RES PVBLICA: la coltivazione della Civiltà

L’uomo Romano ha un’unica parola per definire tutti gli aspetti che caratterizzano un essere civile e curato: AGRICVLTVRA.

Attraverso l’agricoltura egli realizza una vita colta. L’attaccamento alla terra non è per il Romano solo una questione pratica, un mezzo di sussistenza (ce ne sono altri ben più prolifici), ma è lo spazio dove può esprimere il suo essere civile. Da sempre l’agricoltura fu a Roma un attività virtuosa e lodevole, degna degli uomini più illustri; Cincinnato è solo uno dei mille esempi, e Catone fa proprio di quest’arte il monumento all’austerità e alla nobile semplicità del Mos Maiorum.

La vita del contadino come ideale morale a cui ogni buon Romano che si rispetti dovrebbe aspirare: anche quando vive in città egli possiede sempre un pezzo di terra che cura regolarmente, un rifugio sicuro dove ritrovare sé stesso.

La terra come valore, ma anche come dignità e appartenenza sociale, la base che permetteva ai cittadini di iscriversi nelle centurie e partecipare alla guerra, quindi rendersi utile alla collettività e potersi così distinguere col coraggio che gli avrebbe conferito onori e pubblici riconoscimenti.

Ma c’è molto di più. Dalla parola Agricultura deriva la Cultura.

Per Cultura si intende l’istruzione e l’educazione, e  anche l’insieme dei valori morali ed etici che appartengono a una Civiltà. Ma cultura è anche cura, quindi la sanità del corpo che si raggiunge tramite l’attività fisica e il rispetto di sé. E ancora il culto, e non è un caso se gli antichi dicevano che l’agricoltura è una forma di religione fatta di cicli e ritmi precisi.

Tutte queste attività, degne di un uomo civile e, appunto, colto, si raggiungono solo con la costanza e la dedizione. In parole povere bisogna “coltivarle”. Il sapere si ottiene solo con lo studio perenne e incessante, la sanità del corpo solo tramite una costante attività fisica, il culto religioso è l’osservanza continua dei riti. Proprio come un contadino coltiva senza sosta la sua terra che, grazie a questa dedizione, gli dona i frutti che lo sfameranno, così ugualmente coltiviamo la mente, il corpo e l’anima che con la nostra attività regolare raggiungeranno un livello superiore.

E così come la negligenza e l’abbandono della terra rendono quel suolo incultus, allo stesso modo per incolto intendiamo un uomo che vive nell’ignoranza e nella trascuratezza.

Per queste ragioni il movimento RES PVBLICA nasce come laboratorio culturale poiché solo tramite la cultura ci potrà essere un elevazione intellettuale, sociale e morale degna della Civiltà a cui apparteniamo.

L’informazione e l’educazione è tra le nostre priorità, la divulgazione dei nostri antichi valori un imperativo: solo un popolo che prende coscienza di sé può costituirsi in una comunità libera e sovrana.

La riabilitazione del concetto di cura del corpo e di vigore fisico è tra le nostre battaglie più accese, la valorizzazione dell’esercizio fisico, della lotta e di altre pratiche virili e salutari per curare una società malata ed edonista. 

Ritrovare quei valori spirituali ed etici che appartengono al sentimento del nostro popolo, alla nostra Humanitas, al rispetto e al riguardo che dobbiamo adottare nei confronti della nostra interiorità, dei nostri simili e con ciò che ci circonda.

Svegliare le coscienze comuni tramite la filosofia, la cultura e l’amore per gli studi per creare una società mentalmente e moralmente equilibrata che esca finalmente dal torpore e dal nichilismo del mondo moderno.

Dare un nuovo significato alla politica che si deve fondare sull’idea di comunità e convivialità che debelli il morbo dell’individualismo e dell’egoismo; un economia sociale e nazionale in opposizione al Capitalismo mondiale.

Tutto ciò si può ottenere solo tramite la cultura, la pratica e la divulgazione continua dei suoi precetti che scuoteranno le coscienze e daranno un nuovo impulso a una società che vuole essere migliore e padrona di sé stessa. La Rivoluzione Culturale come un vortice che spazzerà via un Sistema dispotico ormai malato e stanco. 

La coltura dei campi era per l’uomo antico sinonimo di civiltà e attaccamento alla terra: noi che oggi non possediamo più delle terre da coltivare esprimiamo la nostra civiltà nella coltura della cultura dei valori della nostra terra, la nostra identità e la nostra Tradizione.

http://movimentorespvblica.blogspot.com/2010/05/la-coltivazione-della-civilta.html

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Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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