Analisi di un lombardiano-PSI e PCI nel 1981

PSI e PCI nel 1981

 

 

Quello straordinario (e profetico) intervento di Riccardo Lombardi del marzo 1981 presso la Fed PSI di Piacenza si inseriva nel dibattito precongressuale del Psi che avrebbe portato al Congresso nazionale tenuto a Palermo alla fine di Aprile dello stesso anno (ed a cui presenziai negli ultimi due giorni).

Un Congresso importante perché segna la presa di possesso della corrente “riformista” craxiana del partito (prima Craxi era segretario ma non aveva la maggioranza). Ed un po’ l’inizio di quel distruttivo conflitto a sinistra durato (con momenti alterni) per tutti gli anni 80 -se vogliamo essere precisi la autoliquidazione della sinistra nasce da lì – (quella degli anni 90 è difficili considerarla fino in fondo una “sinistra”).

Difficilmente si comprenderebbe però la svolta del 1981 se non si analizza il contesto nazionale e soprattutto quello internazionale in cui essa si colloca.

L’Italia, come sappiamo, è stato il paese europeo (più della Germania) maggiormente segnato dalla Guerra Fredda (che per me è un termine improprio). Un paese che ha perso la guerra, al confine tra est ed ovest e tra Nord e Sud del Mediterraneo – tra Europa, Africa e Medio Oriente. Chi controlla l’Italia controlla il Mediterraneo. Fu un un punto di forza per noi ai tempi di Giulio Cesare e di Augusto, quando diventammo l’unica e la più formidabile superpotenza dell’antichità. Diviene un punto di debolezza quando devi garantire la sovranità nazionale dopo essere stato sconfitto nella II Guerra Mondiale.

Come già ho detto altre volte lo scontro capitalismo-comunismo è la maschera ideologica dell’accordo Usa-Urss per la spartizione del mondo in aree di influenza. All’America sta bene perché gli assicura l’egemonia sui 2/3 del pianeta. Alla Russia di Stalin altrettanto perché crea un grosso cordone di stati cuscinetto attorno ad essa. E’ un guaio per il socialismo perché esso diviene prigioniero dello schema ideologico sopra descritto: chi sta con l’America sta con la borghesia chi sta con la Russia con il proletariato.

Nelle sue fondamenta il socialismo europeo  del dopoguerra è neutralista. E’ neutralista la SPD allora diretta da Kurt Schumacher, è neutralista la SFIO francese, nel Psi italiano sono neutralisti Lombardi, Santi e Foa; sono neutralisti il labour inglese e le socialdemocrazie scandinave.

Ma la realpolitik porta i socialisti democratici ad accettare la Nato (il Psi lo farà solo nel 1964) ma come male minore e senza entusiasmo. Lo stesso programma di Bad Godesberg del 1959 ha una ispirazione neutralista (propone una Germania riunificata e neutrale).

Willi Brandt, Bruno Kreisky ed Olof Palme (forse i nomi più illustri della socialdemocrazia europea) tra la fine degli anni 60 e l’inizio dei 70 cercano di immaginare un ruolo più autonomo dell’Europa Occidentale al fine di superare la contrapposizione dei blocchi che paralizzavano il continente. Brandt è nella Nato ed è più prudente, l’Austria e la Svezia non sono nella Nato (pur collocandosi con l’Occidente) hanno le mani più libere. Ma Brandt riesce a togliere agli americani il monopolio dell’interlocuzione con l’Urss. Ed avvia quella Ostpolitik che poi porterà alla conferenza sulla sicurezza europea di Helsinki (che non poco influirà sulla evoluzione dell’Europa dell’Est). In realtà, l’attivismo di Brandt, preoccupa sia gli americani che i russi, proprio perché mette in discussione lo status quo.

Gunther Grass , premio Nobel per la letteratura, ed esponente di spicco della sinistra socialdemocratica tedesca (nonché amico di Willi Brandt), ha rivelato (sono cose tratte dagli archivi dopo il 1989) come la Stasi la terribile polizia segreta della Germania Est spiasse dal 1962 sia Brandt che lui. Ulbricht uno degli stalinisti più famigerati – dittatore della Germania est- sosteneva che i più pericolosi erano i socialdemocratici di sinistra come Brandt e Kreisky ed i comunisti eretici revisionisti come Dubceck, perché entrambi ingannavano il popolo con le chiacchiere sul socialismo democratico ed erano coloro che minavano alla base l’ideologia di regime.

Infatti Brandt cadde nel 1974 (dopo aver fatto raggiungere alla SPD nel 1972 quasi il 47% dei voti) perché il suo segretario si rivelò essere una spia della Stasi. Secondo molti questo era un brutto tiro pensato insieme da Americani e Russi.

Ma alla fine degli anni 60 accade un altro fatto determinante per la politica internazionale. L’acuirsi del conflitto tra le due potenze comuniste (Urss e Cina).

La Cina maoista vuole ritagliarsi lo spazio di terzo incomodo tra Usa e Urss. E lo fa agitando la ideologia di un comunismo terzomondista, antirevisionista (molti fessi in Italia caddero in questa trappola ideologica), in realtà finalizzato a trattare da pari con le due superpotenze.

In realtà all’inizio degli anni 70 appariva molto più forte e netto il conflitto tra Urss e Cina che quello presunto tra Usa e Urss.

Alcuni socialisti europei – pur condannando senza appello il comunismo (profondamente stalinista) di Mao – ritenevano che l’attivismo cinese potesse contribuire a mettere in discussione il dualismo Usa-Urss.

Ma si sbagliavano. Nixon, nel 1972, con una abile mossa da cavallo, apre alla Cina di Mao. Nixon stesso vola a Pechino. Alla fine degli anni 70 mi parve che gli Usa puntassero sulla Cina come interlocutore privilegiato nel mondo comunista. A mio avviso è questo dato che dopo il 1979 segna il netto peggioramento delle relazioni Usa-Urss. La invasione dell’Afganistan e l’installazione dei missili SS20 puntati sull’Europa Occidentale (con l’obbiettivo di “finlandesizzarla”) sono la reazione a questo avvicinarsi tra Usa e Cina. Ma è anche la risposta ad una profonda crisi interna al socialismo reale. Come notò Castoriadis nel 1978, in Urss ormai al potere era il complesso militare-industriale. I militari controllavano di fatto il partito –almeno a partire dal 1968. Era comunque inevitabile che accadesse; di fatto il comunismo non era altro che un nazionalismo ed un militarismo travestito ideologicamente. In più nel 1980 riesplode la protesta operaia in Polonia. Il conflitto comunismo –classe operaia diventa sempre più insanabile.

Intanto gli americani installano i Cruise ed i Pershing in Germania ed in Italia. Tutto questo poi porterà nel 1985 alla elezione di Gorbaciov – ma è troppo tardi, ed è un guaio, perché un Gorbaciov qualche anno prima poteva orientare diversamente il corso degli avvenimenti.

Questo è il quadro complesso che esiste nel 1981.

La politica di unità nazionale è evaporata e con esso il compromesso storico. La situazione internazionale rende obsoleto l’Eurocomunismo. Il PCI esce dal fallimento del compromesso storico con le ossa rotte. Perde nel 1979 il 4,4% rispetto al 76 (quando prese il massimo storico) ed è in grande crisi di identità (nella misura in cui l’eurocomunismo non regge ed il socialismo reale non si riforma anzi sprofonda).

A questa crisi poteva reagire solo con una propria profonda ridefinizione identitaria, divenendo parte organica ed a pieno titolo del socialismo europeo e portando in quella direzione il suo patrimonio di idee e di radicamento sociale.

Ma Berlinguer non fa questa scelta. Anche lo strappo che fa è con Mosca; non c’è una fuoriuscita piena dal comunismo verso il socialismo democratico. Anzi Berlinguer continua a criticare duramente  la socialdemocrazia (ma, qui è la contraddizione, a intrattenere buoni rapporti con Brandt, Kreisky e Palme – i più importanti dirigenti della socialdemocrazia europea!) .

La stessa proposta di alternativa democratica (un vecchio slogan di Basso negli anni 50) risulta poco definita nei suoi interlocutori politici. Non si capisce se è una proposta rivolta al Psi ed al Pri per una alternativa di governo alla DC o se è rivolta ad un ipotetico popolo progressista trasversale al Psi e alla stessa Dc.

Proprio su questa indeterminatezza gioca le sue carte Craxi al congresso. Il progetto di Craxi è fondamentalmente velleitario (ha ragione De Martino): egli punta – mediante il ritorno al governo con la DC – a logorare e sfiancare un PCI in profonda crisi di progetto politico. Fino a riequilibrare i rapporti di forza elettorali, ed a questo punto riaprire il dialogo a sinistra. Craxi è avvolto in un disegno tutto politicista, ma appunto velleitario, perché il riequilibrio dei rapporti di forza era impossibile; l’unica politica realistica e praticabile dal Psi (ed era quella che indicava Lombardi) era di stimolare il Pci ad evolvere pienamente in senso socialista (sul progetto di nuovo socialismo democratico che Lombardi indica nel suo intervento da me pubblicato).

Lombardi nel suo bellissimo intervento al Congresso, disse che Craxi aveva comunque avuto un merito: aver rilanciato la politica autonomista. E proprio questo rilancio permetteva al Psi di non essere accusato di subalternità al PCI nel momento in cui apriva una fase di confronto costruittivo a sinistra. Lombardi non era convinto che Berlinguer avesse abbandonato il compromesso storico e volesse l’alternativa alla DC. Sia Macaluso che Signorile in un recente convegno, hanno affermato che Berlinguer sperava in  una segretaria De Mita della DC per riaprire il discorso della unità nazionale. Ma De Mita utilizzò in modo strumentale il rapporto con il Pci, solo per ridurre le pretese di Craxi. Non pensava certo ad un governo con il PCI (soprattutto in una  fase in cui il rapporto Usa-Urss andava peggiorando).

Lombardi però dice: “noi non chiudiamo le porte in faccia alla proposta di alternativa democratica, pur con tutte le sue ambiguità. Andiamo a vedere le carte di Berlinguer. Sfidiamo il PCI alla costruzione di un programma comune per l’alternativa”. In questo modo sarebbero scoppiate le contraddizioni interne al Pci ed alla proposta berlingueriana. Secondo me la contraddizione che Berlinguer non riusciva a far quadrare era quella di voler cambiare e mantenere unito il partito al tempo stesso. Impossibile. Il vizio del comunismo italiano sta tutto in quella frase: “mai avere nemici a sinistra”. Se vuoi una sinistra che sia in grado di stare al passo con le trasformazioni senza smarrire i suoi ideali ed i suoi obbiettivi, è inevitabile farsi degli avversari anche a sinistra. E’ inevitabile rompere con una sinistra conservatrice e dogmatica (Vendola ne sa qualcosa).

Certo una evoluzione in senso socialista del PCI avrebbe comportato la rottura con l’ala neostalinista e filosovietica, ma questo avrebbe posto le basi tramite la riunificazione con il Psi (e forse con pezzi della sinistra cattolica) di una seria alternativa laburista alla DC. Del resto l’elettorato del PCI nel 1981 era fatto in larga parte da socialdemocratici non certo da fan dell’Unione Sovietica. Una scissione avrebbe prodotto un partito minoritario e marginale.

Del resto Lombardi, sempre a Palermo, dice chiaramente a Berlinguer di non pensare assolutamente di usare la sinistra socialista come sponda politica. Se egli vuole riprendere il discorso con il Psi lo deve fare con il gruppo dirigente uscito dal congresso.

Fra l’altro la maggioranza che sosteneva Craxi non era affatto omogenea culturalmente e politicamente. Io ascoltai gli interventi di Signorile, di Formica e di Martelli (che era la destra “liberal” ed anticomunista del Psi) . Beh l’intervento di Formica mi pareva molto più vicino a quello di Signorile che a quello di Martelli (compagno di corrente); soprattutto nella forte apertura a quella parte del Pci non berlingueriana (Lama, Napolitano).

La sinistra di Signorile e Lombardi non presentò un documento completamente alternativo  alle tesi di Craxi. Su 11 tesi (così mi pare) se ne accettavano 7 e su quattro si presentarono tesi alternative. Solo la piccola mozione Achilli-De Martino, presentò un documento integralmente alternativo (che ebbe il 5%)

La situazione era quindi fluida ed aperta.

Se non che, qualche mese dopo, Berlinguer fece la sua famosa intervista sulla “questione morale” a Scalfari (intervista non concordata con la segretaria – stando a quel che riferisce il presidente Napolitano nella sua autobiografia politica). In quella intervista accanto alla giusta denunzia della tendenza dei partiti ad occupare spazi non propri (per la verità anche il Pci faceva così) si ribadisce la “diversità” morale ed antropologica comunista e di fatto si accusano la Dc ed il Psi di essere partiti di malaffare (in questo modo inizia quella antipolitica che troverà in Santoro il massimo interprete).

Ora il PCI aveva appoggiato fino a due anni prima un monocolore DC guidato da Andreotti !!! Signorile giustamente rilevava che il PCI nel 1981 governava sei regioni con il Psi, più le città di Milano, Torino, Roma e Genova. Stavano insieme, comunisti e socialisti nella CGIL, Lega coop, Confcoltivatori, Cna ….. Craxi fu durissimo e parlò di “neurocomunismo”, ma anche le componenti di sinistra del Psi da Lombardi-Signorile, Achilli e la stessa ala sinistra dei craxiani (Formica, De Carli, Dell’Unto) ricevettero una sberla politica in faccia. Certo Napolitano cercò si smarcarsi ma non voleva mettere a repentaglio la unità del partito.

Insomma il risultato fu che Craxi assunse il pieno controllo del Psi e lo trascinò nella palude del Pentapartito. Certo lo stesso Craxi cercò in modo alternato di riaprire il dialogo (nel 1983 ci fu il famoso incontro alle Frattocchie tra Berlinguer e Craxi).

Ma complessivamente si avviò un processo di progressivo deterioramento dei rapporti politici.

Craxi e Berlinguer erano diversissimi. Ma una cosa avevano in comune (oltre ad essere forti fumatori); a differenza di Lombardi e De Martino nel Psi e di Amendola e Lama nel PCI privilegiavano il rafforzamento dei propri partiti slegato da un ragionamento complessivo sulla possibilità della sinistra di essere protagonista.

Ora l’anomalia italiana, come dice Ruffolo, è che la sinistra è sempre stata una incompiuta. Pci e Psi da soli non avrebbero mai potuto rappresentare ciò che negli altri paesi hanno rappresentato i partiti socialisti di massa. Erano pezzi di un “Puzzle” che non è stato in grado di ricombinarsi. Con grave danno per la democrazia italiana.

PEPPE GIUDICE

Giulio Cesare – il suo vero volto

Annunci

Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
Questa voce è stata pubblicata in Comunismo e PCI, Cultura, Politica, PSI - PSDI, Socialismo, Storia. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...