Contributo di Cesare Salvi

Molto utilmente il Convegno assume la data dell’anniversario della nascita del PCDI per porre la prospettiva del Socialismo del XXI secolo, che si presenta così come una sorta di ricomposizione della scissione, che ha segnato la storia del ‘900, tra i due grandi filoni del movimento operaio.
Sia il comunismo che il socialismo hanno, com’è noto, una comune origine nell’800, nel Manifesto di Marx ed Engels prima, nella nascita dei partiti socialisti poi.

Il Manifesto del 1848, a sua volta erede di una lunga tradizione di pensiero (l’utopia di una società giusta e libera perché depurata dall’ostacolo rappresentato dalla proprietà privata della ricchezza) afferma la necessità, imposta dalla fase storica dell’affermazione del capitalismo, di costituire un soggetto politico rappresentativo dei lavoratori, e autonomo della borghesia in tutte le sue diverse espressioni politiche, con il compito di realizzare una società socialista. E su questa premessa che negli ultimi decenni dell’800 nascono e acquistano un peso crescente, soprattutto in Europa, i partiti socialisti. La scissione comunista non riguarda solo l’Italia, come è noto.

Lo spartiacque della grande divisione è costituito dall’atteggiamento prevalente nei partiti socialisti nel 1914. La scelta di abbandonare l’internazionalismo pacifista, per sostenere lo sforzo bellico della nazione di appartenenza, determinò la separazione dei gruppi contrari a quello che apparve un tradimento degli ideali socialisti. Questi gruppi trovarono poi un riferimento nella rivoluzione russa e nella nascita dell’Unione sovietica. Ma fin dall’inizio, nello stesso campo del comunismo europeo vengono segnalati i limiti e i rischi della teoria e della pratica del leninismo: basti qui ricordare Rosa Luxemburg, che, prima di affrontare la sua tragica fine, aveva segnalato con preoccupazione i rischi degenerativi insiti nella concezione della dittatura del proletariato assunta a fondamento della propria azione dai dirigenti sovietici.

L’implosione dell’Unione Sovietica e degli altri sistemi europei di “socialismo reale” dimostra, credo, che quella critica era del tutto fondata.
Al tempo stesso, la socialdemocrazia europea, dopo aver vissuto il suo momento alto nel trentennio successivo alla seconda guerra mondiale, con la costruzione dello stato sociale e di un sistema di garanzie dei diritti dei lavoratori, si è trovata impreparata di fronte all’offensiva neoliberista che a partire dagli anni ’80 ha determinato un’impressionante regressione delle conquiste sociali del periodo precedente.
La grande crisi di questi anni, con l’impressionante accrescersi delle diseguaglianze sociali e con la subalternità al capitalismo globalizzato manifestata dai governi occidentali di centro destra e centro sinistra, dimostra che la prospettiva di una società diversa deve essere l’orizzonte ideale di una sinistra che non voglia abdicare ai suoi compiti fondamentali. E questa società diversa è giusto che abbia nel socialismo la sua parola di riferimento.

Il problema dei compiti della sinistra, infatti, non è risolto, ma solamente occultato, da chi teorizza in varie forme una radicale discontinuità con il ‘900, compresa l’esperienza socialista. Si tratta, al contrario, di risalire ancora più indietro, di riprendere le fila del percorso che inizia con il Manifesto del 1848.
Per questo è convincente la formula dell’Unione del socialismo del XXI secolo, in quanto essa ripropone il tema della costruzione progressiva e democratica di una società nella quale uomini e donne si riappropriano collettivamente del potere di governare i processi economici e sociali. Altrimenti, senza questa prospettiva, la sinistra inevitabilmente si perde nella governabilità, nella ricerca del potere, nella subalternità a chi il potere ce l’ha davvero (e alla corrispondente ideologia della globalizzazione neoliberista).
La parte del ‘900 che va superata è la contesa sulle parole, la tendenza alla scissione ideologica, la vocazione minoritaria. L’Italia, che è il paese che ha avuto la sinistra più forte e per molti aspetti anche la più avanzata, rischia di diventare l’unico paese europeo privo di una sinistra politica capace di incidere e di contare. Il Socialismo del XXI secolo può costituire il terreno di incontro tra coloro che avvertono l’esigenza di ridare all’Italia un partito nel quale vivano, come vivevano insieme all’inizio della storia del movimento operaio, le parole e le identità del comunismo e del socialismo, arricchite dalla consapevolezza che non c’è socialismo senza libertà, e dall’apporto dei nuovi movimenti, che hanno indicato nella liberazione femminile e nel rispetto della natura componenti essenziali di una idea di società alternativa a quella scandalosamente ingiusta nella quale ci troviamo a vivere.

Cesare Salvi Presidente di Socialismo 2000

Advertisements

Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
Questa voce è stata pubblicata in Comunismo e PCI, Cultura, Politica, Post-comunismo, Socialismo. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...