Socialismo e postcomunismo

pubblicata da Giuseppe Giudice il giorno mercoledì 7 luglio 2010 alle ore 13.47

Socialismo e postcomunismo

Nel 2007 Fausto Bertinotti affermò che la parola “comunismo” era indicibile (nel senso che non aveva più un significato politico preciso) ed avviò una riflessione sul “socialismo del XXI Secolo” in cui aveva un ruolo centrale la figura di Riccardo Lombardi leader della sinistra socialista autonomista (per distinguerla da quella filo-sovietica, carrista e profondamente deleteria di Tullio Vecchietti). E’ evidente che Bertinotti aveva già allora l’intenzione di rompere con il resto del suo partito. Questo non fu compreso da SD che invece di sottrarre a Boselli (personaggio impresentabile) l’iniziativa di una costituente per il socialismo, in grado di attrarre sia pezzi consistenti di area socialista, sia la componente revisionista ed innovatrice di Rifondazione, ripiegò sull’Arcobaleno che ricompattò momentaneamente una sinistra radicale che andava invece scomposta e produsse il disastro politico-elettorale dell’Arcobaleno. Una costituente per il socialismo del XXI secolo avrebbe potuto in positivo colmare il vuoto lasciato dalla fine dei DS. Per cui alle elezioni andarono un PD che si definiva come fuoriuscita da destra dalla socialdemocrazia, ed un Arcobaleno che era l’immagine di una sinistra inconcludente e senza progetto. Da quel momento una sinistra che era già in profonda crisi si è azzerata di fatto.

Ma torniamo indietro di vent’anni.

Nel 1989 in Europa si era perfettamente capito che una sola sinistra era rimasta in piedi: quella socialista e socialdemocratica. Certo essa aveva i suoi problemi, le sue contraddizioni, ma era lì presente e radicata nelle società europee. Del resto gli stessi partiti comunisti degli ex paesi satelliti dell’URSS si trasformarono in partiti socialisti aderenti alla IS. Certo in queste trasformazioni c’erano elementi di trasformismo di ex dirigenti comunisti che magari si erano arricchiti con i profitti di regime (in qualche paese dell’est vi sono partiti socialisti diretti da milionari (in Euro) – vedi l’Ungheria). Lo stesso ex Pc della Germania Est si chiamò PDS (partito del Socialismo Democratico) stava per aderire alla IS: ma la riunificazione accelerata della Germania impedì tale disegno – nella IS c’era già la SPD!

Insomma in tutti i paesi europei il comunismo era ridotto ad elemento residuale o nostalgico (a parte il fatto che in paesi come la Germania, l’Austria e la Scandinavia un movimento comunista non è mai di fatto esistito). L’unico paese in cui non si è voluto prendere atto di ciò è stato l’Italia che è oggi il paese in cui non solo c’è la nazionale che gioca il più brutto calcio del mondo, non solo c’è Berlusconi e Di Pietro, ma è anche l’unico paese europeo dove il socialismo è stato cancellato dal vocabolario politico.

E’ stato cancellato, perché avendo dovuto il PCI cancellare il nome comunismo per la regola “mal comune mezzo gaudio si doveva cancellare anche quello di socialismo.

Intendiamoci Craxi ha delle gravissime responsabilità per non aver saputo cogliere il momento giusto per riunificare la sinistra e far scoppiare le contraddizioni nel PCI: la degenerazione bonapartista e governista del PSI fino alla sciocchezza del CAF portò il PSI in un vicolo cieco.

Ma nel PCI vi era una robusta area politica e culturale che vedeva nel socialismo democratico lo sbocco naturale della lunga evoluzione del PCI: Napolitano, Lama, Macaluso, Chiaromonte, la stessa Nilde IOtti la pensavano in quel modo.

Furono i nipotini di Berlinguer, Occhetto, D’Alema, Veltroni e Mussi a non voler percorrere questa strada razionale sostenuta in questo dall’apparato e da quel pezzo di base che aveva un quoziente intellettivo imbarazzante.

Non si negava affatto il fallimento del comunismo, ma si ritenne che insieme ad esso veniva a cadere anche il socialismo in quanto prodotto del 900. Badate bene questa è una posizione tipicamente di cultura liberaldemocratica. Un Ralph Dahrendorf di seconda mano. Insomma pur di non considerarsi socialisti a tutti gli effetti si fanno proprie posizioni liberal”

I più furbi utilizzarono questa posizione affinchè il PDS (liberatosi dal comunismo) sostituisse il PSI nel rapporto con la DC (come avvenne poi in chiave ridotta negli anni 90).

Si diceva allora: “noi non possiamo dirci socialisti perché faremmo un favore a Craxi”. Ma questa è una sciocchezza ed una scusa. A parte il dato non secondario che Craxi fece entrare il PDS nella IS e nel PSE, ridurre la storia del socialismo a Craxi è una coglioneria. Come rilevarono i vari Lama e Macaluso in quegli anni.

Occhetto fu fatto fuori in male modo da D’Alema e quest’ultimo (insieme a Veltroni) utilizzarono la sciocchezza fatta da Occhetto a loro vantaggio. La demonizzazione dei socialisti doveva servire a scaricare su di essi i mali della I Repubblica e salvare i DC (soprattutto i demitiani). Eugenio Scalfari e De Benedetti benedirono (scusate il bisticcio) la nuova era liberata dalla corruzione e dal malaffare. Su queste menzogne e su quelle di Berlusconi si è costruita la II Repubblica. Ho già detto che la scomparsa del socialismo dall’orizzonte della sinistra ha fatto sparire il tema della centralità del lavoro e della giustizia sociale dall’agenda politica fino al sostegno dato a Marchionne da Bersani!

E’ in questo senso che io ritengo che la riconquista della parola socialismo è fondamentale per la sinistra del futuro. Dobbiamo recuperarla con il ragionamento, con il confronto, accrescendo il nostro grado di conoscenza della realtà del socialismo europeo. Questo è l’obbiettivo che ci siamo prefissi come Lega dei Socialisti. E che come socialisti iscritti a SeL intendiamo portare nel suo dibattito interno.

PEPPE GIUDICE

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Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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