Analisi di un lombardiano-Tra funeral-comunismo e postcraxismo

Tra funeral-comunismo e postcraxismo

 

 

 

Tutti noi che frequentiamo abitualmente i social network per socializzare il nostro impegno politico a difesa della dignità e del valore della tradizione e della cultura socialista, abbiamo combattuto una grande battaglia politica e culturale contro il postcraxismo composto sia dai quei tristi e loschi figuri berlusconoidi (Cicchitto, Brunetta, Sacconi) che impudentemente si autodefiniscono socialisti, sia rispetto ai nencinismi e covattismi vari che pretendono di collocare in un centro social-liberista la nostra tradizione. E’ stata una battaglia bella ed esaltante, che ci ha attirato molte simpatie ed adesioni a riprova che c’è comunque una base socialista viva e fatta da persone con spessore culturale e voglia di fare politica in modo nobile. Così come c’è stata molta attenzione verso le noste posizioni da parte di molti compagni ed amici che non vengono dall’esperienza socialista ma guardano con interesse all’orizzonte del socialismo europeo.

Oggi siamo costretti a rafforzare le nostre posizioni identitarie in seguito al vergognoso attacco portato alla compagna Camusso, segretario della CGIL, da parte dell’organo del funeral-comunismo, “Il Manifesto” e da quell’ammasso di letame giornalistico, il fogliaccio chiamato “Il Fatto Quotidiano” sul libro paga di De Benedetti. E quindi questi ultimi li chiameremo “i letamisti” per comodità espositiva.

Perché funeral-comunisti? Perché è gente che non ha ancora elaborato il lutto per la caduta del Muro di Berlino e sono arrabbiati con il mondo intero. E la loro bile la scaricano spesso sui socialisti (anche se il Psi non esiste più dal 1994).

Ho già detto che sull’accordo interconfederale sono pienamente legittime e rispettabilissime le posizioni di dissenso. Non voglio entrare nel merito, lo abbiamo fatto ampiamente in una altra nota.

Quello che è assolutamente inaccettabile è la tesi secondo la quale la Camusso ha fatto quello che ha fatto perché è socialista ed i socialisti sono per natura traditori dei lavoratori o ladri. Certo si potrebbe obbiettare ai “funeral” che molti noti comunisti (non italiani)  del passato gli operai non solo li hanno traditi ma li hanno schiacciati sotto i carri armati: storie vecchie si dirà; certo, ma è bene ricordarle ogni tanto. Ed ai letamisti che il loro protettore (termine ambivalente) De Benedetti non è proprio uno specchio di moralità e non credo proprio che sia amico dei lavoratori. Che i letamisti si pongano come difensori dei lavoratori è un controsenso.

E comunque c’è un elemento che accomuna i funeral e i letamisti. La loro costante avversione per la costruzione in Italia di un forte partito socialdemocratico.

A scavare in profondità i letamisti sono l’ala più plebea e triviale del veltronismo , vale a dire dell’antipolitica che pretende di divenire soggetto politico. Nei “liberal” questa antipolitica si esprime nella esaltazione bipartitica del maggioritario (partiti liquidi e leaderistici) . Nei “letam” nella retorica del cafonesimo qualunquista contro i partiti ed i sindacati in nome delle “moltitudini” (chi sono, da chi sono composti, che vogliono?).

Perché oggi convergono funeral e letam? Perché probabilmente nel grosso rimescolamento di carte che il già avviato dopo-berlusconi determina, si vuole condizionare in una certa direzione la ricomposizione a sinistra del quadro politico ed ostacolare ancora una volta la formazione di un partito di ispirazione socialista e popolare. Un partito del genere farebbe da un lato saltare l’antipolitica togliendo lo spazio elettorale a sinistra al qualunquismo, e relegando i funeral nel ruolo residuale e marginale che spetta loro in una democrazia europea.

Qui è il punto. Il PD non ha sciolto alcun nodo. La sua strategia e la sua identità restano indefinite. SeL oggi si trova nella difficile condizione di fare scelte nette che però potrebbero lacerarla irrimediabilmente.

Io credo che certe lacerazioni sono inevitabili. Se si sceglie con chiarezza di essere sinistra di governo collocata nel socialismo europeo dei pezzi si perdono; ma nel contempo se ne guadagnano molti di più sottraendoli ad un PD amletico.

Questo significa fare scelte chiare: si può criticare la Cgil ma essa resta il punto di riferimento essenziale (e soprattutto non si può dar spazio a chi parla di tradimenti e similia). Si può definire benissimo una posizione critica verso la TAV, ma bisogna condannare senza se e senza ma gli atti violenti di gruppi provocatori e di teste di cazzo ed evitare alcun rapporto politico con costoro.

Come socialisti possiamo stimolare positivamente tutta l’area responsabile e seria che c’è in SeL –non solo ovviamente quelli di provenienza socialista stretta. Per cui i socialisti iscritti a sel devono all’interno alimentare il dibattito. Come area esterna dobbiamo favorire tutto ciò che in SeL si muove verso le prospettive che auspichiamo.

Il Ps+I non esiste più: non perdiamo tempo. Oggi la partita socialista si gioca tutta tra SeL e PD.

La potremo giocare al meglio se saremo un gruppo di pressione a livello di opinione e di iniziativa.

E questo chiede scelte dirimenti. E’ socialista solo chi si colloca con chiarezza alla sinistra della mediana del PD. Ed al tempo stesso una battaglia per smascherare gli inganni del pstcraxismo (che favoriscono la propaganda dei funeral e dei letam).

 

 

PEPPE GIUDICE

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Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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