Analisi di un lombardiano-Quella parola impronunciabile in Italia

Quella parola impronunciabile in Italia

 

 

Considerate queste mie righe come uno sfogo. In politica esiste anche questo (anche se mi rendo conto che non è la via maestra)

Più di dieci anni fa un settimanale scrisse un curioso resoconto di una visita che D’Alema fece a Lionel Jospin, allora primo ministro socialista in Francia. Era il 1998, anno in cui con gli stati generali della sinistra a Firenze si metteva in campo la poi abortita “Cosa 2”, in cui confluimmo anche noi laburisti (allora ero il coordinatore regionale di essi). Jospin chiese notizie (secondo questo resoconto) del nuovo partito che si stava costruendo ed espresse la sua meraviglia sul dato che il partito non si chiamasse “socialista”. D’Alema rispose : “ma la parola socialista è impronunciabile in Italia” con grande perplessità di Jospin

Ora questa perplessità di Jospin e dei socialisti francesi sul percorso che intraprendevano i Ds mi fu confermata qualche tempo dopo da un autorevole esponente dell’esecutivo del Psf (che parlava bene italiano).

E D’Alema era allora il punto di riferimento nei Ds di quell’ala socialdemocratica che faceva da contrappunto al nuovismo democraticista di Veltroni!!

La storia ha certo evidenziato l’opportunismo congenito di D’Alema (così come la sua abitudine a circondarsi di gente pessima)ma è certo che il mancato e convinto approdo al socialismo del postcomunismo italiano non può essere imputato a D’Alema.

Il PCI ha una storia complessa ed articolata. I postberlingueriani sono ben altra cosa (anche antropologicamente) dai cosiddetti miglioristi (mi riferisco a quelli veri come Macaluso o il nostro caro Lanfranco e non ai Liberal come Morando).

Ma è vero che il postberlinguerismo è quello che poi ha dato il “la “ alle evoluzioni del Pds-Ds-Pd (da Occhetto a Veltroni). E per costoro la parola socialista non aveva cittadinanza nel vocabolario politico.

Quindi non ci meravigliamo delle uscite estemporanee di Vendola. Anzi. IO Vendola lo ho molto criticato per lo scarso rigore di diverse sue recenti uscite. Ma da socialista non posso dimenticare le parole bellissime (e sincere) che Vendola ha dedicato alla grandezza politica e morale della tradizione socialista. Nessun post-comunista (a parte i miglioristi ovviamente) aveva usato espressioni così belle e penetranti. Per questo personalmente sarò sempre grato a Nichi. Anche se sono molto perplesso sul nuovo corso che sta cercando di imprimere a SeL.

Non perché semplicemente ha rivalutato i socialisti, ma perché Nichi ha dimostrato di essere molto diverso dalla maggioranza dei post-comunisti su un punto per me essenziale; il rispetto ed il riconoscimento del valore positivo dell’alterità ; in particolare, dell’alterità a sinistra.

L’avversione dei berlingueriani e postberlingueriani verso i socialisti poco ha a che vedere con Craxi (basta leggere i giudizi pesanti che Tatò dava su Lombardi). No, lì c’è il culto della diversità intesa come arrogante negazione o sottovalutazione di ciò che a sinistra era “altro”rispetto al PCI (e quindi sostanzialmente il Psi). Insomma l’essere più a sinistra o più a destra dipendeva dalla maggiore vicinanza o meno rispetto alle posizioni ufficiali del PCI.

E tutto questo poi ha pesato quando dopo l’89 c’era da ridefinire la identità di ciò che veniva fuori dal PCI. Finito il comunismo non si poteva dar ragione ai socialisti (quanto meno sul piano storico –nessuno certo pretendeva da loro di diventare craxiani).

Ma la cancellazione dei socialisti (come rilevava giustamente Claudio Signorile)ha finito per cancellare anche ciò che di positivo c’era nella storia del PCI (e c’era molto). Per cui Veltroni alla fine ha potuto tranquillamente dichiararsi anticomunista (dopo essere stato diversi anni nella segretaria del PCI).

Io sono stato ferocemente critico verso i postcraxiani (talvolta fino al limite dell’insulto). Considero Del Bue un personaggio aberrante. Ma DeL Bue sinceramente conta meno di ….Sollazzo! Veltroni con tutti i disastri che ha combinato pretende ancora di dar carte….

Hasta Luego

PEPPE

 

questo è il simbolo storico del socialismo italiano che nessun nano e nessuna ballerina (e nessun Nencini) potranno mai cancellare

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Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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