Analisi di un lombardiano-Socialismo europeo, postcomunisti e le incognite Della ipotetica III Repubblica

Socialismo europeo, postcomunisti e le incognite

Della ipotetica III Repubblica

60 giovani socialisti, ripeto 60 giovani socialisti sono stati brutalmente ammazzati in Norvegia dalla furia e follia omicida della xenofobia e del razzismo, frutti perversi della globalizzazione liberale. Come hanno notato molti commentatori, pochi, in Italia, hanno sottolineato che si trattava di giovani socialisti e che proprio per questo sono stati ammazzati. Il socialismo europeo, negli ultimi cento anni, ha pagato un alto tributo di sangue nella lotta al fascismo, al nazismo; alla lotta per l’emancipazione dei lavoratori. Pochi sanno, ad esempio, che il modello sociale scandinavo non è certo frutto di benevole concessioni della borghesia (la quale benevole concessioni non ne fa mai), ma di lotte durissime (che sono costate il sangue dei lavoratori) tra gli anni 20 e 30  del secolo scorso. Però queste lotte sono state guidate dai socialdemocratici e non dai comunisti e pertanto non meritano menzione in Italia, dove qualche cretino stigmatizza sempre l’assassinio di Rosa Luxemburg (un delitto infame condannato da tutti i veri socialisti) da parte dei traditore Noske (che, detto per inciso, ha fatto ammazzare a Monaco 3000 socialdemocratici di sinistra), e mai stigmatizzano la strage di operai e marinai a Kronstad (che chiedevano la libera elezione dei soviet) da parte di Lenin e Trotzky . Non sono  sviste da poco. Quindi alla fine nell’immaginario imbecille di chi, magari da del “fottuto” ad un socialista, la socialdemocrazia viene associata al tradimento, quando in realtà è essa che in larghissima parte d’Europa ha lottato per la giustizia, il lavoro e la democrazia, pagando spesso un alto tributo di sangue e di sofferenze.

Ma, si sa, il termine socialismo è stato bandito da una II Repubblica che è nata malissimo e sta finendo ancora peggio.E nessuno si è mai veramente interrogato sul perché.

Le cause sono diverse, ma una credo di averla colta e si ricollega direttamente a ciò che affermo nella introduzione. A sinistra, dopo la contestuale scomparsa del Psi e del Pci, quella classe dirigente postcomunista che si è salvata dal ciclone del 93-94, non ha fatto quello che andava fatto. Ridefinire la identità e il progetto della sinistra lungo le coordinate valoriali e progettuali del socialismo democratico. Ha invece cercato un rapporto con i residui della corrente demitiana della DC, con il giustizialismo (anche per proteggersi da colpi di coda di quel circuito mediatico-giudiziario che ha pesantemente condizionato la nascita di questo sistema politico), con pezzi della Chiesa e soprattutto con una parte importante di quel capitalismo finanziario globalizzato che ha commissariato il centrosinistra con Prodi, Padoa-Schioppa e Ciampi.

Questa profonda anomalia a sinistra rispetto al modello medio europeo, ha a sua volta alimentato la gravissima anomalia a destra con il personaggio mediatico Berlusconi unico collante di una coalizione che teneva dentro il razzismo sciovinista e xenofobo della Lega, il postfascismo in cerca di legittimazione democratica di AN, il clericalismo, l’affarismo ed il puttanismo di ForzaItalia. La cultura politica italiana ha subito un tracollo che si è trasmesso nella più generale decadenza economica, sociale ed etica del paese.

Di questo la responsabilità ricade (nel campo della sinistra) inesorabilmente sulla classe dirigente postcomunista (di quella naturalmente che ha contato): D’Alema, Veltroni, Bassolino ecc. Certo non la si può imputare ai socialisti che possono benissimo essere accusati di aver prodotto mezze-tacche come Boselli e Nencini, ma contavano come il due di picche.

Come più volte detto, abbiamo avuto una sinistra social-liberista con i DS (che per tenere calmi i magistrati doveva ogni tanto far sfoggio di giustizialimo) ed una movimentista ed inconcludente con Bertinotti.Entrambi modelli ben lontani da quella capacità di rappresentare (pur talvolta con contraddizioni) gli interessi dei lavoratori e dei ceti popolari, come le grandi socialdemocrazie.

A nulla serve dire che anche le socialdemocrazie hanno avuto le loro derive (non tutte per la precisione). Intanto loro da quelle derive stanno uscendo e le hanno criticate (il PD no). Basta leggere gli ultimi documenti del PSF e della SPD ed il Manifesto per l’Europa. Ma queste sono le uniche forze che sono in grado di contrastare le destre sia liberiste che xenofobe. Non a caso vengono attaccati i socialisti norvegesi e non qualche gruppetto innocuo della GUE.

Oggi pare che in Italia sul  cadavere politico di Berlusconi (su questo ha perfettamente ragione Vendola) iniziano a consumarsi diversi giochi. Il PD è sotto evidente attacco (anche da un presunto fuoco amico): la vicenda di Penati è paradigmatica (più di quella di Tedesco). Ed il PD è senza difese. La diversità è un mito a cui non crede più nessuno. Non c’è stupido peggiore di chi l’ha  alimentato. Non è solo questione di avvisi di garanzia. Il PD è ormai visto come parte integrante della casta. I notabili ed i feudatari che lo stanno soffocando (ma era inevitabile che finisse così un partito nato senza identità e progetto) parlano da soli. Ed a me, che sono un critico severo del PD, preoccupa questa situazione. Anche perché SeL a sinistra non sembra essere in grado di uscire fuori da una logica che la vede come pura proiezione del leader. Ed è un guaio perché in questa fase SeL avrebbe potuto svolgere un ruolo prezioso.

Uno degli errori è stato quello di non contrastare il neoqualunquismo alimentato dai vari Stella e Rizzo, fino al fascista (che qualcuno dalla mente deforme definisce di sinistra) TRavgalio. E quindi controbattere tramite un impegno serio a ridurre drasticamente i costi della politica (anche a costo di perdere i notabili) e forti di questa battaglia, spiegare al paese che la casta non esiste solo nella politica, ma nella Magistratura, nei mass media (Santoro che guadagna 700.000 euro all’anno non può certo fare il paladino dell’edile o del precario, e soprattutto nel mondo economico (che poi controlla la stampa).

Nel 1993 furono proprio il Corriere (allora della Fiat), la Repubblica (di DE Benedetti)e la stessa Fininvest di Berlusconi ad aizzare il canagliume qualunquista. Non a caso Berlusconi ne fu uno dei beneficiari politici. Oggi si pensa ad un dopo Berlusconi fondato su un centrdestra de-berlusconizzato (che magari mette insieme Montezemolo-Montezuma, Di Pietro e Travaglio). IL Pd si illude se pensa di far arte della partita. In realtà intorno ad esso si sta stringendo una tenaglia che probabilmente agisce anche dall’interno (Veltroni?)

Se il fallimento del PD e del postcomunismo è stato nella incapacità di darsi una identità socialista, essa è stata comunque avversata da forze più o meno potenti e trasversali. Sono contro un partito socialdemocratico i Marchionne-Montezuma, i De Benededetti, i radical-chic, un pezzo della magistratura, I Santoro, i comunisti cimiteriali del Manifesto.

Ma è in quella direzione che occorre andare se non vogliamo che nei prossimi venti anni vi sia una sinistra residuale e marginalizata totalmente.

Come Network ed Associazioni, dobbiamo essere pronti a lanciare una campagna per costruire una Costituente del Socialismo Europeo. E’ l’unico modo per offrire una sponda alla crisi di PD e SeL.

Nel nome dei giovani socialisti norvegesi martiri. Sinceramente a me il nome di sinistra indeterminata non dice proprio niente. Quello di socialismo democratico, molto.

PEPPE GIUDICE

Otto Bauer grande leader del socialismo austriaco e teorico dell’ “Austromarxismo”

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Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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