Analisi di un lombardiano-….sul Pentapartito

Sbaglia clamorosamente (i post-craxiani) chi mette il Pentapartito sullo stesso piano del centro-sinistra degli anni 60 di Fanfani e Nenni.

Innanzi tutto perchè il primo centrosinistra volle dare uno sbocco a sinistra e progressista alla grave crisi politica aperta agli inizi degli anni 60: governo Tambroni , monocolore democristiano con il sostegno del MSI. Lotte di piazza contro il palese spostamento a destra dell’asse politico.

Il primo centro-sinistra nasce poi con un patto non esplicito tra Nenni ed il PCI per favorire un ingresso al governo di almeno un pezzo di quella sinistra che era stata per 17 anni all’opposizione.

Il PCI sapeva benissimo, per ragioni di politica internazionale, di non poter accedere al governo. Il PSI (anche se c’erano forti resistenze sia nell’amministrazione USA, in settori della Chiesa e della DC), dopo la fine del Fronte Popolare nel 1957, aveva le carte in regola per entrare nel governo di un paese Nato.

Ma c’era anche un altro elemento che giocava a favore. Per dare un senso positivo al concetto di Autonomia Socialista, il PSI aveva stabilito un rapporto positivo con l’anima sociale e di sinistra del mondo cattolico. Nenni, LOmbardi, Santi e lo stesso Raniero Panzieri attribuivano grande importanza il separare le masse lavoratrici cattoliche dal moderatismo e dal clericalismo.

Del resto nella sinistra DC degli anni 50 e 60 (Vanoni e Fanfani prima, e dopo Donat-Cattin) esistevano posizioni convergenti con quelle del socialismo autonomista di allora (Nenni, LOmbardi e Giolitti).

Per cui il primo centro-sinistra nasce inizialmente sulla convergenza tra l’autonomismo socialista (che non era anti-comunismo) e la sinistra sociale cattolica.

E nonostante freni e ritardi, quel centrosinistra riusci a partorire ,tra il 1963 ed il 1970, il più importante programma riformatore nella economia e nella società mai attuato nel quadro della storia repubblicana. Oggi, avendo un quadro chiaro della storia di sessantacinque anni di Repubblica, lo si può affermare con certezza.

Nazionalizzazione dell’energia elettrica, scuola media unica e gratuita, avvio di una politica di programmazione (anche se questa resta una conquista dimezzata), Statuto dei lavoratori, abolizione delle gabbie salariali, pensioni retributive, divorzio, riforma regionale. Ma c’è anche un altro elemento determinante che pochi commentatori sottolinearono tra gli effetti positivi del I centrosinistra. L’avvio del processo di Unità Sindacale che fu una bandiera di un grande sindacalista socialista della CGIL – Fernando Santi (ed ebbe il sostegno di due comunisti molto unitari come Lama e Trentin). La fine del collateralismo della Cisl e delle Acli verso la DC, rese possibile quel processo di autonomia ed unità del sindacato che poi garantì  molte conquiste ed il loro mantenimento (pensiamo un attimo alla FLM con Trentin, Carniti e Benvenuto).

Il PCI stesso ebbe un atteggiamento ambivalente verso il centro-sinistra. Amendola era favorevole, tant’è che nel 1964 arrivò a teorizzare il partito unico del Lavoro (facendo arricciare il naso a molti). Ingrao nettamente contro puntando a far uscire la componente lombardiana dal PSI. Ferrero ha i suoi antecedenti.

Il Pentapartito è tutta un’altra storia ed alla fine è stata la tomba del PSI.

Il fallimento dell’Unità Nazionale e la dura sconfitta del PCI alle elezioni del 1979 (perse in tre anni il 4,4%) aprono un quadro di grande incertezza. Il PSI aveva tutto intero (da Craxi a Lombardi) contestato il compromesso storico. Per due ragioni: avrebbe rappresentato la scomparsa del PSI; il PCI e la DC avevano elettorati entrambi alternativi, per cui se era possibile dar vita a governi di emergenza (c’era il terrorismo) con obbiettivi circoscritti e limitati, ma non ad una convergenza di lungo periodo. Il PSI alla fine degli anni 70 aveva elaborato un pensiero che tendeva a far chiarezza su due punti essenziali: il rapporto socialismo-libertà su cui non può esistere ambiguità e quindi la condanna netta e strutturale del socialismo reale e delle sue basi ideologiche; il tema del superamento della democrazia bloccata e della democrazia dell’alternativa. IL sistema italiano era bloccato dalla centralità democristaina, che di fatto era la conseguenza del dato che la sinistra (unico caso in Europa) era egemonizzata dal PCI. Ora era essenziale che il PCI evolvesse pienamente verso il socialismo democratico per costruire una sinistra unita ed alternativa alla DC.

Ma non era precisamente quello che voleva Berlinguer. Egli continuò a pensare che si dovesse governare con la DC. Al tempo stesso criticava la socialdemocrazia perchè non aveva superato il capitalismo. In realtà la sua critica era infondata, perchè allora (fine anni 70) un parte dei socialisti e socialdemocratici europei erano nei programmi più a sinistra del PCI (penso ai socialdemocratici svedesi o ai socialisti francesi ed austriaci). In realtà il socialismo europeo si pose allora il problema di come trascendere il capitalismo ma in una direzione opposta a quella del collettivismo burocratico sovietico.

La III via di Berlinguer era sostanzialmente una cortina fumogena che nascondeva il profondo travaglio identitario del PCI, un travaglio a cui invece Napolitano, Chiaromonte e Lama volevano dare uno sbocco più consono al socialismo europeo.

Craxi allora che fa? Invece di far maturare in positivo le contraddizioni del PCI, torna al governo (dopo 6 anni) con la DC (prima tripartito e poi pentapartito). Questo provoca un arroccamento del PCI il quale teme di il riemergere della conventio ad escludendum. In realtà Craxi non accetta il principio della “conventio ad escludendum” (quelli sono anni controversi e travagliati) ma crede di dare più protagonismo al PSI portandolo al governo (ed anche sotto la pressione del “partito degli assessori”. Ma in tal modo Craxi contraddice gravemente la elaborazione fatta dal PSI qualche anno prima: il superamento della democrazia bloccata. Non c’è verso! Ritornando al governo con la DC , si ridà spazio alla centralità democristiana.

Ed in questo viene “aiutato” da Enrico Berlinguer che nel 1981 lancia il proclama della “questione morale” (che esisteva ma in termini molto più ridotti rispetto al 1989-92) legato alla “diversità comunista” ed additando DC e PSI quali partiti di malaffare. Questa apparve come una posizione schizofrenica. Il PCI fino a due anni prima aveva sostenuto il monocolore democristiano di Andreotti (!). Nel 1981 (a parte il fatto che allora il PSI non era il partito degenerato del 1992) PCI e PSI amministravano insieme 6 regioni , numerose province, Milano e Roma e tantissimi altri comuni importanti. Erano insieme nella CGIL, nella Lega Cooop, nella CNA, nella ConfColtivatori.

Accusare partiti con cui o si è collaborato fino a due anni prima o con cui si continua a collaborare di essere centri di immoralità e malversazione politicamente non ha senso. Non a caso (e Napolitano lo racconta bene nel suo libro) in diversi settori del PCI vi fu una reazione fu forte e viva rispetto a tali posizioni. E poi il modo in cui Berlinguer intende la questione morale è anche alla base di molta antipolitica di sinistra.

Questa presa di posizione aiutò moltissimo Craxi a prendere pieno possesso del PSI. Mettersi sul piedistallo della diversità significa porre una barriera politica tra te e gli altri.

Nel PSI che ne uscì danneggiato furono quelle posizioni che puntavano a fuoriuscire dal rapporto con la DC e riaprire un tavolo unitario a sinistra.

Poi ci furono (nel 1983 -1985-196) riavvicinamenti tra PCI e PSI. Ma gli errori fatti sia da Craxi che da Berlinguer si cumularono e alimentarono in una reciproca diffidenza tra i militanti dei due partiti della sinistra.

Ho già detto che il Pentapartito fu un periodo controverso e rappresenta la parte peggiore della storia socialista (ma della intera sinistra) del doguerra.

Ma non fu certo il “male assoluto” di cui ha parlato una certa storiografia da pennivendoli della II Repubblica (anche per occultare i guasti di quest’ultima).

Il pentapartito continuò quel processo di democrazia bloccata con l’aggiunta di consociativismo che era iniziato nel 1976.

Non a caso il debito pubbloco (di cui tanto si parla a sproposito) inizia a salire costantemente dal 1973.Esso finanziò lo sviluppo e fu l’ammortizzatore dei conflitti sociali. Il mondo delle corporazioni lo ampliò ulteriormente. Del resto anche paesi molto sviluppati come il Giappone ed il Belgio, negli anni 90, avevano un debito pubblico del 110%del Pil. Come lo ha continuato ad avere l’Italia della II Repubblica, ma senza crescita economica, con un forte aumento delle diseguaglianze, e con la dismissione dell’apparato industriale.

Ora il pentapartito non seppe dare soluzioni ai nodi di fondo della politica italiana. Alla fine tirò a campare in una accresciuta conflittualità poco politica tra le varie lobby. Di qui prende il via quella accelerazione della degenerazione politica che fu mortale per il PSI della fine degli anni 80. E’ certo figlio del pentapartito è Berlusconi (ma lo sono anche Prodi, De Benedetti ed altri) che senza Craxi sarebbe nessuno. Questa è una macchia che resterà per sempre appiccicata a Bettino. Anche se credo che nessuno allora poteva immaginare che questo diventasse presidente del Consiglio. Craxi lo usò strumentalmente ma Berlusconi fu più barvo ad utilizzare strumentalmente lui. Ed in più non ci dobbiamo dimenticare che nel quadro del consociativismo, La Legge Mammì ebbe il sostegno di fatto del PCI (che nelo scambio manteneva il controllo di Rai 3). Il PCI approvò, negli anni 80, oltre l’80% delle leggi spesa.

Ho fatto questa riflessione sugli anni 80, per evidenziare che non è assolutamente in quegli anni che si possono cercare gli elementi di una rinascita socialista. Ma anche per evidenziare che non tutto può essere addossato a Craxi quale capro espiatorio. Le responsabilità sono molto più diffuse.

 

PEPPE GIUDICE

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Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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