Rancore, ipocrisia e ragione

pubblicata da Giuseppe Giudice il giorno mercoledì 24 marzo 2010 alle ore 21.02

Quando si fece la “Cosa 2” che apparentemente doveva superare definitivamente la scissione di Livorno, Massimo D’Alema che si autoproclamò promotore della riunificazione della sinistra italiana nel socialismo europeo, disse: “il partito socialista italiano è stato il peggior partito socialista del mondo, mentre il PCI è stato il miglior partito comunista del mondo”. Io (allora ero coordinatore regionale dei laburisti della Basilicata) rimasi raggelato. E dentro di me commentai : “ma guarda che stronzo ipocrita: prima invita i socialisti a costruire un nuovo soggetto politico della sinistra nel PSE e subito dopo li insulta”. Naturalmente tale commento me lo tenni dentro. Avevamo fatto tanto per convincere i compagni ad aderire ai DS ed anzi davanti ai molti che mostravano perplessità cercai di minimizzare quella dichiarazione dicendo: “sapete compagni, D’Alema ha bisogno di tranquillizzare la sua base dove c’è ancora molto antisocialismo”.
Ma poiché sono uno che non ha la memoria corta certe cose me le porto stampate ed impresse nella mente.
Io entrai e rimasi nei DS, perché l’alternativa sarebbe stata quella di stare con un gruppo di post-craxiani opportunisti come Boselli, Del Turco e c che si erano alleati con Segni. Forse se noi come laburisti avessimo preso in mano l’area socialista, rifiutando la confluenza nei DS, dando ad essa una connotazione netta di sinistra e non terzaforzista, avremmo potuto creare una piccola forza ma dotata di una strategia coerente che avrebbe potuto attrarre anche compagni ex comunisti delusi dai loro burocrati. Ma sono ipotesi astratte.
Vedendo quello che accade oggi mi rendo conto che quell’avversione al dalemismo che iniziò allora a scattarmi dentro e che in seguito si sostanziò di argomenti politici seri e robusti trova conferma nella parabola politica negativa di colui che è stato il peggior intrigante del postcomunismo.
Sia D’Alema che Veltroni erano d’accordo su un punto: la liquidazione politica ed ideologica del socialismo italiano era necessaria a fondare l’Ulivo. Il nuovo centrosinistra fondato sullo stretto asse tra post-comunisti berlingueriani e post-democristiani demitiani in sintonia con un pezzo dei poteri forti interni ed internazionali. La liquidazione della sinistra italiana parte da qui. Dalla dichiarata non volontà di ricostruirne il pensiero e la cultura tramite un recupero critico delle proprie tradizioni.
I DS pertanto divennero un partito senza identità e cultura politica, tutto teso a fare l’azionista di maggioranza dell’Ulivo ed a disegnarne gli organigrammi interni ma incapace di esserne la guida strategica. Il conflitto apparente tra D’Alema e Veltroni era incentrato sulla forma che l’Ulivo avrebbe dovuto assumere: una alleanza tra partiti o un soggetto unico (di fatto il PD ha realizzato questa seconda ipotesi).
Queste scelte del gruppo dirigente post-comunista hanno decretato la fine della sinistra. Né questa ultima poteva essere salvata dalla sciagurata teoria delle “due sinistre” (Bertinotti ha grosse responsabilità nell’aver favorito il dalemismo, anche se poi ha fatto autocritica) che giustificava l’operato di D’Alema e Veltroni: una sinistra al governo che fa il “lavoro sporco” ed una che sa fare solo casini ed organizzare la protesta senza proposta. Ferrero se lo è irresponsabilmente allevato Bertinotti (anche se poi se ne sarà pentito).
Ma torniamo al declino del dalemismo. Una politica senza ideali e tutta protesa alla gestione del potere non può che avere effetti devastanti, come è stato per il craxismo alla fine degli anni 80.
Solo che i craxiani (tra i quali c’erano personaggi impresentabili come Carmelo Conte o Di Donato) ostentavano, in modo anche un po’ cafone, il loro potere con protervia.
I dalemiani, eredi dell’insopportabile clericalismo e fariseismo togliattiano, invece assumono l’aspetto di coloro che, come diciamo nel sud, “chiangiono e fottono” (in questo caso il termine cade a proposito).
Conosco bene i dalemiani del sud. Tra molti di questi c’erano coloro che dicevano peste e corna dei socialisti, “ladri e banditi”. E con grande sicumera sostenevano che una volta spariti i socialisti si sarebbe risolta la questione morale. La nemesi storica si è incaricata di fare giustizia.
Personalmente sono sempre triste quando una persona va in galera. Sul piano umano la vicenda Frisullo non mi riempie di allegria (e ritengo che forse l’arresto poteva essere evitato). Ma, diamine, al di là dei risvolti penali emerge una condizione di squallore della politica che è ripugnante. Dirigenti di partito che sono in combutta con un “lenone” immorale, corruttore ed imbroglione.
E credetemi, sul piano politico (quello penale non mi riguarda) in tutto il sud i gruppi dalemiani hanno comportamenti improntati all’arroganza del peggior potere feudale.
Non generalizzo. Di bravissime persone ve ne sono anche tra i dalemiani. Anche se loro generalizzavano, eccome, quando gridavano: “chi non salta socialista è”.
Non griderò lo stesso. Pretendo però che certa gente divida completamente i suoi destini da quelli della sinistra.
Ho già detto che il dopo-elezioni potrebbe aprire una crisi politica nel PDL che alla fine si può riverberare anche sul PD (C’è Tarantini come trade-union) . E quindi l’inizio di una fase di ancor più grande confusione politica.
In questo quadro è indispensabile avviare la ricostruzione della sinistra. Vendola è il leader adatto. Ma da solo non basta. Per costruire un soggetto occorre ricostruire una cultura.
La II repubblica si fondata sulla cancellazione della questione socialista. La nuova sinistra ha la necessità di recuperarla.

PEPPE GIUDICE

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Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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