era il 1978….

“ Noi miriamo (ad andare) oltre l’attuale democrazia, verso un allargamento della partecipazione a tutti i livelli e verso un tipo di civiltà che non sia ossessionata come la civiltà borghese dal profitto e dal successo misurato in termini di consumo. Ma non dobbiamo dimenticare, tra l’altro daremmo prova di autolesionismo, che molte delle istituzioni civili che regolano la vita dei popoli occidentali sono istituzioni socialiste, frutto delle lotte operaie e delle battaglie dei partiti e dei sindacati che si riconoscono negli ideali del socialismo nella libertà.
Il socialismo occidentale non è la distruzione della democrazia liberale ma il suo superamento. Esso accoglie dal liberalismo l’ispirazione antistatale ed antiburocratica e la sviluppa andando oltre il liberalismo stesso. La differenza sostanziale tra la mentalità liberale, quale è stata incorporata dai partiti conservatori e la mentalità socialista, è che la prima è daltonica rispetto alle disarmonie della società, agli squilibri di ricchezza e di potere, a tutto ciò che implica sfruttamento e mercificazione degli uomini.
Il liberalismo parte dal presupposto che le scelte individuali si armonizzano spontaneamente e che tutte contribuiscono naturalmente quasi per una segreta armonia provvidenziale a realizzare il massimo di interesse comune. E’ proprio questo presupposto che il socialismo ha messo in discussione e di qui la nostra critica al mercato spontaneo autoregolato che produce squilibri, alienazione e atomizzazione del tessuto sociale.
Di qui la richiesta di una forma organica di integrazione tra politica ed economia. Senza negare una relativa autonomia della vita economica che è il presupposto materiale della strutturazione pluralistica della società, il socialismo ha cercato di sottoporre il processo produttivo e distributivo ad una istanza diversa da quella del profitto, ad una istanza cioè etico-politica.
Gli strumenti di questa saldatura tra democrazia politica e economica finora progettati dal socialismo europeo sono lo stato sociale, la programmazione economica, l’estensione del controllo pubblico sull’economia ed anche della proprietà dei mezzi di produzione, salvaguardando un’area importante di iniziativa privata e i caratteri di una economia mista, la redistribuzione della ricchezza tramite il fisco, l’allargamento della partecipazione politica.”

“Ora se è chiaro che come socialisti non possiamo accettare la logica del mercato autoregolato, come fanno i liberali e, in genere, le forze sociali che si identificano senza riserve di fondo con il capitalismo, deve essere chiaro che senza una struttura policentrica della vita economica non vi può essere pluralismo neppure politico.
Il controllo monopolistico dei mezzi di produzione porta al potere totale, di ciò sono sempre stati consapevoli i socialisti, i socialdemocratici, i laburisti: ugualmente consapevoli sono oggi i compagni francesi, i quali respingono esplicitamente la soluzione collettivista che porta automaticamente al dominio della burocrazia: come scrivono (i socialisti francesi) nel loro documento sull’autogestione: “la proprietà unica di Stato e la burocrazia tende a mano a mano a comportarsi come se stessa fosse proprietaria dello stato, arrogandosi il diritto di stabilire l’utilizzazione del plusvalore sociale prodotto dall’insieme dei lavoratori e ricorrendo per procurarsi questo monopolio metodi che rendono molto formale il richiamo alla democrazia socialista” ….

“ l’esperienza storica del socialismo italiano, non è dipinta grigio su grigio: i colori dominanti sono dati dai valori, da idee-forza che sono divenuti come istinti naturali. Ogni volta che è messa in discussione la natura socialista del partito ed ogni volta che è messa a repentaglio la sua vocazione democratica questi istinti reagiscono. Attivi in tutta la nostra storia, modellati da esperienze diverse ed anche contraddittorie, l’istinto di classe e l’istinto della libertà sono le vene e le arterie della nostra circolazione sanguigna. Movimento di emancipazione delle classi lavoratrici e di pieno dispiegamento della democrazia e della libertà, il socialismo italiano è questo intreccio di lotte di classe e lotte per la libertà”………

“la saldatura di socialismo e libertà, di battaglie anticapitalistiche ed antiautoritarie, rappresenta la sintesi più alta cui l’umanità non solo italiana ma europea sia pervenuta nel corso della storia”

Sono passi di un saggio scritto nel 1978. Scritto da Bettino Craxi… Certo qualcuno potrebbe sobbalzare sulla sedia in quanto questo scritto può essere scambiato per il manifesto di Sinistra e Libertà se non di qualcosa più a sinistra. Ma è Craxi. Un Craxi che sarebbe rinnegato completamente da Nencini e da tutti i post-craxiani di oggi. E comunque era un Craxi che esprimeva il senso comune della cultura socialista di quel periodo. Craxi ha avuto molte colpe: ha aiutato un mascalzone come Berlusconi, ha dato una deriva bonapartista e Peronista al partito, ha alimentato un sistema che ha prodotto corruttela (ma in questo condivide responsabilità con molti altri) . Ma di Craxi è anche il pensiero che viene espresso in queste righe che è un pensiero autentico e come ben si vede non ha nulla a che vedere con quello dei traditori del socialismo come Tony Blair o D’Alema. Questo per far capire soprattutto a quei compagni che sono lontani da me come sia complessa una storia che può essere criticata ma mai demonizzll futuro del Paese “ha bisogno dei valori del socialismo italiano”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, parlando con i giornalisti a Bari ad margine di un convegno su Bettino Craxi. “Penso – ha aggiunto – alle grandi narrazioni che hanno attraversato più di un secolo di storia, dal 1892, dalla nascita del Partito socialista e ancora prima, dalla nascita delle leghe, delle Case del popolo, delle Società di mutuo soccorso, delle Società operaie, cioé alla costruzione di una grande idea di solidarietà e di comunità”. Per Vendola “la filantropia socialista, l’umanesimo socialista sono stati un’educazione sentimentale all’accoglienza degli altri, al rispetto e alla tolleranza nei confronti degli altri. Quindi penso – ha concluso – che il socialismo italiano abbia un grande futuro sulle spalle”. (…)”Non si può ridurre la vita politica di Craxi alla cifra di una vicenda giudiziaria”: lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, ricandidato dal centrosinistra, intervenendo a Bari ad un convegno su Bettino Craxi organizzato dalla Fondazione Di Vagno. “Craxi va collocato nel suo tempo – ha spiegato – non si può avere una lettura riduttiva, manichea, semplificatrice di una storia molto complessa e anche drammatica, soprattutto nell’epilogo. Penso che Craxi abbia interpretato un’idea della modernizzazione dell’Italia che in qualche maniera era dentro il tempo in cui cominciava ad aprirsi la stagione della globalizzazione liberista. In quella stagione – ha proseguito – il sistema d’impresa è diventato una specie di regolatore sociale e la politica si è inchinata alla signoria del sistema di impresa. La questione morale nasce nella perdita di autonomia della politica rispetto ai grossi potentati economici”.

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Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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