Analisi di un lombardiano-LO SCIOPERO DELLA CGIL E LA PROSPETTIVA SOCIALDEMOCRATICA IN ITALIA

LO SCIOPERO DELLA CGIL E LA PROSPETTIVA

SOCIALDEMOCRATICA IN ITALIA

 

 

Non sono un  seguace di Sorel e quindi non ho il mito dello sciopero generale. Sono un socialista democratico e riformatore. E quindi credo che lo sciopero generale è uno strumento della lotta sociale, ma da usare con saggezza ed intelligenza.

Credo che questa volta la CGIL abbia fatto bene ad indire lo sciopero generale di otto ore. Anche la Camusso non è una seguace del sindacalismo rivoluzionario, ma è una socialista riformatrice.

Lo sciopero è necessario per diversi motivi:

–         Questa manovra è profondamente ingiusta: colpisce le fasce più deboli della popolazione (già pesantemente stremate dalla crisi). Non colpisce per niente le grandi ricchezze ed i grandi patrimoni, risultato dell’enorme crescita delle diseguaglianze nella redistribuzione della ricchezza generate da quel modello neoliberale che è alla radice della crisi attuale. Taglia le prestazioni sociali. E’ una manovra dannosa economicamente perché innesca ulteriori meccanismi recessivi. Non c’è dubbio che la stagnazione economica è in primo luogo frutto della attiva distribuzione del reddito che riduce la domanda aggregata fonte di qualsiasi ripresa economica. Colpisce surrettiziamente diritti fondamentali dei lavoratori con la manomissione dell’art. 18 voluta dal traditore del socialismo Sacconi.

–         La CGIL aveva il dovere di intervenire affinchè il malessere e la protesta sociale fossero costruttivamente indirizzate verso obbiettivi socialdemocratici. E non finisse in mano ai proto-comunisti alla Cremaschi saldati con il canagliume giustizialista dei Santoro, Travaglio e Telese. Vi sono forze nella FIOM che puntavano alla scissione sindacale ed a saldarsi con Cobas e via discorrendo. Con tale azione tali forze vengono completamente ad essere marginalizzate.

–         La CGIL supplisce alla mancanza di vera opposizione nei contenuti economici e sociali. Una opposizione che improduttivamente si divide tra un PD subalterno alla cultura economica dominante (anche se nel suo interno vi sono tendenze genuinamente socialdemocratiche) e condizionato da ipoteche centriste che non sono solo quelle criptoclericali degli ex margheriti ma anche quelle “liberal” dei Veltroni, Morando ed Ichino, ed un movimentismo sterile senza proposte forti e costruttive.

–         La Uil e la Cisl sono totalmente subalterne al governo. In queste condizioni la CGIL aveva l’obbligo di supplire alla totale assenza di iniziative sindacali significative.

Naturalmente dopo lo sciopero occorrerà fare altre iniziative che non pesino sulle tasche dei lavoratori (uno sciopero di otto ore è una bella decurtazione). Occorrerà anche far sì che la base di Cisl e Uil si ribellino all’atteggiamento inquietante dei propri dirigenti.

Ma quello che voglio sottolineare nel mio scritto è l’impatto che questo sciopero ha sul quadro politico e che ne rileva la sconcertante inconsistenza.

Del PD ho già parlato: esso aderirà e non aderirà contemporaneamente allo sciopero (diceva Macaluso; se il PD sceglie si scioglie). SeL sta vivendo in una sorta di limbo identitario. E’ rimasta una pura e semplice proiezione di un leader bravo ma che rischia di sbiadirsi se non  consente una chiara evoluzione costruttiva al soggetto politico. Resta sospesa tra una sinistra di governo fondata su un riformismo forte ed un movimentismo velleitario. Il contorto e contorsionista documento di SeL (dopo dieci giorni!!!!) sulla firma da parte della CGIL dell’accordo con gli altri sindacati e Confindustria è indice di tali antinomie non risolte.

Io credo che in SeL c’è una vasta area (più della metà del partito) che è convintamene a favore di una sinistra di governo fondata su un riformismo forte. Ma c’è una consistenza ipoteca di un movimentismo con forti tinte nuoviste (lo definirei un veltronismo di sinistra) che farfuglia di una sinistra senza aggettivi e quindi senza identità e progetto che fa leva su fatti emozionali e sul racconto metapolitico del leader (quale unico elemento unificante di posizioni assai diverse e poco compatibili). IO sono e resto iscritto in SeL , credo che sia utile una forte presenza socialista in essa per dare battaglia e far evolvere SeL verso il socialismo europeo non solo come aesione burocratica; ma sinceramente oggi non penso più che SeL da sola possa determinare quel necessario salto di qualità nella sinistra.

Nella Fed qualcosa si sta muovendo. Si cerca di superare la rigida identità comunista. E questo è positivo. Vi sono forze nella FED che credo siano sinceramene interesate ad una socialdemocrazia di sinistra. Con queste bisogna dialogare. Ma senza nasconderci che ancora troppo forte è tra i suoi dirigenti e militanti la resistenza verso una idea di sinistra di governo.

Insomma lo sciopero della CGIL dimostra ancora una volta come grave sia l’assenza in Italia di un progetto socialdemocratico serio. La storia dimostra che dalle forti crisi strutturali del capitalismo o si esce con la socialdemocrazia o con soluzioni reazionarie. Quelle che aspettano la rivoluzione delle negriane moltitudini hanno la luna al posto della testa. Del resto il 900 una cosa ha insegnato: che le rivoluzioni di stampo giacobino-comunista sono fallite tutte ed hanno prodotto l’opposto di quello che promettevano. Solo il socialismo democratico e riformatore ha prodotto forti cambiamenti nella democrazia e nella libertà.

Manca un partito socialista di massa in Italia. Ma vi sono, nelle varie formazioni presenti, dal PD a Sel al Ps+I alla Fed, forze che auspicano la sua nascita.

Il problema è come far convergere unitariamente queste forze in un sistema politico in cui prevalgono fenomeni castali in tutte e forze (nessuna esclusa) e dove di fatto c’è forte refrattarietà allo sviluppo di un serio dibattito politico e culturale.

Fare una sinistra socialdemocratica e di governo implica scelte forti e detrminate. Significa superare le ipoteche centriste e liberal che condizionano il PD, e superare il velleitarismo movimentista della sinistra emozionale nonché proto e funeral.comunismo.

Quindi una forza socialdemocratica credibile potrà essere costruita solo da coloro che siano esplicitamente convinti della sua utilità.

Mi permetto quindi di sottoporre alla valutazione dei compagni del Network, una mia proposta. Fermo restando il ruolo del Network o della Lega dei Socialisti, che non va messo in discussione, non credete che sia il caso, in questo momento estremamente delicato, dar vita ad un Movimento Politico dei Socialisti per la Sinistra? Che indichi esplicitamente il percorso da seguire: non solo una adesione formale al socialismo europeo, ma un progetto socialdemocratico libero da ipoteche centriste e movimentiste velleitarie? E che diventi interlocutore stringente per tutti i soggetti (PD, SEL, Ps, Fed)? Naturalmente questo non va confuso con l’idea di costruire un embrione di una impossibile rifondazione del PSI. Macaluso è molto più socialdemocratico di Nencini e Del Bue (questi sono da III Polo)

Vorrei sinceramente ascoltare il parere dei compagni.

 

PEPPE GIUDICE

 

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Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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