Analisi di un lombardiano-QUELLA SINISTRA CHE SERVIREBBE IN ITALIA

QUELLA SINISTRA CHE SERVIREBBE IN ITALIA

 

C’è un elemento che accomuna la più evidente anomalia italiana (rispetto all’Europa) nel sistema politico sia della I che della II Repubblica: l’assenza di un partito laburista fondato sul socialismo democratico e perno di un polo progressista.

Rischiamo di ritrovare questa anomalia anche in una eventuale III Repubblica successiva alla scomparsa del berlusconismo politico dalla scena.

Nella I repubblica la sinistra italiana ha avuto una forza notevole ma ha scontato la divisione in due partiti PCI e PSI nessuno dei quali è riuscito a fondare quello che esisteva negli altri paesi europei.

Il PCI aveva un radicamento sociale per alcuni versi simile a quelle del socialdemocrazie mitteleuropee ma non aveva la loro cultura politica; il PSI era certo più vicino come cultura politico ma aveva un radicamento insufficiente.

Dopo la scomparsa di entrambi non si è stati in grado di riunificare la parte maggioritaria della sinistra nel socialismo europeo (i Ds sono stati un fallimento) e la sinistra si è progressivamente indebolita fino a sparire (il PD non lo possiamo considerare un partito della sinistra riformista – anche se alcune sue componenti lo sono)

Come dicevo, se non vogliamo riproporre l’anomalia (che poi si riflette su tutto il sistema politico) anche nella prossima fase storica dovremmo cercare di imprimere una evoluzione al corso politico attuale che cerchi, se non di raggiungere pienamente l’obbiettivo prefissato, quanto meno di approssimarlo.

Utilizzando il metodo della “teologia negativa” cercherò di evidenziare rapidamente cosa non serve alla sinistra italiana, per delineare per contrapposizione la parte propositiva.

1)      Non serve il PD: esso nasce come spinta all’americanizzazione forzata della politica italiana. Fondato sulla cancellazione della memoria socialista, sulla negazione interclassista del conflitto sociale, sulla società di individui consumatori da tutelare sul mercato. Quindi sulla sostanziale accettazione della idea liberale della società di mercato da correggere marginalmente e non da superare. La conseguenza è quella di un partito equidistante tra le ragioni del lavoro e quello dell’impresa. Che accetta passivamente le perversioni della società “liquida”. La differenza di fondo con la socialdemocrazia è che quest’ultima pur proclamandosi partito di popolo intrattiene un rapporto privilegiato con il mondo del lavoro e con il sindacato; riconosce il conflitto di classe quale motore della evoluzione sociale cercando di regolarlo democraticamente nel quadro dell’interesse generale. La socialdemocrazia  rifiuta la idea liberale della società di mercato (cosa diversa dall’economia di mercato) e punta a superarla con  un progetto di società in cui il mercato è un mezzo e non un fine (o un valore sociale)

2)      Non serve la LINKE tedesca. In primo luogo questo è una lista-partito (non un partito) che riflette la realtà specifica della Germania post-unificazione. Una somma di due entità distinte territorialmente. Un pezzo (minoritario) della sinistra SPD ad ovest, e i postcomunisti della Pds ad est. Il tentativo di Lafontaine (pur ambizioso) di fare della Linke un partito socialdemocratico di sinistra in grado di sostituire la SPD (della gestione Schroeder) è fallito. Sia per lo spostamento a sinistra della SPD dopo il congresso di Dresda del 2010 (i dati delle ultime elezioni regionali nelle due Renanie, ad Amburgo ed a Brema testimonia di un recupero della SPD e di un arretramento della Linke che ad ovest complessivamente non va oltre il 5%). Sia per il dato che l’elettorato socialista dell’ovest considera la parte orientale della Linke come l’erede della dittatura comunista dell’ex DDR (in Germania la cortina di ferro ha molto condizionato l’immaginario politico) che è stata una delle peggiori dell’ex Europa orientale. Fallito il disegno di Lafontaine mi pare che la Linke stia prendendo la piega classica di quello che definisco “sinistrismo”. Un soggetto movimentista fine a se stesso che esiste solo in funzione della continua e costante denuncia del tradimento della sinistra riformista e socialdemocratica ma senza alcun progetto politico in positivo. Insomma quello che è un tipico vizio di schegge della sinistra italiana (che va dalla Fed Sin fino al populismo ed al qualunquismo santoriano) pare stia prendendo piede anche in Germania (ma lì non c’è il PD). Non è un caso che nella Linke confluiscano i Punk, i fricchettoni, gli indignati e via discorrendo. Insomma non si può svolgere un ruolo sostitutivo di un partito socialista se non si raggiunge un certo livello di radicamento elettorale. In sua assenza ad Ovest, al posto della sinistra socialista sopraggiungono i fricchettoni, ad est il partito esiste come unica espressione del malcontento oggettivo di un’area che è socialmente la più penalizzata del paese. Fra l’altra è la Linke dell’Est che sta cercando di stabilire rapporti nuovi con la SPD.

3)      Non serve una nuova Rosa nel Pugno. Cioè un soggetto politico sulla carta liberalsocialista ma in effetti subalterno al liberismo  globalista e mercati sta. E che identifica la sinistra con le battaglie per i diritti civili (talvolta intesi anche in modo arbitrario), la liberazione sessuale, l’eutanasia ecc. Il tema dei diritti civili non è esclusiva della sinistra. Il socialismo semmai tende ad una sintesi tra diritti sociali e diritti civili e comunque a superare la connotazione individualista e mercatista che i liberal-radicali danno alla battaglia (in se giusta) per la liberazione sessuale.

Questo è certo una quadro sommario e schematico. Che però serve a far capire quello di cui avremmo bisogno.

Ma su quali gambe si potrà realizzare quel progetto socialdemocratico che in filigrana traspare da queste critiche?

Una area potenziale c’è a favore di una sinistra popolare, di governo, socialista. C’è in SeL , nel PD, in tanti senza partito, ovviamente nella nostra area di socialisti per la sinistra.

Ed è questo un progetto ragionevole perché è l’unico in grado di dare coesione ed organicità alla sinistra. Ma ha un grave difetto. Oggettivamente un progetto socialdemocratico va contro gli interessi di grossa parte del ceto (macro e micro) politico che governa i vari soggetti di cartapesta esistenti. Va contro gli interessi dei feudatari e dei notabili (macro e micro) del PD; va contro quei pezzi di ceto politico di SeL che amano gli arditi e poco chiari giochi di sponda con spezzoni del PD e parlano il linguaggio oscuro della “sinistra disaggettivata”; va contro una certa intellettualità decrepita che si raccoglie dietro il funeralcomunismo del Manifesto; va contro il sinistrismo di maniera che ha bisogno costantemente di denunziare i tradimenti dei compagni; va contro la cultura radical-chic per la quale “socialdemocvazia è pavola desueta”. Insomma va contro tutti coloro che hanno sempre impedito la evoluzione e l’allargamento della sinistra italiana. La vera rivoluzione in Italia è il socialismo democratico.

Le nostre forze sono una goccia nel mare. Abbiamo fatto un ottimo lavoro nella rete, mettendo in comunicazione ed in cooperazione politica persone, idee. Che comunque qualcosa ha prodotto. E qualche segno l’ha lasciato. Dobbiamo continuare questo lavoro, ma dobbiamo anche lanciare una sfida delle idee.

Questo paese sta vivendo un momento molto grave. Il capitalismo fa pagare le sue contraddizioni sempre ai più poveri. La manovra economica si scaricherà tutta sulla parte più debole. Non è retorica, è la realtà.

Ora le forze progressiste non possono dividersi tra chi fa la parte della “forza responsabile nell’interesse nazionale” (PD) e chi denuncia l’iniquità ma non ha nessun piano alternativo. Finora solo la CGIL ha sviluppato qualche idea isolata.

La nostra area potrebbe, in autunno, tenere una grossa convezione nazionale sul tema che è stato al centro dei seminari della Garbatella: “come si esce a sinistra dalla crisi”. A cui invitare SeL, il PD, la CGIL la stessa Fed Sin.

Favorire il confronto su contenuti tutt’altro che effimeri è un modo per sfidare l’immobilismo dei ceti politici.

PEPPE GIUDICE

Wiily Brandt

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Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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