Analisi di un lombardiano-Lombardi a Piacenza nel 1981 sul nuovo socialismo

Questo discorso (fatto a braccio)  di Riccardo Lombardi ad un convegno della Federazione del PSI di Piacenza del Marzo del lontano 1981 è profetico su quello che sarebbe accaduto negli anni 80. Delinea il progressivo esaurimento della politica socialdemocratica classica. E la distinzione tra modello socialdemocratico e progetto del socialismo democratico. 30 anni fa, Lombardi delinea le linee di fondo di un possibile socialismo del XXI Secolo. Le cose di cui dovremmo discutere oggi. Da notare il tema attualissimo dei limiti della crescita e dello sviluppo e su un nuovo modo di produrre e consumare (ma questa elaborazione Lombardi già la aveva fatta agli inizi degli anni 70.

Peppe

…………Compagni la forza di questa nuova  destra… che cosa dice in sostanza? Voi fino ad oggi, voi socialisti democratici avanzati, socialdemocratici, in tutti i paesi capitalistici avete sfruttato il progresso economico nel senso di aumentare il prelievo sui guadagni della borghesia, per una redistribuzione di redditi sotto forma assistenziale, la politica dell’assistenza dalla culla alla tomba, le pensioni l’assistenza sanitaria l’assistenza ai vecchi, l’assistenza all’infanzia la cultura diffusa, sono tutte acquisizioni importanti, nel nostro paese, non abbiamo avuto neanche questo perché non abbiamo avuto neanche questa politica se non sotto forma di elargizioni clientelari, ma in altri paesi questo c’è stato, questo è entrato in crisi compagni ma la crisi è reale, se noi sinistra dicessimo che l’offensiva di destra non ha base, sbaglieremmo, l’offensiva della destra esiste perché a sinistra sta mancando la base economica per proseguire questa politica, e questo spiega la crisi verso sinistra che in questo momento pervade tutti i partiti socialdemocratici in Europa, cioè se questa politica di assistenza , questa politica di welfare state alimentata dalla politica Keynesiana, va avanti essa non riesce più ad alimentarsi, in Francia, e credo che la situazione in Italia sia piuttosto analoga è stato calcolato questo, che se la politica assistenziale dei governi precedenti continuasse indefinitamente con la sua curva ascendente entro dieci anni la totalità del reddito fiscale prelevato dai francesi basterebbe appena per le opere assistenziali.

E’ chiaro che una società non può vivere di sola assistenza è chiaro che ci sono problemi che si aggravano, quello che gli economisti britannici chiamano la crisi fiscale, esiste, l’insufficienza delle risorse una volta che siano concomitanti tre fenomeni, uno, una crisi produttiva e di produzione che non è affatto provvisoria e che continuerà, due, il fatto che i metodi tecnologici e di informatica che si estendono nell’industria tendono ad espellere dalla produzione una buona parte di uomini e donne e quindi riducono la forza lavoratrice, terzo, che la sanità, l’assistenza, aumenta il numero dei vecchi, rispetto a quello dei giovani, e la stessa crisi della natalità fa sì che la popolazione invecchia quindi ci troviamo già in questi anni in una situazione in cui grande parte della popolazione che tende ad essere maggioranza (oggi i più che sessantenni sono quasi la maggioranza nel nostro paese, lo diverranno fra poco) dovranno essere mantenuti da una massa di giovani in gran parte tenuti lontani dalla produzione o perché mantenuti nell’ambiente scolastico o perché non trovano lavoro, e questo in un periodo di mancata crescita della produzione, è chiaro che una società non può reggere, deve ad un certo punto abbandonare l’assistenza o mutare sistema compagni ecco la crisi della società socialdemocratica, con tutti i suoi fulgori compagni. Io non sono di quelli che usa la parola socialdemocratico in senso sprezzante, nella sua eccezione classica: al capitalismo il compito di produrre, e al governo il compito di distribuire il reddito non regge più. Le basi economiche mancano, e allora bisogna cambiare sistema e allora bisogna intervenire nella produzione stabilire che cosa come e per chi si produce con quali intendimenti con quali rapporti, e allora si muta il processo cumulativo in modo da rendere possibile il proseguimento dell’opera assistenziale con una società più sobria con una società che consumi di meno beni necessitanti energie e consumi di più servizi beni culturali, tempo libero musica scolasticità, attività artistiche ed estetiche. Oggi il paradosso qual è, che le risorse produttive di beni necessari per i bisogni non soltanto minimi ma anche per i bisogni superflui degli uomini e delle donne sono più che perfettamente acquisibili con l’attuale apparato produttivo. Eppure non riusciamo appunto perché non interveniamo nell’apparato produttivo, a regolarlo in modo che esso produca quello che è necessario, e lasci le risorse necessarie per migliorare quello che si dice modo di vita.

Lo stile di vita della popolazione, è qui la grande svolta è qui che la politica socialdemocratica finisce e finisce nobilmente anche, finisce per l’esaurirsi delle condizioni che l’hanno resa possibile. E’ qui che la grande ipotesi socialista nasce.

Interveniamo nella produzione non con forme statizzate ma con forme in parte autogestionali. Con un progetto nuovo, è questo il progetto a cui io chiamo i compagni comunisti, a fare insieme che sia credibile (applausi) perché è possibile compagni. Non perché sia un frutto della fantasia o dell’utopia ma perché è possibile perché è necessario perché le risorse ci sono, soltanto sono mal regolate, è qui che si apre la prospettiva. Ma chi ha detto che il socialismo è ormai scomparso dalle prospettive che si tratta di un’idea invecchiata che nessuno sa più definire in modo credibile altro che come vaga aspirazione sentimentale all’uguaglianza e alla giustizia compagni?

Oggi siamo all’apertura di una situazione in cui o si trova una soluzione socialista oppure siamo alle barbarie compagni questa è la realtà delle cose (applausi).

Altro che abbandonare il socialismo come un’utopia desueta come un’eredità dei nostri padri che noi amministriamo stancamente, da eredi qualche volta fedeli qualche volta infedeli. Non abbiamo da amministrare la fotografia abbiamo da rinnovarci, abbiamo da capire che la condizione del socialismo oggi non sono più quelle di ieri, che non è più il socialismo che poteva essere introdotto con la semplice acquisizione del potere pubblico o della proprietà pubblica e della proprietà privata, non è più……….. il socialismo che oggi ha un rapporto enorme ………….Chi può stabilire un rapporto con il terzo mondo, un rapporto che non sia soltanto un rapporto imperialista per aprire dei mercati. C’è una politica europea da fare da parte dei socialisti, una politica europea sul serio; io prego i compagni di guardare con qualche attenzione la parte delle nostre contro-tesi dedicate alla politica internazionale. Io non ho esitato a rivendicare la politica neutralista compagni, io non dico che oggi bisogna uscire dall’alleanza atlantica , perché purtroppo l’alleanza c’è come purtroppo c’è il blocco di Varsavia e le uscite unilaterali non giovano a nessuno, ma una politica di non allineamento progressivo si compagni alla fin dei fini se perfino nel blocco sovietico la Romania fa una politica di non allineamento, mantiene la sua rappresentanza politica non ha rotto i rapporti diplomatici con Israele, non ha mandato i carro armati a Praga, non ha contribuito se non in misura ridotta all’impegno per l’accumulazione per la crescita degli armamenti, che cosa ci impedisce, pur nella fedeltà alla alleanza atlantica e agli impegni, a stabilire la stretta delimitazione territoriale di questi impegni, a rifiutare allineamenti globali con la politica americana la quale avrà le sue ragioni buone o cattive che siano ma che globalmente non può coincidere affatto ………(che cosa significa questa indecente corsa a guadagnarsi la benedizione di Reagan)o del generale Haig per (applausi) manifestare fedeltà e richiedere preferenze e non c’è anche su questo terreno la possibilità della nascita di una grande politica europea che stabilisca un sistema non di sfruttamento ma di reciproca cooperazione col terzo mondo. Non c’è un grande internazionalismo, oggi che tutti gli internazionalismi classici sono in declino, l’internazionalismo classico della II° internazionale, quello pacifista, purtroppo tramontò alla 1° guerra mondiale, l’internazionalismo proletario della III° internazionale, è tramontato come tutti sappiamo e perché compagni non c’è un nuovo internazionalismo, che cosa vuol dire oggi essere internazionalisti e se  socialisti e comunisti non sono internazionalisti che cosa sono, sono una varietà di partito nazionale? una varietà di partito per cui la ragion di stato nazionale è imperativa? se non hanno questo afflato internazionalista dove va a finire la nostra progettualità, il nostro respiro più ampio, dal superamento degli interessi perché…….. ci si offre un compito immenso compagni, stabilire con il terzo mondo rapporti cooperativi reali in cui mutiamo il nostro modo di produrre in modo da renderlo compatibile con la crescita dei paesi sottosviluppati. Abbiamo la forza materiale, progettuale e culturale per poterlo fare compagni, e noi soli l’abbiamo, per sottrarre questi paesi alla concorrenza che Russia e America si fanno per acquisire non il dominio del loro sviluppo ma per acquisire il dominio delle loro politiche e la mobilitazione di questi paesi a difesa dell’uno o dell’altro blocco compagni; stabilire un rapporto cooperativo che dimentichi così le cause del conflitto, voi mi direte che io navigo nell’astrattezza compagni, può darsi , un qualche cosa di astratto di utopico c’è sempre (APPLAUSI) ma un pizzico di utopismo, che sia soltanto il sale e non l’alimento. La politica che proponiamo è una politica realista difficile dura, scelte…… piena di rischi anche, e forse che la politica che facciamo oggi non ha rischi compagni? Cè qualcuno che può supporre sul serio che il mondo anche se si ricominci a produrre a gettito frenetico, compagni, questo è impossibile. Guardate, dalla fine della guerra, e nei primi trent’anni il reddito e la produzione di beni dei paesi sviluppati nel complesso è stato a tale ritmo che ogni 15 anni la produzione veniva raddoppiata. Se riprendesse questa tendenza, una volta ho fatto il calcolo, adesso non lo ricordo, si andrebbe ad una moltiplicazione senza fine del consumo di risorse energetiche, delle materie prime, delle risorse del territorio, delle risorse idriche dell’aria. Ma voi pensate sul serio che questo sia possibile, disseccare completamente le risorse del mondo per una produzione di beni superflui o eccedentari, o che lasciano nella fame lo stesso il terzo mondo, ma ci pensiamo che fra dieci anni abbiamo 5 miliardi di uomini di cui 4 miliardi alla fame e 1 miliardo che mangia troppo compagni, e questa gente non ci permetterà di vivere sfruttandola compagni(applausi) altro che barbarie sono cose lontane sono cose utopiche non si può cominciare subito ma non c’è un rapporto Brandt che indica la via sia pur graduale per cominciare subito?”

Riccardo Lombardi, la personalità più straordinaria del socialismo e della sinistra italiana

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Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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