discorso di Riccardo Lombardi a Piacenza nel marzo 1981

Riccardo Lombardi a Piacenza
8 marzo 1981

grazie compagni
da Torino a Palermo non è una espressione geografica evidentemente è politica, e
credo che la federazione di Piacenza abbia fatto bene a indire questa manifestazione
pubblica non come corrente ma come partito, aperta perché quello che succede nel
partito socialista, come in qualunque dei grandi partiti italiani, non è questione che
interessi il chiuso del partito ma interessa tutta la popolazione per il bene e per il male
e che quindi dare conto anche dei nostri dissensi è importante è socializzarli è cozzare
sul filo di una opinione pubblica avvertita sospettosa e delusa, che si tratta di, in gran
parte riguadagnare alla fiducia nella sinistra e nel socialismo.
Compagni non v’aspettate certo che io parli da uomo neutro, sono un socialista, sono
un uomo di parte uomo della sinistra socialista e in un momento in cui il dibattito
aperto all’interno del partito non ci sono vincoli di disciplina o museruole alla critica
bisogna dire le cose come sono esplicitare in termini chiari senza equivoci possibili le
nostre intenzioni e i nostri limiti anche e perciò per prima cosa io dico che la ragione
per cui noi, sinistra socialista, abbiamo suggerito e ottenuto per primi un congresso a
tesi è stato soprattutto una manifestazione di fiducia nel partito, anche nella
maggioranza del partito la quale non è fatta solo di alcuni dirigenti ma è fatta di una
quantità di compagni , illusi o no i quali hanno creduto di ravvisare in una politica
che si prefiggeva e si prefigge essenzialmente utilizzando tutte le tattiche, tutti i
pragmatismi e lasciatemi aggiungere tutti gli opportunismi soltanto ed esclusivamente
la crescita del partito, sono stati richiamati ad una specie di patriottismo di partito che
li induce a solidarizzare con un segretario di partito , specialmente quando
quest’ultimo dopo aver dato gomitate a destra e a sinistra e attaccato tutti, si trova ad
avere risposte settarie ai suoi attacchi settari, richiamando attorno all’uomo oggetto di
una reazione settaria un patriottismo di partito perfettamente comprensibile ma che
non risponde affatto secondo il mio parere a una profonda meditazione e un profondo
convincimento nella stessa base che oggi maggioritariamente pare appoggi la politica
attuale della maggioranza. Io per prima cosa vorrei dire che la scelta che la corrente
maggioritaria ha recentemente fatto, della parola riformista non è una scelta indolore
compagni , non pensate che io voglia fare una lezione di semantica , no, le parole
fanno figli, contrariamente a quello che dicono i nostri compagni toscani, “che le
parole non fanno figli”, qualche volta esse sono indice di scelte, e la scelta della
parola riformista ha un significato, perché le parole non sono neutre, non sono
innocue, sono cariche di una storia del significato che la storia, gli eventi, decenni,
anzi secoli dirò, hanno attribuito a queste parole.
Contro chi e da chi si vuol distinguere la maggioranza del partito chiamandosi
riformista. Forse fino dal dopoguerra o dal primo dopoguerra ad oggi, la
contrapposizione…… ci si chiamava riformisti in quanto non rivoluzionari nel senso
classico della parola, nel senso del colpo violento di massa che occupa il potere già
maturo nella società.
Allora non c’è partito italiano nell’arco democratico non ci sono i comunisti in tutte
le loro correnti e frazioni che abbiano ancora optato per una soluzione rivoluzionaria
nel senso classico della parola e quindi il binomio riformismo-rivoluzione ha perso di
significato; a cosa si vuol riferire quando tutti sono riformisti nella sinistra italiana,
una corrente che si vuol chiamare riformista, evidentemente si riferisce al carico
ambiguo se volete che questa parola ha avuto dal cumulo dello spessore che decenni
e decenni di lotta hanno dato. Cos’è stato il riformismo, non più la contrapposizione
alla rivoluzione, è stato l’emblema di una scelta, la scelta socialdemocratica, con i
suoi lati positivi e con i suoi lati negativi con la quale alcune società e alcune sinistre
e alcuni partiti socialisti hanno scelto, chiamandola appunto scelta riformista una
tattica e una strategia che non contestava al fondo il sistema capitalistico, non
pensava di rovesciarlo ma pensava di utilizzarlo, in fondo la parola d’ordine implicita
ed esplicita in questa politica , qual’era? lasciamo ai capitalisti il compito della
produzione e della distribuzione del reddito e riserviamo allo stato alla
socialdemocrazia il compito di meglio ripartire il profitto dei capitalisti
sequestriamoglielo in grande parte attraverso l’imposizione, redistribuiamolo in modo
equitativo, con una politica largamente assistenziale, il welfare-state la politica
assistenziale a beneficio delle classi lavoratrici , il che ha avuto dei grandi momenti
compagni specialmente nel paese che meglio ha esplicitato questa politica, la Svezia ,
ha condotto a una forma di redistribuzione del reddito pur affidato nella sua
formazione ai capitalisti, che è ancora un esemplare ineguagliato in qualsiasi società.
Ineguagliato di benessere e di uguaglianza fra le classi lavoratrici. Compagni ma
questa scelta della parola riformista, avviene proprio nel momento in cui questo tipo
di riformismo ha fatto purtroppo, devo dire, il suo tempo, e allora contro chi ce
l’hanno compagni? Craxi si richiama a Turati, ma io mi permetto sommessamente di
dire che la corrente di Turati non è che si chiamasse riformista, si chiamava critica
sociale, e quando Turati ha fatto nel 1922 la scissione dai massimalisti, nel partito
socialista il suo partito non si chiamò partito socialista riformista, si chiamò partito
socialista unitario, il solo precedente che noi abbiamo nella storia del partito
socialista di un partito socialista riformista, è quello fatto figurarsi nel 1911 al
congresso di Reggio Emilia mi pare, in cui uscirono dal partito Bissolati Bernini
Bonomi, Defelice, perché non erano d’accordo con il partito per la sua opposizione
alla guerra di Libia, un precedente non illustre come voi vedete, quindi a cosa si
richiama questo riformismo tardivo, questa riappropriazione di una parola che pur se
sarebbe innocua perché condivisa da tutti, ma ha il suo significato in questo
momento, cioè a dire una scelta tardiva per una politica arretrata, questa è mi pare la
scelta che Craxi ha fatto con questa stravagante trovata di ribattezzare la sua corrente
come corrente riformista. Di ogni parola, di ogni scelta bisogna sapere contro chi è
diretta da chi ci si vuol distinguere, in che modo. Ecco compagni che a questo punto
la questione per noi si pone come affrontare questo congresso a te
Io devo dire che avendo promesso il massimo rispetto e anche la massima fiducia
devo dire, nell’istinto di base che prevarrà nel partito, indipendentemente poi dai
numeri e dalle conclusioni statistiche del congresso, persuaso come sono che noi
batteremo quella politica o comunque la condizioneremo in modo che essa non possa
arrivare alle sue conclusioni nocive per il partito, a deformare l’immagine stessa del
partito, da questo punto di vista la mia fiducia è credo fondata e non facilmente
rimovibile. Compagni noi pensiamo che non si può, appunto perché si ha fiducia
nella sanità fondamentale del partito, proporre un congresso con uno scontro frontale.
Abbiamo rifiutato il congresso a mozioni, e abbiamo scelto il congresso a tesi non già
per attenuare la nostra opposizione, è un’accusa non meritata quella che ci viene
attribuita di essere in mezzo fra chi attraverso una mozione, Demartino Achilli, si
oppone risolutamente alla politica di Craxi e chi come noi sarebbe appunto perché ha
proposto le tesi in una posizione intermedia quasi che si appresti ad un connubio con
la maggioranza per cui la sua opposizione sia meno risoluta e meno fondamentale,
non è così compagni, la nostra opposizione è risoluta e fondamentale, però è
un’opposizione ragionata e un’opposizione che non implica la totalità delle scelte
della maggioranza, se noi dovessimo dire che nella maggioranza non c’è niente,
proprio niente che possa essere comune alla sinistra dovremmo andarcene dal partito
compagni. (APPLAUSI)
Ma noi non reputiamo, noi, che crediamo fondamentalmente nell’unità del partito, e
non la vogliamo per nulla compromettere, pur nell’asprezza dello scontro sappiamo
compagni che c’è molto ancora, è questo che dà fiducia che non è soltanto residuo di
lotta passata, c’è molto nel partito nella cultura stessa della maggioranza che può
essere recuperato e in questo sforzo di recupero, in questo sforzo di mettere a galla le
energie in gran parte offuscate da scelte momentaneamente sbagliate del partito che
consiste la nostra proposta di fare un congresso che non sia di resa dei conti, come in
modo insolente il segretario del partito si è affrettato a dire, quando con una
mancanza di stile che certamente non apprezzo, a una domanda di non fare un
congresso regolatore di conti, ha risposto “io i conti, il regolamento dei conti l’ho già
fatto.” Lasciamo stare questa rozzezza a chi la sceglie come propria immagine e
come proprio distintivo.(APPLAUSI) Noi vogliamo condurre un congresso in cui
siano o no regolati i conti statistici, sia un congresso di dibattito reale, e un congresso
di dibattito significa non un congresso in cui si parte da principi o da posizioni
incompatibili, ma in cui si parte dal criterio che dovrebbe animare tutti i dibattiti
democratici che una parte possa influenzare l’altra, ed esserne a sua volta influenzata,
per cui non si arrivi a delle medie statistiche, che non significano niente, ma si arrivi
a delle scelte, giuste o sbagliate che siano ma nutrite dall’esposizione dei
convincimenti delle diverse parti, esposizioni e convincimenti che anche quando non
sono accolti nei documenti conclusivi compagni, non mancano di lavorare nel
profondo del partito di lasciare le loro tracce di lasciare dei semi che poi fruttificano
se, come è la mia supposizione, la base del partito è ancora un terreno fertile di
iniziative e di lotta per il socialismo. Da questo punto di vista io non ho
preoccupazioni, ho la preoccupazione sola che il congresso non si riduca a una pura
logomachia, a una pura espressione dettagliata o ampia delle posizioni, delle tesi
contrapposte che poi sono delle mozioni in realtà, data la loro contrapposizione,
senza lasciare tracce che influenzino, che anche ci influenzino, perché non crediamo
di essere infallibili cediamo di avere anche qualche cosa da imparare dai compagni
oltre che qualche cosa francamente da suggerire, ai compagni che si dicono
maggioritari. Da questo punto di vista compagni, qual’è la differenza fondamentale
che noi troviamo…… quello che c’è di inaccettabile nelle tesi della maggioranza,
anche perché il segretario del partito nel presentarle fra le altre cose come tesi
personali, ha fatto uno sforzo per renderle in certo modo commestibili, per attenuare
le punte aspre per rinunciare a certi metodi polemici che credo si sia accorto un po’
tardivamente non rendono poi quello che egli sperava potessero rendere. Ne4lle tesi
ci sono molte considerazioni, se uno le esamina, di comune acquisizione nel partito,
ci sono molte cose che non sono soggette a discussione, ci mancherebbe altro che si
dicesse che è tutto sbagliato, non è tutto sbagliato, direi che niente è profondamente
sbagliato, che quello che caratterizza soprattutto le tesi, specialmente quelle decisive
quelle che sono rivolte a stabilire la politica futura del partito, sono tesi che si devono
giudicare più per quello che manca, più per quello che si tace, che per quello che si
dice. Compagni quando si dice nella seconda o terza tesi che sia quella che riguarda i
governi e le alleanze, che poi è la tesi più importante nel complesso delle tredici tesi o
le diciassette tesi quante siano, quello che si dice sulle scelte, se uno le legge è
indotto alla convinzione che nell’ambito della politica della maggioranza , tutte le
soluzioni di governo e di alleanza siano possibili, che sia possibile un connubio
permanente con la DC che sia possibile un fronte laico, che sia possibile un ritorno al
centrismo o un ritorno al centrosinistra che sia anche perfino possibile perché a un
certo punto lo dice, anche l’alternativa di sinistra, tutte le scelte sono in certo modo
lasciate sullo stesso piano, perché non c’è una scelta fondamentale cioè la scelta di
sinistra la scelta primordiale dell’alleanza a sinistra come scelta decisiva e non
compatibile con le altre da parte del partito socialista. Ed è questo il punto nodale, il
punto importante. Si dice che il congresso di Torino e all’indomani stesso del
congresso di Torino, i compagni della maggioranza si sono affrettati a dire che il
congresso di Torino non aveva scelto l’alternativa di sinistra. Certo il congresso di
Torino era stato fatto nel nome dell’autonomia e dell’alternativa ma ritenevamo e
riteniamo ancora, appunto perché riteniamo valido il congresso di TO, pur non
essendo integralmente ripetibile, deve essere perfezionato, riteniamo che l’alternativa
di sinistra possa essere scelta dal partito in quanto il partito abbia affermato e
consolidato la propria autonomia la quale era posta in dubbio perché i lunghi anni del
frontismo, i lunghi anni del centrosinistra avevano finito effettivamente per oscurare
questa autonomia del partito che si riteneva ora succube del PCI ora succube della
DC con qualche ragione, perché questi episodi di subalternità ci sono stati anche
prolungati nel tempo con diversa misura con diverso impegno ma ci sono stati. Una
volta ricuperata in modo ostensibile ogni preoccupazione di ritorno a politiche
subordinate frontiste ogni preoccupazione di ritorno a politiche subordinate di
alleanze privilegiate con la DC , si poneva sul giusto terreno, con i piedi per terra il
problema dell’autonomia come fondamento dell’alternativa, ma a questo punto il
compagno Craxi e il suo stato maggiore hanno completamente dimenticato la
decisione cioè l’alternativa, hanno perfino negato espressamente che nella
risoluzione di Torino ci sia una opzione per l’alternativa di sinistra , quando se è vero
che la mozione conclusiva di Torino non ha detto esplicitamente, non ha parlato di
alternativa di sinistra, non né ha parlato per una semplice ragione, perché se era stata
condotta la politica della maggioranza che si formò a TO era stata condotta in nome
del progetto socialista, e il progetto socialista era zeppo, pieno trasudava la politica
dell’alternativa da tutti i suoi pori anzi era un progetto per l’alternativa di sinistra.
Non c’era bisogno di ripetere ad ogni momento, la parola alternativa perché essa
balzasse in modo autentico come principale e autentica acquisizione del deliberato di
TO. Ora quello che si tende a sequestrare, scusate se io insisto su questo concetto, su
cui si è soffermato giustamente bene il compagno Covatta, quello che si tratta di fare
al congresso di Palermo è riguadagnare il consenso alla politica di TO non tornare
indietro, non tornare a forme che apparentemente possono essere qualificate come
forme di autonomia addirittura di indipendenza assoluta, e addirittura di stravaganza
di iniziativa e di protagonismo permanente da parte del partito ma in realtà se
abbandonassero il filo dello scopo, il filo della politica dell’alternativa finirebbero per
rinnegare TO e per lasciare il partito privo di un’ispirazione ideale e di una
prospettiva e dotato soltanto di una tattica che finisce come tutte le tattiche in mero
opportunismo. Ora compagni l’obiezione che ci viene fatta che la politica
dell’alternativa sia una politica per tempi storici, è una obiezione sbagliata,
compagni, è una obiezione sbagliata, quando i compagni dicono che l’alternativa è
sempre a priori senza bisogno che sia oggetto di una scelta congressuale, lo scopo dei
socialisti, certo che è lo scopo dei socialisti, è il socialismo, allora non si sarebbe
socialisti, perché è chiaro e che quindi l’alternativa socialista rispetto al dominio
capitalistico sia negli scopi storici del partito questo è chiaro, la questione per noi è
molto più pressante e molto più imminente e non si risolve in termini di auspici
storici ma in termini di scelte politiche attuali che riteniamo mature e che riteniamo
non così lontane come perfino fra di noi, fra di noi qualcuno opina. Compagni o ci
rendiamo conto che questa situazione di governabilità apparente e di ingovernabilità
reale del nostro paese, e non parlo soltanto del nostro paese perché sono fenomeni
diffusi in tutta l’area dei paesi capitalistici, a parte la crisi dei paesi cosiddetti
socialisti, o noi riteniamo che queste siano risolubili, attraverso i pannicelli caldi o
attraverso le scelte dure della vecchia e della nuova destra, parleremo anche di questo
più tardi, o noi riteniamo , e riteniamo per fermo che essi abbiano bisogno di una
terapia che può non necessariamente essere una terapia d’urto, ma che deve essere
una terapia alla quale hanno interesse vitale le sinistre e allora il problema
dell’alternativa di sinistra no si pone come uno scopo lontano nel tempo da
raggiungere, in tempi storici ma da porre immediatamente in tempi politici, cioè nel
senso che non è dietro l’uscio come si dice, che cosa vuol dire che non è dietro
l’uscio, se si dice che oggi non c’è una maggioranza parlamentare per un governo di
sinistra sono convinto anch’io, che non c’è una maggioranza parlamentare per un
governo di sinistra, perché socialisti comunisti anche i piccoli gruppi alla sinistra del
PCI anche se ci mettiamo i radicali dentro anche se ci mettiamo alcuni gruppi
eventualmente seceduti dalla DC è chiaro che la maggioranza non c’è, tanto più che
adesso non sono acquisiti né i socialdemocratici né i repubblicani ma compagni a cui
non sono acquisiti neppure i comunisti perché fino a questo momento l’alternativa di
sinistra è stata rifiutata dal PCI e la ragione della polemica abbastanza dura che noi
abbiamo avuto in questi ultimi tre anni, noi sinistra, a ò parte la polemica del partito
che era diversa, ma noi sinistra in questo confronto col PCI, è stata proprio nella
contrapposizione fra la scelta nostra dell’alternativa di sinistra e la scelta prevalente
del PCI di un compromesso storico che in definitiva si risolveva a negare e anzi
veniva negata esplicitamente la possibilità e l’utilità di un’alternativa di sinistra. Che
oggi le cose siano cambiate o comincino a cambiare è quello corrobora il mio
discorso, ma poi dirò perché come e come è importante è che esse cambino, e come
noi non abbiamo fino ad oggi saputo approfittare, saputo utilizzare i sintomi o la
realtà di questo cambiamento. Compagni qui il problema di una politica della sinistra
si pone in termini effettivi a parte la questione dei numeri, a parte la questione oggi di
mancanza di maggioranze parlamentari capaci di domandare oggi un governo della
sinistra , compagni ci vuole prima la disponibilità dei partiti maggiori della sinistra
cioè del PCI e del PSI non soltanto a proporre la loro candidatura al governo del
paese, ma anche a saper dire in mondo comprensibile e credibile che cosa si
propongono di fare quando fossero domani al governo, ed è quello che manca
compagni, i vari progetti parziali, a medio o piccolo termine. Le varie anche proposte
molto pregevoli che vengono e dal PSI e dal PCI su problemi specifici e sulla sanità,
e sull’agricoltura e sull’industria e sull’amministrazione delle PPSS, mancano di una
sintesi credibile che dica alla gente in modo persuasivo se la sinistra va al governo
che cosa si propone di fare di fondamentalmente diverso. La risposta più credibile in
questo momento è stata quella morale. Si è detto in definitiva che la sinistra, in questo
hanno avuto la parte fondamentale i compagni comunisti, era una politica di buon
governo. Un governo corrotto, un governo clientelare, un governo corporativista
come quello della DC, un governo che ha inquinato la vita pubblica, e devo dire ha
inquinato se stesso e ha contribuito anche ad inizi gravi di inquinamento anche del
nostro partito, per imitazione compagni(APPLAUSI) Quindi governare meglio
governare più onestamente, ma compagni senza dubbio il governare onestamente, il
governare meglio è una cosa importante, ma non è tutto, non è il governo degli onesti
che noi oggi possiamo domandare, ci sono degli onesti i quali sono fior di reazionari,
anche non è questione di questo(APPLAUSI). La questione che manca nelle tesi della
maggioranza, è la scelta dell’avversario fondamentale, ma d quando in qua un partito
socialista un partito comunista un partito della sinistra che abbia anche quella parte
della analisi marxista che non è refutabile, a parte la parte caduca, e quindi con un
metodo di analisi che comporta scelte , scelte anche ideologiche pregiudiziali, ha
trascurato di stabilire qual’è il suo avversario principale, certo in una società
pluralistica come la nostra avversari o almeno concorrenti sono i tutti, tutti i partiti
esistenti, altrimenti sarebbe un solo partito non ci sarebbe a sinistra diversi partiti,
siamo concorrenti e diversi, e quindi in certo modo avversari anche, ma qual’è
l’avversario principale del PSI e l’avversario principale del PSI se si dimentica che
non può che essere la DC analogamente a quello che avviene sotto diverse
denominazioni in altri paesi. Un grande partito a carattere popolare anche ma
fondamentalmente moderato ed occasionalmente quando i tempi lo comportano
reazionario, è la DC compagni. Cosicché anche se la DC diventasse quel partito
pulito, non clientelare alieno da abusi che io mi auguro in una democrazia, non
cesserebbe per questo di essere l’avversario storico del PSI non cesserebbe di essere
l’avversario da battere, non da battere perché sudicio ma da battere anche perché
pulito e anche essendo pulito amministra in modo più credibile la società borghese, la
società che noi vogliamo fondamentalmente cambiare. Compagni questa è la
questione fondamentale. La mancanza di questa scelta che pure emerse in modo
fondamentale al congresso di Torino, quello che l’avversario l’avversario principale
l’avversario contro cui puntare sia la DC manca nelle tesi, o comunque è sottolineato
in modo così ambiguo e così occasionale che esso non persuade nessuno. Si può che
ci sia una scelta ambivalente addirittura in certi momenti, non nelle tesi ma nella
propaganda e nella pubblicistica a cui la nostra maggioranza volentieri si dedica,
sembra alle volte che l’avversario principale non sia la DC ma che diventi addirittura
il PCI. Addirittura si ha l’impressione che per certi nostri compagni la evoluzione in
casa nel PCI, della quale si può dire quello che si vuole, che sia incompleta che sia
tardiva che sia lenta, tutto quello che si vuole, ma che è reale è innegabile, sia
guardata con sospetto e certo quasi si preferirebbe un partito ostinatamente stalinista
perché sarebbe un avversario di comodo più facilmente da battere, e dispiace a certi
compagni che i comunisti siano avviati su una strada aspra certo difficile e qualche
volta contraddittoria, di autonomia rispetto ai vincoli internazionali, e di scelte
democratiche all’interno del (nostro) partito perché questo non può essere più
riguardato come un avversario, ma anzi è l’alleato principale al quale noi auguriamo
che compia e faccia una evoluzione che noi apprezziamo profondamente e di cui
appunto perché non neghiamo la difficoltà e le asprezze apprezziamo il coraggio con
cui molti nel partito comunista si dedicano a che il processo sia irreversibile. Ora la
mancanza di scelta di questo avversario, compagni finisce per stravolgere
completamente le proposte della maggioranza del partito al congresso di Palermo.
Una maggioranza che non sceglie l’avversario principale, che non indica, che sceglie
una polivalenza di tasti da premere, che sceglie come avversari tutti e nello stesso
tempo nessuno, che quindi si presta alle coalizioni alle intese e alle alleanze più
ambigue e più contraddittorie lasciando quindi all’arbitrio della direzione che sarà
eletta a Palermo il compito che è stato largamente sfruttato in questi anni di scegliere
in modo autonomo e autarchico io direi in modo piuttosto imperiale la politica del
partito…. Questo non lo possiamo consentire e la prima battaglia la battaglia più
importante da fare a Palermo, e credo che sia una battaglia che su questo punto noi
vinceremo, è da non lasciare che le conclusioni del congresso di Palermo, siano tali
che lascino alla direzione del partito e alla segreteria del partito che ne usciranno
libertà di scelta per qualunque politica per le politiche più contraddittorie compagni.
E’ questo l’impegno che noi abbiamo, un impegno che non riguarda soltanto il partito
ma che riguarda tutta la sinistra riguarda tutta la società italiana. Compagni la
situazione della non scelta degli avversari conduce a queste aberrazioni, che si
propongono.
Vorrei ricordare due episodi abbastanza vicini nel tempo che valgono a caratterizzare
la nostra posizione e la posizione della maggioranza. Ricordo che non più tardi
dell’anno scorso, quando ancora vigeva nel pci la strategia del compromesso storico,
avemmo un dibattito a cui non partecipava soltanto la sinistra del psi c’eravamo io e
Tamburrano, quindi un craxiano c’erano Chiaramonte e altri del pci, abbiamo avuto
un dibattito molto franco e ad un certo punto i comunisti difendevano ancora il
compromesso storico perché non si era arrivati alla svolta di Genova e poi alla svolta
di Salerno erano fermamente arroccati ancora sul compromesso storico e noi che
eravamo contro il compromesso storico e noi che volevamo invece la partecipazione
del pci al governo, come legittimazione anche, che precludesse alla piena
integrazione in un governo democratico in un governo di sinistra abbiamo osservato
ai comunisti in questo modo; voi comunisti ricercate la collaborazione con la dc per
andare al governo rifiutando l’alternativa di sinistra, in sostanza perché avete la
preoccupazione che senza la dc voi non siate sufficientemente garantiti rispetto
all’opinione pubblica sulla vostra autonomia e sulla vostra democraticità, avete
bisogno in certo modo del connubio dell’ombrello protettivo e legittimante della dc
quasi che sia la dc al governo a garntire che voi non prevaricherete. Ora noi che
riteniamo invece che il pci ha tutti i numeri per partecipare al governo dichiariamo in
modo… ( badate bene che è importante che questa affermazione l’abbia fatta io ma
l’abbia condivisa anche Tamburrano) dichiariamo che voi comunisti sarete a nostro
avviso completamente legittimati alla politica di governo il giorno in cui dichiarerete
di essere disposti a governare non insieme alla dc ma anche senza e contro la dc
(applausi)
è da quel momento che la vostra scelta diventa credibile, dal momento in cui rifiutate
la balia che garantisce che farete dei passi conformi alla democrazia e alla
indipendenza del nostro paese. Bene compagni quel momento è arrivato e non ce ne
siamo accorti o almeno qualcuno nel partito ha finto di non essersene accorto. Il
momento in cui questo auspicio di allora che i comunisti dichiareranno di essere
disposti a governare senza e contro la dc è arrivato.
Si può dire che sia ambigua la decisione di Salerno si può dire che siano equivoche le
interpretazioni che sono nate, ma non c’è dubbio che il pci ha detto che esso si
propone come forza garante di un governo senza la dc di un governo cioè contro la
dc.
A questo punto noi avremmo dovuto richiedere che cosa? Avremmo dovuto
richiedere come psi, una segreteria responsabile una direzione reale avrebbe dovuto
richiedere al pci un incontro per definire i termini di un progetto comune per poter
avvalorare questa ipotesi per poter spingerla avanti per poter utilizzare questa piena
disponibilità del pci che invece è stata vista con un sospetto ingiustificato
autorizzando anche possibili ritorni di fiamma che io non mi auguro ma che
purtroppo un partito che si trovi frustrato o che si vuole spingere alla frustrazione
come il pci per cui le sue scelte non sono mai credute le sue scelte di autonomia sono
sempre messe in dubbio gli si vuol fare sempre la lezione e intendiamoci bene di
lezioni abbiamo tutti da riceverne di lezioni i comunisti hanno bisogno di riceverne e
anche noi abbiamo bisogno di riceverne, non è che io idealizzi ne il psi ne il pci, non
idealizzo nessuno compagni.
Ma altro è la lezione scambievole nel dibattito democratico altro è la minima soglia
di credibilità democratica che io credo in questo momento i partiti della sinistra
abbiano pienamente acquisito.
Ed è questo evento che noi ora sfruttiamo.
Per cui quindici giorni fa in un dibattito che la sinistra socialista ha organizzato, in
cui c’erano due relatori uno socialista Salvadori e l’altro comunista Paolo Spriano
con la partecipazione di Ruffolo mia e di Signorile da parte della sinistra socialista e
la partecipazione di compagni comunisti, è stata rilevata questa anomalia è stata
rilevata in modo espresso. Non mai come in questo momento se ci si riflette bene i
termini ideali direi e di scelta strategiche almeno sulla carta e la carta conta, del pci e
del psi , almeno quelle enunciate, sono state più vicine, ma compagni quante cose
sono state superate il pci si è reso indipendente da Mosca in eventi importanti di cui
anche le ultime vicende moscovite sono la testimonianza. Ha rifiutato il
compromesso storico, ha scelto l’alternativa democratica, si tratta di vedere
l’alternativa democratica, sino a che punto possa coincidere con l’alternativa di
sinistra ma questo è il dibattito, non è nessuno che lo possa definire a priori , ha
persino messo in discussione la pratica del centralismo democratico, almeno nelle sue
forme aberranti, il giorno in cui il pci , almeno ripeto nelle dichiarazioni ufficiali che
contano in un grande partito, si è avvicinato su un terreno in cui addirittura si
confondono ,(almeno ripeto sulla carta)
Le ipotesi del pci e del psi,. In questo momento il psi si tira indietro, e invece di
sollecitare il confronto, invece di perfezionare questo processo in modo da utilizzarlo
nell’interesse della democrazia e del socialismo nel nostro paese, il psi si mostra
diffidente mal disposto a confronti di questo genere, disposto soprattutto a una critica
distruttiva e ad un processo alle intenzioni che non ha senso perché il processo alle
intenzioni dei comunisti può avere la sua legittima ritorsione in un processo alle
intenzioni socialiste e quindi si perde un’occasione storica, e non è la prima delle
occasioni storiche che noi abbiamo perduto. Ebbene noi a Palermo intendiamo che
questa occasione storica non ancora perduta, sia ripresa che il vecchio progetto del
programma comune, compagni , … un giornale ha scritto che io sono ossessionato
dal programma comune, io può darsi che sia ossessionato però non mi arrendo
facilmente compagni, e credo che alla fine alla fine si arriverà a tutto questo, il giorno
che si riprende un progetto comune che rende credibile la proposta della sinistra e in
cui si finisca compagni questo stato lacrimevole, non mi accusate di volere le elezioni
anticipate non mi accusate di volere destabilizzare la democrazia italiana, dico che mi
ripugna questa preoccupazione della sinistra, che delle elezioni anticipate siano un
pericolo per la democrazia. Alle elezioni ci dovremo arrivare, arrivarci un anno prima
o un anno dopo poi non è che sia…..con questo io non auspico affatto la soluzione
delle elezioni anticipate oggi, ma io temo le elezioni anticipate o no, con una sinistra
che ancora non abbia fatto un progetto per poter porre la sua candidatura in sede
elettorale, al governo del paese compagni, io lo temo perché la mancanza di una
sinistra forte e risoluta e credibile è quella che determina il vero pericolo dello destra,
lo rilevava Covatta ma lo ripeto anch’io, quando si parla di nuova e di vecchia destra
e dirò quanto questa nuova destra non è poi tanto nuova, ma non è altro che una
vecchia destra imbellettata compagni, il vero pericolo per la democrazia italiana, non
è il lupo della destra dietro la porta è l’agnello della sinistra che si fa agnello perché
non sa misurare le sue forze, perché non le sa unire, (applausi) non sa proporre un suo
progetto, in una società che ha bisogno, non di utopie, ma ha bisogno di proposte
credibili, e suscettibili di sollecitare il consenso delle masse, ora io in questo stato di
sfiducia che c’è nell’opinione popolare verso la sinistra di cui una delle
manifestazioni è l’assenteismo elettorale nelle ultime elezioni, in questo momento in
cui sono in crisi i partiti e i sindacati, cioè la nostra base sociale, non credo affatto
crisi irreversibile, ma crisi ci sono, derivate da incertezze di strategia, derivate da
incertezze di sintesi, da incertezze di proposte sintetiche e che indichino la via,
quando si tratta di progetti non si tratta di stabilire progettualmente punto per punto,
si tratta di stabilire la via il filo rosso che lega una proposta politica e questo chi lo
può fare se non la sinistra compagni,e badate bene la sinistra in un momento in cui in
Italia e fuori c’è bisogno di una proposta di sinistra, altrimenti le forze di destra che
sono già in predominio prevarranno davvero, e cosa vuol dire, altro che pensare che
la minaccia di destra sia il sig. Visentini o il Corriere della sera, o che so io, che cosa
vuol dire oggi che dovunque nel mondo c’è un’insorgenza di politiche vecchie, una
reinsorgenza di politiche di destra, Reagan in America Barre e Giscard in Francia, la
signora Tatcher in Inghilterra, perfino alcune pressioni sul governo socialdemocratico
liberale in Germania, si apprestano ho hanno già iniziato politiche di destra, e badate
politiche di destra che sono la negazione, della politica assistenziale, della politica del
welfare state, quella politica socialdemocratica che o sotto il nome socialdemocratico,
o sotto altro nome è prevalso in Europa durante tutto il periodo che va (con alterne
vicende) dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi.
Compagni la forza di queste insorgenze di destra… che cosa dicono in sostanza, in
soldoni questa gente…. Voi fino ad oggi, voi socialisti democratici avanzati,
socialdemocratici, in tutti i paesi capitalistici avete sfruttato il progresso economico
nel senso di aumentare il prelievo sui guadagni della borghesia, per una
redistribuzione di redditi sotto forma assistenziale, la politica dell’assistenza dalla
culla alla tomba, le pensioni l’assistenza sanitaria l’assistenza ai vecchi ,l’assistenza
all’infanzia la cultura diffusala solarità prolungata sono tutte acquisizioni importanti,
nel nostro paese, non abbiamo avuto neanche questo perché non abbiamo avuto
neanche questa politica se non sotto forma di elargizioni clientelari, ma in altri paesi
questo c’è stato, questo è entrato in crisi compagni ma la crisi è reale, se noi sinistra
dicessimo che l’offensiva di destra non ha base, sbaglieremmo, l’offensiva della
destra esiste perché a sinistra sta mancando la base economica per proseguire questa
politica, e questo spiega la crisi verso sinistra che in questo momento pervade tutti i
partiti socialdemocratici in Europa, cioè se questa politica di assistenza , questa
politica di welfare state alimentata dalla politica Keynesista, va avanti essa non
riesce più ad alimentarsi, in Francia, e credo che la situazione in Italia sia piuttosto
analoga è stato calcolato questo, che se la politica assistenziale dei governi precednti
continuasse indefinitamente con la sua curva ascendente entro dieci anni la totalità
del reddito fiscale prelevato dai francesi basterebbe appena per le opere assistenziali.
E’ chiaro che una società non può vivere di sola assistenza è chiaro che ci sono
problemi che si aggravano, quello che gli economisti britannici chiamano la crisi
fiscale, esiste, l’insufficienza delle risorse una volta che siano concomitanti tre
fenomeni, uno, una crisi produttiva e di produzione che non è affatto provvisoria e
che continuerà, due, il fatto che i metodi tecnologici e di informatica che si estendono
nell’industria tendono ad espellere dalla produzione una buona parte di uomini e
donne e quindi riducono la forza lavoratrice, terzo, che la sanità, l’assistenza,
aumenta il numero dei vecchi, rispetto a quello dei giovani, e la stessa crisi della
natalità fa sì che la popolazione invecchia quindi ci troviamo già in questi anni in una
situazione in cui grande parte della popolazione che tende ad essere maggioranza
(oggi i più che sessantenni sono quasi la maggioranza nel nostro paese, lo diverranno
fra poco) dovranno essere mantenuti da una massa di giovani in gran parte tenuti
lontani dalla produzione o perché mantenuti nell’ambiente scolastico o perché non
trovano lavoro, e questo in un periodo di mancata crescita della produzione, è chiaro
che una società non può reggere, deve ad un certo punto abbandonare l’assistenza o
mutare sistema compagni ecco la crisi della società socialdemocratica, con tutti i suoi
fulgori compagni. Io non sono di quelli che usa la parola socialdemocratico in senso
sprezzante, anche se qualche volta in Italia abbiamo avuto ragione di usarla in questo
modo (applausi)…………… nella sua eccezione classica e capitalistica il compito di
produrre, e al governo il compito di distribuire il reddito non regge più, le basi
economiche mancano, e allora bisogna cambiare sistema e allora bisogna intervenire
nella produzione stabilire che cosa come e per chi si produce con quali intendimenti
con quali rapporti, e allora si muta il processo cumulativo in modo da rendere
possibile il proseguimento dell’opera assistenziale con una società più sobria con una
società che consumi di meno beni necessitanti energie e consumi di più servizi beni
culturali, tempo libero musica scolasticità, attività artistiche ed estetiche. Oggi il
paradosso qual è, che le risorse produttive di beni necessari per i bisogni non soltanto
minimi ma anche per i bisogni superflui degli uomini e delle donne sono più che
perfettamente acquisibili con l’attuale apparato produttivo. Eppure non riusciamo
appunto perché non interveniamo nell’apparato produttivo, a regolarlo in modo che
esso produca quello che è necessario, e lasci le risorse necessarie per migliorare
quello che si dice modo di vita.
Lo stile di vita della popolazione, è qui la grande svolta è qui che la politica
socialdemocratica finisce e finisce nobilmente anche, finisce per l’esaurirsi delle
condizioni che l’hanno resa possibile. E’ qui che la grande ipotesi socialista nasce.
Interveniamo nella produzione non con forme statizzate ma con forme anche in parte
statizzate in parte autogestionali. Con un progetto nuovo, è questo il progetto a cui io
chiamo i compagni comunisti, a fare insieme che sia credibile (applausi) perché è
possibile compagni. Non perché sia un frutto della fantasia o dell’utopia ma perché è
possibile perché è necessario perché le risorse ci sono soltanto sono mal regolate, è
qui che si apre la prospettiva, ma chi ha detto che il socialismo è ormai scomparso
dalle prospettive che si tratta di un’idea invecchiata che nessuno sa più definire in
modo credibile altro che come vaga aspirazione sentimentale all’uguaglianza e alla
giustizia compagni.
Oggi siamo all’apertura di una situazione in cui o si trova una soluzione socialista
oppure siamo alle barbarie compagni questa è la realtà delle cose (applausi).
Altro che abbandonare il socialismo come un’utopia desueta come un’eredità dei
nostri padri che noi amministriamo stancamente, da eredi qualche volta fedeli
qualche volta infedeli. Non abbiamo da amministrare la fotografia abbiamo da
rinnovarci, abbiamo da capire che la condizione del socialismo oggi non sono più
quelle di ieri, che non è più il socialismo che poteva essere introdotto con la semplice
acquisizione del potere pubblico o della proprietà pubblica e della proprietà privata,
non è più……….. il socialismo che oggi ha un rapporto enorme ………….chi può
stabilire un rapporto con il terzo mondo, un rapporto che non sia soltanto un rapporto
imperialista per aprire dei mercati ma c’è una politica europea da fare da parte dei
socialisti una politica europea sul serio io prego i compagni di guardare con qualche
attenzione la parte delle nostre controtesi dedicate alla politica internazionale. Io non
ho esitato a rivendicare la politica neutralista compagni, io non dico che oggi bisogna
uscire dall’alleanza atlantica , perché purtroppo l’alleanza c’è come purtroppo c’è il
blocco di Varsavia e le uscite unilaterali non giovano a nessuno, ma una politica di
non allineamento progressivo si compagni alla fin dei fini se perfino nel blocco
sovietico la Romania fa una politica di non allineamento, mantiene la sua
rappresentanza politica non ha rotto i rapporti diplomatici con Israele, non ha
mandato i carro armati a Praga non ha contribuito se non in misura ridotta
all’impegno per l’accumulazione per la crescita degli armamenti, che cosa ci
impedisce, pur nella fedeltà alla alleanza atlantica e agli impegni, a stabilire la stretta
delimitazione territoriale di questi impegni, a rifiutare allineamenti globali con la
politica americana la quale avrà le sue ragioni buone o cattive che siano ma che
globalmente non può coincidere affatto ………(che cosa significa questa indecente
corsa a guadagnarsi la benedizione di Reagan)o del generale Haig per (applausi)
manifestare fedeltà e richiedere preferenze e non c’è anche su questo terreno la
possibilità della nascita di una grande politica europea che stabilisca un sistema non
di sfruttamento ma di reciproca cooperazione col terzo mondo. Non c’è un grande
internazionalismo, oggi che tutti gli internazionalismi classici sono in declino,
l’internazionalismo classico della II° internazionale, quello pacifista, purtroppo
tramontò alla 1° guerra mondiale, l’internazionalismo proletario della III°
internazionale, è tramontato come tutti sappiamo e perché compagni non c’è un
nuovo internazionalismo, che cosa vuol dire oggi essere internazionalisti e se
socialisti e comunisti non sono internazionalisti che cosa sono, sono una varietà di
partito nazionale? una varietà di partito per cui la ragion di stato nazionale è
imperativa? se non hanno questo afflato internazionalista dove va a finire la nostra
progettualità, il nostro respiro più ampio, dal superamento degli interessi
perché…….. ci si offre un compito immenso compagni, stabilire con il terzo mondo
rapporti cooperativi reali in cui mutiamo il nostro modo di produrre in modo da
renderlo compatibile con la crescita dei paesi sottosviluppati. Abbiamo la forza
materiale, progettuale e culturale per poterlo fare compagni e noi soli l’abbiamo e
sottrarre questi paesi alla concorrenza fra Russia e America che si fanno per acquisire
non il dominio del loro sviluppo ma per acquisire il dominio delle loro politiche e la
mobilitazione di questi paesi a difesa dell’uno o dell’altro blocco compagni, stabilire
un rapporto cooperativo che dimentichi così le cause del conflitto, voi mi direte che
io navigo nell’astrattezza compagni, può darsi , un qualche cosa di astratto di utopico
c’è sempre e guai se non pensassimo al paradiso in fondo per chi ci crede e al
socialismo per chi non ci crede,(APPLAUSI) ma un pizzico di utopismo, che sia
soltanto il sale e non l’alimento. La politica che proponiamo è una politica realista
difficile dura, scelte…… piena di rischi anche, e forse che la politica che facciamo
oggi non ha rischi compagni, ma c’è qualcuno che può supporre sul serio che il
mondo anche se ricominciasse (molti si augurano che la crisi finisca) che si ricominci
a produrre a gettito frenetico compagni questo è impossibile, guardate dalla fine della
guerra, e nei primi trent’anni il reddito e la produzione di beni dei paesi sviluppati nel
complesso è stato a tale ritmo che ogni 15 anni la produzione veniva raddoppiata ora
pensate se si riprendesse (una cosa inaudita nella storia dell’umanità) in cui i
progressi sono stati sempre …….. il reddito veniva raddoppiato ogni 100 anni
pensate se si riprendesse……..una politica che ha consumato risorse senza
fine……….per una politica in cui in 50 anni poi il reddito sarebbe moltiplicato mi
pare 150 volte o qualche cosa del genere, una volta ho fatto il calcolo adesso non lo
ricordo, una moltiplicazione senza fine delle risorse energetiche delle risorse di
materie prime, nelle risorse di territorio nelle risorse di acqua nelle risorse di aria, ma
voi pensate sul serio che questo sia possibile, disseccare completamente le risorse del
mondo per una produzione di beni per . superflui o eccedentari, o che lasciano nella
fame lo stesso il terzo mondo, ma ci pensiamo che fra dieci anni abbiamo 5 miliardi
di uomini di cui 4 miliardi alla fame e 1 miliardo che mangia troppo compagni, e
questa gente non ci permetterà di vivere sfruttandola compagni(applausi) altro che
barbarie sono cose lontane sono cose utopiche non si può cominciare subito ma non
c’è un rapporto Brandt che indica la via sia pure graduali per cominciare subito?
Ma quello che manca è una politica socialista, e manca una politica della sinistra che
si faccia carico di questi problemi, non si faccia carico dell’opportunismo quotidiano,
perché anche noi delle volte siamo opportunisti, eccome compagni che non si faccia
carico soltanto dell’opportunismo quotidiano, ma si faccia carico di un respiro più
ampio che è il più realistico compagni. Non è realismo quello di non saper guardare
lontano, è irrealismo il guardare da miopi compagni la presbitia è una malattia ma la
miopia compagni lasciate a un miope di poterlo dire non è una brillante condizione
tanto è vero che la correggiamo. Ecco compagni che noi abbiamo delle grosse
responsabilità sul terreno delle scelte nazionali sul terreno delle scelte di politica
estera, delle scelte di politica internazionale delle linee tendenziali che dobbiamo
stabilire e in gran parte ci sono già nel progetto e delle linee applicative per cui
quando si dice che dal progetto vogliamo passare al programma si dice cosa giusta,
ma quello che io nego è che questo programma oggi allo stato in cui sono giunti i
rapporti sociali la crisi economica le difficoltà del nostro e degli altri paesi, possa
essere raggiunto da un partito o da un altro partito, o tutta la sinistra si assume questo
compito, senza sudditanze compagni, io credo che nessuno mi farà il torto di pensare
che io sia un frontista accanito o che sia succube della politica comunista, ai
compagni comunisti ho sempre parlato chiaro essi hanno parlato abbastanza chiaro
anche a me, abbiamo avuto polemiche senza fine, abbiamo avuto momenti di
contatto, momenti di collaborazione, compagni
credo che così siano da amministrare con reciproca lealtà e senza sprezzanti
autoritarismi i rapporti alla sinistra, troppe volte noi, e questo un po’ ha motivato la
reazione di Craxi, siamo stati trattati specialmente durante il periodo della solidarietà
nazionale e del rapporto privilegiato con la dc con una sufficienza……(quando ci si
scandalizza io sono fra quelli che si scandalizza) dai vertici dei segretari di partiti che
regola le azioni di governo compagni, non posso dimenticare che ancora fino a due
anni fa il vertice della maggioranza avveniva tutti i giorni attraverso i contatti di
Digiulio con il segretario di Andreotti non è che siano delle novità
compagni(applausi). Parliamoci francamente, fra persone oneste e leali fra compagni
che vogliono lavorare insieme ma che non intendono adularsi compagni, non è che
noi siamo tutta la ……. e voi siete tutta la sanità, compagni comunisti, siamo su un
terreno in cui la fallibilità i difetti ci sono, quando io dico che è necessario che i due
partiti cambino un po’ la faccia ma tutti e due non uno solo compagni, non credo di
dire una cosa aberrante, abbiamo bisogno di riassumere non soltanto un volto e un
aspetto ma di assumere una sostanza progettuale una credibilità che soltanto insieme
possiamo fare compagni. Io non so quale sia il destino, se questa politica dell’unità a
sinistra, senza subordinazioni reciproche fallisse compagni, noi, il psi ritornerebbe ad
una sudditanza di fatto dalla dc e coi partiti borghesi i comunisti guadagnerebbero
voti probabilmente, ma sarebbero in condizione di isolamento e di mancanza di
capacità o attendibilità governativa che li spingerebbe inesorabilmente lo vogliano
non lo vogliano, e non lo vogliono verso un arroccamento simile a quello del partito
comunista francese. Non è nell’interesse di nessuno che questo avvenga, questa
sarebbe la distruzione della sinistra, una sinistra o confusa o impotente compagni,
impotente magari per eccesso di forza perché ove mancasse un psi in una soluzione di
sinistra, e questa fosse affidata soltanto al pci, che non si illuda non avra mai il
consenso a governare insieme con la dc da sola, la dc ha le sue caratteristiche, sono
caratteristiche di potere insormontabili, possono fare tutte le concessioni di questo
mondo compagni, ma non pensate che ci siano delle scorciatoie non pensate neppure,
in un certo momento avete sospettato che ci fossero, ma per fortuna mi pare che
abbiate mutato già opinione, che fosse una scorciatoia la proposta di Visentini, la
proposta di questo mitico governo dei tecnici, in cui i partiti c’entrano e non
c’entrano, in cui presidente del consiglio si presenta alle camere scelto dal presidente
della repubblica, ottiene la fiducia, e la fiducia su cosa? Su quale programma, sulla
sua persona, perché è bello? O perché è biondo o perché è bruno. Deve pure
presentare un programma e poi una volta che gli si approva la fiducia lui fa il governo
e fa il programma sul quale programma poi volta a volta su una cosa la camera dice
di si, su un’altra cosa dice di no ma c’è qualche cosa di sensato, a parte la sensatezza
della posizione da cui parte, cioè di questo arbitrio e soverchieria dei partiti, c’è senso
comune in un governo che si faccia senza programmi affidato alle scelte del
presidente della repubblica che può essere la scelta più luminosa di questo mondo ma
un programma deve pur presentarlo per avere la fiducia, eppoi compagni la politica
internazionale, ma un governo di questo genere come potrebbe almeno su un punto
dovrebbe essere d’accordo , sulle linee fondamentali della politica estera, ora io
…….affatto, mi spiace di prendere ancora qualche minuto di tempo compagni, ma
lasciatemi dire che questa fola che da qualche anno è prevalsa, da due anni a questa
parte, come residuo del periodo di cosiddetta solidarietà nazionale che i partiti italiani
fossero unificati nella politica estera, perché ci sono state due mozioni di politica
estera approvate all’unanimità, salvo i fascisti compagni, come se la politica estera di
un paese sul serio ci fossero comunisti socialisti democristiani d’accordo sulla
politica estera, ma ha senso comune questo, non c’era e non c’è, tanto è vero che alla
prima occasione cioè a dire allo sme oppure alla faccenda dei missili l’accordo è
saltato e nessuno più dice oggi, io mi ricordo un dibattito molto amichevole, molto
fraterno che abbiamo avuto all’igpec all’epoca in cui appunto i comunisti si
vantavano di questa acquisizione universale della politica estera, ma voi vi fate delle
illusioni compagni, la politica estera di un paese non si modifica da un giorno
all’altro, questa è una politica di sudditanza verso gli usa, lo è stata e lo è e
probabilmente lo sarà non c’è nessuna modificazione di fatto, le parole che si auspica
di distensione, vabbè chi dice che vuole la guerra, chi dice che non vuole la
distensione, tutti sono distensivi, salvo distendere l’avversario però(applausi) e
lasciarlo inanimato, non c’era, e difatti alla prima prova queste cose………..
Come pensare che ci siano governi che si presentano sotto forma di governo degli
onesti, o sotto forma di governo dei competenti con una politica estera, almeno quella
comune, non parlo poi della politica economica, delle scelte fondamentali di politica
economica, sulle quali il dissenso non può che essere altrettanto grave, cari compagni
io credo di avere concluso delle moltissime cose che si possono dire sulla politica
economica, sulla politica internazionale e sulla politica amministrativa, mi pare
perfino superfluo ricordare l’impegno della sinistra perché le giunte di sinistra siano
non soltanto mantenute ma estese dovunque esse sia possibile dalle giunte che non
sono affatto dalle giunte che cancellano l’autonomia del partito socialista e in cui
anche la competizione, anche il dibattito con il pci non deve assolutamente essere
obnubilato. Io sono sempre dell’opinione che tanto più dei partiti sono vicini e tanto
più in questo momento diciamo sulle scelte fondamentali socialisti e comunisti sono
teoricamente almeno vicini, tanto più le differenze devono essere accentuate per non
confondersi perché c’è un patrimonio, ma non inventare le divisioni che non esistono
, ma quelle che esistono realmente si devono manifestare, perché altrimenti l’unità
resta impoverita non rafforzata, due partiti come il psi e il pci che collaborino oggi
nelle amministrazioni comunali e provinciali e regionali, domani al governo insieme
compagni, a parte la gamma enorme delle istituzioni sociali in cui collaborano, ma ci
mancherebbe altro che rinunciassero alle loro differenze, ne risulterebbe impoverita
non arricchita la collettività. Ma vi accorgete quando i cattolici e i protestanti
accentuano il processo ecumenico le chiese che tendono subito a riaffermare in modo
più deciso le loro differenze. Vi sembra che sia occasionale il culto mariologico del
papa riescogitato proprio nel momento in cui sa che questo è uno dei fondamentali
distintivi con le chiese cristiane evangeliche con cui il progetto ecumenico deve
realizzarsi non c’è sudditanza di nessun genere ma c’è un comune impegno a sapere
nel reciproco rispetto compagni che la vecchia formula di Leon Blum non possiamo
vivere insieme e non possiamo vivere divisi cioè non possiamo governare insieme e
non possiamo amministrare il paese divisi è sbagliata rispetto ai comunisti io credo
che questa pregiudiziale sia caduta è stata lenta a cadere, il recupero dell’autonomia
da parte del psi il recupero dell’indipendenza e dell’abbandono di alcuni miti del pci
che lo relegavano fuori dalla possibilità di governo e rendevano difficile o
impossibile una collaborazione di governo sono caduti o sono prossimi a cadere
totalmente quindi non è vero più che non si può vivere ne insieme ne disuniti cioè
che si è condannati alla passività si può vivere insieme pur non essendo identificati
questa è la realtà delle cose italiane ed è la realtà delle cose della maggior parte dei
paesi di pari civiltà e di pari struttura sociale e politica e quindi io non so se voi mi
domandate come finirà il congresso di Palermo, se avremo il 30 o il 20 o il 15 o lo
0% cosa che mi interessa molto è importante, certo è importante, mi interessa molto
che il dibattito non sparisca, che la sinistra conservi immutate e devo dire accentuate
appunto perché minacciate, e minacciate da una offensiva globale e non sempre
leale, lo sottolineo, con metodi di gestione sconosciuti nel partito fino ad oggi e
contro le quali dovremo reagire con aperte e franche denunce, che la sinistra che la
sinistra riesca a condizionare largamente a regolare questo processo che non è di
decadenza del partito socialista, ma è di effettiva propensione a sottrarre il partito
all’area della sinistra per collocarlo su un’area di terzaforzismo desueto tardivo, senza
base e senza avvenire su questo io credo che noi ancora abbiamo dietro di noi
espressa o non espressa la maggioranza schiacciante del partito che poi si riconosca o
non si riconosca nelle tesi, e che dobbiamo sollecitare mettendo in chiaro le cose e
mettendo in chiaro che noi non abbiamo mai contato sinistra socialista sul numero,
abbiamo passato periodi in cui eravamo niente nel partito, statisticamente eravamo il
2% all’epoca dell’unificazione con i socialdemocratici alla quale eravamo i soli ad
opporci e il compagno Demartino che oggi capeggia una frazione intransigente che si
dice oggi a sinistra (applausi) (voglio molto bene al compagno Demartino) ma come
campione della opposizione alla dc non lo so proprio vedere, comunque tutte le
modificazioni di atteggiamento sono sempre apprezzabili purché non siano
presuntuose compagni, voglio dire in quell’epoca avevamo pochissimo potere nel
partito ma ne avevamo tanto fuori del partito è in quell’epoca che abbiamo promosso
alcuni processi, quella ristrutturazione della sinistra che lentamente hanno operato, è
in quell’epoca che abbiamo contribuito nella misura delle nostre forze, ma contribuito
alla crisi degli organismi collaterali della dc, alla scelta socialista delle acli e la scelta
della acpol per i cattolici, non è stata una scelta da niente anche se non è stata
coronata da un successo elettorale forse prematuramente domandato compagni, non
dico che abbia introdotto un processo di autonomizzazione dei cattolici, rispetto alla
sudditanza obbligatoria alla dc, ma certo l’ha favorita per opera anche del compagno
Santi ricordiamolo, i coraggiosi interventi ai congressi delle acli fra cui quello
memorabile di Vallombrosa, abbiamo favorito noi, abbiamo forze sufficienti e ideali
in ogni caso, lasciatemelo dire con una punta di immodestia, superiore alla nostra
forza numerica compagni, se questa forza serve e ci viene e viene a corroborare e a
rendere più efficace una forza che fino ad oggi si è rivelata debole quando si è
autoconsiderata troppo forte compagni, a un certo momento ci siamo illusi di essere il
50% del partito ed abbiamo sbagliato tutto.(Applausi)
Mi auguro di essere più forti non troppo, però compagni, non troppo perché la forza,
l’eccesso di forza porta all’abuso di potere e spero che tutti voi compagni di Piacenza
ci aiuterete in questo compito grazie. APPLAUSI

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Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
Questa voce è stata pubblicata in Cultura, Politica, PSI - PSDI, Socialismo, Storia. Contrassegna il permalink.

2 risposte a discorso di Riccardo Lombardi a Piacenza nel marzo 1981

  1. giuseppe donato ha detto:

    Riccardo Lombardi era un grande

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