Analisi di un lombardiano-Precisazioni sul post-900

Precisazioni sul post-900

 

 

Mi rendo conto che l’espressione da me usata “il comunismo è stata la più grande presa per il culo del 900” può apparire becera ed addirittura offensiva per qualcuno. Ho anche aggiunto che tanti compagni in perfetta buona fede hanno creduto nell’Unione Sovietica o nella Cina (il comunismo di cui parlo si riferisce al “socialismo reale” o comunismo al potere) tra i quali anche socialisti degli anni 50 come i miei due nonni (mio nonno paterno ascoltava spesso “Radio Mosca” in italiano). Anche loro sono stati presi per il culo? Certo! Ma non per questo mi sento di condannarli. Tutti possiamo sbagliare (anche io ho fatto errori di cui mi vergogno); l’importante è poi saper riconoscere tali errori. Il nostro carissimo presidente e compagno Giorgio Napolitano (meno male che c’è-se non ci fosse dovremmo inventarlo), Emanuele Macaluso, il caro amico e compagno Lanfranco Turci, Gavino Angius hanno riconosciuto con grande onestà intellettuale i loro errori. Come molti socialisti hanno riconosciuto i propri. Ma vedere una persona intelligente come Rossana Rossanda continuare a difendere un criminale folle come Mao Tse Tung è segno di forti limitazioni.

Ma nel diverso giudizio che socialisti ed ex comunisti danno sul socialismo reale, credo che vi sia un elemento oggettivo di differenza culturale e di interpretazione della storia non eliminabile. I comunisti italiani, già negli anni 60, iniziarono una graduale (ma lenta) presa di distanza dall’Urss. E’ un fatto incontestabile. Ma nonostante ciò i comunisti videro nell’Urss (pur criticandone il carattere autoritario) una forma di socialismo realizzato , con delle connotazioni “illiberali” (Berlinguer), ma sempre socialismo nella sua struttura economica e sociale. I socialisti, dopo il 1957, – si vedano in particolare le posizioni di Lombardi, De Martino e Giolitti – pur criticando le insufficienze ed i limiti della socialdemocrazia (qui c’è anche un difetto di conoscenza) ritenevano che l’Urss(o la Cina) fossero sistemi strutturalmente incompatibili con i valori di liberazione sociale del socialismo stesso.

In più i socialisti ritennero che la contrapposizione Usa-Urss non era affatto la riproduzione dell’antagonismo di classe borghesia.proletariato su un piano geopolitico internazionale ma lo scontro tra due sistemi imperiali usciti dalla II Guerra Mondiale. E’ una differenza non secondaria che ha implicato, per lungo tempo, conseguenze politiche diverse.

Io credo che nella cultura socialista (e forse qui si spiegano le forti differenze interpretative) vi sia una maggiore vicinanza al pensiero del socialismo anarchico – Koprotkin, Malatesta, Merlino – che a quello comunista-leninista. Il filo rosso del pensiero socialista è legato ad una visione nettamente anti-giacobina del socialismo (alla linea Blanqui-Lenin) ed a favore di una visione libertaria, umanistica ed autogestionaria del socialismo. Certo il pensiero anarchico nel socialismo democratico viene depurato di quegli elementi ribellistici ed antagonisti presenti, ma resta ferma la ispirazione libertaria. Lo stesso marxismo di Saragat, Mondolfo,Basso, Lombardi ha forti connotazioni umanistico-libertarie.

E’ evidente che una volta finito il frontismo tale cultura riemergesse tramite una critica radicale al socialismo reale.

Si potrà discutere a lungo sulla funzione storica dell’Unione Sovietica nel dopoguerra. I comunisti insistono che nonostante le degenerazioni l’Urss ha comunque svolto una funzione progressiva, altri dicono di no (io sono fra quest’ultimi e l’ho spiegato). Nessuno può però nascondersi che stalinismo e maoismo sono stati un incubo agghiacciante e la negazione di tutti i valori in cui una persona della sinistra democratica crede.

E che se certo la socialdemocrazia ha avuto i suoi errori e le sue contraddizioni (che spesso vengono riconosciute da essa stessa) tali errori non possono assolutamente essere messi sullo stesso piano degli orrori dello stalinismo. Lo stesso fatto che comunque la pressione militare-ideologica dell’Urss è stato un pungolo per fare le riforme in Europa Occidentale può valere per l’Italia e la Francia (dove c’era una considerevole presenza comunista),ma non certo per i paesi scandinavi, la Germania, L’austria , il Belgio, dove non c’erano (o erano marginali). E questi sono i paesi dove si è realizzato il modello sociale più avanzato.

C’è una vecchia idea comunista (anche nei migliori comunisti): che i socialisti siano stati una sorta di “ventre molle” della sinistra e del Movimento Operaio ed avevano per forza bisogno dei comunisti. Così non è stato per molti paesi europei: la socialdemocrazia di Olof Palme o Bruno Kreisky ha fatto benissimo senza i comunisti. E voglio ricordare che se è vero che in Italia la forza organizzata del PCI è stata un indubbio fattore di progresso, non dimentichiamo che i processi riformatori più importanti degli anni 60 sono stati il frutto della iniziativa politica socialista e della sinistra cattolica.

Lo dico senza nessun rancore, credetemi. Anche perché poi il PSI di Craxi in parte quella fine se l’è meritata (anche se poi le demonizzazioni producono guai su guai). E comunque le mie sono posizioni strettamente personali, forse anche frutto di un tormento intellettuale, ma credo utili in un momento in cui la sinistra deve porsi il problema del progetto di società da contrapporre al modello neoliberale. Proprio per questo non si può far finta che il 900 non sia esistito.

 

Peppe GIUDICE

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Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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