IL PD NON E’ SOCIALDEMOCRAZIA; NON E’ SINISTRA

In Italia non esiste né ha senso uno scontro tra sinistra riformista e sinistra antagonista. Semplicemente perché non esiste né l’una né l’altra.
Il PD non è di sinistra e nulla ha a che vedere con la socialdemocrazia (approfondiremo dopo); SEL è un tentativo di costruire una sinistra nuova riformatrice e radicale ad un tempo (ma è per ora appunto solo un tentativo). Poi ci sono i “comunisti ai neutroni” di Ferrero e Diliberto politicamente inutili e culturalmente archeologici; infine il Ps+I di Nencini , un ectoplasma da prefisso telefonico che nasconde dietro una sigla gloriosa i micro-interessi personali di un gruppo di compari.
Io sostengo in questa fase gli sforzi di SeL ( a cui sono iscritto) e di quella parte dell’area socialista che sostiene una linea alternativa a quella dell’accattonaggio politico nenciniano ed è in sintonia politica con il progetto di Vendola.
Ma dobbiamo sapere con chiarezza che oggi il problema non è quello di “unire la sinistra” come spesso si ripete pappagallescamente ma di “ricostruire dalle fondamenta” la sinistra (lo ha ben capito Vendola, e lo aveva capito Bertinotti).
La nascita del PD ha modificato profondamente il tema politico che la sinistra ha di fronte. Per la verità, già prima della nascita del PD la sinistra era di molto indebolita: nel periodo della II Repubblica ha perso oltre il 20% dei voti (dal 45% del 1987 al 24% del 2006). Ed era indebolita non solo elettoralmente ma anche nel pensiero, nelle sue coordinate strategiche.
Il PD nasce culturalmente su una unica certezza: la fuoriuscita da ogni forma di socialismo e di socialdemocrazia. La fine della sinistra. Il dictat post-democristiano di stare fuori dal PSE è accettato senza grossi affanni da un gruppo dirigente post-comunista di matrice berlingueriana che non ha avuto mai molta passione per il socialismo europeo. Certo in questo gruppo c’erano delle vistose eccezioni di dirigenti ed intellettuali che avevano interiorizzato i valori del socialismo democratico (Napolitano, Angius, soprattutto Bruno Trentin forse il più grande intellettuale del PCI dopo Gramsci). Ma l’apparato del partito ha vissuto l’appartenenza al PSE come prassi burocratica ma mai identificandosi idealmente con esso. Qui il substrato togliattiano-berlingueriano ha prevalso.
Se vogliamo fare dei passi indietro nella storia il comunismo italiano nei fatti non è mai stato più a sinistra del socialismo europeo. Talvolta anzi nei programmi è stato scavalcato a sinistra da diversi partiti socialisti e socialdemocratici. L’essere più a sinistra della socialdemocrazia era una tipica rivendicazione “identitaria” : sono comunista e quindi sono più a sinistra di te. Ma nella prassi concreta storica e politica ciò non corrispondeva al vero.
Il post-comunismo si è quindi alla fine collocato di fatto più a destra della socialdemocrazia o identificandosi pienamente con le sue correnti o derive più moderate e liberali (Blair e Schroeder). Del resto non è un caso che il teorico della III Via di Blair, Antony Giddens ha sostenuto su “Repubblica” la tesi della morte del socialismo (che è l’unico punto su cui il PD pare d’accordo).
Ma dopo la crisi sistemica del capitalismo liberista e della globalizzazione (sulla cui scia erano nate le varianti degenerative della socialdemocrazia) i partiti socialdemocratici e socialisti europei hanno virato a sinistra. Lo dimostra la SPD tedesca che con il congresso di Dresda ha cambiato profondamente programma (recuperando i valori socialisti) e mandando in pensione tutta la vecchia classe dirigente (legata a Schroeder).
Il PD, a parte il fatto che ci presenta sempre le stesse facce che ci rompono i coglioni da vent’anni, non è stato assolutamente in grado di modificare se stesso, anche perché forse è un partito che non esiste. Senza identità e senza una missione storica non esiste un partito. Il PD, come abbiamo visto, è d’accordo con se stesso solo nel non essere socialista; per il resto non si capisce in cosa è d’accordo e cosa vuole.
Ma se questo è il PD, il problema non è semplicemente costruire un soggetto più a sinistra del PD. E’ quello di costruire la sinistra che in prospettiva sappia agganciarsi al socialismo europeo.
Quando Bertinotti parla di una sinistra che si ricostruisce per scomposizione e ricomposizione fa riferimento non alla Linke italiana e certo non ad una sinistra di mera testinomianza. Ma ad una sinistra a vocazione maggioritaria (Bertinotti ha fatto autocritica sulla teoria delle 2due sinistre”) che non può non riconoscersi, in modo originale, nel socialismo democratico del XXI Secolo.
E’ in questa prospettiva di ampio respiro che dobbiamo muoverci attivando tutte le nostre energie. Oggi è la profonda crisi del PD dovuta al suo non-essere che è il nemico della ricostruzione dela sinistra. Invece dobbiamo far sì che da questa crisi si esca con il superamento del PD e la propedeutica presa di coscienza del suo fallimento e la riconquista del socialismo.

PEPPE GIUDICE

Annunci

Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
Questa voce è stata pubblicata in Cultura, Politica, Post-comunismo, PSI - PSDI, Socialismo. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...