone che hanno la responsabilità politica di aver ridotto il Partito Socialista a percentuali mai così basse, che ne hanno inaridito la capacità di elaborazione e proposta politica, che lo hanno asservito a logiche personalistiche e in una posizione gregaria rispetto a singoli esponenti, anche di altri partiti: i peggiori della attuale classe politica calabrese.

Sono le stesse persone che hanno decapitato le teste migliori del socialismo calabrese e chiunque non fosse allineato, le stesse che convocano le riunioni quando le decisioni sono già state prese – in altre stanze e fra pochi intimi – le stesse che non esitano ad usare ogni mezzo, compresa la calunnia e la menzogna, per attaccare ogni possibile forma di dissenso interno. Mai così diffuso.

Sono le stesse persone la cui voce non si è mai sentita negli organismi nazionali e nei tavoli politici per difendere le ragioni del Sud, mai per denunciare che il Mezzogiorno è una polveriera, che i suoi figli sono fuggiti tutti, in cerca di lavoro e futuro, che l’economia è schiava di un sistema bancario vessatorio e di una classe politica che succhia risorse e idee, prima che arrivino le mafie e il pizzo.

Sono le stesse persone che predicano uguaglianza e pluralismo, ma valorizzano i giovani e le donne solo se muti e accondiscendenti, che permettono loro di esprimersi solo a comando, o solo per attaccare altri giovani o altre donne non obbedienti, non uniformati al ‘pensiero unico’. Loro, uomini e dirigenti di prima fila, non ne hanno il coraggio. Peggio, non hanno gli argomenti politici per replicare.

La democrazia interna è un principio ancora sconosciuto a troppi partiti. Colpevolmente. Le menzogne a riguardo non sono consentite: facile avere ‘l’unanimità’ in riunioni di tre persone, in cui le minoranze e chi potrebbe pensarla diversamente non viene invitato, in cui le donne vengono aggredite verbalmente, offese, calunniate alle spalle, o invece lodate solo se obbedienti e disposte a fare da cornice, magari anche a firmare ciò che non scrivono e non pensano.

Molti compagni e compagne nel Partito Socialista non partecipano più a queste ‘riunioni’ per rispetto di se stessi e della propria dignità personale. Molti si sono allontanati per questo clima di inciviltà e decadimento. Alcuni preferiscono fare del loro ideale politico testimonianza personale fuori dal partito, altri si dedicano ad un impegno forzatamente extraregionale, o nei movimenti, perché questa, semplicemente, non è politica degna di quel simbolo. Eppure anche loro sono e continuano ad essere compagni e tesserati con gli stessi diritti degli altri. Da cui non si può prescindere e che vanno recuperati al dibattito interno ed alla politica. Non si può continuare ad essere felici per chi va via. E se tanti, troppi sono andati via, o semplicemente sono stati ridotti al silenzio, questo è un fallimento politico di cui si deve chiedere conto.

Il perdurare di questi comportamenti e la sordità di certa dirigenza locale alle defezioni, alla critiche diffuse, alla richiesta di rifondazione del partito sui suoi più autentici ideali e ben altri comportamenti offendono il Socialismo, la sua Storia, la sua speranza di futuro e frustrano ogni possibilità di collegamento con il partito nazionale che altrove, fuori dalla Calabria, o dovremmo dire da alcune sue ‘aree di influenza politica’, continua a lottare per ben altre battaglie ed a ben altri livelli.

Non abbiamo visto nessuno di questi muti signorotti locali nelle manifestazioni di piazza dei lavoratori, sfilare contro il precariato, protestare insieme alle donne, difendere sui giornali o nei dibattiti pubblici lo “Statuto dei Lavoratori” ed i diritti di chi non arriva a fine mese, o di chi non potrà mai avere una casa, o un lavoro vero. Non abbiamo visto nessuno di loro partecipare ai seminari in cui si lavora a nuove idee e nuove proposte per la Sinistra Italiana. Non abbiamo visto nessuno di loro negli incontri del Partito Socialista Europeo – nemmeno in quelli dedicati alle politiche regionali – nessuno di loro nel dibattito politico vero, quello in cui si sta se si portano idee, in cui non ci sono assessorati su cui trattare o voti clientelari da far pesare.

I calabresi sono stanchi di questi tristi figuri, di questa ‘zavorra della democrazia’, del parassitismo che hanno portato nella politica meridionale, del freno che hanno significato per il Sud, per la sua economia, per la sua cultura, sono stanchi di sentirli parlare solo di strategie di potere e mai di diritti delle persone. Guai! Se si garantiscono i diritti, se liberano i cittadini dal ‘bisogno’, chi mai sarà più disposto a votare i professionisti dei ‘piaceri’?

Per fortuna per altri e per moltissimi socialisti calabresi – persone che stranamente vivono del proprio lavoro, non di prebende di segreteria e bocconi lanciati dal padrone – la politica è un’altra cosa: è militanza in piazza, elaborazione di idee,  costruzione di alleanze su progetti condivisi, non su poltrone e interessi personali, è impegno civile e sociale su battaglie serie come il lavoro e la lotta alla precarietà, l’uguaglianza fra uomini e donne, la meritocrazia, il reale riscatto del Mezzogiorno. Riscatto che non ci sarà mai se non ci si libera una volta per tutte, democraticamente, con il voto libero e la schiena dritta, della peggiore classe politica di tutti i tempi. Conditio sine qua non, per liberare le energie del Sud e tornare a far politica seriamente.

L’esperienza di questi ultimi anni mi fa essere ottimista. La stima e l’appoggio di tanti compagni socialisti in Calabria, in Italia, e in Europa, la sintonia con chi lavora nei partiti e nei movimenti per una nuova Sinistra, la spinta di liberazione che viene dalle nuove generazioni e da tanti meridionali mi fanno credere che sia un obiettivo possibile. E, forse, mai così vicino.

In memoria di Giacomo Mancini

Socialista, meridionalista, uomo scomodo e libero

Anna Falcone

Direzione Nazionale PSI

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Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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