Analisi di un lombardiano-Matteotti, Gramsci ed il culto della diversità

Matteotti, Gramsci ed il culto della diversità

 

 

 

Mi ha colpito leggere che Gramsci abbia definito Matteotti come un “pellegrino del nulla” subito dopo il suo assassinio. La frase che Gramsci fa sua è in realtà di Karl Radek, uno dei più presuntuosi, megalomani e narcisisti esponenti del bolscevismo (fu segretario della III Internazionale) che fu poi travolto (morì in un campo di concentramento staliniano) dal sistema che lui stesso aveva contribuito a costruire. Ma Gramsci comunque la frase la fa sua e questo la dice lunga sull’atteggiamento che allora avessero i comunisti verso i socialisti, anche di quelli come Matteotti che avevano dedicato la loro vita alla causa dei lavoratori ed alla lotta intransigente contro il fascismo.

Su Gramsci ho avuto sempre un giudizio articolato, ma mai entusiastico. Tra i comunisti italiani quello per cui ho la massima considerazione è Giuseppe Di Vittorio.

Non entusiasta perché Gramsci, pur con indubbi spunti di originalità restò sempre un comunista leninista convinto. Come ha più volte sottolineato Massimo Salvadori, Gramsci è la più compiuta espressione del leninismo in occidente.

A tale proposito citerò un lungo passo di un saggio (che contiene diverse citazioni di Gramsci) che Rodolfo Mondolfo scrisse su Critica Sociale nel lontano 1963:

“Nel lungo e difficile processo di creazione degli “intellettuali organici”, che devono costituire il moderno Principe – la fedeltà e la disciplina – dice Gramsci – sono inizialmente la forma che assume l’adesione della massa, e la sua collaborazione allo sviluppo dell’intero fenomeno culturale – ; ma che non si tratti solo di esigenza e condizionamento iniziale, bensì permanente, appare dalle dichiarazioni che seguono: “perciò si può dire che i partiti sono gli elaboratori delle nuove intellettualità totalitarie”- Sono dichiarazioni molto significative, la cui interpretazione non può essere dubbia e discutibile. E nessuno sforzo di abilità esegetica può riuscire a dare un significato democratico al passo del libro sul Machiavelli che mi ha maggiormente impressionato nei miei studi su Gramsci e che qui torno a citare testualmente – il moderno Principe, sviluppandosi, sconvolge tutto il sistema di rapporti intellettuali e morali, in quanto il suo svilupparsi significa appunto che ogni atto viene ad essere concepito come utile o dannoso, virtuoso e scellerato, solo in quanto ha come punto di riferimento il moderno Principe stesso e serve ad incrementare il suo potere e a contrastarlo. Il Principe prende il posto, nelle coscienze della divinità o dell’imperativo categorico….- In una concezione democratica il posto dell’imperativo categorico spetta all’umanità ed al suo bene, non al Principe, antico o moderno che sia, ed al suo potere. La collocazione di un Principe sul trono o sull’altare della venerazione popolare converte le elites politiche burocratiche e tecnocratiche, investite di tale autorità, in dominatrici delle masse e delle coscienze. Questa via può condurre solo al totalitarismo come in Russia; e senza dubbio la suggestione dell’esempio russo ha influito sulla concezione gramsciana dell’egemonia”.

Questa non è la critica di un liberalsocialista (di quelli “un tanto al chilo” degli anni 80) ma di una socialista marxista democratico (come appunto Mondolfo), uno dei più importanti esegeti ed interpreti del pensiero di Marx in Italia (è uno che ha letto i suoi testi in tedesco). Per Mondolfo stesso non tutto il pensiero di Gramsci è riducibile a quelle frasi sopra riportate (infatti il suo saggio si intitola “le antinomie di Gramsci”), ma non c’è dubbio che la continuità tra Lenin e Gramsci appare evidente in tali passi Anzi la funzione di avanguardia del partito viene estremizzata (in modo che lo stesso Lenin non si sarebbe mai sognato di fare) fino a farlo diventare il soggetto di una pedagogia totalitaria.ù

Sgombrando il campo delle coglionerie dette dai vari Pellicani, negli anni 80, la vera contesa teorica e pratica tra socialisti e comunisti sta nel rapporto tra Marx e Lenin. Se esso sia di continuità piena (come hanno sempre sostenuto i comunisti) o di rottura, considerando Lenin ,i teorici socialisti del marxismo come una variante del pensiero giacobino-borghese . La stessa Rosa Luxemburg – socialista rivoluzionaria- ebbe fin dal 1905 una forte polemica con Lenin, il quale considerava la coscienza di classe come qualcosa portata dall’esterno al movimento operaio. Dall’esterno da parte di una avanguardia di rivoluzionari di professione (“la casta rivoluzionaria”). Contestando la astratta (e molto idealistica) contrapposizione leniniana tra spontaneità e coscienza, la Luxemburg rileva come quest’ultima è in larga parte il prodotto della esperienza storica concreta e non come una “illuminazione” dall’alto di una minoranza di iniziati. Per cui il partito resta la memoria politica del movimento operaio (che ricorda ad esso i fini della sua azione) ma non può diventare una avanguardia depositaria di verità supreme.

Ora questa frase di Radek e Gramsci contro Matteotti è tipica di chi sente di avere dalla propria parte la presenza di verità supreme.

Tutti noi siamo convinti che i partiti siano la forma migliore e più avanzata di organizzazione della democrazia. Ma essi (come ci ricordava Riccardo Lombardi) restano strumenti, non sono dei feticci da adorare ed i dirigenti sono uomini che possono sbagliare (in quanto uomini).

In concetto di diversità che per lungo tempo è stato ad indicare il partito depositario della coscienza di classe (quante cazzate ha scritto Luckacs in proposito!) ed è finito poi a designare il partito depositario della onestà e della moralità è figlio di una cultura integralista, che come Mondolfo dice nel suo commento a Gramsci è in contrasto con l’idea democratica.

Molta acqua è passata sotto i ponti. Nessuno vuole riaprire vecchie ferite. Vogliamo solo che non si sentano più frasi come quella detta da Gramsci verso Matteotti. E questo è possibile se il passato non lo si rimuove ma lo si analizza criticamente. Il passato di tutti.

 

PEPPE GIUDICE

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Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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