SeL , il PSE, e l’ectoplasma Ps

eL , il PSE, e l’ectoplasma Ps

Molti compagni scrivono dicendo: “ma se SeL aderisse al PSE io non avrei alcun problema ad aderire ad essa”. In molti di coloro che dicono queste cose c’è un elementodi reale convinzione: una adesione di SeL al PSE riempirebbe in modo più credibile di quanto lo possa fare il PS+I di Nencini il vuoto lasciato dalla piena fuoriuscita a destra dalla socialdemocrazia del PD. Ma per alcuni, scusate se parlo fuori dai denti, quella del PSE è una scusa per continuare a difendere l’indifendibile: quel comitato di accattoni della politica raccolto attorno a Nencini.
In SeL è in corso una battaglia politica. E’ chiaro ed evidente: basta leggere il sito. Alcuni hanno concepito SeL (soprattutto settori di SD del centro e nord Italia) come una sorta di mini-arcobaleno, un piccolo partito della sinistra radicale, con una forte impronta neo-berlingueriana e che non intende dare molto fastidio al PD. Nel senso che ritiene ineluttabile la deriva moderata di tale partito e del suo elettorato: anzi la deriva moderata del PD anticiperebbe (secondo tale interpretazione) la tendenza del socialismo europeo a divenire sempre più liberale (ahi, ahi, come è ancora forte il pregiudizio comunista verso la socialdemocrazia!). Ora questa ipotesi è stata completamente smentita dai fatti. Mentre il PD (post-comunista e post-democristiano) si sposta sempre più verso il centro, il socialismo europeo si riposiziona a sinistra e recupera la sua identità socialista. Del resto è la grave crisi in atto del capitalismo liberista che provoca tali mutamenti. La III via di Tony Blair si basava sulla previsione che la globalizzazione neoliberista sarebbe andata avanti senza scosse per lungo tempo ancora. Per cui la sinistra doveva abbandonare di fatto il socialismo (Giddens, l’ideologo di Blair e del PD ha parlato di morte del socialismo) diventare sempre più moderata e limitarsi ad interventi correttivo del liberismo, dando vita a quel “riformismo debole” – caratteristico dei DS e dell’Ulivo – che mira non alle cause ma ai sintomi. Ma perché il socialismo europeo si riposiziona a sinistra ed i postcomunisti italiani continuano a correre verso il centro?
Perché nei primi si è conservata la memoria storica ed identitaria del loro essere: un partito socialista è per definizione una forza che assume il tema del lavoro e della questione sociale come centrali nella propria agenda politica. Un partito post-comunista e post-democristiano non ha alcuna memoria storica, alcuna identità, non ha quindi neanche gli strumenti culturali per poter affrontare e comprendere quel che sta accadendo. Ecco perché dei riformisti socialisti veri come Carniti e Macaluso si schierano con la FIOM (molto distante da loro) sulla vicenda di Pomigliano e Bersani e….Nencini si schierano con Marchionne!! I nipotini di Berlinguer devono farsene una ragione: il socialismo europeo è molto più a sinistra del post-comunismo italiano! E qui mi riallaccio al discorso relativo ad un pezzo di SD. Io vi aderii perché avendo sostenuto la mozione Mussi all’ultimo congresso dei DS mi sembrava il passo logico da fare. Ricordo che quella mozione si intitolava “a sinistra per il socialismo europeo” e fu preceduta da un “manifesto per il socialismo del futuro” firmato da Mussi, Salvi e Spini. La stessa SD si connotava per il socialismo europeo. Quindi avrebbe dovuto essa fare la battaglia affinchè SeL si affiliasse al PSE.
Se andiamo un po’ più indietro nel tempo avrebbe dovuto essere SD (questo lo sostenevano insieme Salvi, Angius e Spini) a promuovere una costituente italiana del socialismo europeo, togliendo così a Boselli un marchio che ha utilizzato malissimo e facendo uscire dallo SDI i socialisti più autentici. Questo poteva essere il primo passo per cercare di ricostruire una sinistra riformatrice e socialista in Italia. Ma non avvenne perché in SD era ancora forte il peso di un post-comunismo berlingueriano diffidente verso il socialismo sia italiano che europeo. Ho già scritto molto tempo fa che l’atteggiamento di Berlinguer verso la socialdemocrazia è fonte di gravi distorsioni ideologiche che sono durate nel tempo. Berlinguer aveva un buon rapporto con Brandt, ma sul piano ideologico aveva una visione profondamente distorta della politica socialdemocratica. Il suo fumoso ragionamento sulla III Via e l’Eurocomunismo (che la storia ha archiviato) gli impedì di capire che molti partiti socialisti europei (in primis la socialdemocrazia svedese ed austriaca ed i socialisti francesi) avevano programmi più a sinistra del PCI. Come lo aveva la sinistra socialista lombardiana in Italia. E’ un pregiudizio duro a morire che porta le stimmate del settarismo leninista che ha impedito anche ad un partito che pure aveva avuto dei processi evolutivi molto più forti degli altri partiti comunisti occidentali, a rapportarsi correttamente con il socialismo europeo. Del resto questa era la critica che Lama, Napolitano e Macaluso facevano a Berlinguer: una corretta evoluzione democratica del comunismo non può che approdare al socialismo democratico.
Ma tali posizioni furono definite di destra o addirittura “craxiane” (e non era vero): la risposta la da la storia, implacabile: oggi Macaluso è molto più a sinistra dei nipotini di Berlinguer.
Fu proprio questa avversione berlingueriana verso la socialdemocrazia ad impedire ad Occhetto di fare la chiara e netta scelta per il socialismo, dopo la fuoriuscita dal comunismo. Questo non approdo al socialismo ha dato vita a talvolta grotteschi eclettismi culturali che poi hanno portato al PD. Ma non solo. Se in SD (che avrebbe ripeto dovuto sostenere la battaglia per il socialismo) si fa avanti l’idea di un nuovo eclettismo: quello della “sinistra senza aggettivi” è evidente che siamo ben lontani dall’aver risolto i nodi di fondo della sinistra.
Riprendo tale ragionamento dopo una breve parentesi.
Rifondazione Comunista è stato un oggetto strano. Avrebbe dovuto rappresentare la sinistra comunista “dura e pura” ma poi è stata diretta da un ex socialista di sinistra come Bertinotti (molto mal visto dai comunisti ortodossi). Di fatto Rifondazione politicamente ha rappresentato la copertura a sinistra della politica liberista e moderata dell’Ulivo. Quelli che giustamente criticano Blair e Schroeder dovrebbero allo stesso tempo criticare con ancora più forza l’Ulivo (che di fatto è stato ancora più a destra di loro). Ma lasciamo perdere. Dicevo che Rifondazione è comunque una forza che è riuscita a sviluppare un forte processo revisionistico guidato dai due leader più interessanti degli ultimi anni. Un socialista di sinistra come Bertinotti ed un comunista molto eretico e fuori degli schemi togliattiani e berlingueriani come Vendola. Non è caso che siano stati Bertinotti e Vendola e rivalutare con più forza la cultura del socialismo italiano. Bertinotti rievocando la felice stagione degli anni 60 con Lombardi, Giolitti e Brodolini; Vendola rivendicando la centralità della cultura socialista per il futuro della sinistra. Fra l’altro Vendola (come Sansnetti) ha dato un giudizio equilibrato ed articolato sulla stessa figura di Craxi (apprezzando la sua presa di posizione sul caso Moro – non è questa una implicita presa di distanza da Berlinguer?)
Io credo che sia Bertinotti che Vendola si rendano conto di quello che accade in Europa. Il riposizionamento a sinistra della socialdemocrazia apre nuovi scenari. Per cui in Italia il problema non è certo quello di creare l’ennesimo piccolo partitino della sinistra, ma di avviare una iniziativa che faccia scoppiare le contraddizioni di una delle grandi anomalie italiane: il PD. SeL è solo uno degli strumenti per farlo. Da questa ottica e da questa angolazione noi dobbiamo fare la battaglia per ricostruire la sinistra nella rifondazione del socialismo in Europa. Poi chi è comunista irriducibile si farà il suo bel partitino, ed è giusto così. Non tutta la sinistra è unificabile. In Francia fuori dalla Gauche Plurielle restano due partiti trotzkisti che insieme arrivano al 4,5%….

PEPPE GIUDICE

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Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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